giovedì 31 luglio 2008

Una città reticolo di forti poteri

"Le mani sulla città - Una storia tutta meridionale". Due espressioni che poste in copertina del numero speciale di "Quaderni del Sud -Quaderni calabresi" già di per sé danno l'idea del contenuto di una pubblicazione che in questi giorni è possibile trovare nelle edicole e librerie cittadine e che sta suscitando l'interesse dei vibonesi. Un invito stuzzicante alla lettura del periodico arriva dalle prime pagine firmate da Francesco Tassone, direttore dello storico periodico. Già dalle prime due righe si evince l'interesse di una lettura per quanti hanno veramente a cuore le sorti di Vibo Valentia. «Questo numero della rivista - scrive Tassone - nasce nel vivo di una battaglia. Con la necessità di riflettere, di documentare, di fare memoria. Per sé e per la comunità». Quanto il direttore dei "Quaderni" scrive subito dopo non ha biosogno di alcun commento: «Al centro di questa battaglia vi è Vibo Valentia come comunità. In un doppio senso: sia come corpo passivo, fiaccato dalle droghe del clientelismo, dell'intimidazione della soggezione; e quindi anche dall'opportunismo e dall'arte acquisita di aggiustarsi con ì gruppi che hanno il governo della città e che costituiscono un reticolo pervasivo di poteri (massonerie, congreghe politiche, o parapolitiche, aggregazioni mafiose); sia come corpo attivo, come soggetto che conserva memoria di una vita più civile, più libera e più solidale, capace di ritrovare il gusto dell'esercizio della cittadinanza ». Il discorso potrebbe finire qui perché sono stati forniti interessanti elementi per suscitare il desiderio, alla luce del senso civico che ciascuno possiede, di leggere e capire quanto è narrato nella rivista, avendo presente che alla scrittura di questo numero ha partecipato «la comunità di Vibo Valentia per Vibo Valentia ». Le vicende di cui si occupa la pubblicazione sono recenti e hanno turbato la coscienza dei cittadini, scrive sempre Tassone, e sono tuttora aperte. L'allarme che lancia il direttore dei Quaderni deve far preoccupare e non poco, laddove riferisce della constatazione (non d'impressione ndr) di trovarsi in balia di forze che «hanno preso possesso incontrastato della città, dei suoi beni, della sua storia, delle sue istituzioni facendone oggetto dei loro affari e quindi servendosene e stravolgendoli secondo ì loro interessi e soffocando brutalmente ogni protesta con la programmata durezza d'orecchi e, se non basta, con la violenza ». No comment. Le vicende in estrema sintesi riguardano lo svolgimento di due importanti appalti del centro storico e cioè i lavori di riqualificazione del Rione Carmine e di Piazza Terranova e quelli "di mero dissesto" di Corso Umberto I. Di rione Carmine e piazza Terranova, nel suo invito alla lettura del numero speciale dei "Quaderni", Francesco Tassone parla di irresponsabile gestione dei lavori, caratterizzata «dalle palesi violazioni da parte dell'appaltatore » degli obblighi contrattuali e delle più comuni regole dell'arte e del buonsenso. Il tutto nella totale carenza di controllo degli organi preposti, malgrado le ripetute denunce sulla stampa e del movimento spontaneo formatosi tra ì cittadini del quartiere. Anzi si sottolinea la insofferenza manifestata dall'amministrazione comunale, Sindaco e Assessore ai Lavori Pubblici, soprattutto nei confronti della persona che era diventata portavoce di quel movimento. La persona è Antonio D'Agostino, ingegnere, che fu fatto oggetto di una pesante intimidazione la notte del 18 agosto 2007, un episodio sconvolgente anche perché diretto contro l'intera famiglia del professionista e di cui questo giornale riferì per primo e condannò. Successivamente avemmo modo di informare che dopo la notizia non ci fu nella città quello scatto d'orgoglio che sarebbe stato lecito aspettarsi. Nella rivista, Tassone non a caso parla pertanto di agghiacciante silenzio dell'intero corpo politico-istituzionale della città, di destra e di sinistra, di maggioranza e opposizione, davanti ad una intimidazione che toccava in modo diretto la libertà personale e il libero esercizio della cittadinanza. Quindi le basi della democrazia e della stessa convivenza civile. Denunciate le gravi omissioni di chi è chiamato a controllare e non controlla o finge di controllare (a riguardo viene chiamata in causa anche la Soprintendenza di Cosenza) si analizzano, in tutti ì loro aspetti e gravità, gli interventi su un bene storico come Corso Umberto. Si ricordano le associazioni sorte per difendere questo bene come il Comitato "Nessuno tocchi Corso Umberto I" e "CittAperta". Un capitolo della rivista mette in luce anche la situazione di Bivona postalluvione coi tanti problemi ancora irrisolti. Si accenna alle due tangenziali Est ed Ovest, «incombenti calamità che configurano nel loro insieme un quadro di generale dissesto, in cui la città anche fisicamente affonda e che ha il suo epicentro - scrive Tassone - nel problema di carattere morale della soggettività collettiva, del collasso di un sistema sociale che non ha più in sé punti di riferimento, propulsione versio un futuro migliore, capacità di parlare con sé e con gli altri. Il collasso di un sistema sociale divenuto territorio di quella forma di disperazione che è il cinismo, luogo di disgregazione anche della soggettività dei singoli non più membri vivi di una città, ma semplici abitanti di una terra senza nome». Tuttavia la rivista si chiude con un segnale di speranza: una pagina con la sola parola "Domani" e girando la scritta "Forse potrà anche essere un altro giorno" e una bella foto di vico Vincenzo Ammirà, uno tra gli uomini più illustri di queta nostra città che costituisce un rimpianto ma anche un richiamo per noi del presente e un monito per il futuro.

di Domenico Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 31/07/2008

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