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martedì 28 luglio 2009

Call center Phonemedia proteste e accuse pesanti da parte dei dipendenti

Interrograzione scritta di Franco Amendola.

«Qualcuno vigili sui finanziamenti pubblici che sono stati concessi al gruppo Phonemedia che a Catanzaro è titolare di due call center, Mulivoice e Wccr». E’ questo il senso dell’interrogazione scritta che il deputato Franco Amendola ha presentato al presidente della regione Agazio Loiero e all’assessore alle attività produttive, in merito alla situazione che si è venuta a creare all’interno delle due sedi produttive decentrate del gruppo che ha la sua sede legale a Novara e una unità produttiva anche a Vibo. Il gruppo Phonemedia ha iniziato la sua attività in Calabria a maggio del 2006, usufruendo degli incentivi delle leggi agevolative 488 e Por Calabria. In brevissimo tempo ha espansola sua attività in Calabria acquisendo un call center a Vibo e ampliando l’attività in altre regioni del Sud Italia come la Puglia e la Sicilia. Attività la cui quota parte maggiore è finanziata con leggi agevolative. Catanzaro risulta, per il gruppo Phonemedia la sede più grossa a livello del numero di dipendenti impiegati. Lavoratori che da mesi lamentano ritardi nei pagamenti degli stipendi che, quando vengono corrisposti, non lo sono mai per intero ma spesso in due tranche. Lavoratori che ieri hanno denunciato con forza la situazione che non si limita all’aspetto retributivo, ma anche alla scarsa vivibilità degli ambienti di lavoro. Situazione che per altro era già balzata agli onori della cronaca qualche tempo fa quando, l’azienda incaricata della pulizia e disinfestazione degli locali, aveva terminato il servizio perchè a credito di centinaia di migliaia di euro che non erano mai stati saldati e perciò stesso in grosse difficoltà economiche. Il deputato Franco Amendola, nella sua interrogazione scritta, chiede a gran voce di vigilare sulla destinazione degli oltre undici milioni di euro che la Regione Calabria avrebbe stanziato, a fronte di un regolare bando, a favore dell’attività di Phonemedia. Una situazione a cui, i lavoratori lamentano, non è stata prestata la giusta attenzione da parte dei sindacati.

di N.C.
da "Il Quotidiano della Calbria" del 28/07/2009

mercoledì 13 maggio 2009

La Provincia sotto l’esame dei giudici

Sarebbero monitorati dai magistrati contabili i contratti Co.co.co. sottoscritti nel corso del 2004

La Procura della Corte dei Conti chiede la condanna di amministratori e dirigenti

UN vero e proprio fulmine a ciel sereno piombato sulla Provincia (e non solo sulla Provincia) in modo del tutto inaspettato. La procura della Corte dei Conti di Catanzaro avrebbe depositato una richiesta di condanna, che sarebbe in corso di notifica ai diretti interessati, nei confronti dei componenti della giunta provinciale in carica nel corso del 2004 e di alcuni dei dirigenti di palazzo Ex-Enel, per svariate centinaia di migliaia di euro (si parla di oltre 700 mila euro complessivi). La notizia ancora non è propriamente “ufficiale” ma ad ogni modo sarebbe filtrata attraverso le maglie della riservatezza “politica” la - sciando intravedere alcuni aspetti della vicenda. In particolare, la procura contabile avrebbe monitorato nel corso degli ultimi anni circa duecento contratti Co.co.co. (il simbolo di un sistema basato sul precariato che ha avuto, proprio in quel periodo, ampia diffusione in Italia e non certo minore nel territorio vibonese) risalenti anche agli anni precedenti il 2004. Un monitoraggio che, stando alla richiesta di condanna che sarebbe stata depositata negli scorsi giorni, avrebbe portato la procura della Corte dei Conti a rilevare diverse irregolarità con una conseguente produzione di un ingente danno erariale a carico degli amministratori e dei dirigenti dell’amministrazione provinciale. All’epoca dei fatti la Provincia viveva la fase finale della prima era Bruni ed il conseguente passaggio alla seconda, attraverso la competizione elettorale proprio del 2004 che portò alla riconferma trionfale del già presidente. In questi anni (al momento non è dato sapere di preciso a quale periodo specifico ci si riferisca) a gestire l’amministrazione provinciale, come dicevamo, era il presidente Bruni coadiuvato (nella prima consiliatura) da personaggi politici di primo piano quali Paolo Barbieri, Pietro Giamborino, Lidio Vallone, Giuseppe Ceravolo, Giuseppe De Grano, Girolamo Petrolo, Salvatore Vecchio e Alfonso Del Vecchio. Segretario generale era Domenico Mazzitelli mentre dirigenti erano Comito, De Fina, De Sossi, Ruffa (oggi deceduto) e Vinci. La Procura avrebbe, quindi, chiesto la condanna a vario titolo di diversi dei protagonisti politici di quegli anni che a questo punto dovranno rispondere di fronte alla magistratura contabile delle scelte compiute durante il loro mandato in relazione alla stipula degli innumerevoli contratti di collaborazione coordinata e continuativa che in quegli anni si è avuta. Naturalmente, le responsabilità saranno identificate dalla sezione giudicante della Corte dei Conti singolarmente e la richiesta di condanna (e quindi l’eventuale procedimento giudiziale), possiamo dirlo già da ora, potrebbe anche non riguardare tutti gli amministratori e tutti i dirigenti dell’epoca. Ciò che è certo è che la procura della magistratura contabile ha deciso di vederci chiaro sul punto chiamando direttamente in causa chi si trovava nelle stanze dei bottoni.

di Francesco Ridolfi
da "Il Quotidiano della Calabria" del 13/05/2009

sabato 28 marzo 2009

Soft4web: blitz della Uil presso l’assessorato regionale al Lavoro

Incontro proficuo con l’assessore Maiolo

VIBO VALENTIA - Una delegazione di lavoratori dipendenti della Soft4Web, la società proprietaria del call center di Contrada aeroporto e che occupa 234 lavoratori,accompagnati dal segretario provinciale della Uil, Luciano Prestia, ha incontrato l'assessore regionale al Lavoro, Mario Maiolo,per avere chiarimenti rispetto agli ingenti finanziamenti regionali ed europei di cui l'azienda è stata beneficiaria negli anni ed agli obblighi occupazionali e contrattuali che discendono dall'utilizzo di tali risorse. Infatti, da quanto esposto da Prestia, «numerose sono le inadempienze dellaSoft4Web» e vanno dalla«scorretta classificazione contrattuale per numerosi lavoratori, reiterati casi di mobbing e demansionamento di molti dipendenti con continue pressioni psicologiche;ritardi nella corresponsione degli stipendi di circa un mese». Il blitz della Uil e dei suoi iscritti all'assessorato regionale, a parere del segretario Prestia «è stato fruttuoso».Difatti, ha riferito il sindacalista,«nel corso della visita presso gli uffici regionali,oltre all'assessore Maiolo che ha condiviso la nostra proposta, che tra l'altro era stata da lui già decisa sulla scorta delle denunce di recente apparse sulla stampa da parte della Uilcom regionale, di aprire un tavolo di confronto regionale con tutte le aziende operanti nel settore in Calabria al fine di ricercare un impegno fattivo delle stesse perla piena applicazione delle norme contenute nel Ccnl oltre che il pieno rispetto dei regolamenti dei finanziamenti comunitari», che prevedono tra l'altro la restituzione totale delle risorse in caso di inadempienza delle imprese.«Abbiamo chiesto che ditale materia - ha aggiunto Prestia - venga informata la Guardia di Finanza assieme agli organi ispettivi preposti,l'Inps, l'Ispettorato del Lavoro, l'Inail e l'Asp che ha piena competenza in materia di sicurezza sul lavoro».Inoltre, nel corso della mattinata, la delegazione ha incontrato anche i dirigenti di settore dell'assessorato,le dottoresse Ricca e Di Gesu, oltre che il dottor Maragò,responsabili dell'erogazione delle risorse ed anche del buon fine delle pratiche,che «si sono impegnati- ha riferito il segretario provinciale della Uil - ad attuare in maniera forte tutto quanto è nelle loro prerogative per verificare le eventuali discrepanze denunciate dalla delegazione sindacale». Prestia, anche se soddisfatto degli impegni assunti sia dal rappresentante politico che dalla burocrazia regionale, si è lasciato andare ad un avvilito commento: «E' triste assistere al comportamento di queste aziende, per lo più del Nord Italia che si insediano in Calabria per usufruire dei fondi comunitari recuperando quasi del tutto il costo della manodopera e poi trattano i lavoratori come delle pezze da piedi impedendo loro di reagire con minacce di licenziamento o addirittura con il pericolo non detto di sbaraccare tutti,fare le valigie e collocarsi in un altro sito meno forte sindacalmente dove poter ricominciare ed avere mano libera nei confronti dei dipendenti. Ma ormai al call center di Vibo - ha proseguito- i lavoratori hanno acquisitola piena consapevolezza dei loro diritti ed anche se qualcuno opera costantemente per disorientarli, andranno avanti per la loro strada fino al pieno rispetto di ogni norma, di legge o contrattuale che sia».

di R. V.
da "Il Quotidiano della Calabria" del 28/03/2009

giovedì 19 febbraio 2009

Bruni e Bono rinviati a giudizio

Per abuso di ufficio nelle rispettive qualità di ex presidente ed ex dirigente della Provincia

Avrebbero avvantaggiato due dipendenti a danno di un altro.

L'EX PRESIDENTE della Provincia, Gaetano Ottavio Bruni, e un ex dirigente di nomina presidenziale, Ottavio Bono, sono stati rinviati ieri a giudizio per abuso d'ufficio in concorso dal gup del Tribunale di Vibo Valentia Lucia Monaco, su richiesta del sostituto procuratore Enrica Medori. Bruni e Bono sono accusati, ciascuno in relazione all'ufficio ricoperto, di aver abusato del loro potere per recare un ingiusto vantaggio a due dipendenti della Provincia, recando nel contempo un danno ad un altro dipendente ed all'amministrazione stessa. La vicenda è complessa e risale al 2004, periodo in cui Bruni fu rieletto presidente della Provincia e vennero rinominati alcuni dirigenti. Fra questi, Armanda De Sossi e Antonio Vinci, ai quali, secondo la pubblica accusa, Bruni e Bono hanno procurato, con il loro comportamento un ingiusto vantaggio patrimoniale “consistito nell'aver mantenuto senza titolo per diversi anni in disponibilità i posti di ruolo categoria D3 assegnati a predetti, non consentendone la vacanza e quindi l'assegnazione a terzi mediante pubblico concorso”, e ciò contro quanto prescrive il testo unico sul pubblico impiego che prevede il divieto di cumulo di incarichi all'interno della Pubblica Amministrazione. La De Sossi, spiega l'accusa, nel 1999,con Bruni appena eletto presidente di Provincia, venne da questi nominata dirigente e quindi fece richiesta di aspettativa senza assegni. La richiesta, per legge, non avrebbe potuto essere accettata ed invece fu accolta dal dirigente degli Affari Generali Ottavio Bono, il quale firmò la relativa determina. Dopo quattro anni, il primo settembre 2004 (all'inizio del secondo mandatodi Bruni), scrive il pm Medori (ieri sostituita dal pm Francesco Rotondo), Bruni e Bono “procedevano a riammettere la predetta De Sossi nel ruolo categoria D3 dopo 5 anni, qualificando la richiesta di aspettativa del 1999 quale istanza di dimissioni”, con contestuale modifica della determina fatta 5 anni prima. In tal modo, però, anziché sanare l'illecito precedente ne è stato commesso un secondo, perché secondo la legge (127/97) la riassunzione può avvenire soltanto entro 30 giorni dalle dimissioni. Subito dopo, scrive ancora il pm, la funzionaria si è di nuovo dimessa al fine di poter essere rinominata dirigente, salvo essere nuovamente riammessa in servizio come funzionaria (nel novembre 2005). Quanto a Vinci, continua l'accusa, dopo il suo trasferimento da altro ente (Consorzio di Bonifica) avvenuto nel 2002, appena divenuto funzionario categoria D3 della Provincia egli si dimise per assumere l'incarico da dirigente, per poi essere riammesso in servizio come funzionario due anni dopo (2004) e 15 giorni dopo si è ancora dimesso per poter di nuovo essere nominato dirigente. Ma siccome la riammissione in servizio avvenne dopo due anni e quindi ben oltre i 30 giorni previsti dalla legge, anche in questo caso gli autori dei presunti atti illeciti sono stati rinviati a giudizio per abuso d'ufficio in concorso. In pratica, quindi, Bruni e Bono sono accusati di aver permesso a De Sossi e Vinci di essere nominati dirigenti senza essere costretti a dimettersi da funzionari, come vuole la legge che prevede la risoluzione immediata del rapporto di lavoro precedente per chi diviene dirigente. Così, De Sossi e Vinci si sono trovati nella posizione privilegiata di poter occupare due posti ciascuno nella Provincia, uno da dirigente ed uno (indebitamente congelato a loro favore) di funzionario. In questo modo, inoltre, Bruni e Bono avrebbero impedito ad altri di poter legittimamente aspirare a due posti da funzionari, che avrebbero dovuto essere lascianti vacanti ed invece non lo erano. Tra i danneggiati da questo comportamento, quindi come persona offesa, agli atti del procedimento risulta un funzionario, Gianluca Contartese, che secondo il suo legale (avvocato Rita Parentela) essendo arrivato secondo in un concorso pubblico del 2000 e poi essendo stato assunto a parttime 18 ore alla Provincia per scorrimento di graduatoria nel 2002, “non ha potuto esercitare il suo diritto, fin dall'inizio della sua assunzione, alla trasformazione del rapporto di lavoro da part time a tempo pieno, pur ricorrendone tutti i presupposti”. Il gup ha accolto la tesi della Parentela, considerando Contartese persona offesa da reato e quindi ammettendo la sua costituzione di parte civile nel processo che inizierà nel prossimo aprile. Nella lista delle persone (giuridiche) offese c'è anche l'Amministrazione provinciale, che però non si è costituita parte civile.

di R. V.
da "Il Quotidiano della Calabria" del 19/02/2009

Dirigenti "intoccabili". A giudizio Bruni e Bono.

Provincia di Vibo, processo per ex presidente e funzionario.

Il gup Lucia Monaco, accogliendo la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, ha disposto ieri il rinvio a giudizio dell’ex presidente della Provincia Gaetano Ottavio Bruni e dell’ex dirigente agli Affari generali Ottavio Bono, imputati per abuso d’ufficio in concorso nell’ambito di un procedimento penale istruito dal pm Enrica Medori. Il processo a loro carico si aprirà il prossimo 21 aprile. A Bruni e Bono si imputa di aver procurato «intenzionalmente », a due dirigenti dell’ente assunti a tempo determinato - Armanda De Sossi e Antonio Vinci -, un «indebito vantaggio patrimoniale costituito dall’aver mantenuto senza titolo per diversi anni in disponibilità i posti di ruolo categoria D3 non consentendone la vacanza e quindi l’assegnazione a terzi mediante pubblico concorso». Ciò sarebbe stato possibile attraverso un singolare valzer di collocazioni in aspettativa e dimissioni. Il “trucco” è riassunto nella contestazione prodotta dal pm Enrica Medori, ieri in udienza preliminare sostituita dal collega Francesco Rotondo. Bruni e Bono, avrebbero collocato in «aspettativa senza assegni» la dirigente Armanda De Sossi, funzionario contabile, con determina 175/99 e, contestualmente, avrebbero nominato la stessa dirigente per «il quinquennio 1999- 2004 (fino al 31.08.04)». Quindi, in «aperto contrasto con il divieto di cumulo degli incarichi», con determina numero 82 dell’1 settembre 2004, Bruni e Bono «rimettevano la predetta De Sossi in posto di ruolo categoria D3 dopo cinque anni, qualificando la richiesta di aspettativa del 1999 quale istanza di dimissioni», in contrasto quindi con le norme che regolamentano la «riammissione in servizio a seguito di dimissioni ». Ma due settimane dopo, il presidente della Provincia e il dirigente agli Affari generali avrebbero accettato nuove dimissioni della stessa dirigente De Sossi per «consentirle nuovamente, a far data dal 16.09.2007, di stipulare un nuovo contratto di lavoro a tempo determinato con funzione dirigenziale». Inoltre avrebbero proceduto a «riammetterla in servizio in data 4.11.05 nell’organico di categoria D3 con contestuale revoca delle dimissioni precedentemente assegnate, per poi investire nuovamente la predetta di ulteriore incarico dirigenziale in atto fino al 31.12.06». In pratica un complesso escamotage per cristallizzare a tempo “indeterminato” una posizione dirigenziale solo sulla carta a tempo “determinato”. Lo stesso sistema sarebbe stato adottato in relazione alla posizione di un altro funzionario, Antonio Vinci. Bruni e Bono, infatti, avrebbero «autorizzato - è scritto nella contestazione - in data 30.01.02 il trasferimento in mobilità del dr. Vinci Antonio dal Consorzio di bonifica integrale al settore Affari generali della Provincia». Poi, «dovendo assegnare un posto da funzionario cat. D3», gli imputati «accettavano le dimissioni presentate in data 31.01.02 dallo stesso Vinci dal posto di ruolo cat. D cui era stato ammesso il giorno prima per conferirgli a far data dall’1.02.02 un incarico dirigenziale a tempo determinato », cui seguiva a distanza di circa due anni ed in contrasto con la norma, la «revoca delle dimissioni presentate nel 2002 e la riammissione in servizio con determina n.81 dell’1.09.04 nel posto di ruolo categoria D3, per poi procedere nuovamente ad accettazione delle dimissioni in data 15.09.04 e successivo conferimento incarico dirigenziale a partire dal 16.09.04 e fino al 31.12.06». L’inchiesta del pm Medori ha avuto inizio dopo una denuncia presentata dal dipendente della Provincia di Vibo Gianluca Contartese l’1 agosto del 2006. Dello stesso dipendente, assistito dall’avvocato Rita Parentela, è stata ammessa la costituzione di parte civile già in sede di udienza preliminare. L’ex presidente Bruni e l’ex dirigente Bono sono difesi dall’avvocato Aldo Assisi. Come parte offesa è stata individuata l’amministrazione provinciale nella persona del nuovo presidente Francesco De Nisi, che al momento, però, non ha presentato istanza di costituzione di parte civile.

di Pietro Comito
da "Calabria Ora" del 19/02/2009

Tassi (Sd): «I concorsi? Un optional»

LA DENUNCIA

«La Corte costituzionale ha più volte affermato che il concorso resta la regola per l’accesso all’impiego nelle amministrazioni pubbliche, ancor più quando si tratta di dirigenti, da rispettare per assicurare imparzialità ed efficienza». Lo ricorda, agli amministratori dalla memoria corta, il segretario provinciale della Sinistra democratica Pino Tassi, il quale sottolinea come «la legge Bassanini ha voluto la separazione netta tra le cariche pubbliche e l’apparato dirigenziale per non avere dirigenti asserviti alla politica». Fatte queste premesse, Tassi si chiede «come mai il sindaco di Vibo Valentia e il presidente della Provincia non sembrano, ad oggi, essere minimamente interessati a rispettare le regole generali, incuranti persino delle innumerevoli sentenze di Tar, Consiglio di stato, Corte costituzionale». E ancora: «Un buon sindaco e un buon presidente della Provincia, se avessero a cuore gli interessi generali, dovrebbero essere lieti di avere nella propria amministrazione un apparato burocratico stabile ed indipendente, non precario e sottoposto a condizionamenti. E invece continuano a scegliere i dirigenti delle proprie amministrazioni attraverso chiamate dirette o attraverso avvisi che sembrano costruiti su misura e che fanno nascere sospetti di scelte di natura politica e amicale, ricorrendo sempre ad un inesistente stato di necessità e di urgenza, che è l’unico motivo che consente la deroga dal pubblico concorso». Rileva inoltre: «Eppure il sindaco di Vibo più volte, in questi anni, ha dichiarato alla stampa e in televisione che era necessario fare i concorsi pubblici. E allora delle due l’una: o il sindaco vuole davvero i concorsi pubblici e allora li faccia, o sta prendendo in giro la collettività, di cui tra l’altro sta spendendo i soldi, in quanto non solo non attua le sentenze per come avrebbe il dovere di fare , ma ha la “felice” idea di appellarsi ogni volta al Consiglio di Stato, compiendo scelte fortemente onerose per la collettività, probabilmente arrecando anche un danno erariale all’Ente pubblico e avvantaggiando solo le parcelle degli avvocati». Quanto al presidente De Nisi, invece, «tace e non risponde alle domande poste dai partiti della sinistra alimentando in questo modo dubbi e illazioni. Presidente, ci vuole informare sui criteri adottati per le ultime scelte dei dirigenti? Ci vuole dire in che tempi pensa di realizzare i concorsi pubblici? Dobbiamo attendere qualche altra sentenza del Tar o del Consiglio di stato per operare in questa direzione?». Quindi conclude: «L’amministrazione pubblica dovrebbe essere una casa di vetro per dare alle nostre amministrazioni pubbliche le migliori energie e le migliori professionalità, al fine di migliorare il funzionamento dell’apparato pubblico e quindi tutto il territorio. Invece niente di tutto questo…».

da "Calabria Ora" del 19/02/2009

sabato 10 gennaio 2009

Dirigenti, contestato l’avviso pubblico

Provincia. L’atto deliberato dalla giunta del presidente De Nisi per la selezione di due posti

«L'ARTICOLO 3 della Costituzione afferma che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Il consigliere provinciale Barbara Citton, Pino Tassi, Renato Giannini e Lele Suppa, rispettivamente responsabili provinciali di Sinistra democratica, Prc e Verdi, citano un articolo della Costituzione italiana nell'esprimere perplessità circa l'avviso pubblico per la selezione di due dirigenti provinciali deliberato dalla giunta presieduta da Francesco De Nisi. Sotto accusa finiscono le scelte assunte dall'esecutivo De Nisi, il quale, ricordano Tassi, Suppa, Giannini e Citton, «aveva preannunciato discontinuità con il passato, piena trasparenza e coinvolgimento dell'opinione pubblica. L'avviso pubblico per la selezione di due dirigenti provinciali nell'area amministrativa e di un dirigente nel servizio idrico integrato e dei rifiuti urbani - spiegano i quattro esponenti politici - non convince per nulla sia per la tempistica che per il periodo». La giunta di Palazzo ex Enel, infatti, il 12 dicembre aveva deliberato l'avviso pubblico, che poi è stato pubblicato sul portale internet della Provincia cinque giorni dopo. Ma ciò che desta perplessità e dubbi è il termine massimo, «risicato», che viene dato per la presentazione delle domande: il 29 dicembre. In pratica, appena dodici giorni dalla data della pubblicazione. Ma, tenendo conto del periodo natalizio e considerando che gli uffici dell'amministrazione provinciale il sabato rimangono chiusi, il tempo si restringe a solo cinque giorni. «Noi non vogliamo pensare a male - aggiungono Barbara Citton, Pino Tassi, Renato Giannini e Lele Suppa - ma quante persone sono venute a conoscenza di questo bando? Saremmo contenti di sapere che sono state presentate decine e decine di curriculum ma francamente non ci sembra che questa scelta sia coerente e conseguente ad un'impostazione di trasparenza e di coinvolgimento della cittadinanza della nostra provincia. Tra l'altro - proseguono - i requisiti di ammissione sono così larghi che permettono la più ampia discrezionalità nella scelta con la possibilità di trovare nei ruoli di direzione persone laureate ma anche non laureate, persone con esperienze professionali evidenti ma anche con esperienze ipotetiche e aleatorie ». Insomma, «in un confuso taglia e cuci è facile poi far scaturire le scelte secondo l'abito che ognuno ha nella propria mente». Per questo i quattro esponenti della sinistra si augurano di «non dover assistere ad una nuova spartizione politica, dove i meriti sono l'appartenenza e la fedeltà a qualche capo corrente ». Una denuncia forte, insomma, quella che giunge da Sinistra democratica, Rifondazione comunista e Verdi che poi lanciano una proposta al presidente della Provincia. «Chiediamo al presidente Francesco De Nisi di far riaprire i termini per la selezione dei dirigenti esterni. Dia esempio - proseguono - di trasparenza, facendo prorogare i termini di almeno 30 giorni», e «pubblicando tutti gli avvisi di concorsi, aste, gare d'appalto sui maggiori quotidiani locali». Perché, chiosano Barbara Citton, Pino Tassi, Renato Giannini e Lele Suppa «da questi comportamenti passa la nuova politica e la nuova gestione amministrativa, altrimenti le parole restano parole e le scelte andranno in tutt'altra direzione ».

di Antonio Schinella
da "Il Quotidiano della Calabria" del 10/01/2009

domenica 13 luglio 2008

Lavoratori a 87 euro al mese


(da "Il Quotidiano della Calabria" del 13/07/2008)

venerdì 22 febbraio 2008

Il singolare caso dell’Eco-Sportello in un territorio col 30% di disoccupati.

ALLE SOLITE - Avviso per cinque posti e qualcuno maligna sul fatto che una delle persone incaricate sia figlio di un consigliere provinciale.
L’UFFICIO - L’Eco-Sportello rimarrà attivo per dieci mesi per informare e divulgare tra i cittadini della provincia la cultura per il rispetto dell’ambiente.
IPOTESI - O a molti disoccupati non interessa lavorare oppure l’avviso pubblico dell’amministrazione provinciale non è stato poi così «pubblico».
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Cinque posti, solo cinque domande e, ovviamente, cinque assunzioni. Un singolare cliché. La constatazione che tra gli incaricati ci sia anche l’ingegnere Raffaele Mangiardi, che qualcuno “maligna” sia figlio del consigliere provinciale Brunino - ex Alleanza nazionale, poi convertitosi sulle rotte “bruniane” del Pdm e poi ancora del Partito democratico -, non tragga in inganno. Incaricato come «collaboratore tecnico cartografico» a 14.400 euro complessivi per dieci mesi (nulla di trascendentale) al servizio dell’Eco-Sportello approntato dalla Provincia, l’ingegnere Raffaele è un ottimo tecnico, un curriculum notevole, esperto in «cartografia informatica». Insomma, nonostante a pensare male, quando si parla delle assunzioni alla Provincia, non sempre si commette peccato, una figura così ci può stare. Stesso discorso per il «coordinatore» dell’Eco- Sportello, l’ottimo tecnico spadolese Nicola Tucci, 16.650 euro per dieci mesi, e per gli altri tre incaricati, un «esperto di animazione territoriale e ambientale», Francesco Lico, e due «collaboratori tecnico-scientifici», Danilo Tavano e Mariateresa Luci, tutti per 10.200 euro complessivi per dieci mesi. Ciò che non può non destar meraviglia è, invece, il fatto che con un indice di disoccupazione che sul territorio sfonda il tetto del 30%, e nonostante per quanto concerne i «collaboratori tecnico-scientifici » da inserire a tempo determinato nell’Eco-Sportello dell’amministrazione provinciale si rendesse necessario solo un semplice diploma di scuola superiore e la conoscenza del computer, agli uffici della Provincia siano arrivate solo cinque domande di partecipazione. Guarda caso, giuste giuste: una per coordinatore ed esperto in gestione dei rifiuti, una per esperto in animazione territoriale, due per collaboratore tecnicoscientifico e una per collaboratore tecnico cartografico. E così, alla commissione presieduta dal dirigente provinciale Gianfranco Comito e composta dall’architetto Fortunato Griffo, dalla dottoressa Mariarosaria Pintimalli, con segretario verbalizzante la ragioniera Manuela D’Andrea, non è rimasto altro che determinare il conferimento dell’incarico alle uniche cinque persone che hanno presentato domanda. Eppure gli avvisi pubblici erano stati approvati, con determina del dirigente numero 83 del 20 settembre 2007, ma al termine di scadenza fissato al successivo 9 di novembre nell’ufficio protocollo sono arrivate appena cinque richieste di partecipazione. Che sia un caso singolare, anche stavolta, è lapalissiano. Ma una spiegazione ci sarà pure: o su questo territorio, in fondo, non c’è tutta questa fame di lavoro, oppure tra i disoccupati vibonesi non ci sono architetti, ingegneri o diplomati disoccupati che sappiano usare il computer. Terza ipotesi: quell’avviso pubblico, forse, non è stato poi tanto pubblico. Scherzi, forse, del solito albo e della pubblicità. Alla fine, ciò che conta, però, è che l’Eco-Sportello, presentato orgogliosamente dall’assessore provinciale all’Ambiente Matteo Malerba, funzioni e raggiunga lo scopo, anche perché sarebbe un peccato sprecare quei 110 mila euro previsti dalla giunta provinciale per un’iniziativa che deve informare, divulgare ed educare all’ambiente, di modo che, tra dieci mesi, Vibo Valentia e la sua provincia acquisiscano quella cultura della gestione sui rifiuti e contro qualsiasi forma di inquinamento che oggi appare lontana anni luce dalla sensibilità di un cittadino che ormai forse non crede più a niente.

di Pietro Comito
da "Calabria Ora" del 22/02/2008

mercoledì 20 febbraio 2008

Posti pubblici senza concorso

La Provincia ne vuole stabilizzare 237 tra cococo, lsu, parenti e raccomandati

L’ESERCITO - Un esercito di precari assunti grazie ai favori della politica che adesso sarà stabilizzato grazie anche al sindacato.

PRESIDENTISSIMO - Nonostante si sia dimesso, Bruni tiene una conferenza stampa e ribadisce il suo impegno per stabilizzarli tutti.
CHI SONO - Una parte minima dei 237 precari ha davvero lavorato per la Provincia La maggior parte non ci ha mai messo piede.
IL SINDACATO - Per Cgil, Cisl e Uil però tutti sono «padri di famiglia in età avanzata» e tutti hanno acquisito il diritto alla stabilizzazione.
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«Approvazione di una nuova pianta organica e rispetto della legalità». Queste le basi da cui partire per arrivare alla stabilizzazione dell’esercito di cococo, Lsu, Lpu, precari, raccomandati, figli, nipoti e cognati di questo o quel politico entrati, negli anni e per “vie” diverse, nei ranghi dell’amministrazione provinciale. Questo quanto ribadito, con la benedizione dei sindacati, da Gaetano Bruni, presidente della Provincia dimissionario, nel corso di una conferenza stampa convocata ieri nella sala della giunta provinciale. Perché le piante organiche degli enti pubblici, dalle nostre parti, non sempre sono costruite per rispondere ad esigenze reali, ma possono anche essere “adattate” e “dilatate” per inglobare (o stabilizzare che dir si voglia) al proprio interno un certo numero di persone. «Padri di famiglia non più in età giovanile - hanno tuonato i sindacalisti Luciano Prestia per la Uil, Donatella Bruni per la Cgil e Sergio Pititto della Cisl - che hanno maturato tutti i requisiti previsti dalla legge per ottenere la stabilizzazione del posto di lavoro». Già, la legge. Quella che dovrebbe essere uguale per tutti. Quella che però, a sentire chi di concorsi alla Provincia ne ha fatti parecchi senza mai vincerne uno, a volte è stata un po’ più uguale per alcuni e un po’ meno uguale per altri. Specie per i tanti partecipanti ai concorsi provenienti da fuori provincia e regione. «Nonostante mi sia dimesso da presidente della Provincia - ha esordito Gaetano Bruni - mi carico di questo problema dovunque io andrò in futuro, a casa o in Parlamento. Tutti gli impegni assunti coi lavoratori ed i sindacati saranno rispettati per come sottoscritti. La nostra disponibilità per stabilizzare tutti c’è stata - ha sottolineato Bruni - ma deve avvenire nel rispetto della legge e delle norme». Quasi come se ciò non fosse ovvio e come se potesse essere diversamente. «Se l’atto deliberativo con cui si era proceduto alla stabilizzazione dei lavoratori è stato poi giudicato in contrasto con la legge - ha rimarcato l’ex presidente della Provincia - la colpa non è nostra». Quindi è stata la volta dei numeri. «Ci sono 237 precari alla Provincia - ha dichiarato Bruni- e noi vorremmo stabilizzarli gradualmente sino al 2010. C’è alla Regione una delibera per 43 Lsu-Lpu, poi ci sono 79 persone con un rapporto di lavoro scaturito dall’applicazione dell’articolo 7 della legge regionale numero 20 del 2003 per i quali la Regione si impegna ad utilizzarli sino al 31 dicembre». Aquesti numeri vanno però aggiunti «una ventina di ex funzionari con 3 anni di lavoro a tempo determinato, per un totale di 137 persone pronte ad essere stabilizzate. Rimangono fuori 100 Cococo - ha detto Bruni - di cui 60 possono essere stabilizzati con i fondi Por, mentre per gli altri non resta che approvare una nuova pianta organica. Perché solo così si possono conferire incarichi a tempo determinato a tante persone - ha concluso l’ex presidente - e il nostro impegno a tal fine non è mai venuto meno, non c’è nessun inghippo e non vedo cosa avremmo dovuto fare di più». «Se inghippo c’è, nasce dal fatto che la Provincia ha rinnovato i contratti a progetto e non quelli a tempo determinato - ha spiegato il sindacalista Luciano Prestia – ma abbiamo già concluso un accordo per arrivare entro il 25 ad una nuova dotazione organica, ad una proroga dei contratti a tempo determinato e poi alla stabilizzazione». Aruota, infine, gli interventi dei sindacalisti Donatella Bruni e Sergio Pititto e dell’assessore Lidio Vallone, tutti concordi sulla necessità di «approvare una nuova pianta organica». Non resta che attendere.

di Giuseppe Baglivo
da "Calabria Ora" del 20/02/2008