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sabato 11 dicembre 2010

«Tentacoli del potere, ovunque»

L'intervento.

I tentacoli del potere che gli uomini del Pdl stanno esercitando sul territorio di Vibo Valentia si allungano su ogni ambito della vita politica e amministrativa della città stritolando chiunque si frapponga o tenti di ostacolarne il percorso. Occupazione di postazione di potere o moniti a dare segnali di discontinuità con il passato, che vengono puntualmente portati a conoscenza dell'opinione pubblica senza mezzi termini, senza ritrosia e senza vergogna. Come se fosse normale la politica del feudalesimo portata avanti al Comune capoluogo o fosse oggi accettabile, dopo averlo avversato, invocare all'Asp un commissariamento per infiltrazioni mafiose perché "vengono confermati vecchi equilibri". All'Asp è davvero incredibile lo spettacolo al quale i cittadini giorno dopo giorno sono costretti ad assistere nella ricerca spasmodica dell'affermazione di proprie postazioni di potere. Le affermazioni del consigliere Salerno di recente riportate dalla stampa sono di una portata tale da far raggelare il sangue nelle vene. Se ho letto bene le dichiarazioni rilasciate, il consigliere afferma che «la verifica delle autorità preposte per l'accertamento di eventuali infiltrazioni mafiose poteva e doveva essere di monito per un rinnovamento radicale» prosegue affermando che oggi si assiste «alla conferma dei vecchi equilibri» e che pertanto «il commissariamento» evidentemente per mafia, «potrebbe considerarsi inevitabile». In quale chiave vanno lette queste dichiarazioni? Cosa significa «conferma dei vecchi equilibri»? Ancora oggi c'è il pericolo di infiltrazioni mafiose all'Asp? Sono accuse fondate su dati di fatto acquisiti o sono messaggi appartenenti "soltanto" a una guerra di potere?
Nondimeno al Comune della città capoluogo di provincia. Il sindaco, sin dal suo insediamento, ha avuto chiara la politica della scacchiera con il preciso obiettivo, centrato in pieno, di far conseguire determinare poltrone ad altrettante determinate persone. E così subito dopo il suo insediamento abbiamo assistito alle dimissioni del consigliere Modafferi il cui figlio è andato ad occupare il posto di assessore, liberando contemporaneamente il posto al consigliere Giulio Capria, nipote del sindaco. Oggi, anzi al prossimo consiglio comunale, si dimetterà il consigliere Manfrida il cui figlio è già stato nominato assessore che libererà il posto alla consigliera Maddalena Basile. Nulla, davvero nulla di personale contro le persone nominate, tutte degne. Certamente non ci sarà nulla che possa alimentare o giustificare sospetti di sorta, e tuttavia non si può tacere di fronte a questo strano modo di intendere la politica per il bene della città, di mortificare tutte le altre energie ed intelligenze che ben potrebbero contribuire per una Vibo migliore, non si può tacere se si pensa alle roboanti dichiarazioni di attenzione per la comunità di Vibo Marina che finora di "attenzione" ha avuto riservata solo quella del cdr. Né c'era bisogno di aggravare le casse comunali con la nomina di un undicesimo assessore se si pensa che quasi sicuramente ai dipendenti comunali verrà pagata solo la tredicesima e non anche lo stipendio del corrente mese, non saranno pagate le fatture delle imprese, non saranno pagate le ditte che erogano servizi in favore del Comune, non saranno pagati i professionisti, perché le casse comunali sono vuote. La preoccupazione per le finanze al Comune si tocca con mano ed è a rischio anche la possibilità che la tesoreria conceda una anticipazione di cassa che, per l'ipotesi positiva, non sarà gratuita ma anzi foriera di gravosi oneri. Naturalmente sulle spalle dei cittadini. Forse la politica della scacchiera avrebbe potuto aspettare.

di Maria Limardo (Futuro e Libertò per l'Italia)
da "Calabria Ora" del 11/12/2010

sabato 21 febbraio 2009

Al Pennello e altrove: si demoliscano le case sul mare

IL fatto è di alcuni anni fa. L'allarme riguardava lo Stromboli. A seguito di continue eruzioni vulcaniche si era paventato il rischio che dalle sue pendici si sarebbe staccata una larga fetta di montagna. Col timore che, finendo in mare, si sarebbe determinata un'onda anomala in grado di propagarsi fin sulle coste della Calabria, con grave rischio per persone e cose. Di notte venne lanciato l'allarme. Le coste calabresi vennero evacuate. Ma non successe nulla. Devo tuttavia confessare che ho sperato che quel costone cadesse, provocasse l'onda e che, salva la popolazione, gran parte delle case costruite fin sopra la spiaggia tra Capo Vaticano e Vibo Marina finisse per essere travolta e distrutta dalla violenza delle acque. Purtroppo non accadde, e lo scempio delle coste regna ancora sovrano. Ecco dunque le continue lamentele di chi, quando il mare giustamente si ingrossa, pretende la protezione delle proprie case abusive, sollecitando interventi pubblici a tutela di quella immane vergogna. E' di questi giorni l'allarme per il Pennello, quartiere costruito fin sopra la spiaggia. Il mare ogni tanto si arrabbia, perché nemmeno Lassù questo scempio è più tollerato. Le onde sfiorano le case, rasentano le fondamenta, anche se ancora, ahimè, nessun edificio è stato danneggiato. Sistemare nuove barriere sul mare, proteggere i caseggiati, è questa la richiesta che si leva a gran voce. Ma perché mai dovremmo? Perché mai proteggere quei mostri di cemento che rasentano l'acqua, in spregio ad ogni norma ma anche allo stesso buon senso. Forse non si sapeva che il mare si caratterizza per il moto ondoso? O forse è sconosciuto ai più che anche le mareggiate fanno parte della provvida Natura? Poi ci si lamenta di quando si muore a causa delle alluvioni, degli eventi naturali. Ma si tratta davvero di fenomeni imprevedibili ? O non è forse l'uomo che li alimenta con i suoi selvaggi comportamenti? Basta dunque con questo buonismo. Si applichi finalmente la legge. Si protegga l'abitato demolendo le costruzioni a ridosso del mare, garantendo una casa a chi vi abita effettivamente ma non certo agli speculatori ed ai proprietari vacanzieri. E si perseguano i responsabili. Non coloro che non hanno avvisato dell'alluvione per non aver chiamato il Padreterno ma chi ha consentito di costruire, ha fatto finta di non vedere, non ha demolito. Si eseguano le demolizioni. Lo prevede e lo impone la legge. Diversamente sarà la provvida Natura a proteggere l'ambiente e la legalità.

di Giuseppe Pasquino
da "Calabria Ora" del 21/02/2009

domenica 25 gennaio 2009

«Candidati a sindaco? Ecco cosa penso»

Antonino Murmura. L’ex parlamentare sui nomi che iniziano a circolare in città.

Tra 18 mesi si torna a votare per il Comune e già, pur con largo anticipo, circolano alcuni nomi di possibili candidati a sindaco. Il senatore Murmura è noto per non avere remore ad esprimere giudizi su chicchessia. Accetta dunque di commentare queste voci? «Vediamo» - è la pronta risposta.
E allora, iniziamo col centrosinistra: cosa pensa l’ex parlamentare di lungo corso di Murmura sarà come possibile candidato? «Non esiste – sorride apertamente – magari tra 18 mesi Murmura sarà già in paradiso…No, alla mia età una simile ipotesi è improponibile, occorre dare il senso del cambiamento». Circola anche il nome di Giamborino… «Chi, Pietro? Non credo abbia questa intenzione, gli conviene continuare a fare il consigliere regionale». E ancora: Lello Greco. «Mi sembra molto impegnato con la Nautilus. E’ vero che in politica bisogna saper navigare ma non credo che egli abbia questa ambizione». Marco Talarico? «Preferirei il padre». L’uscente Sammarco? «In questi 18 mesi deve fare qualcosa di più e di meglio, soprattutto se non vuole che il centrosinistra vada incontro a una sconfitta».
Passiamo al centrodestra. Tra i papabili circola il nome di Elio Costa…«Non è stato apprezzato appieno dai suoi ma sia per il suo prestigio personale che per le sue entrature romane qualcosa di buono aveva fatto». Mimmo Basile? «Gli voglio molto bene, perché è una delle persone intelligenti che ci sono qui a Vibo ma deve cambiare carattere». Franco Bevilacqua? «Guardi – è la risposta, maliziosa – sta facendo tanto bene al Senato, lasciamolo lì». Michele Comito? «Un buon nome ma nel caso, lo dice la legge, si dovrà mettere in aspettativa dal primariato ospedaliero. E’ un’ottima persona ma non credo che voglia scendere in lizza».
Mi regali una sua preferenza: lei è di centrosinistra, dipendesse da lei, chi sceglierebbe a sindaco? «Non sono per le monarchie ma per la partecipazione. Per me il candidato andrebbe scelto da un’assemblea pubblica di tutti gli elettori delle precedenti primarie».

di Francesco Prestia
da "Il Quotidiano della Calabria" del 25/01/2009

domenica 18 gennaio 2009

«Primarie del Pd e tutte quelle "pecore" al voto»

POCHI giorni ancora e tra Francesco De Nisi e Giovanni Vecchio, sapremo chi sarà il primo segretario del partito democratico di questa sventurata provincia vibonese. Il primo sostenuto da Barbieri, Censore, Giamborino e Soriano, il secondo appoggiato dalla componente che fa capo a Bruni, Borrello, Vallone e Greco. Due gruppi contrapposti che hanno messo in gioco il loro futuro politico. Uno scontro aperto, dunque, e senza esclusioni di colpi, al quale per la prima volta parteciperanno non solo gli iscritti ma anche i semplici aderenti al partito. Una grande forma di democrazia, un invito alla partecipazione. Una operazione di civiltà. C'è qualcosa però, in questa competizione, che appare davvero strana. In città ed in tutti i comuni della provincia è un pullulare di adesioni. A decine, centinaia, forse migliaia, hanno già chiesto di partecipare al voto, e sembra un fiume inarrestabile. In alcuni comuni gli aderenti stanno superando il numero dei consensi elettorali del partito. E c'è chi non distingue tra Destra e Sinistra e finanche chi ritiene si stia votando per Berlusconi. Ma le richieste di adesione continuano. Addirittura anche le pecore stanno facendo la fila. Alcune si recano da sole. Altre in gregge con il pastore ed un gruppo di cani a fare ordine. Ed il motivo è presto detto. Mi hanno pagato, ha detto, belando, Dolly, una pecora dalla morbida lana. Ed in coro, a decine, ad assentire. Hanno pagato il pastore e a noi hanno dato erba fresca e del fieno. Un fieno di lusso, ha ribadito qualcuna, di sapore parlamentare. E dappertutto è così. Alcune pecore invece, mi hanno detto che l'hanno fatto per assicurare un futuro ai loro agnelli. Metteranno una azienda per produrre formaggio ed avranno bisogno di pecore per produrre del latte. Prima saranno assunti gli agnelli come precari. Poi crescendo avranno l'assunzione definitiva. Di questi tempi, con la crisi che c'è, ha belato un'altra, bisogna arrangiarsi. Certo, bisognerà votare questo o quello, accontentare i vari pastori. Ma se lo fanno gli uomini, perché non dovremo farlo anche noi? Se questo è il Partito democratico, viva Berlusconi.

di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 18/01/2009

sabato 10 gennaio 2009

Tangenziale est ed esatte nuove lottizzazioni

MI sono occupato alcuni giorni fa della tangenziale est e, partendo da alcune indiscrezioni di stampa, ho sostenuto che ad impedire la sua realizzazione sarebbero gli interessi sottesi ad alcune lottizzazioni già approvate. Mi riferivo, in particolare a quelle già approvate dal Comune di Vibo Valentia. La circostanza non è tuttavia esatta. E me ne scuso con i diretti interessati. In realtà, da ulteriori indiscrezioni, certamente attendibili per la fonte, che solo per correttezza non rivelo, le lottizzazioni che stanno impedendo da almeno due anni la realizzazione della tangenziale est sono quelle del Comune di San Gregorio d'Ippona. Purtroppo l'omertà che regna in questa città impedisce ai cittadini di conoscere la verità. Omertà che è ben radicata principalmente nelle Istituzioni, che ben dovrebbero fare invece della trasparenza il cardine della loro azione. Tutto avviene nel segreto delle stanze del palazzo. Senza far trapelare nulla. Nessuno parla. Né il sindaco nè i componenti della giunta, se non a mezza voce, sussurrando, ma ben attenti a non essere menzionati. Né si distinguono i consiglieri comunali, inutili figure di carta. Per non parlare delle varie associazioni di industriali, dei sindacati, della varie associazioni civiche. Tant'è che ogni giorno che passa ho il disgusto di vivere in questa città. Mi fa quasi ribrezzo. E' andata persa la tangenziale ovest, già finanziata ed appaltata, a causa di un edificio abusivo che nessuno ha avuto il coraggio di demolire, in barba ad uno Stato che è mafioso perché tutela chi viola la legge. Oggi perderemo i fondi della tangenziale est perché gli interessi sottesi ad alcune lottizzazioni lo stanno impedendo. Forse anche legittimamente. Ma quel che è gravissimo coperti dall'omertà di un intera amministrazione. E' una vergogna. Questo comune non merita di esistere!

di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 10/01/2009

mercoledì 7 gennaio 2009

I giovani non sono apatici

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE BARILARO

CARO Presidente Barilaro, siamo un gruppo di cittadini acquaresi che rimasti perplessi o meglio offesi dalle dichiarazioni che Lei ha rilasciato sul Quotidiano del 3 gennaio scorso. Provati da questa denigrazione ingiusta e gratuita, intendiamo controbattere alle sue affermazioni dimostrandole al contempo che il confronto, sintomatico in un ordinamento democratico, non manca nella maniera più assoluta. Vorremmo, innanzitutto, porre l'attenzione sul significato dell'aggettivo che lei ha utilizzato riferendosi ai giovani dei piccoli centri dell'entroterra. “Apatico” si usa per indicare colui che è incline all'indifferenza, all'inerzia, alla mancanza di volontà e di interesse di fronte alla vita e ai sentimenti. Intendiamo asserire con forza e determinatezza che questo aggettivo non si presta assolutamente a questi giovani che dimostrano di essere amanti della vita più degli altri. Chi per studio, chi per lavoro, chi per le ragioni più disparate è costretto a vivere in ambienti con culture e tradizioni lontani anni luce da quelli di provenienza. Cosa ancor più beffarda è che nella maggior parte dei casi questo “esilio” è determinato non dalla volontà personale ma da scelte sbagliate della nostra storica classe dirigente. Basti pensare solo all'impiego pubblico. Nella nostra terra vige un criterio sui generis per accedere ai posti pubblici, ci riferiamo al principio della “raccoman - dazione e conoscenza” in cui la meritocrazia è eccezione e non regola. Riteniamo, al contrario, che l’aggettivo giusto da attribuire agli “sfortunati” giovani calabresi è “rassegnati”. Rassegnati a vivere lontano dalla propria terra, a stare lontano dagli affetti, ad accettare un destino determinato in parte dall’inidoneità delle istituzioni, di cui Lei fa parte, di garantire un futuro. Eppure, tra mille difficoltà questi giovani di cui lei parla in modo “sprezzante” hanno dimostrato di essere aperti al dialogo e di sapersi confrontare non solo con gli altri ma addirittura con contesti culturalmente diversi spesso più delle istituzioni calabresi stesse. Inoltre, vorremmo ricordarle che la volontà dei singoli e della collettività si manifesta mediante il voto e sempre per mezzo del voto i cittadini sono chiamati a concorrere alle decisioni politiche. In parole semplici, il cittadino mediante l’esercizio del diritto di voto dà mandato ai politici di rappresentarlo nelle sedi opportune e di farsi portavoce dei problemi comuni. Cogliamo l’occasione per chiarire, come Lei già saprà, che le comunità dei cittadini non sono avvezze per natura ad occuparsi attivamente della res publica, ma lo fanno con i mezzi che hanno a loro disposizione e che vengono riconosciuti dallo Stato (a tal proposito si veda anche l'art. 118 della Costituzione). Ricollegandoci al suo quesito: sono le istituzioni che dimenticano queste zone o le comunità che non riescono a reclamare i propri diritti? Noi propendiamo per la prima delle risposte. A sostegno della nostra affermazione c’è un dato certo e innegabile, la provincia di Vibo Valentia si colloca all’ulti - mo posto nella classifica delle province italiane. Alla luce di questo dato riteniamo si possa affermare con ragionevole certezza che la causa non è sicuramente da ricercarsi nell’apatia dei giovani né nell'incapacità delle comunità di reclamare i propri diritti, ma nell'incapacità delle nostre istituzioni visto che il nostro degrado ha consolidate radici storiche. In conclusione, vorremmo chiederle cosa intende precisamente quando dice che la partecipazione civica deve fare da sprono alla pubblica amministrazione? Lei ritiene che la Provincia e i consiglieri regionali devono essere pungolati giorno dopo giorno, ma per cosa precisamente per agire a favore della collettività o per ovviare a quei problemi che oramai sono visibili anche agli occhi dei ciechi? Vorremmo rivolgere ora a Lei una domanda: Cosa ha fatto di concreto (esclusi ovviamente piazzole e campi di calcio) nei suoi anni in qualità di consigliere provinciale per cercare di risollevare le sorti di una provincia segnata da un cronico ritardo nello sviluppo?

Un gruppo di cittadini di Acquaro
da "Il Quotidiano della Calabria" del 07/01/2009

sabato 3 gennaio 2009

Tra poteri forti e sacra omertà

EPPUR si muove disse Galileo, per confermare che era la terra a girare intorno al sole. Ma cosa avrebbe detto di questa città, immobile, paralitica ed apatica, soffocata da poteri forti di cui tuttavia nessuno ne svela le identità, e che pertanto rimangono liberi di agire protetti proprio da chi invece, con ermetico sussurro, sembra voler li denunciare? Forse si sarebbe astenuto dal considerarla. Non avrebbe meritato cotanto interesse. Chi sono dunque questi poteri forti, ohi si nasconde sotto questa espressione informe che vuol dire tutto e niente, apparendo solo fumo negli occhi? Visto che chi dovrebbe parlare, invece tace, rispettando il sacro I principio dell'omertà, cercherò di dare delle spiegazioni logiche "su ciò che probabilmente sta accadendo, precisando che si tratta solo di semplici ipotesi. Parto da una notizia tratta da un giornale locale e che riguarda la tangenziale Est. Sarebbe stato infatti contestato il progetto portato in Consiglio dall'assessore Iannello perché il tracciato della strada passerebbe troppo vicino ad una o ad alcune delle lottizzazioni già approvate. Guardate l'assurdo. Il Comune approva le lottizzazioni nonostante sia in itinere il nuovo piano strutturale, e coloro che sono stati favoriti intralciano lo sviluppo della città, attraverso i consiglieri comunali che sono la loro lunga manus. Ci sarebbe da ridere, se non si dovesse invece piangere, nel constatare come questa città sia perennemente serva dei potenti. Ma c'è di più. Credo che proprio gli interessi forti che stanno dietro ai piani di lottizzazione abbiano tutto l'interesse a rallentare il cammino del nuovo piano regolatore. L'incremento delle aree edificabili e la possibilità di altri interventi privati farebbe infatti venir meno l'intento speculativo che sta naturalmente dietro ogni lottizzazione. Con una popolazione sostanzialmente ferma ed anzi con il riprendere del fenomeno della emigrazione, in uno con una crisi economica che ha ormai ridotto le disponibilità finanziarie di ognuno, una maggiore offerta di immobili determinerebbe il collasso dell'intero mercato immobiliare con una forte riduzione dei prezzi e perdita di remuneratività dell'investimento speculativo sul mattone. Fermare il Piano strutturale comunale appare perciò una necessità per garantire un guadagno adeguato ai lottizzatori, ed un Comune servo come quello vibonese, credo che non mancherà di assecondare questi interessi. Qualche battuta sul Piano strutturale. Concepito per un Comune come Vibo Valentia non ha alcun senso. Mentre lo avrebbe in un contesto finalizzato alla costruzione di una vera città. Tra Pizzo e Ionadi, ricomprendendo Sant' Onofrio, Stefanaconi e San Gregorio, da formalizzare almeno con una "Unione di Comuni". Solo così si potrebbe programmare uno sviluppo organico del territorio in grado di togliere le industrie dal mare, dare spazio ad una edificazione ordinata ed ariosa del territorio, consentendo la presenza di strade, piazze, zone verdi il cui posto oggi è preso da un accozzaglia informe di edifici, proteggere il paesaggio (vedi la collina di Pizzo) oramai orrendamente cementificato. Dare una città ai tanti giovani che la vanno a cercare altrove. E' una idea che coltivo da tempo, cui pochi hanno dato riscontro. Menziono solo il consigliere regionale Giamborino, che stimo molto più di tanti boriosi notabili, che sono i veri nemici di questa città.

di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 03/01/2009

Biblioteche, Calabria mezza orfana

C’è un comparto trascurato nella società calabrese, è quello dei servizi culturali pubblici extra scolastici e in particolare delle biblioteche e delle mediateche. Eppure questo tipo di servizi culturali sono importanti, altrove contraddistinguono la civiltà dei luoghi,contribuiscono a connotare in termini reali il concetto di democrazia e consentono al cosiddetto "popolo" di partecipare alla cultura e ai più importanti processi intellettuali dei propri tempi. In Europa, in America, ma anche in un numero sempre crescente di città italiane (Sala Borsa di Bologna, Berio di Genova, San Giorgio di Pistoia, San Giovanni di Pesaro, degli Intronati di Siena e tantissime altre che sarebbe impossibile citarle tutte) le biblioteche sono ormai concepite come capisaldi della dimensione urbana: luoghi centrali, con belle sale luminose che s'aprono a tutti sulla via, in tutte le ore del giorno e della sera, che attirino il passante già con la dignità del loro aspetto esteriore, gli offrano l'ospitalità confortevole e il riposo silenzioso in mezzo al trambusto cittadino. Non lo obblighino, in cambio del po' di conforto che viene a chiedere ad, un libro, a salire e scendere scale, aspettare in piedi, perder tempo e pazienza, sentir freddo l'inverno, caldo l'estate, lo abituino insomma a considerare la biblioteca un rifugio ideale del corpo e dello spirito. In Calabria invece, fatte salve alcune eccezioni, la biblioteca comunale è la stanza dei libri fra i locali di scarto del palazzo comunale o della scuola media. E la nostra tradizione: la biblioteca ammessa appena nel margine di un 'altra istituzione, non mai viva di vita propria. Ciò ne paralizza le facoltà di sviluppo, ne dirada i proseliti, la fa fallire allo scopo. Tuttavia nella nuova situazione economica e sociale che si va configurando, che vede tramontare il mito assoluto del mercato inteso come strumento generale di regolazione di ogni esigenza individuale o collettiva, la presenza di qualificate istituzioni culturali pubbliche nelle città può fare la differenza in termini di civiltà e di qualità della vita. Credo insomma che.. con i dovuti aggiornamenti imposti dalla moltiplicazione dei linguaggi e degli strumenti della comunicazione, il mito anglo- sassone della biblioteca pubblica in- tesa come centro informativo locale e via d'accesso alla cultura, capace di offrire servizi culturali gratuiti a tutti i cittadini senza distinzione di età, sesso, orientamento politico o sessuale, senza barriere fisiche e sociali, possa rappresentare un grande obbiettivo primario per tutte le società contemporanee e per quelle del prossimo futuro. Ma stranamente in Calabria non c'è dibattito su quest'argomento, né in sede politica né nel corpo sociale ed in particolare tra quelle vedette che dovrebbero essere gli intellettuali. Tutti parlano solo ed esclusivamente, autoreferenzialmente, dei propri problemi. La ragione di questo probabilmente dipende dal dato di fatto - come mi pare abbia fatto osservare il prof. Mimmo Cersosimo - che nella società calabrese tendono a manifestarsi in maniera molto virulenta, soltanto gli interessi specifici, limitati, parcellizzati, di contro ad un'oggettiva difficoltà a dare voce agli interessi più diffusi e generalizzati, soprattutto quando questi provengono da categorie sociali che pesano poco sul mercato della politica, specialmente i bambini, gli immigrati, i poveri, ma l'elenco potrebbe essere molto più lungo. La recente esperienza della Quinta settimana delle biblioteche dedicata alla lettura del bambino ha fatto emergere un enorme bacino di richieste di lettura che generalmente sono inevase. A Vibo Valentia, al Sistema Bibliotecario, è bastato un modesto investimento, reso possibile dalla Regione, per acquistare qualche centinaio di bei libri per ragazzi, perché si scatenasse una corsa alla lettura come non si era mai vista prima. Inizialmente i ragazzi sono venuti accompagnati dai loro insegnanti, per molti era la prima volta che entravano in una biblioteca, gli sono state spiegate le regole, i principi, i servizi. Dopodiché questi bambini in numero sempre maggiore, da soli o accompagnati dai loro genitori, si presentano in biblioteca, prendono in prestito i libri o i dvd, s'informano, parlano con gli operatori, si è così messo in moto un processo che oltre a farli diventare lettori, li avvia anche a divenire cittadini di una società che cerca di offrire opportunità a tutti. Nei giorni della settimana delle biblioteche è stato in Calabria un grande e civile intellettuale che si chiama Roberto Denti - un nome che a molti non dirà nulla, ma che in Italia è stato forse quello che ha fatto di più per promuovere la lettura dei bambini - nel corso di una sua conversazione tenutasi a San Giovanni in Fiore egli ha fornito dati statistici che dimostrano l'esistenza di una correlazione diretta tra nuovi libri per bambini acquistati da una biblioteca, nuovi lettori acquisiti dalla stessa e quantità di libri comperati in libreria. Ma quante biblioteche per ragazzi esistono in Calabria? lo che pure le frequento le biblioteche per motivi legati al mio lavoro, ne ho viste ben poche e so anche che gli investimenti effettuati in questo settore dai comuni e dagli altri enti sono limitatissimi. Oltre a questo problema della lettura dei ragazzi, molte altre considerazioni devono però essere fatte sul modello e la concezione delle biblioteche pubbliche calabresi. E' un mondo che andrebbe profondamente rivoluzionato nelle strutture edilizie, come si è già detto, che non sono quasi mai adatte o pensate per l'uso che dovrebbero avere; nelle raccolte che sono obsolete e inadatte: i libri antichi sono molto belli, ma diciamocelo francamente non li legge mai nessuno e quelli ad argomento calabrese, la cui raccolta è maniacalmente perseguita da tante biblioteche, equivalgono ad ammirare il proprio ombelico e pensare che esso sia il centro del mondo. La cultura segue altri percorsi, i libri che i giovani dovrebbero leggere sono diversi, così come le esperienze culturali « che essi devono vivere per cambiare questa nostra regione e renderla un luogo vivibile, come tante altre contrade del mondo, che sono infinitamente più belle è organizzate della nostra, avvilita e cementificata e con noi tutti che rischiamo di non accorgercene. Devono principalmente l cambiare nei servizi, negli orari e, nel personale che dovrebbe essere giovane, competente e qualificato. Avviare questo percorso consentirebbe alle biblioteche e alle mediateche di diventare luoghi aperti e accoglienti, spazi di cultura e aggregazione, magari attrezzati con bookshop e caffetterie, una buona offerta in più per qualificare le nostre città grandi e piccole. Naturalmente la realizzare questo progetto richiede risorse economiche di difficile reperimento, ma soprattutto richiede una nuova idea guida di società aperta, democratica e civile, illuminata dalla consapevolezza che anche un'efficace biblioteca o mediateca in più può rappresentare un obbiettivo d'interesse generale per la cui attuazione varrebbe la pena spendere collettivamente il proprio impegno e la a propria attendibilità.

di Gilberto Floriani
direttore Sistema Bibliotecario Vibonese
da "Il Quotidiano della Calabria" del 03/01/2009

venerdì 21 novembre 2008

La città delle occasioni mancate

L'intervento

Ma cosa scrivo a fare? Mi domando. In una realtà in cui il tempo trascorre invano senza che alcun cambiamento si possa percepire. Dove non c'è destra o sinistra che tenga. Giunta tecnica o politica in grado di dare una scossa all'esistente. Dove non esistono uomini di partito o della società civile capaci di sostenere non foss'altro che la semplice speranza. E mi domando ancora, come sia possibile che di tante cose mi accorga solo io. Vivo forse circondato da morti? E valga il vero. Sono stati da poco completati i lavori del nuovo e grande parco urbano a Moderata Durant. Ma rimane ancora chiuso mentre la gente fa footing per strada ed i bambini non trovano un posto dove scorazzare tranquilli. Mancano i soldi per la strada di accesso. Eppure non più di un anno fa si sono asfaltate strade in buono stato, distrutti e ripavimentati marciapiedi in condizioni discrete. E poi, non era forse prevedibile che ci dovesse essere pure la strada? O bisognava aspettare la fine dei lavori (consegnati con oltre un anno di ritardo) per accorgersi che qualcosa mancava? Ahimè, analoga svista ha riguardato il nuovo palazzetto dello sport nei pressi della piscina. E' finito a completato da tempo. Ma non c'è la strada di accesso. Eppure a due passi corre la statale 18, a non più di duecento metri di distanza. Ma forse quel terreno non si può toccare. Sarà di un mafioso, di un massone, di un politico, di un grosso imprenditore? Certo, non è di un povero Cristo, perché diversamente sarebbe stato già espropriato. Sul teatro ci sarebbe solo da piangere. Né la colpa può essere attribuita al solo assessore Iannello. Realizzare un intervento per una spesa quasi tripla rispetto al finanziamento erogato è stata una follia, di cui sono responsabili tutti coloro che l'hanno sostenuta. Molto più a livello politico che burocratico, indubbiamente. La giunta intera si dovrebbe dimettere. Salvo, in extremis, a ritornare alla mia proposta della scuola Don Bosco dove il teatro si sarebbe già potuto realizzare, lasciando nel sito anche le scuole, con un progetto che gli uffici tecnici comunali avevano già predisposto. Senza il costo del terreno, e con una struttura in parte già utilizzabile, a quest'ora l'opera avrebbe potuto prendere forma. Ma solo i grandi uomini hanno il coraggio di riconoscere i propri errori. I mediocri continuano imperterriti sulla loro strada. Ma non dimentico neppure Vibo Marina. Se ne sta chiedendo l'autonomia, e le firme dei cittadini si sprecano. Eppure quanto più utile sarebbe stato lottare per trasferire sul Mesima i depositi costieri, garantendo una potenzialità di sviluppo che nessun nuovo piccolo comune potrà mai consentire! A questo proposito assurdo appare anche il bando del Commissario per l'emergenza ambientale, di delocalizzare le aziende di Vibo Marina nell'area di Porto Salvo piuttosto che nella realizzanda area industriale del Mesima. Una galleria tra Porto Salvo la vallata sotto Piscopio avrebbe garantito la continuità territoriale tra le marinate e l'area industriale, lasciando il territorio costiero libero per insediamenti alberghieri, centro congressi, piste ciclabili e zone verdi, magari per un campo da golf ed un centro ippico, che, in uno con il recupero del castello di Bivona e dell'area archeologica dove si trovano interrati il porto di Agatocle e l'emporium romano, ed il porto, da specializzare nel settore della nautica da diporto e nei servizi di rimessaggio, avrebbero potuto fare di Vibo Marina la Montecarlo d'Italia. E' da anni che lo scrivo. Ci fosse in questa città di pseudo intellettuali, di cittadini fantasma, di politici di razza … canina, qualcuno in grado di sostenere l'idea. Che delusione. Manca il coraggio delle scelte, la capacità di intervenire, di intravedere un futuro diverso dal degrado attuale. Manca finanche la capacità di sognare.

di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 21/11/2008

sabato 6 settembre 2008

Quando il nuovo teatro comunale diventa davvero una farsa e nient’altro

SENTO ancora lo scroscio degli applausi. La gente in piedi (come mai accaduto in questa “nobile” città). E tanti bis che si levano dalla platea tra gli spettatori entusiasti. Ecco gli attori di nuovo sul palco, e poi dietro le quinte ed ancora fuori, con un lancio di fiori che quasi li sommerge. Ne scorgo i visi da lontano. Mi sembra quasi di conoscerli. Possibile? Mi domando. Tra i loro volti infatti ed incredibilmente noto il sindaco, gli assessori, consiglieri e tecnici comunali. Col sorriso sulle labbra per il successo inaspettato. Mai tanti consensi avevano avuto nel corso della loro esperienza politica ed amministrativa. Come attori, invece … Lo spettacolo, tratto da un racconto di fantasia, dal titolo “ Il nuovo teatro a Vibo Valentia”. Che magnifica trama. Tutto nasce dalla strampalata idea di un personaggio, senatore della Repubblica (Franco Bevilacqua, ndr), di realizzare un teatro a Vibo, come esiste nelle altre città calabresi, in ricordo dell'antica struttura demolita per volere dei politici di un tempo. Chi è? Mi domanda la dolce biondina dagli occhi verdi che mi accompagna. Quello lungo lungo con la camicia nera, le sussurro all'orecchio. Dodici miliardi di vecchie lire, era riuscito amandare, le spiego ancora. Ma sai cosa hanno fatto? Continuo ancora a spiegarle. Hanno progettato un'opera che costa tra volte di più. E vedi come la gente ride, le dico ancora guardandola negli occhi. Questi sì che sono bravi attori. Di una comicità inaudita. Ma lo spettacolo continua. Ecco in scena i proprietari del terreno da espropriare. Si rivolgono al Tar per chiedere, in via cautelare, la sospensione dell'opera. Ma i giudici respingono la loro istanza. Ed ecco il colpo di scena. L'opera non prende avvio ma si aspetta il nuovo ricorso. Un brivido, percorre la platea. Che suspence! Davanti a me uno spettatore, si alza in piedi, e grida. Bravi ! Bravi ! Poi, scoppia a ridere, si piega quasi in due. Solo il brusio della folla lo riesce poco dopo a zittire. Ecco il secondo atto. La scena si sposta a Roma. Siamo al Consiglio di Stato. La partita è difficile. Ma anche qui il Comune vince. Evviva, grida un anziano dai palchi. Ma il cantiere non si apre. Tutto è ancora fermo. Due cause vinte, senza utilità alcuna. La sospensiva negata dai giudici amministrativi viene gratuitamente concessa dagli amministratori in scena. Buu, buu, gridano dalla platea e dai palchi. E che vi siete difesi a fare? Protesta qualcuno. Per dare i soldi agli avvocati? Poi, quello davanti a me, riprende ancora a ridere. Stupidi! E' una farsa. E tutti a ridere di cuore. Si intristisce il viso della mia dolce biondina. Non lo faranno il teatro? Mi domanda. C'è una sola sola possibilità. Le rispondo. Accordarsi con i proprietari dell'area. Vedi quello lì, le dico. Quella persona bassina, con pochi capelli e gli occhialini. E' il loro avvocato. Nel mentre attenderanno la sentenza del Tar e del Consiglio di Stato, poiché non riusciranno ad avere in tempo i finanziamenti aggiuntivi, gli farà revocare il finanziamento. Ma non ti preoccupare, la tranquillizzo. Il teatro ce lo andremo a vedere altrove. Lo spettacolo finisce e la gente, in piedi, applaude. Ridono felici gli attori. Ridono per gioiama in realtà di loro stessi.

di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 06/09/2008

lunedì 18 agosto 2008

Il Federalismo vero potrà liberare il Sud

L'intervento

Il Federalismo vero, paradossalmente, libererà il Sud dall’arretratezza cui lo Stato unitario centralista lo aveva relegato per favorire il Nord! Più che il Nord, che reagisce per difendere le prerogative economiche del triangolo Padano consolidatesi con lo Stato centralizzato, il federalismo liberatorio della nostra condizione di arretratezza e di marginalità economica lo dobbiamo reclamare a gran voce noi che, in oltre 60 anni di vita Repubblicana, abbiamo assistito impotenti a tutti i fallimentari progetti meridionalisti sperimentati. Altro che paletti e vincoli solidaristici che, nel sentire comune, oggi più che mai evocano politiche assistenziali, clientelismo e sperpero del denaro pubblico per mantenere in vita la rete della neo-borghesia parassitaria nella quale si annidano tutte le consorterie che, specialmente con il nuovo corso politico-amministrativo, nella nostra realtà controllano qualunque forma di governo locale a prescindere del colore politico del vincente di turno. Il problema, dunque, è quello di favorire la costruzione di un Pd in grado di sapersi porre al centro di una nuova politica che sappia fare gli interessi delle regioni meridionali, della Calabria e del territorio vibonese. D’altronde, per come è ormai ridotta la nostra realtà, del recente passato non c’è alcunché da difendere, semmai si deve fare una cesura totale con la cultura su cui s’è sorretta e con gli uomini che l’hanno sostenuta ed interpretata. La crisi d’identità in cui è caduto il nascente Pd può essere superata soltanto con la consapevolezza che un periodo storico, quello che s’era imposto con la rivoluzione industriale, s’è chiuso ormai da almeno un ventennio. Il nuovo periodo, quello delle nuove forme del lavoro, del post industriale, della globalizzazione e dei nuovi lavori, non lascia più spazio per politiche che, nel tentativo di difendere l’esistente, finiscono per diventare conservatrici di un tessuto economico improduttivo e con costi ormai insostenibili ed insopportabili per coloro che sono chiamati a mantenere la fiscalità generale. Il Pd, specialmente quello meridionale, non può essere il partito del cosiddetto “lavoro socialmente utile” e nemmeno dei mastodontici apparati burocratici di qualsivoglia ente pubblico che, peraltro, erogano servizi pessimi. Lo scambio assistenzialismo-emigrazione delle forze lavoro ed ora dei giovani professionisti ha letteralmente desertificato il territorio nel quale, abbandonate le attività ruotanti intorno alle grandi colture agrarie, ormai da decenni registra la presenza soltanto dei vecchi e di qualche dipendente pubblico che, per sopravvivere psicologicamente, organizza in ogni dove sagre che rimembrano un passato letteralmente scomparso. Cosicché, se il Pd calabrese e vibonese non diventerà subito il partito della modernizzazione economica produttiva del territorio e non diventerà subito il movimento per il riscatto concreto delle popolazioni, il suo destino è già segnato dalle lotte intestine di quanti, pur di sopravvivere in qualche maniera, faranno di tutto per mantenere la postazione dorata in cui, malgrado le proprie capacità e il reale consenso personale, si trovano ad avere. Ecco perché, quanti coerentemente si battono per una Calabria migliore in grado di restituire certezza ai propri figli, non possono che auspicare la grande svolta, quella che soltanto il federalismo senza se e senza ma potrà determinare. La sfida oggi è il federalismo in grado di restituire al Sud la sua autonomia di pensiero e di azione non già in difesa della sua condizione di cenerentola, ma deve saper rilanciare per competere con le sue risorse umane e materiali. Il suo nemico non è il Nord e chi lo rappresenta, il suo vero nemico è proprio in casa ed è tutto quel sistema che si perpetua ormai da decenni cooptando sempre i mediocri e quanti sono funzionali con il loro verbalismo agli interessi del Nord.

di Michele Furci
Vice capogruppo Pd al Comune
Presidente Mpq
da "Calabria Ora" del 18/08/2008

domenica 29 giugno 2008

Tutti sopra i tetti in cerca di una occupazione

E' LA nuova modalità per le assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, da precedere tuttavia dall'occupazione di sale consiliari e di giunta, senza che le forze dell'ordine intervengano per ristabilire ordine e legalità, mentre i sindacalisti discutono, contattano, perorano le cause dei loro assistiti a cui molto spesso sono legati da stretti o larghi vincoli di parentela od affinità, o di simpatia od affetto, magari anche extraconiugale. Se si occupa il Comune capoluogo si viene assunti all'Azienda sanitaria provinciale, mentre per l'assunzione in Provincia l'occupazione deve riguardare necessariamente la sede dell'Ente di contrada Bitonto ed il tetto da cui fare finta di buttarsi di sotto deve essere rigorosamente quello dello stesso palazzo, magari con ombrellone e sedia sdraio per godersi un po' di sole. Certo, ci deve essere prima l'amicizia col sindacalista o col politico, di destra o di sinistra poco importa, per qualche contratto a progetto, meglio se Co.co.co. Che poi la legge non preveda alcuna assunzione o l'organico dell'Ente sia già stracolmo di nullafacenti, poco importa. Le leggi si interpretano per gli amici e si applicano invece per tutti gli altri, senza che alcuno venga mai arrestato. Nessuno Per i poveri cristi ogni strada è invece chiusa. Nessuna speranza di essere assunti hanno, per esempio, coloro i quali hanno già superato un concorso bandito anni or sono. Delle carte di quelle prove sindacalisti e politici si sono serviti, infatti, per pulirsi la più "nobile" parte del corpo. E poi, diciamolo, quelli sui tetti sono dei disperati. Poverini. Hanno lavorato di proroga in proroga per anni, mandando avanti l'Ente spesso seduti sui gradini del palazzo, o stipati anche dieci in una stanza. Suvvia, un po' di pietà. Ma chi pensa, invece, a coloro che non hanno lavorato mai o a quei tanti che hanno lavorato e lavorano a tempo parziale per aziende private, ma in realtà a tempo pieno, per poche centinaia di euro al mese, pur sempre precari e con alle spalle una famiglia da mantenere. O che sono alla disperata ricerca di un posto qualsiasi, quasi sempre sfruttati, spesso rapidamente licenziati. O nei centri commerciali, o sui cantieri edili o in campagna. Ne conosco uno io. Fa il carpentiere quando trova lavoro, diversamente aiuta il padre a gestire il gregge in campagna. L'altro giorno tosava le pecore. Ha 25 anni e sta per sposarsi. La sua dignità non è minore dei tanti raccomandati di Stato. Anzi un esempio di cui la sinistra di un tempo avrebbe fatto tesoro. Un mio cliente, invece, dopo tre anni di carcere, è tornato in libertà. Ha moglie e tre figli da mantenere. E nessuna prospettiva per il futuro. Cosa hanno di meno di quei tanti sindacalizzati? E chi ha il padre in carcere o genitori anziani e malati. Chi ha studiato e può vantare lodi e master postuniversitari ? E' una autentica indecenza, una assurda vergogna che deve indignare tutti quanti, ma nello stesso tempo e finalmente spingere ad una decisa reazione. Contro i sindacati, contro la politica, contro l'illecito che diventa regola, nella omertà davvero mafiosa di chi dovrebbe far rispettare le regole. E dunque tutti sui tetti. Il diritto alla giustizia sociale si conquista anche con questo. Siano decine, centinaia a pretendere il loro sacrosanto diritto al lavoro. Sui tetti del potere. Per se stessi, per i loro figli, per i sacrifici sopportati nello studio. Io sarò con loro, sui tetti, per lottare per la dignità e la giustizia, per l'uguaglianza di tutti.

di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 29/06/2008