IL fatto è di alcuni anni fa. L'allarme riguardava lo Stromboli. A seguito di continue eruzioni vulcaniche si era paventato il rischio che dalle sue pendici si sarebbe staccata una larga fetta di montagna. Col timore che, finendo in mare, si sarebbe determinata un'onda anomala in grado di propagarsi fin sulle coste della Calabria, con grave rischio per persone e cose. Di notte venne lanciato l'allarme. Le coste calabresi vennero evacuate. Ma non successe nulla. Devo tuttavia confessare che ho sperato che quel costone cadesse, provocasse l'onda e che, salva la popolazione, gran parte delle case costruite fin sopra la spiaggia tra Capo Vaticano e Vibo Marina finisse per essere travolta e distrutta dalla violenza delle acque. Purtroppo non accadde, e lo scempio delle coste regna ancora sovrano. Ecco dunque le continue lamentele di chi, quando il mare giustamente si ingrossa, pretende la protezione delle proprie case abusive, sollecitando interventi pubblici a tutela di quella immane vergogna. E' di questi giorni l'allarme per il Pennello, quartiere costruito fin sopra la spiaggia. Il mare ogni tanto si arrabbia, perché nemmeno Lassù questo scempio è più tollerato. Le onde sfiorano le case, rasentano le fondamenta, anche se ancora, ahimè, nessun edificio è stato danneggiato. Sistemare nuove barriere sul mare, proteggere i caseggiati, è questa la richiesta che si leva a gran voce. Ma perché mai dovremmo? Perché mai proteggere quei mostri di cemento che rasentano l'acqua, in spregio ad ogni norma ma anche allo stesso buon senso. Forse non si sapeva che il mare si caratterizza per il moto ondoso? O forse è sconosciuto ai più che anche le mareggiate fanno parte della provvida Natura? Poi ci si lamenta di quando si muore a causa delle alluvioni, degli eventi naturali. Ma si tratta davvero di fenomeni imprevedibili ? O non è forse l'uomo che li alimenta con i suoi selvaggi comportamenti? Basta dunque con questo buonismo. Si applichi finalmente la legge. Si protegga l'abitato demolendo le costruzioni a ridosso del mare, garantendo una casa a chi vi abita effettivamente ma non certo agli speculatori ed ai proprietari vacanzieri. E si perseguano i responsabili. Non coloro che non hanno avvisato dell'alluvione per non aver chiamato il Padreterno ma chi ha consentito di costruire, ha fatto finta di non vedere, non ha demolito. Si eseguano le demolizioni. Lo prevede e lo impone la legge. Diversamente sarà la provvida Natura a proteggere l'ambiente e la legalità.
di Giuseppe Pasquino
da "Calabria Ora" del 21/02/2009
Una città rassegnata, impotente e passiva, dove le ragioni della politica sono sempre impenetrabili. Qui lo Stato è più lontano del cielo, è più maligno, perché sta sempre dall'altra parte.
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sabato 21 febbraio 2009
domenica 18 gennaio 2009
«Primarie del Pd e tutte quelle "pecore" al voto»
POCHI giorni ancora e tra Francesco De Nisi e Giovanni Vecchio, sapremo chi sarà il primo segretario del partito democratico di questa sventurata provincia vibonese. Il primo sostenuto da Barbieri, Censore, Giamborino e Soriano, il secondo appoggiato dalla componente che fa capo a Bruni, Borrello, Vallone e Greco. Due gruppi contrapposti che hanno messo in gioco il loro futuro politico. Uno scontro aperto, dunque, e senza esclusioni di colpi, al quale per la prima volta parteciperanno non solo gli iscritti ma anche i semplici aderenti al partito. Una grande forma di democrazia, un invito alla partecipazione. Una operazione di civiltà. C'è qualcosa però, in questa competizione, che appare davvero strana. In città ed in tutti i comuni della provincia è un pullulare di adesioni. A decine, centinaia, forse migliaia, hanno già chiesto di partecipare al voto, e sembra un fiume inarrestabile. In alcuni comuni gli aderenti stanno superando il numero dei consensi elettorali del partito. E c'è chi non distingue tra Destra e Sinistra e finanche chi ritiene si stia votando per Berlusconi. Ma le richieste di adesione continuano. Addirittura anche le pecore stanno facendo la fila. Alcune si recano da sole. Altre in gregge con il pastore ed un gruppo di cani a fare ordine. Ed il motivo è presto detto. Mi hanno pagato, ha detto, belando, Dolly, una pecora dalla morbida lana. Ed in coro, a decine, ad assentire. Hanno pagato il pastore e a noi hanno dato erba fresca e del fieno. Un fieno di lusso, ha ribadito qualcuna, di sapore parlamentare. E dappertutto è così. Alcune pecore invece, mi hanno detto che l'hanno fatto per assicurare un futuro ai loro agnelli. Metteranno una azienda per produrre formaggio ed avranno bisogno di pecore per produrre del latte. Prima saranno assunti gli agnelli come precari. Poi crescendo avranno l'assunzione definitiva. Di questi tempi, con la crisi che c'è, ha belato un'altra, bisogna arrangiarsi. Certo, bisognerà votare questo o quello, accontentare i vari pastori. Ma se lo fanno gli uomini, perché non dovremo farlo anche noi? Se questo è il Partito democratico, viva Berlusconi.di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 18/01/2009
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sabato 10 gennaio 2009
Tangenziale est ed esatte nuove lottizzazioni
MI sono occupato alcuni giorni fa della tangenziale est e, partendo da alcune indiscrezioni di stampa, ho sostenuto che ad impedire la sua realizzazione sarebbero gli interessi sottesi ad alcune lottizzazioni già approvate. Mi riferivo, in particolare a quelle già approvate dal Comune di Vibo Valentia. La circostanza non è tuttavia esatta. E me ne scuso con i diretti interessati. In realtà, da ulteriori indiscrezioni, certamente attendibili per la fonte, che solo per correttezza non rivelo, le lottizzazioni che stanno impedendo da almeno due anni la realizzazione della tangenziale est sono quelle del Comune di San Gregorio d'Ippona. Purtroppo l'omertà che regna in questa città impedisce ai cittadini di conoscere la verità. Omertà che è ben radicata principalmente nelle Istituzioni, che ben dovrebbero fare invece della trasparenza il cardine della loro azione. Tutto avviene nel segreto delle stanze del palazzo. Senza far trapelare nulla. Nessuno parla. Né il sindaco nè i componenti della giunta, se non a mezza voce, sussurrando, ma ben attenti a non essere menzionati. Né si distinguono i consiglieri comunali, inutili figure di carta. Per non parlare delle varie associazioni di industriali, dei sindacati, della varie associazioni civiche. Tant'è che ogni giorno che passa ho il disgusto di vivere in questa città. Mi fa quasi ribrezzo. E' andata persa la tangenziale ovest, già finanziata ed appaltata, a causa di un edificio abusivo che nessuno ha avuto il coraggio di demolire, in barba ad uno Stato che è mafioso perché tutela chi viola la legge. Oggi perderemo i fondi della tangenziale est perché gli interessi sottesi ad alcune lottizzazioni lo stanno impedendo. Forse anche legittimamente. Ma quel che è gravissimo coperti dall'omertà di un intera amministrazione. E' una vergogna. Questo comune non merita di esistere!di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 10/01/2009
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sabato 3 gennaio 2009
Tra poteri forti e sacra omertà
EPPUR si muove disse Galileo, per confermare che era la terra a girare intorno al sole. Ma cosa avrebbe detto di questa città, immobile, paralitica ed apatica, soffocata da poteri forti di cui tuttavia nessuno ne svela le identità, e che pertanto rimangono liberi di agire protetti proprio da chi invece, con ermetico sussurro, sembra voler li denunciare? Forse si sarebbe astenuto dal considerarla. Non avrebbe meritato cotanto interesse. Chi sono dunque questi poteri forti, ohi si nasconde sotto questa espressione informe che vuol dire tutto e niente, apparendo solo fumo negli occhi? Visto che chi dovrebbe parlare, invece tace, rispettando il sacro I principio dell'omertà, cercherò di dare delle spiegazioni logiche "su ciò che probabilmente sta accadendo, precisando che si tratta solo di semplici ipotesi. Parto da una notizia tratta da un giornale locale e che riguarda la tangenziale Est. Sarebbe stato infatti contestato il progetto portato in Consiglio dall'assessore Iannello perché il tracciato della strada passerebbe troppo vicino ad una o ad alcune delle lottizzazioni già approvate. Guardate l'assurdo. Il Comune approva le lottizzazioni nonostante sia in itinere il nuovo piano strutturale, e coloro che sono stati favoriti intralciano lo sviluppo della città, attraverso i consiglieri comunali che sono la loro lunga manus. Ci sarebbe da ridere, se non si dovesse invece piangere, nel constatare come questa città sia perennemente serva dei potenti. Ma c'è di più. Credo che proprio gli interessi forti che stanno dietro ai piani di lottizzazione abbiano tutto l'interesse a rallentare il cammino del nuovo piano regolatore. L'incremento delle aree edificabili e la possibilità di altri interventi privati farebbe infatti venir meno l'intento speculativo che sta naturalmente dietro ogni lottizzazione. Con una popolazione sostanzialmente ferma ed anzi con il riprendere del fenomeno della emigrazione, in uno con una crisi economica che ha ormai ridotto le disponibilità finanziarie di ognuno, una maggiore offerta di immobili determinerebbe il collasso dell'intero mercato immobiliare con una forte riduzione dei prezzi e perdita di remuneratività dell'investimento speculativo sul mattone. Fermare il Piano strutturale comunale appare perciò una necessità per garantire un guadagno adeguato ai lottizzatori, ed un Comune servo come quello vibonese, credo che non mancherà di assecondare questi interessi. Qualche battuta sul Piano strutturale. Concepito per un Comune come Vibo Valentia non ha alcun senso. Mentre lo avrebbe in un contesto finalizzato alla costruzione di una vera città. Tra Pizzo e Ionadi, ricomprendendo Sant' Onofrio, Stefanaconi e San Gregorio, da formalizzare almeno con una "Unione di Comuni". Solo così si potrebbe programmare uno sviluppo organico del territorio in grado di togliere le industrie dal mare, dare spazio ad una edificazione ordinata ed ariosa del territorio, consentendo la presenza di strade, piazze, zone verdi il cui posto oggi è preso da un accozzaglia informe di edifici, proteggere il paesaggio (vedi la collina di Pizzo) oramai orrendamente cementificato. Dare una città ai tanti giovani che la vanno a cercare altrove. E' una idea che coltivo da tempo, cui pochi hanno dato riscontro. Menziono solo il consigliere regionale Giamborino, che stimo molto più di tanti boriosi notabili, che sono i veri nemici di questa città.
di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 03/01/2009
di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 03/01/2009
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venerdì 21 novembre 2008
La città delle occasioni mancate
L'intervento
Ma cosa scrivo a fare? Mi domando. In una realtà in cui il tempo trascorre invano senza che alcun cambiamento si possa percepire. Dove non c'è destra o sinistra che tenga. Giunta tecnica o politica in grado di dare una scossa all'esistente. Dove non esistono uomini di partito o della società civile capaci di sostenere non foss'altro che la semplice speranza. E mi domando ancora, come sia possibile che di tante cose mi accorga solo io. Vivo forse circondato da morti? E valga il vero. Sono stati da poco completati i lavori del nuovo e grande parco urbano a Moderata Durant. Ma rimane ancora chiuso mentre la gente fa footing per strada ed i bambini non trovano un posto dove scorazzare tranquilli. Mancano i soldi per la strada di accesso. Eppure non più di un anno fa si sono asfaltate strade in buono stato, distrutti e ripavimentati marciapiedi in condizioni discrete. E poi, non era forse prevedibile che ci dovesse essere pure la strada? O bisognava aspettare la fine dei lavori (consegnati con oltre un anno di ritardo) per accorgersi che qualcosa mancava? Ahimè, analoga svista ha riguardato il nuovo palazzetto dello sport nei pressi della piscina. E' finito a completato da tempo. Ma non c'è la strada di accesso. Eppure a due passi corre la statale 18, a non più di duecento metri di distanza. Ma forse quel terreno non si può toccare. Sarà di un mafioso, di un massone, di un politico, di un grosso imprenditore? Certo, non è di un povero Cristo, perché diversamente sarebbe stato già espropriato. Sul teatro ci sarebbe solo da piangere. Né la colpa può essere attribuita al solo assessore Iannello. Realizzare un intervento per una spesa quasi tripla rispetto al finanziamento erogato è stata una follia, di cui sono responsabili tutti coloro che l'hanno sostenuta. Molto più a livello politico che burocratico, indubbiamente. La giunta intera si dovrebbe dimettere. Salvo, in extremis, a ritornare alla mia proposta della scuola Don Bosco dove il teatro si sarebbe già potuto realizzare, lasciando nel sito anche le scuole, con un progetto che gli uffici tecnici comunali avevano già predisposto. Senza il costo del terreno, e con una struttura in parte già utilizzabile, a quest'ora l'opera avrebbe potuto prendere forma. Ma solo i grandi uomini hanno il coraggio di riconoscere i propri errori. I mediocri continuano imperterriti sulla loro strada. Ma non dimentico neppure Vibo Marina. Se ne sta chiedendo l'autonomia, e le firme dei cittadini si sprecano. Eppure quanto più utile sarebbe stato lottare per trasferire sul Mesima i depositi costieri, garantendo una potenzialità di sviluppo che nessun nuovo piccolo comune potrà mai consentire! A questo proposito assurdo appare anche il bando del Commissario per l'emergenza ambientale, di delocalizzare le aziende di Vibo Marina nell'area di Porto Salvo piuttosto che nella realizzanda area industriale del Mesima. Una galleria tra Porto Salvo la vallata sotto Piscopio avrebbe garantito la continuità territoriale tra le marinate e l'area industriale, lasciando il territorio costiero libero per insediamenti alberghieri, centro congressi, piste ciclabili e zone verdi, magari per un campo da golf ed un centro ippico, che, in uno con il recupero del castello di Bivona e dell'area archeologica dove si trovano interrati il porto di Agatocle e l'emporium romano, ed il porto, da specializzare nel settore della nautica da diporto e nei servizi di rimessaggio, avrebbero potuto fare di Vibo Marina la Montecarlo d'Italia. E' da anni che lo scrivo. Ci fosse in questa città di pseudo intellettuali, di cittadini fantasma, di politici di razza … canina, qualcuno in grado di sostenere l'idea. Che delusione. Manca il coraggio delle scelte, la capacità di intervenire, di intravedere un futuro diverso dal degrado attuale. Manca finanche la capacità di sognare.
di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 21/11/2008
Ma cosa scrivo a fare? Mi domando. In una realtà in cui il tempo trascorre invano senza che alcun cambiamento si possa percepire. Dove non c'è destra o sinistra che tenga. Giunta tecnica o politica in grado di dare una scossa all'esistente. Dove non esistono uomini di partito o della società civile capaci di sostenere non foss'altro che la semplice speranza. E mi domando ancora, come sia possibile che di tante cose mi accorga solo io. Vivo forse circondato da morti? E valga il vero. Sono stati da poco completati i lavori del nuovo e grande parco urbano a Moderata Durant. Ma rimane ancora chiuso mentre la gente fa footing per strada ed i bambini non trovano un posto dove scorazzare tranquilli. Mancano i soldi per la strada di accesso. Eppure non più di un anno fa si sono asfaltate strade in buono stato, distrutti e ripavimentati marciapiedi in condizioni discrete. E poi, non era forse prevedibile che ci dovesse essere pure la strada? O bisognava aspettare la fine dei lavori (consegnati con oltre un anno di ritardo) per accorgersi che qualcosa mancava? Ahimè, analoga svista ha riguardato il nuovo palazzetto dello sport nei pressi della piscina. E' finito a completato da tempo. Ma non c'è la strada di accesso. Eppure a due passi corre la statale 18, a non più di duecento metri di distanza. Ma forse quel terreno non si può toccare. Sarà di un mafioso, di un massone, di un politico, di un grosso imprenditore? Certo, non è di un povero Cristo, perché diversamente sarebbe stato già espropriato. Sul teatro ci sarebbe solo da piangere. Né la colpa può essere attribuita al solo assessore Iannello. Realizzare un intervento per una spesa quasi tripla rispetto al finanziamento erogato è stata una follia, di cui sono responsabili tutti coloro che l'hanno sostenuta. Molto più a livello politico che burocratico, indubbiamente. La giunta intera si dovrebbe dimettere. Salvo, in extremis, a ritornare alla mia proposta della scuola Don Bosco dove il teatro si sarebbe già potuto realizzare, lasciando nel sito anche le scuole, con un progetto che gli uffici tecnici comunali avevano già predisposto. Senza il costo del terreno, e con una struttura in parte già utilizzabile, a quest'ora l'opera avrebbe potuto prendere forma. Ma solo i grandi uomini hanno il coraggio di riconoscere i propri errori. I mediocri continuano imperterriti sulla loro strada. Ma non dimentico neppure Vibo Marina. Se ne sta chiedendo l'autonomia, e le firme dei cittadini si sprecano. Eppure quanto più utile sarebbe stato lottare per trasferire sul Mesima i depositi costieri, garantendo una potenzialità di sviluppo che nessun nuovo piccolo comune potrà mai consentire! A questo proposito assurdo appare anche il bando del Commissario per l'emergenza ambientale, di delocalizzare le aziende di Vibo Marina nell'area di Porto Salvo piuttosto che nella realizzanda area industriale del Mesima. Una galleria tra Porto Salvo la vallata sotto Piscopio avrebbe garantito la continuità territoriale tra le marinate e l'area industriale, lasciando il territorio costiero libero per insediamenti alberghieri, centro congressi, piste ciclabili e zone verdi, magari per un campo da golf ed un centro ippico, che, in uno con il recupero del castello di Bivona e dell'area archeologica dove si trovano interrati il porto di Agatocle e l'emporium romano, ed il porto, da specializzare nel settore della nautica da diporto e nei servizi di rimessaggio, avrebbero potuto fare di Vibo Marina la Montecarlo d'Italia. E' da anni che lo scrivo. Ci fosse in questa città di pseudo intellettuali, di cittadini fantasma, di politici di razza … canina, qualcuno in grado di sostenere l'idea. Che delusione. Manca il coraggio delle scelte, la capacità di intervenire, di intravedere un futuro diverso dal degrado attuale. Manca finanche la capacità di sognare.
di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 21/11/2008
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sabato 6 settembre 2008
Quando il nuovo teatro comunale diventa davvero una farsa e nient’altro
SENTO ancora lo scroscio degli applausi. La gente in piedi (come mai accaduto in questa “nobile” città). E tanti bis che si levano dalla platea tra gli spettatori entusiasti. Ecco gli attori di nuovo sul palco, e poi dietro le quinte ed ancora fuori, con un lancio di fiori che quasi li sommerge. Ne scorgo i visi da lontano. Mi sembra quasi di conoscerli. Possibile? Mi domando. Tra i loro volti infatti ed incredibilmente noto il sindaco, gli assessori, consiglieri e tecnici comunali. Col sorriso sulle labbra per il successo inaspettato. Mai tanti consensi avevano avuto nel corso della loro esperienza politica ed amministrativa. Come attori, invece … Lo spettacolo, tratto da un racconto di fantasia, dal titolo “ Il nuovo teatro a Vibo Valentia”. Che magnifica trama. Tutto nasce dalla strampalata idea di un personaggio, senatore della Repubblica (Franco Bevilacqua, ndr), di realizzare un teatro a Vibo, come esiste nelle altre città calabresi, in ricordo dell'antica struttura demolita per volere dei politici di un tempo. Chi è? Mi domanda la dolce biondina dagli occhi verdi che mi accompagna. Quello lungo lungo con la camicia nera, le sussurro all'orecchio. Dodici miliardi di vecchie lire, era riuscito amandare, le spiego ancora. Ma sai cosa hanno fatto? Continuo ancora a spiegarle. Hanno progettato un'opera che costa tra volte di più. E vedi come la gente ride, le dico ancora guardandola negli occhi. Questi sì che sono bravi attori. Di una comicità inaudita. Ma lo spettacolo continua. Ecco in scena i proprietari del terreno da espropriare. Si rivolgono al Tar per chiedere, in via cautelare, la sospensione dell'opera. Ma i giudici respingono la loro istanza. Ed ecco il colpo di scena. L'opera non prende avvio ma si aspetta il nuovo ricorso. Un brivido, percorre la platea. Che suspence! Davanti a me uno spettatore, si alza in piedi, e grida. Bravi ! Bravi ! Poi, scoppia a ridere, si piega quasi in due. Solo il brusio della folla lo riesce poco dopo a zittire. Ecco il secondo atto. La scena si sposta a Roma. Siamo al Consiglio di Stato. La partita è difficile. Ma anche qui il Comune vince. Evviva, grida un anziano dai palchi. Ma il cantiere non si apre. Tutto è ancora fermo. Due cause vinte, senza utilità alcuna. La sospensiva negata dai giudici amministrativi viene gratuitamente concessa dagli amministratori in scena. Buu, buu, gridano dalla platea e dai palchi. E che vi siete difesi a fare? Protesta qualcuno. Per dare i soldi agli avvocati? Poi, quello davanti a me, riprende ancora a ridere. Stupidi! E' una farsa. E tutti a ridere di cuore. Si intristisce il viso della mia dolce biondina. Non lo faranno il teatro? Mi domanda. C'è una sola sola possibilità. Le rispondo. Accordarsi con i proprietari dell'area. Vedi quello lì, le dico. Quella persona bassina, con pochi capelli e gli occhialini. E' il loro avvocato. Nel mentre attenderanno la sentenza del Tar e del Consiglio di Stato, poiché non riusciranno ad avere in tempo i finanziamenti aggiuntivi, gli farà revocare il finanziamento. Ma non ti preoccupare, la tranquillizzo. Il teatro ce lo andremo a vedere altrove. Lo spettacolo finisce e la gente, in piedi, applaude. Ridono felici gli attori. Ridono per gioiama in realtà di loro stessi.
di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 06/09/2008
di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 06/09/2008
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domenica 29 giugno 2008
Tutti sopra i tetti in cerca di una occupazione
E' LA nuova modalità per le assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, da precedere tuttavia dall'occupazione di sale consiliari e di giunta, senza che le forze dell'ordine intervengano per ristabilire ordine e legalità, mentre i sindacalisti discutono, contattano, perorano le cause dei loro assistiti a cui molto spesso sono legati da stretti o larghi vincoli di parentela od affinità, o di simpatia od affetto, magari anche extraconiugale. Se si occupa il Comune capoluogo si viene assunti all'Azienda sanitaria provinciale, mentre per l'assunzione in Provincia l'occupazione deve riguardare necessariamente la sede dell'Ente di contrada Bitonto ed il tetto da cui fare finta di buttarsi di sotto deve essere rigorosamente quello dello stesso palazzo, magari con ombrellone e sedia sdraio per godersi un po' di sole. Certo, ci deve essere prima l'amicizia col sindacalista o col politico, di destra o di sinistra poco importa, per qualche contratto a progetto, meglio se Co.co.co. Che poi la legge non preveda alcuna assunzione o l'organico dell'Ente sia già stracolmo di nullafacenti, poco importa. Le leggi si interpretano per gli amici e si applicano invece per tutti gli altri, senza che alcuno venga mai arrestato. Nessuno Per i poveri cristi ogni strada è invece chiusa. Nessuna speranza di essere assunti hanno, per esempio, coloro i quali hanno già superato un concorso bandito anni or sono. Delle carte di quelle prove sindacalisti e politici si sono serviti, infatti, per pulirsi la più "nobile" parte del corpo. E poi, diciamolo, quelli sui tetti sono dei disperati. Poverini. Hanno lavorato di proroga in proroga per anni, mandando avanti l'Ente spesso seduti sui gradini del palazzo, o stipati anche dieci in una stanza. Suvvia, un po' di pietà. Ma chi pensa, invece, a coloro che non hanno lavorato mai o a quei tanti che hanno lavorato e lavorano a tempo parziale per aziende private, ma in realtà a tempo pieno, per poche centinaia di euro al mese, pur sempre precari e con alle spalle una famiglia da mantenere. O che sono alla disperata ricerca di un posto qualsiasi, quasi sempre sfruttati, spesso rapidamente licenziati. O nei centri commerciali, o sui cantieri edili o in campagna. Ne conosco uno io. Fa il carpentiere quando trova lavoro, diversamente aiuta il padre a gestire il gregge in campagna. L'altro giorno tosava le pecore. Ha 25 anni e sta per sposarsi. La sua dignità non è minore dei tanti raccomandati di Stato. Anzi un esempio di cui la sinistra di un tempo avrebbe fatto tesoro. Un mio cliente, invece, dopo tre anni di carcere, è tornato in libertà. Ha moglie e tre figli da mantenere. E nessuna prospettiva per il futuro. Cosa hanno di meno di quei tanti sindacalizzati? E chi ha il padre in carcere o genitori anziani e malati. Chi ha studiato e può vantare lodi e master postuniversitari ? E' una autentica indecenza, una assurda vergogna che deve indignare tutti quanti, ma nello stesso tempo e finalmente spingere ad una decisa reazione. Contro i sindacati, contro la politica, contro l'illecito che diventa regola, nella omertà davvero mafiosa di chi dovrebbe far rispettare le regole. E dunque tutti sui tetti. Il diritto alla giustizia sociale si conquista anche con questo. Siano decine, centinaia a pretendere il loro sacrosanto diritto al lavoro. Sui tetti del potere. Per se stessi, per i loro figli, per i sacrifici sopportati nello studio. Io sarò con loro, sui tetti, per lottare per la dignità e la giustizia, per l'uguaglianza di tutti.
di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 29/06/2008
di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 29/06/2008
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