L'intervento
Ma cosa scrivo a fare? Mi domando. In una realtà in cui il tempo trascorre invano senza che alcun cambiamento si possa percepire. Dove non c'è destra o sinistra che tenga. Giunta tecnica o politica in grado di dare una scossa all'esistente. Dove non esistono uomini di partito o della società civile capaci di sostenere non foss'altro che la semplice speranza. E mi domando ancora, come sia possibile che di tante cose mi accorga solo io. Vivo forse circondato da morti? E valga il vero. Sono stati da poco completati i lavori del nuovo e grande parco urbano a Moderata Durant. Ma rimane ancora chiuso mentre la gente fa footing per strada ed i bambini non trovano un posto dove scorazzare tranquilli. Mancano i soldi per la strada di accesso. Eppure non più di un anno fa si sono asfaltate strade in buono stato, distrutti e ripavimentati marciapiedi in condizioni discrete. E poi, non era forse prevedibile che ci dovesse essere pure la strada? O bisognava aspettare la fine dei lavori (consegnati con oltre un anno di ritardo) per accorgersi che qualcosa mancava? Ahimè, analoga svista ha riguardato il nuovo palazzetto dello sport nei pressi della piscina. E' finito a completato da tempo. Ma non c'è la strada di accesso. Eppure a due passi corre la statale 18, a non più di duecento metri di distanza. Ma forse quel terreno non si può toccare. Sarà di un mafioso, di un massone, di un politico, di un grosso imprenditore? Certo, non è di un povero Cristo, perché diversamente sarebbe stato già espropriato. Sul teatro ci sarebbe solo da piangere. Né la colpa può essere attribuita al solo assessore Iannello. Realizzare un intervento per una spesa quasi tripla rispetto al finanziamento erogato è stata una follia, di cui sono responsabili tutti coloro che l'hanno sostenuta. Molto più a livello politico che burocratico, indubbiamente. La giunta intera si dovrebbe dimettere. Salvo, in extremis, a ritornare alla mia proposta della scuola Don Bosco dove il teatro si sarebbe già potuto realizzare, lasciando nel sito anche le scuole, con un progetto che gli uffici tecnici comunali avevano già predisposto. Senza il costo del terreno, e con una struttura in parte già utilizzabile, a quest'ora l'opera avrebbe potuto prendere forma. Ma solo i grandi uomini hanno il coraggio di riconoscere i propri errori. I mediocri continuano imperterriti sulla loro strada. Ma non dimentico neppure Vibo Marina. Se ne sta chiedendo l'autonomia, e le firme dei cittadini si sprecano. Eppure quanto più utile sarebbe stato lottare per trasferire sul Mesima i depositi costieri, garantendo una potenzialità di sviluppo che nessun nuovo piccolo comune potrà mai consentire! A questo proposito assurdo appare anche il bando del Commissario per l'emergenza ambientale, di delocalizzare le aziende di Vibo Marina nell'area di Porto Salvo piuttosto che nella realizzanda area industriale del Mesima. Una galleria tra Porto Salvo la vallata sotto Piscopio avrebbe garantito la continuità territoriale tra le marinate e l'area industriale, lasciando il territorio costiero libero per insediamenti alberghieri, centro congressi, piste ciclabili e zone verdi, magari per un campo da golf ed un centro ippico, che, in uno con il recupero del castello di Bivona e dell'area archeologica dove si trovano interrati il porto di Agatocle e l'emporium romano, ed il porto, da specializzare nel settore della nautica da diporto e nei servizi di rimessaggio, avrebbero potuto fare di Vibo Marina la Montecarlo d'Italia. E' da anni che lo scrivo. Ci fosse in questa città di pseudo intellettuali, di cittadini fantasma, di politici di razza … canina, qualcuno in grado di sostenere l'idea. Che delusione. Manca il coraggio delle scelte, la capacità di intervenire, di intravedere un futuro diverso dal degrado attuale. Manca finanche la capacità di sognare.
di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 21/11/2008
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