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domenica 12 dicembre 2010

Quella strana concomitanza

Ambiente e territorio. Peris (Prc): «C'è un nesso tra il caso cdr e l'emergenza rifiuti?»

Sono tempi di emergenze, questi. E su tutte svetta quella relativa ai rifiuti, tangibile, concreta e maleodorante. A Vibo Valentia la discussione è sempre più calda. Accanto ai sacchetti di immondizia che abbondano ai lati delle strade, da settimane si discute anche dell'utilizzo del combustibile derivato da rifiuti (cdr) all'interno degli stabilimenti dell'Italce-menti. Due discorsi fortemente intrecciati. Sui quali esprime una considerazione netta Enzo Peris, del circolo Spartacus di Ri fondazione comunista. «Una recente ricerca scientifica condotta a Manchester ha chiarito come l'immissione in atmosfera di sostanze bruciate sia altamente nociva. Già questo dato - afferma - dovrebbe far riflettere chi ancora pensa di utilizzare il cdr a Vibo Marina». L'indice viene puntato sia sulle amministrazioni locali che su qualche sindacato: «E' bizzarro - prosegue Peris - sentir dire che con il cdr il cementificio possa acquistare competitività e nuova occupazione. L'uso di un combustibile meno caro può solo far aumentare i profitti di un'azienda, mai l'occupazione. Un sindacato che sia tale queste cose le sa». Inoltre, secondo l'esponente del Prc, «un sindacato che si rispetti e abbia a cuore le lavoratrici e i lavoratori pensa non solo, giustamente, all'occupazione (e non è questo il caso), ma pure alla loro salute. In passato, la superficialità, la non conoscenza del sindacato degli effetti delle lavorazioni, la fiducia bonaria nelle assicurazioni padronali (se non la cosciente complicità), hanno portato a grandi tragedie per le maestranze e gli abitanti dei luoghi: qualcuno ricorda il caso eternit?». Ma c'è un dubbio, in particolare, sollevato da Peris: « La cosa che più mi fa pensare - dice - è la concomitanza della diatriba a cui da tempo stiamo assistendo, con l'esplosione dell'emergenza rifiuti nella nostra provincia. La cosa è molto sospetta per non pensare che l'emergenza, come è successo in Campania, è stata pian piano "programmata" ad arte per far passare interessi che nulla hanno a che vedere con chi vive in questo territorio, con lo sviluppo dei suoi prodotti di eccellenza e con il turismo». Dalla grave emergenza ambientale, quindi, se ne esce in un modo solo: « Da anni il nostro partito assieme alle associazioni del territorio solleva il problema e incita le amministrazioni locali all'unica soluzione che possa evitare la devastazione del territorio: andare veloci verso la raccolta differenziata spinta. Lo fanno città metropolitane, perché non si può fare nelle nostre cittadine?».

di Giuseppe Mazzeo
da "Calabria Ora" del 12/12/2010

sabato 11 dicembre 2010

«Tentacoli del potere, ovunque»

L'intervento.

I tentacoli del potere che gli uomini del Pdl stanno esercitando sul territorio di Vibo Valentia si allungano su ogni ambito della vita politica e amministrativa della città stritolando chiunque si frapponga o tenti di ostacolarne il percorso. Occupazione di postazione di potere o moniti a dare segnali di discontinuità con il passato, che vengono puntualmente portati a conoscenza dell'opinione pubblica senza mezzi termini, senza ritrosia e senza vergogna. Come se fosse normale la politica del feudalesimo portata avanti al Comune capoluogo o fosse oggi accettabile, dopo averlo avversato, invocare all'Asp un commissariamento per infiltrazioni mafiose perché "vengono confermati vecchi equilibri". All'Asp è davvero incredibile lo spettacolo al quale i cittadini giorno dopo giorno sono costretti ad assistere nella ricerca spasmodica dell'affermazione di proprie postazioni di potere. Le affermazioni del consigliere Salerno di recente riportate dalla stampa sono di una portata tale da far raggelare il sangue nelle vene. Se ho letto bene le dichiarazioni rilasciate, il consigliere afferma che «la verifica delle autorità preposte per l'accertamento di eventuali infiltrazioni mafiose poteva e doveva essere di monito per un rinnovamento radicale» prosegue affermando che oggi si assiste «alla conferma dei vecchi equilibri» e che pertanto «il commissariamento» evidentemente per mafia, «potrebbe considerarsi inevitabile». In quale chiave vanno lette queste dichiarazioni? Cosa significa «conferma dei vecchi equilibri»? Ancora oggi c'è il pericolo di infiltrazioni mafiose all'Asp? Sono accuse fondate su dati di fatto acquisiti o sono messaggi appartenenti "soltanto" a una guerra di potere?
Nondimeno al Comune della città capoluogo di provincia. Il sindaco, sin dal suo insediamento, ha avuto chiara la politica della scacchiera con il preciso obiettivo, centrato in pieno, di far conseguire determinare poltrone ad altrettante determinate persone. E così subito dopo il suo insediamento abbiamo assistito alle dimissioni del consigliere Modafferi il cui figlio è andato ad occupare il posto di assessore, liberando contemporaneamente il posto al consigliere Giulio Capria, nipote del sindaco. Oggi, anzi al prossimo consiglio comunale, si dimetterà il consigliere Manfrida il cui figlio è già stato nominato assessore che libererà il posto alla consigliera Maddalena Basile. Nulla, davvero nulla di personale contro le persone nominate, tutte degne. Certamente non ci sarà nulla che possa alimentare o giustificare sospetti di sorta, e tuttavia non si può tacere di fronte a questo strano modo di intendere la politica per il bene della città, di mortificare tutte le altre energie ed intelligenze che ben potrebbero contribuire per una Vibo migliore, non si può tacere se si pensa alle roboanti dichiarazioni di attenzione per la comunità di Vibo Marina che finora di "attenzione" ha avuto riservata solo quella del cdr. Né c'era bisogno di aggravare le casse comunali con la nomina di un undicesimo assessore se si pensa che quasi sicuramente ai dipendenti comunali verrà pagata solo la tredicesima e non anche lo stipendio del corrente mese, non saranno pagate le fatture delle imprese, non saranno pagate le ditte che erogano servizi in favore del Comune, non saranno pagati i professionisti, perché le casse comunali sono vuote. La preoccupazione per le finanze al Comune si tocca con mano ed è a rischio anche la possibilità che la tesoreria conceda una anticipazione di cassa che, per l'ipotesi positiva, non sarà gratuita ma anzi foriera di gravosi oneri. Naturalmente sulle spalle dei cittadini. Forse la politica della scacchiera avrebbe potuto aspettare.

di Maria Limardo (Futuro e Libertò per l'Italia)
da "Calabria Ora" del 11/12/2010

venerdì 27 febbraio 2009

Vasche ittiche: Mazza "avverte" Sammarco

IL CASO

«Sono passati quasi quattro anni dall’insediamento della sua amministrazione e, nonostante fin dal primo momento, in tutte le forme e le maniere, le è stato chiesto di affrontare, come si dovrebbe, il problema delle vasche di itticultura presenti nel tratto di mare antistante Trainiti- Portosalvo, nulla di quanto richiestole è stato fatto e il problema è stato colpevolmente fatto scivolare nel dimenticatoio da lei e da tutta la sua amministrazione, in particolare, dall’Assessore al ramo». Ad alzare la voce e a minacciare apposita denuncia all’autorità giudiziaria non è un consigliere di opposizione, ma di maggioranza, Manlio Mazza (Pd), che intima il sindaco Franco Sammarco di non tergiversare oltre sul problema: «Tralasciando per un momento i problemi di inquinamento, che pure vi sono e sono provocati dalle predette vasche - scrive Mazza -, a detta di tutti le stesse sono prive di qualsiasi autorizzazione così come da nessuno è esercitato il controllo sulle stesse. Non esistono per l’assessore regionale all’Ambiente che cura e combatte soltanto l’inquinamento atmosferico, così come non esistono per la Capitaneria di Porto, molto solerte magari a multare e sanzionare qualche piccolo pescatore che arrotonda la giornata utilizzando, per la pesca stessa, metodi proibiti, ma non si accorge degli enormi gabbioni esistenti in mare in gran numero; numero che si assottiglia, soltanto, quando qualche vasca si stacca e si riversa sulla battigia con tutto il suo carico inquinante». Quindi, avverte Mazza: «Questo è l’estremo tentativo che si fa per costringerla ad affrontare il problema... La prossima mossa, ove nulla dovesse accadere sarà il rivolgersi, direttamente, all’autorità giudiziaria».

da "Calabria Ora" del 27/02/2009

giovedì 19 febbraio 2009

Dirigenti "intoccabili". A giudizio Bruni e Bono.

Provincia di Vibo, processo per ex presidente e funzionario.

Il gup Lucia Monaco, accogliendo la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, ha disposto ieri il rinvio a giudizio dell’ex presidente della Provincia Gaetano Ottavio Bruni e dell’ex dirigente agli Affari generali Ottavio Bono, imputati per abuso d’ufficio in concorso nell’ambito di un procedimento penale istruito dal pm Enrica Medori. Il processo a loro carico si aprirà il prossimo 21 aprile. A Bruni e Bono si imputa di aver procurato «intenzionalmente », a due dirigenti dell’ente assunti a tempo determinato - Armanda De Sossi e Antonio Vinci -, un «indebito vantaggio patrimoniale costituito dall’aver mantenuto senza titolo per diversi anni in disponibilità i posti di ruolo categoria D3 non consentendone la vacanza e quindi l’assegnazione a terzi mediante pubblico concorso». Ciò sarebbe stato possibile attraverso un singolare valzer di collocazioni in aspettativa e dimissioni. Il “trucco” è riassunto nella contestazione prodotta dal pm Enrica Medori, ieri in udienza preliminare sostituita dal collega Francesco Rotondo. Bruni e Bono, avrebbero collocato in «aspettativa senza assegni» la dirigente Armanda De Sossi, funzionario contabile, con determina 175/99 e, contestualmente, avrebbero nominato la stessa dirigente per «il quinquennio 1999- 2004 (fino al 31.08.04)». Quindi, in «aperto contrasto con il divieto di cumulo degli incarichi», con determina numero 82 dell’1 settembre 2004, Bruni e Bono «rimettevano la predetta De Sossi in posto di ruolo categoria D3 dopo cinque anni, qualificando la richiesta di aspettativa del 1999 quale istanza di dimissioni», in contrasto quindi con le norme che regolamentano la «riammissione in servizio a seguito di dimissioni ». Ma due settimane dopo, il presidente della Provincia e il dirigente agli Affari generali avrebbero accettato nuove dimissioni della stessa dirigente De Sossi per «consentirle nuovamente, a far data dal 16.09.2007, di stipulare un nuovo contratto di lavoro a tempo determinato con funzione dirigenziale». Inoltre avrebbero proceduto a «riammetterla in servizio in data 4.11.05 nell’organico di categoria D3 con contestuale revoca delle dimissioni precedentemente assegnate, per poi investire nuovamente la predetta di ulteriore incarico dirigenziale in atto fino al 31.12.06». In pratica un complesso escamotage per cristallizzare a tempo “indeterminato” una posizione dirigenziale solo sulla carta a tempo “determinato”. Lo stesso sistema sarebbe stato adottato in relazione alla posizione di un altro funzionario, Antonio Vinci. Bruni e Bono, infatti, avrebbero «autorizzato - è scritto nella contestazione - in data 30.01.02 il trasferimento in mobilità del dr. Vinci Antonio dal Consorzio di bonifica integrale al settore Affari generali della Provincia». Poi, «dovendo assegnare un posto da funzionario cat. D3», gli imputati «accettavano le dimissioni presentate in data 31.01.02 dallo stesso Vinci dal posto di ruolo cat. D cui era stato ammesso il giorno prima per conferirgli a far data dall’1.02.02 un incarico dirigenziale a tempo determinato », cui seguiva a distanza di circa due anni ed in contrasto con la norma, la «revoca delle dimissioni presentate nel 2002 e la riammissione in servizio con determina n.81 dell’1.09.04 nel posto di ruolo categoria D3, per poi procedere nuovamente ad accettazione delle dimissioni in data 15.09.04 e successivo conferimento incarico dirigenziale a partire dal 16.09.04 e fino al 31.12.06». L’inchiesta del pm Medori ha avuto inizio dopo una denuncia presentata dal dipendente della Provincia di Vibo Gianluca Contartese l’1 agosto del 2006. Dello stesso dipendente, assistito dall’avvocato Rita Parentela, è stata ammessa la costituzione di parte civile già in sede di udienza preliminare. L’ex presidente Bruni e l’ex dirigente Bono sono difesi dall’avvocato Aldo Assisi. Come parte offesa è stata individuata l’amministrazione provinciale nella persona del nuovo presidente Francesco De Nisi, che al momento, però, non ha presentato istanza di costituzione di parte civile.

di Pietro Comito
da "Calabria Ora" del 19/02/2009

Tassi (Sd): «I concorsi? Un optional»

LA DENUNCIA

«La Corte costituzionale ha più volte affermato che il concorso resta la regola per l’accesso all’impiego nelle amministrazioni pubbliche, ancor più quando si tratta di dirigenti, da rispettare per assicurare imparzialità ed efficienza». Lo ricorda, agli amministratori dalla memoria corta, il segretario provinciale della Sinistra democratica Pino Tassi, il quale sottolinea come «la legge Bassanini ha voluto la separazione netta tra le cariche pubbliche e l’apparato dirigenziale per non avere dirigenti asserviti alla politica». Fatte queste premesse, Tassi si chiede «come mai il sindaco di Vibo Valentia e il presidente della Provincia non sembrano, ad oggi, essere minimamente interessati a rispettare le regole generali, incuranti persino delle innumerevoli sentenze di Tar, Consiglio di stato, Corte costituzionale». E ancora: «Un buon sindaco e un buon presidente della Provincia, se avessero a cuore gli interessi generali, dovrebbero essere lieti di avere nella propria amministrazione un apparato burocratico stabile ed indipendente, non precario e sottoposto a condizionamenti. E invece continuano a scegliere i dirigenti delle proprie amministrazioni attraverso chiamate dirette o attraverso avvisi che sembrano costruiti su misura e che fanno nascere sospetti di scelte di natura politica e amicale, ricorrendo sempre ad un inesistente stato di necessità e di urgenza, che è l’unico motivo che consente la deroga dal pubblico concorso». Rileva inoltre: «Eppure il sindaco di Vibo più volte, in questi anni, ha dichiarato alla stampa e in televisione che era necessario fare i concorsi pubblici. E allora delle due l’una: o il sindaco vuole davvero i concorsi pubblici e allora li faccia, o sta prendendo in giro la collettività, di cui tra l’altro sta spendendo i soldi, in quanto non solo non attua le sentenze per come avrebbe il dovere di fare , ma ha la “felice” idea di appellarsi ogni volta al Consiglio di Stato, compiendo scelte fortemente onerose per la collettività, probabilmente arrecando anche un danno erariale all’Ente pubblico e avvantaggiando solo le parcelle degli avvocati». Quanto al presidente De Nisi, invece, «tace e non risponde alle domande poste dai partiti della sinistra alimentando in questo modo dubbi e illazioni. Presidente, ci vuole informare sui criteri adottati per le ultime scelte dei dirigenti? Ci vuole dire in che tempi pensa di realizzare i concorsi pubblici? Dobbiamo attendere qualche altra sentenza del Tar o del Consiglio di stato per operare in questa direzione?». Quindi conclude: «L’amministrazione pubblica dovrebbe essere una casa di vetro per dare alle nostre amministrazioni pubbliche le migliori energie e le migliori professionalità, al fine di migliorare il funzionamento dell’apparato pubblico e quindi tutto il territorio. Invece niente di tutto questo…».

da "Calabria Ora" del 19/02/2009

domenica 23 novembre 2008

Angela Napoli ha lasciato AN

La comunicazione sul suo blog: «Considerata indegna di un incarico»

Papale papale come usa fare nei comunicati con cui inonda redazioni e agenzie. Eppure “pudica” nel veicolare la notizia. Scrive infatti Angela Napoli (ma solo sul suo blog, sorta didiario internet): «Alleanza nazionale non mi ha considerata degna né di un posto di governo,tantomeno di incarico in qualche commissione, permanenteo bicamerale», Antimafia in primis. Niente poltrone niente tessera: viva la chiarezza. La deputata di centrodestra, ex An a questo punto, si sfoga ma solo sul web, quasi in nome di una residua forma di rispetto per il Partito onorato con la maiuscola, e mantiene la notizia“bassa”, come si dice nei giornali. E’ una confessione sottovoce: “Considerazionipersonali” s’intitola. «Da oggi ho deciso di fare la “separata incasa”. Restituirò a Roma la tessera e rimarrò nel gruppo parlamentare Pdl della Camera da indipendente. Darò il supporto ai lavori parlamentari valutando personalmente il voto caso per caso e continuerò, con maggiore tenacia, le battaglie contro la criminalità organizzata». E dopo il congresso si vedrà. «Senza il mio voto». Sceglie il profilo basso per diffusione, sì, ma i toni sono alti: «In politica non pagano serietà,impegno, militanza e passione. O ci si comporta da “cavalier serventi”, abbassando la testa sempre e comunque, anche quando si è consapevoli di non fare l’interesse dei cittadini, o si viene isolati. Forse – ha scritto martedì scorso la Napoli tra un comunicato sui rifiuti e uno sulla sanità – avrei dovuto aspettarmelo, ma ho sperato che nei vertici di An prevalesse quella “meritocrazia” tanto sbandierata nelle piazze e in televisione, durante l’ultima campagna elettorale. Ritenevo che essere risultata prima parlamentare per attività svolta nella scorsa legislatura, aver mantenuto tale primato nei primi mesi della corrente legislatura, aver fatto il mio dovere cercando di portare alto il vessillo della Calabria, aver fatto prevalere l’appartenenza politica e, soprattutto, aver rischiato e continuare a rischiare la vita, avrebbe giustificato qualche premio». Poi critica persino la legge elettorale figlia del suo stesso schieramento (nel quale, si badi bene, continuerà a militare): «So bene che qualcuno potrebbe ritenere la mia lamentela del tutto ingiustificata, vista la mia“nomina” a deputato nazionale per la quinta volta, ma so altrettanto bene che tanti non avrebbero potuto parlare se la mia fosse stata “elezione” e se, quindi, gli elettori mi avessero scelta». E dunque: «Perché sono stati dati incarichi a chi è stato “nominato” per la primavolta e a chi non ha acquisito alcun merito sul “campo”? Perché, pur avendo il riconoscimento dei cittadini onesti della mia Calabria, i vertici di Alleanza nazionale mi dicono che nessuno dei colleghi calabresi voleva che io diventassi componente della nuova Commissione parlamentare Antimafia?». Continua la pasionaria– impegnata oggiin un giretto bipartisan sui cantieriA3 a rischio intimidazioni (vedi pagina 8) – che le sue colpe sarebbero «non aver mai tentatodi danneggiare il mio Partito, aver osato fare “opposizione” degna di tale nome, non aver fatto mai gli interessi personali». Il tono si fa infine mesto (attenzione alle maiuscole): «Oggi si è infranto definitivamente il mio credo politico, non mi sento più parte integrante di quel Partito che è sempre stato nel mio cuore, che ha saputo darmi i Padri politici, con il quale ho condiviso gioie e dolori. Poiché non mi considero stupida, tantomeno ingrata, oggi non riesco e non posso più considerarmi parte integrante della grande famiglia di un Partito che non tiene in alcun conto la mia dedizione e la mia serietà». Separata in casa, dunque: anche a destra si può.

da "Calabria Ora" del 21/11/2008

venerdì 21 novembre 2008

I «Semi di cultura viva» di Floriani e Mirabello

Presentate le iniziative promosse dalla Provincia e dal Sbv

«Due iniziative cariche di idee capaci di lasciare fermenti vivi di cultura sul territorio, perché essa possa uscire dagli ambiti specifici e ristretti in cui spesso rimanere relegata, diventando una concreta occasione di confronto e di crescita per tutti i cittadini, e non solo per gli “addetti a lavori”». Di cosa si tratta? Della seconda edizione delle “Conversazioni del venerdì” e della quinta “Settimana delle biblioteche”, che ieri mattina sono state presentate nell’auditorium del Sistema bibliotecario vibonese dall’assessore provinciale alla Cultura Michele Mirabello e dal direttore Gilberto Floriani. Due «programmi importanti e di alta valenza culturale» che, dalle 18 di questa sera, animeranno l'auditorium del centro culturale vibonese. Inizio alle 18 per gli otto incontri con cadenza mensile in programma per le “Conversazioni del venerdì”, nel corso dei quali verranno proposte dai relatori alcune riflessioni sulla condizione femminile, i problemi giovanili e l’importanza del linguaggio, in tutte le sue declinazioni, sia letterarie che artistiche. «Il tutto - hanno assicurato Maria Cecilia Tagliabue ed Enrico Santori, che introdurranno e coordineranno le conversazioni- sarà proposto con un approccio quasi ludico, in un contesto colloquiale che solleciterà il confronto tra gli autori e il pubblico ». Ad inaugurare "Le conversazioni del venerdì" sarà uno dei massimi drammaturghi italiani, Giuseppe Manfridi, autore della commedia Zozòs - che ha spopolato a Londra, e che è stata definita dal Sunday Times la “commedia più divertente mai messa in scena”. Seguirà, il 19 dicembre, l’incontro col direttore dell’Isti tuto di psicodramma e orientamento dinamico Ottavio Rosati, che parlerà dei rapporti tra psicologia, televisione e multimedialità. Il 16 gennaio sarà la volta dell’analista junghiana Magda Di Renzo, che tratterà il tema delle “adolescenze difficili”, mentre il 20 febbraio 2009 Nuccio Ordine, docente di Letteratura italiana all'Unical, relazionerà su “Condizione femminile, amore e tradimento”. Il 20 marzo spazio alla psicologa Elena Liotta, che analizzerà l’identità femminile, mentre il 24 aprile il teologo Vito Mancuso tratterà dell’Anima e del suo destino. A chiudere l'edizione 2008-2009 della manifestazione sarà il trio jazzistico formato da Pasquale Laino, Alessandro Gwis e Andrea Avena, che coinvolgerà i partecipanti all’incontro nell'improvvisazione musicale. Programma differente, ma non meno interessante per la “Settimana delle biblioteche”. Aderendo all’iniziativa proposta dalla Regione Calabria e dedicata quest’anno al tema della lettura, il Sistema bibliotecario, dal 24 al 30 novembre, osserverà l’orario continuato fino alle ore 24 e aprirà le porte al pubblico anche di domenica. Saranno inoltre organizzate una mostra dell’editoria per ragazzi, con oltre 500 volumi, e delle visite guidate per le classi degli istituti scolastici che ne faranno richiesta. La manifestazione sarà arricchita da eventi culturali collaterali, come la presentazione, alla presenza dell'autore, dell'ultimo libro di Carmine Abate, "Gli anni veloci", prevista per sabato 29 novembre e un convegno sul federalismo fiscale - in programma martedì 25 - i cui interventi saranno inframezzati da musica di Claudio Baglioni e Rino Gaetano. Inoltre il 30 novembre, si terrà un concerto per pianoforte e voce che sarà eseguito da Caterina Francese e Francesco Pata, dedicato alle “Donne di Puccini”. E non si esclude che altre iniziative possan essere a breve organizzate. «Il nostro scopo - ha infatti spiegato Floriani - è quello di rendere la città un luogo aperto, senza alcun tipo di barriere e siamo pronti ad accogliere ogni tipo di proposta che qui si voglia realizzare».

di M. F. D. da "Calabria Ora" del 21/11/2008

Soriano: «Il problema non è il solo Antonio Iannello»

Palazzo "Luigi Razza"

Il problema non è Antonio Iannello. O meglio: il problema non è soltanto Antonio Iannello. E’ tutto un complesso di cose, per rubare le parole a Paolo Conte... Qualche meccanismo s’è inceppato nelle dinamiche di giunta; qualche altro, invece, negli ingranaggi della burocrazia. E qualcosa inizia a non andare per il verso giusto anche in consiglio. Michele Soriano, leader dei Riformisti vibonesi, gioca d’anticipo. E prima di conoscere le decisioni che il sindaco Franco Sammarco intende assumere in merito al “riordino” della squadra di governo (scioglierà le riserve proprio oggi) lancia il sasso nello stagno. Lo fa in via ufficiale. Perché, sinora, il suo nome era stato tirato in ballo in riferimento al documento riservato inviato al sindaco attraverso il quale - in sintesi - si chiedeva al primo cittadino una rimodulazione di giunta. Soriano, per farla breve, e per evitare accostamenti «azzardati» o «illazioni» politiche, ha deciso di uscire allo scoperto, e di rappresentare formalmente all’opinione pubblica la posizione della sua componente. «Da qualche giorno - spiega - è in atto all’interno ed all’esterno dell’amministrazione comunale un dibattito sull’attività della giunta che nasce da un malcontento più o meno generale conseguente alla presunta perdita di finanziamento del progettato teatro comunale. In tutto questo dibattito, ciò che emerge evidente è l’assoluta mancanza di un coordinamento del Pd, forte di più della metà dei consiglieri comunali. Si assiste così a prese di posizione di parte di gruppi, compreso quello dei Riformisti cui io appartengo, che chiedono al sindaco le cose più diverse in una confusione che è oggi difficilmente gestibile». Si chiede, Soriano, se non sia il caso di percorrere la via ventilata dall’ex Pdm, ovvero «ricostituire un gruppo autonomo per dare al sindaco e all’amministrazione una stabilità e dei punti di riferimento che oggi non esistono». Un «gruppo autonomo» dal Pd, ovviamente, e non rispetto alla linea della maggioranza di centrosinistra. Ciò che Soriano intende però sottolineare, è che i Riformisti non hanno chiesto la testa di un assessore. «Il problema, per noi, non è il solo assessore Iannello, da tutti ingiustamente identificato come il solo responsabile di una momentanea stasi amministrativa. Ma è ricomporre al più presto un quadro politico ampio che consenta di riprendere, con una giunta rimodulata, una concreta attività amministrativa ». Una giunta «rimodulata », insomma, nel suo insieme. Tradotto: i Riformisti chiedono un nuovo esecutivo. «A noi poco importa se il sindaco cambierà o meno l’assessore ai Lavori pubblici. Importa però cosa l’amministrazione ha in mente di fare sulla situazione del traffico e dei parcheggi, sul Psc, sullo sviluppo del Porto, sulla riqualificazione del Pennello, sui tanti problemi delle frazioni, e non ultimo sulla verifica dell’operato dei dirigenti da cui dipende la qualità dell’amministrazione». Su ciò i Riformisti «pretendono risposte certe e definitive con calendarizzazione degli interventi. Tutte le altre cose sono inutili perdite di tempo. Se il Pd decolla è un bene per tutti; se ciò non avviene, stretto com’è nella morsa di vecchi dirigenti autoreferenziali, il sindaco ha il dovere di porsi come unico interlocutore dei gruppi all’interno del consiglio per trovare una stabilità amministrativa che gli consenta di affrontare i problemi della città in vista della naturale scadenza del 2010».

di P. P. Cam. da "Calabria Ora" del 21/11/2008

venerdì 7 novembre 2008

Limardo: «Il sindaco si assuma le sue responsabilità»

La dirigente di An accusa Sammarco: «Parla di gruppo di Shangai. Sono offese personali»

«Questo sindaco, non pago dei danni economici che giorno dopo giorno arreca alla città, ora passa a spargere offese personali ». E’ un monito severo quello di Maria Limardo, dirigente di Alleanza nazionale, nei confronti del primo cittadino il quale ha etichettato i firmatari della mozione di sfiducia come «il gruppo di Shangai ». Per la Limardo il riferimento al quartiere «è quanto mai offensivo», proprio in virtù del fatto che i vibonesi, fino a pochi anni addietro, questo termine lo utilizzavano per offendere una parte della popolazione che viveva in una delle periferie più degradate della città. Limardo, inoltre, lamenta una presunta delusione da parte dei cittadini i quali «dall’intervento del sindaco in merito al teatro si aspettavano risposte esaurienti, messaggi rassicuranti e parole di speranza sul paventato rischio di perdita del finanziamento per la realizzazione dell’opera». Inoltre, la dirigente di Alleanza nazionale, stigmatizza l’intervento del sindaco, specie nel passo in cui il primo cittadino ipotizza una sorta di «complotto». Al riguardo la Limardo invita Sammarco ha «parlare con chiarezza », citando nomi e circostanze. Quello che per Maria Limardo appare chiaro, invece, è il «maldestro tentativo del sindaco di trasferire l’attenzione dei cittadini sulla “torbida politica”, spostandola dalle sue stringenti responsabilità amministrative e politiche. Giungendo addirittura ad addossare al centrodestra la responsabilità della perdita dei finanziamenti, dimenticando i richiami mossi dall’Autorità di vigilanza e le gravi responsabilità dell’amministrazione comunale».

da "Calabria Ora" del 07/11/2008

sabato 1 novembre 2008

«Sammarco è al capolinea»

Rifondazione comunista sollecita le dimissioni del primo cittadino

Renato Giannini e Antonio Callà, rispettivamente coordinatore provinciale e comunale del Partito della rifondazione comunista, preso atto della «perdita di ogni possibilità per la costruzione del teatro», invitano il sindaco Franco Sammarco ad un atto di coraggio, perchè quanto avvenuto «non offre alibi alcuno a chi della costruzione del teatro comunale ne aveva fatto un caso personale». Rifondazione comunista crede che «di fronte all’ennesimo dato negativo di una discutibile gestione amministrativa, ed in particolare nel settore dei Lavori pubblici, il sindaco Franco Sammarco e l’assessore Antonio Iannello debbano finalmente dimettersi e riconsegnare ai cittadini il destino della città, prima che nuove nefaste catastrofi vengano generate». Per i due esponenti politici, quelle che fino a pochi giorni addietro apparivano come ipotesi, «oggi sono divenute delle certezze». Una conferma, questa, per la quale la «correttezza politica impone l’ammissione delle proprie responsabilità, specie di fronte all’evidenza di un fatto così grave. Evidentemente - proseguono Giannini e Callà - le preoccupazioni del sindaco di improvvisare nuove alleanze, capaci di reiterare quella che ormai è solo l’autoreferenzialità del ruolo che ricopre, lo hanno troppo distratto dalla realtà delle cose e dal compito a lui assegnato dagli elettori: quello di rispondere efficacemente alle istanze dei cittadini, ai bisogni della città, ed essere garante di una coalizione che lo ha sostenuto con convinzione». In conclusione, i due esponenti del Prc ritengono che «la guida di questa città, al buio delle cattive nuove, continua ad essere assolutamente inadeguata per risolvere le esigenze della cittadinanza, racchiusa come è in un’ottica esclusivamente pseudo-politica di rianimazione di se stessa e della sua coorte».

da "Calabria Ora" del 01/11/2008

lunedì 18 agosto 2008

Il Federalismo vero potrà liberare il Sud

L'intervento

Il Federalismo vero, paradossalmente, libererà il Sud dall’arretratezza cui lo Stato unitario centralista lo aveva relegato per favorire il Nord! Più che il Nord, che reagisce per difendere le prerogative economiche del triangolo Padano consolidatesi con lo Stato centralizzato, il federalismo liberatorio della nostra condizione di arretratezza e di marginalità economica lo dobbiamo reclamare a gran voce noi che, in oltre 60 anni di vita Repubblicana, abbiamo assistito impotenti a tutti i fallimentari progetti meridionalisti sperimentati. Altro che paletti e vincoli solidaristici che, nel sentire comune, oggi più che mai evocano politiche assistenziali, clientelismo e sperpero del denaro pubblico per mantenere in vita la rete della neo-borghesia parassitaria nella quale si annidano tutte le consorterie che, specialmente con il nuovo corso politico-amministrativo, nella nostra realtà controllano qualunque forma di governo locale a prescindere del colore politico del vincente di turno. Il problema, dunque, è quello di favorire la costruzione di un Pd in grado di sapersi porre al centro di una nuova politica che sappia fare gli interessi delle regioni meridionali, della Calabria e del territorio vibonese. D’altronde, per come è ormai ridotta la nostra realtà, del recente passato non c’è alcunché da difendere, semmai si deve fare una cesura totale con la cultura su cui s’è sorretta e con gli uomini che l’hanno sostenuta ed interpretata. La crisi d’identità in cui è caduto il nascente Pd può essere superata soltanto con la consapevolezza che un periodo storico, quello che s’era imposto con la rivoluzione industriale, s’è chiuso ormai da almeno un ventennio. Il nuovo periodo, quello delle nuove forme del lavoro, del post industriale, della globalizzazione e dei nuovi lavori, non lascia più spazio per politiche che, nel tentativo di difendere l’esistente, finiscono per diventare conservatrici di un tessuto economico improduttivo e con costi ormai insostenibili ed insopportabili per coloro che sono chiamati a mantenere la fiscalità generale. Il Pd, specialmente quello meridionale, non può essere il partito del cosiddetto “lavoro socialmente utile” e nemmeno dei mastodontici apparati burocratici di qualsivoglia ente pubblico che, peraltro, erogano servizi pessimi. Lo scambio assistenzialismo-emigrazione delle forze lavoro ed ora dei giovani professionisti ha letteralmente desertificato il territorio nel quale, abbandonate le attività ruotanti intorno alle grandi colture agrarie, ormai da decenni registra la presenza soltanto dei vecchi e di qualche dipendente pubblico che, per sopravvivere psicologicamente, organizza in ogni dove sagre che rimembrano un passato letteralmente scomparso. Cosicché, se il Pd calabrese e vibonese non diventerà subito il partito della modernizzazione economica produttiva del territorio e non diventerà subito il movimento per il riscatto concreto delle popolazioni, il suo destino è già segnato dalle lotte intestine di quanti, pur di sopravvivere in qualche maniera, faranno di tutto per mantenere la postazione dorata in cui, malgrado le proprie capacità e il reale consenso personale, si trovano ad avere. Ecco perché, quanti coerentemente si battono per una Calabria migliore in grado di restituire certezza ai propri figli, non possono che auspicare la grande svolta, quella che soltanto il federalismo senza se e senza ma potrà determinare. La sfida oggi è il federalismo in grado di restituire al Sud la sua autonomia di pensiero e di azione non già in difesa della sua condizione di cenerentola, ma deve saper rilanciare per competere con le sue risorse umane e materiali. Il suo nemico non è il Nord e chi lo rappresenta, il suo vero nemico è proprio in casa ed è tutto quel sistema che si perpetua ormai da decenni cooptando sempre i mediocri e quanti sono funzionali con il loro verbalismo agli interessi del Nord.

di Michele Furci
Vice capogruppo Pd al Comune
Presidente Mpq
da "Calabria Ora" del 18/08/2008

martedì 4 marzo 2008

Indagati Bruni e Bono

Gaetano Ottavio Bruni e Ottavio Bono sono indagati per abuso d'ufficio in concorso. Il sostituto procuratore della Repubblica Enrica Medori ha siglato il suo avviso di conclusione delle indagini, valevole arche come informazione di garanzia per gli indagati, in data 12 febbraio 2008, ma la notizia si è appresa solo nelle ultime ore. Bruni e Bono, nelle rispettive funzioni di presidente della giunta provinciale e di dirigente agli Affari generali della Provincia, sono indagati perché, scrive il pm Medori, «procuravano intenzionalmente» ai dirigenti dell'ente Antonio Vinci e Armanda De Sossi un «indebito vantaggio patrimoniale costituito dall'aver mantenuto senza titolo per diversi anni in disponibilità i posti di ruolo categoria D3 assegnati ai predetti, non consentendone la vacanza e quindi l'assegnazione a terzi mediante pubblico concorso» e per la violazione della legge che disciplina il cumulo degli incarichi nella pubblica amministrazione nonché il principio della tassatività e della temporaneità dell'aspettativa. L'escamotage adottato per aggirare le prescrizioni dell'ordinamento è stato smascherato dal giovane magistrato, da circa un anno in servizio alla Procura di Vibo Valentia, attraverso la semplice comparazione di atti che partono dal 1999 e che finora, al pari di altre vicende che hanno interessato la vita dell'amministrazione provinciale, non hanno mai attirato l'attenzione di una certa magistratura. Semplice il trucco: attraverso un singolare valzer di dimissioni dei dirigenti interessati, rassegnate e poi revocate, Bruni e Bono, violando le restrizioni della norma, avrebbero assicurato per diversi anni la permanenza in servizio, cumulando altri incarichi, di Armanda De Sossi e Antonio Vinci in postazioni dirigenziali che, invece, potevano e dovevano essere assegnate attraverso un concorso pubblico. Il sostituto procuratore parte dalla determina numero 175 del 1999, attraverso la quale Armanda De Sossi, come «funzionario contabile categoria D3», veniva collocata in aspettativa senza assegni» e contestualmente veniva nominata dirigente per il quinquennio 1999-2004, «in aperto contrasto – si legge nell'avviso di conclusione delle indagini – con il divieto di cumulo di incarichi». Bruni e Bono, quindi, con determina numero 82 del primo settembre 2004, procedevano a riammettere Armanda De Sossi in un posto di ruolo categoria D3 dopo cinque anni, «qualificando la richiesta di aspettativa del 1999 qualeistanza di dimissioni». In sostanza ciò sarebbe avvenuto in violazione alla legge che disciplina le modalità di riammissione in servizio a seguito di dimissioni, «procedendo poi – sottolinea il magistrato – ad accettare nuovamente le dimissioni della stessa in data 15 settembre 2004 per consentirle nuovamente, a far data dal 16 settembre 2007, di stipulare un nuovo contratto di lavoro a tempo determinato con funzione dirigenziale ed a riammetterla in servizio in data 4 novembre 2005 nell'organico di categoria D3 con contestuale revoca delle dimissioni precedentemente rassegnate, per poi investire nuovamente la predetta di ulteriore incarico dirigenziale in atto fino al 31 dicembre 2006».
Per quanto concerne invece la posizione di Antonio Vinci, questi era stato autorizzato, in data 34 gennaio 2002, al «trasferimento in mobilità»dal Consorzio di bonifica integrale al settore Affari generali della Provincia. Bruni e Bono, quindi, «dovendo assegnare un posto da funzionario categoria D3 – secondo l'ipotesi formulata dal pm Medori – accettavano le dimissioni presentate in data 31 gennaio 2002 dallo stesso Vinci dal posto di categoria D cui era stato ammesso il giorno prima, per conferirgli, a far data dall'1 febbraio 2002, un incarico dirigenziale a tempo determinato». A ciò, due anni dopo, in presunto contrasto con la legge che disciplina la riammissione in servizio a seguito di dimissioni, seguiva la revoca delle dimissioni presentate nel 2002, la riammissione in servizio con determina numero 81 dell'1 settembre 2004 e il successivo conferimento di un nuovo incarico dirigenziale a partire dal 16 settembre 2004 fino al 31 dicembre 2006». L'ormai ex presidente della Provincia Bruni, unitamente all'ormai ex dirigente provinciale agli Affari generali nonché ex commissario straordinario dell'Azienda sanitaria Bono, hanno nominato quale loro difensore di fiducia il più noto tra gli amministrativisti vibonesi, ovvero l'avvocato Aldo Assisi.

di Pietro Comito

da "Calabria Ora" del 04/03/2008

venerdì 22 febbraio 2008

Il singolare caso dell’Eco-Sportello in un territorio col 30% di disoccupati.

ALLE SOLITE - Avviso per cinque posti e qualcuno maligna sul fatto che una delle persone incaricate sia figlio di un consigliere provinciale.
L’UFFICIO - L’Eco-Sportello rimarrà attivo per dieci mesi per informare e divulgare tra i cittadini della provincia la cultura per il rispetto dell’ambiente.
IPOTESI - O a molti disoccupati non interessa lavorare oppure l’avviso pubblico dell’amministrazione provinciale non è stato poi così «pubblico».
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Cinque posti, solo cinque domande e, ovviamente, cinque assunzioni. Un singolare cliché. La constatazione che tra gli incaricati ci sia anche l’ingegnere Raffaele Mangiardi, che qualcuno “maligna” sia figlio del consigliere provinciale Brunino - ex Alleanza nazionale, poi convertitosi sulle rotte “bruniane” del Pdm e poi ancora del Partito democratico -, non tragga in inganno. Incaricato come «collaboratore tecnico cartografico» a 14.400 euro complessivi per dieci mesi (nulla di trascendentale) al servizio dell’Eco-Sportello approntato dalla Provincia, l’ingegnere Raffaele è un ottimo tecnico, un curriculum notevole, esperto in «cartografia informatica». Insomma, nonostante a pensare male, quando si parla delle assunzioni alla Provincia, non sempre si commette peccato, una figura così ci può stare. Stesso discorso per il «coordinatore» dell’Eco- Sportello, l’ottimo tecnico spadolese Nicola Tucci, 16.650 euro per dieci mesi, e per gli altri tre incaricati, un «esperto di animazione territoriale e ambientale», Francesco Lico, e due «collaboratori tecnico-scientifici», Danilo Tavano e Mariateresa Luci, tutti per 10.200 euro complessivi per dieci mesi. Ciò che non può non destar meraviglia è, invece, il fatto che con un indice di disoccupazione che sul territorio sfonda il tetto del 30%, e nonostante per quanto concerne i «collaboratori tecnico-scientifici » da inserire a tempo determinato nell’Eco-Sportello dell’amministrazione provinciale si rendesse necessario solo un semplice diploma di scuola superiore e la conoscenza del computer, agli uffici della Provincia siano arrivate solo cinque domande di partecipazione. Guarda caso, giuste giuste: una per coordinatore ed esperto in gestione dei rifiuti, una per esperto in animazione territoriale, due per collaboratore tecnicoscientifico e una per collaboratore tecnico cartografico. E così, alla commissione presieduta dal dirigente provinciale Gianfranco Comito e composta dall’architetto Fortunato Griffo, dalla dottoressa Mariarosaria Pintimalli, con segretario verbalizzante la ragioniera Manuela D’Andrea, non è rimasto altro che determinare il conferimento dell’incarico alle uniche cinque persone che hanno presentato domanda. Eppure gli avvisi pubblici erano stati approvati, con determina del dirigente numero 83 del 20 settembre 2007, ma al termine di scadenza fissato al successivo 9 di novembre nell’ufficio protocollo sono arrivate appena cinque richieste di partecipazione. Che sia un caso singolare, anche stavolta, è lapalissiano. Ma una spiegazione ci sarà pure: o su questo territorio, in fondo, non c’è tutta questa fame di lavoro, oppure tra i disoccupati vibonesi non ci sono architetti, ingegneri o diplomati disoccupati che sappiano usare il computer. Terza ipotesi: quell’avviso pubblico, forse, non è stato poi tanto pubblico. Scherzi, forse, del solito albo e della pubblicità. Alla fine, ciò che conta, però, è che l’Eco-Sportello, presentato orgogliosamente dall’assessore provinciale all’Ambiente Matteo Malerba, funzioni e raggiunga lo scopo, anche perché sarebbe un peccato sprecare quei 110 mila euro previsti dalla giunta provinciale per un’iniziativa che deve informare, divulgare ed educare all’ambiente, di modo che, tra dieci mesi, Vibo Valentia e la sua provincia acquisiscano quella cultura della gestione sui rifiuti e contro qualsiasi forma di inquinamento che oggi appare lontana anni luce dalla sensibilità di un cittadino che ormai forse non crede più a niente.

di Pietro Comito
da "Calabria Ora" del 22/02/2008

mercoledì 20 febbraio 2008

Posti pubblici senza concorso

La Provincia ne vuole stabilizzare 237 tra cococo, lsu, parenti e raccomandati

L’ESERCITO - Un esercito di precari assunti grazie ai favori della politica che adesso sarà stabilizzato grazie anche al sindacato.

PRESIDENTISSIMO - Nonostante si sia dimesso, Bruni tiene una conferenza stampa e ribadisce il suo impegno per stabilizzarli tutti.
CHI SONO - Una parte minima dei 237 precari ha davvero lavorato per la Provincia La maggior parte non ci ha mai messo piede.
IL SINDACATO - Per Cgil, Cisl e Uil però tutti sono «padri di famiglia in età avanzata» e tutti hanno acquisito il diritto alla stabilizzazione.
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«Approvazione di una nuova pianta organica e rispetto della legalità». Queste le basi da cui partire per arrivare alla stabilizzazione dell’esercito di cococo, Lsu, Lpu, precari, raccomandati, figli, nipoti e cognati di questo o quel politico entrati, negli anni e per “vie” diverse, nei ranghi dell’amministrazione provinciale. Questo quanto ribadito, con la benedizione dei sindacati, da Gaetano Bruni, presidente della Provincia dimissionario, nel corso di una conferenza stampa convocata ieri nella sala della giunta provinciale. Perché le piante organiche degli enti pubblici, dalle nostre parti, non sempre sono costruite per rispondere ad esigenze reali, ma possono anche essere “adattate” e “dilatate” per inglobare (o stabilizzare che dir si voglia) al proprio interno un certo numero di persone. «Padri di famiglia non più in età giovanile - hanno tuonato i sindacalisti Luciano Prestia per la Uil, Donatella Bruni per la Cgil e Sergio Pititto della Cisl - che hanno maturato tutti i requisiti previsti dalla legge per ottenere la stabilizzazione del posto di lavoro». Già, la legge. Quella che dovrebbe essere uguale per tutti. Quella che però, a sentire chi di concorsi alla Provincia ne ha fatti parecchi senza mai vincerne uno, a volte è stata un po’ più uguale per alcuni e un po’ meno uguale per altri. Specie per i tanti partecipanti ai concorsi provenienti da fuori provincia e regione. «Nonostante mi sia dimesso da presidente della Provincia - ha esordito Gaetano Bruni - mi carico di questo problema dovunque io andrò in futuro, a casa o in Parlamento. Tutti gli impegni assunti coi lavoratori ed i sindacati saranno rispettati per come sottoscritti. La nostra disponibilità per stabilizzare tutti c’è stata - ha sottolineato Bruni - ma deve avvenire nel rispetto della legge e delle norme». Quasi come se ciò non fosse ovvio e come se potesse essere diversamente. «Se l’atto deliberativo con cui si era proceduto alla stabilizzazione dei lavoratori è stato poi giudicato in contrasto con la legge - ha rimarcato l’ex presidente della Provincia - la colpa non è nostra». Quindi è stata la volta dei numeri. «Ci sono 237 precari alla Provincia - ha dichiarato Bruni- e noi vorremmo stabilizzarli gradualmente sino al 2010. C’è alla Regione una delibera per 43 Lsu-Lpu, poi ci sono 79 persone con un rapporto di lavoro scaturito dall’applicazione dell’articolo 7 della legge regionale numero 20 del 2003 per i quali la Regione si impegna ad utilizzarli sino al 31 dicembre». Aquesti numeri vanno però aggiunti «una ventina di ex funzionari con 3 anni di lavoro a tempo determinato, per un totale di 137 persone pronte ad essere stabilizzate. Rimangono fuori 100 Cococo - ha detto Bruni - di cui 60 possono essere stabilizzati con i fondi Por, mentre per gli altri non resta che approvare una nuova pianta organica. Perché solo così si possono conferire incarichi a tempo determinato a tante persone - ha concluso l’ex presidente - e il nostro impegno a tal fine non è mai venuto meno, non c’è nessun inghippo e non vedo cosa avremmo dovuto fare di più». «Se inghippo c’è, nasce dal fatto che la Provincia ha rinnovato i contratti a progetto e non quelli a tempo determinato - ha spiegato il sindacalista Luciano Prestia – ma abbiamo già concluso un accordo per arrivare entro il 25 ad una nuova dotazione organica, ad una proroga dei contratti a tempo determinato e poi alla stabilizzazione». Aruota, infine, gli interventi dei sindacalisti Donatella Bruni e Sergio Pititto e dell’assessore Lidio Vallone, tutti concordi sulla necessità di «approvare una nuova pianta organica». Non resta che attendere.

di Giuseppe Baglivo
da "Calabria Ora" del 20/02/2008