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giovedì 30 ottobre 2014
Bonifiche fantasma in laguna, riparte l’inchiesta: nuova raffica di indagati.
Questa mattina sono stati notificati 26 avvisi di garanzia: in cima all'elenco, i tre ex commissari delegati Paolo Ciani, Gianfranco Moretton e Gianni Menchini, già indagati nella precedente indagine, e Gianfranco Mascazzini, per anni direttore generale del ministero dell'Ambiente.
UDINE - Si erano inventati un'emergenza ambientale nella laguna di Grado e Marano, per ottenere i denari dello Stato e spartirseli tra loro: decine di milioni di euro a fronte di un inquinamento inesistente, al solo scopo di riempire le tasche di amministratori e imprenditori dal Friuli e dal Veneto a Roma, negli uffici del ministero dell'Ambiente, dove la truffa era stata concepita e da dove per dieci anni (dal 2002 al 2012) ha continuato a essere manovrata.
Due anni dopo lo scandalo delle bonifiche "fantasma" e la chiusura del Commissario delegato della laguna friulana decretato dall'allora premier Monti proprio alla luce del clamoroso bluff scoperto dalla magistratura udinese, è la Procura di Roma a riproporne il teorema e tornare alla carica con una seconda tornata di avvisi di garanzia: 26 quelli in notifica da stamani, tra Nord Est e Capitale, con nomi e contestazioni vecchi e nuovi.
In cima all'elenco, i tre ex commissari delegati Paolo Ciani, Gianfranco Moretton e Gianni Menchini (politici i primi due, tecnico il terzo), già indagati nella precedente indagine friulana, e Gianfranco Mascazzini, per anni direttore generale del ministero dell'Ambiente.
Nei guai anche Giovanni Mazzacurati, l'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova e della Tethis srl di Venezia travolto dalla bufera giudiziaria sul Mose, e i legali rappresentanti delle società ingrassate a suon di finanziamenti per appalti di opere considerate adesso inutili o mai realizzate: Raffaele Greco, della cooperativa Nautilus, di Vibo Valentia, Alberto Altieri e Guido Zanovello, dello studio Altieri spa di Thiene, Vincenzo Assenza e Fausto Melli, della Sogesid srl di Roma, società in house del ministero dell'Ambiente. E, ancora, Marta Plazzotta, dirigente dell'Arpa di Udine, Massimo Gabellini, alla guida della II Direzione dell'Icram (ora Ispra) e Silvestro Greco, direttore scientifico del medesimo istituto, e Antonella Ausili ed Elena Romano, dell'istituto Ispra (già Icram) di Roma, cioè degli organi deputati a certificare lo stato di salute della laguna.
Per due terzi degli indagati, il pm romano Alberto Galanti ha formulato l'ipotesi di reato dell'associazione a delinquere, finalizzata al falso e alla truffa ai danni dello Stato. L'ammontare della truffa, contestata in concorso a tutti nei periodi di rispettiva competenza, è stato calcolato in circa cento milioni di euro. Mascazzini e altri (Menchini e le due ricercatrici dell'Ispra in un caso, tre manager di Sogesid nell'altro) sono accusati anche di abuso d'ufficio, in relazione agli interventi di messa in sicurezza della Caffaro di Torviscosa e al distaccamento presso il ministero di personale della Sogesid.
Un ulteriore filone riguarda le cosiddette "transazioni ambientali", cioè il pagamento di ingenti somme di denaro che numerosi imprenditori con immobili nel Sito d'interesse nazionale di Porto Marghera (tra cui l'Intermodale Marghera e Fincantieri) sarebbero stati costretti a scucire al ministero dell'Ambiente, che a sua volta li versava al Consorzio Venezia Nuova, per alimentare la struttura e per effetto delle quali l'obbligo di bonifica si trasferiva al dicastero stesso. Il quale, in tesi accusativa, non soltanto non vi avrebbe mai provveduto, ma avrebbe nel tempo incamerato qualcosa come più di 500 milioni di euro. Da qui, l'ipotesi del concorso in concussione a carico di Mascazzini e di suoi fedeli, oltre che di Mazzacurati.
Alle stesse conclusioni era sostanzialmente approdato già il pm di Udine, Viviana Del Tedesco, con la maxi-inchiesta culminata appunto nel 2012 nello smantellamento della struttura commissariale e nell'iscrizione sul registro degli indagati di decine di persone. A cominciare proprio dai commissari delegati e dai rispettivi staff, per i quali lo stesso magistrato aveva poi chiesto l'archiviazione. Chiusa la partita friulana, però, lo scorso marzo gli atti erano passati immediatamente ai colleghi di Roma. A chiederli era stato il procuratore capo in persona, Giuseppe Pignatone, secondo il quale l'indagine andava non soltanto ripresa, ma soprattutto estesa agli ambienti ministeriali.
Il risultato sono le quasi cento pagine scritte in questi mesi dai magistrati, ancora una volta al lavoro "in tandem" e che descrivono un sistema di finte rappresentazioni ambientali, di appalti milionari per lavori di carotaggio, analisi e bonifiche mai realizzati o semplicemente non necessari e di tangenti camuffate da transazioni ambientali.
Ad aggiungere elementi di prova all'inchiesta, oltre alla marea di intercettazioni effettuate nel corso dell'indagine, sono state le dichiarazioni raccolte da due testimoni "eccellenti": Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani Costruzioni (il grande accusatore dello scandalo sul Mose) e l'ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni.
Nell'informazione di garanzia sono rientrati anche i nomi dei soggetti attuatori che affiancarono i vari commissari delegati: come Dario Danese, Giorgio verri e Vito Antonio Ardone.
"Ripescato" anche Francesco Sorrentino, già ingegnere capo del Genio civile di Gorizia, in qualità di responsabile del Procedimento.
L'elenco degli indagati continua con Simone Fassina, dipendente della società Sviluppo Italia spa, distaccato al ministero dell'Ambiente, Andrea Barbanti, già responsabile di Thetis e consulente di Sogesid, Franco Pasquino e Giorgia Scopece, rispettivamente già commissario e dipendente di Sogesid, Maria Brotto, amministratore delegato di Thetis, Everardo Altieri, vice presidente dello studio Altieri. Nei guai, inoltre, Giampaolo Schiesaro, già avvocato dello Stato di Venezia.
Il sistema. Lui garantiva i fondi e loro, in cambio, distribuivano posti di lavoro e incarichi di consulenza ai suoi amici o a quelli segnalati dal politico di turno. E' un sistema clientelare basato su una fitta rete di collusioni tra l'ex direttore generale Mascazzini, un ristretto numero di società a lui vicine e alcuni esponenti della politica nazionale e regionale quello che emerge dalle carte dell'inchiesta sulla mala-gestione del Commissario delegato per l'emergenza socio economico ambientale della laguna di Grado e Marano.
Per pilotare il denaro pubblico a proprio piacimento e assicurarsi così “la supina ubbidienza di una corte di persone di fiducia”, Mascazzini si sarebbe avvalso di un duplice escamotage. Da una parte, ad assecondarne i piani sarebbero state le società in house al ministero dell'Ambiente (Sogesid e Sviluppo Italia) alle quali poteva assegnare le opere di cui il dicastero necessitava in assenza di gara (proprio per la loro natura pubblica), pretendendo di contro l'assunzione di persone da lui stesso individuate o indicategli dagli onorevoli, gli assessori e i ministri con i quali aveva intrallazzato. Il meccanismo sarebbe stato lo stesso messo a punto a Venezia, dove la presenza di un concessionario unico – il Consorzio Venezia Nuova – consentiva una gestione in proprio degli appalti.
Dall'altra parte, a garantire la disponibilità di “soldi sicuri e immediati” c'era il trucchetto delle transazioni ambientali. Ossia di uno strumento per rastrellare fondi dalle imprese che intendevano costruire sulle aree comprese nel Sin. Stando alle notizie raccolte dagli investigatori, per convincere le aziende a transare, alcuni funzionati ministeriali non avrebbero esitato a minacciare l'invio di ispettori e l'intervento di possibili altri fastidi burocratici su quelli o altri progetti.
Pressioni neanche troppo velate, insomma, finalizzate a indurre le aziende a non opporre resistenza alle richieste di denaro. Del ricorso a scorciatoie e metodi non proprio ortodossi gli inquirenti hanno avuto riscontro sia dalle intercettazioni, sia dalle testimonianze di persone (Baita, Orsoni e alcuni degli imprenditori sentiti) trascinate, talvolta loro malgrado, nel giro di Mascazzini.
A pagare le conseguenze della truffa e del mancato utilizzo delle erogazioni statali per gli scopi per i quali erano stati stanziati (la bonifica delle uniche sezioni di laguna realmente inquinate) sarebbe stata anche la Regione Friuli Venezia Giulia. Ossia l'ente tenuto a finanziare per oltre la metà l'attività commissariale: sia gli stipendi a tutti i componenti della struttura (fino a 30-40 mila euro l'anno, a fronte della partecipazione a qualche riunione) e ai consulenti incaricati da Mascazzini, sia le inutili attività preliminari di sistematica caratterizzazione e analisi dei sedimenti, ogniqualvolta si procedeva ai dragaggi dei canali lagunari, sul falso presupposto che fossero inquinati.
“Come avveniva su tutto il territorio nazionale – scrive il pm Galanti –, la mancata soluzione dei problemi era funzionale al mantenimento del meccanismo emergenziale e delle sue esigenze”. Così per la laguna di Grado e Marano. “Una volta ottenuti i finanziamenti – è ancora la tesi della Procura -, per la bonifica del sito nulla veniva destinato. I soldi si perdono in mille rivoli, costituiti da incarichi di progettazioni, carotaggi continui, dragaggi. Ma nulla a che vedere neanche lontanamente con attività di bonifica”. L'esempio più lampante, in tal senso, è quello riferito alla gestione Moretton (2006-2009).
“I fondi vengono dirottati verso altre opere di ripetitiva caratterizzazione dei canali navigabili – continua il pm -, dragaggi e finanziamento della struttura commissariale, oltre che di tutti i soggetti che gravitavano nell'orbita del ministero, in qualità di consulenti, ovvero negli organismi pubblici di controllo che svolgevano varie attività di monitoraggio, tanto costose, quanto fasulle”. L'obiettivo era per lo più quello di fare risultare concentrazioni di mercurio metilato superiori a quelli reali. La truffa sarebbe cominciata proprio dall'ingigantire un'emergenza ambientale che gli inquirenti ritengono limitata alla sola area dello stabilimento industriale ex Caffaro e al connesso canale Banduzzi.
di Luana De Francisco
da Il Messaggero Veneto del 29 ottobre 2014
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martedì 3 novembre 2009
Il Governo ha fatto il suo dovere.
A CONCLUSIONE del suo fondo domenicale Matteo Cosenza si è chiesto se, dopo le tranquillizzanti relazioni scientifiche prodotte dal Ministro Prestigiacomo, il caso della cosiddetta nave dei veleni si possa ritenere definitivamente chiuso,oppure, se al contrario, quella proposta dal ministero e supportata dalla Procura nazionale antimafia,sia solo una verità di comodo che invece nasconde l'ennesima trama dell'ennesimo mistero di Italia. A rischio di deluderlo una seconda volta (la prima è stata quando ho imboccato una linea differente rispetto a quella che il direttore asserisce avrebbe seguito, fosse stato ancora in vita, mio nonno) e, però, avendo guadagnato le credenziali di esser stato tra i primi (e di questo, bontà sua il direttore mi dà merito) ad aver detto, fin da subito, che la vicenda assomigliava molto ad una bufala enorme, mi sento di dire che sì il caso è chiuso. E si è chiuso anche in tempi rapidi. In soli 47 giorni (in Calabria ne passano come minimo 90 per eseguire una Tac) il Governo ha rintracciato una nave con personale qualificato e con strumentazioni all'avanguardia, l'ha inviata al largo di Cetraro, grazie al lavoro dei ricercatori dell'Ispra ha scoperto che il relitto a 500 metri di profondità non era la Cunsky (come invece sosteneva il pentito) che è stata dimessa nel porto indiano di Alang nel 1992, ma il piroscafo passeggeri Catania (il nome è ancora leggibile sullo scafo), lì affondato nel 1917 durante la Prima guerra mondiale, ha svolto rilievi e campionature sul mare e infine ha verificato che l'acqua di quel tratto di costa non è in alcun modo né radioattiva né contaminata. Insomma, il Governo ha fatto, per intero, il suo dovere: ha risposto alle richieste che provenivano dalle genti di Calabria per sapere presto e sino in fondo la verità. E, caso più unico che raro, ha prodotto questo impegno senza poter contare sulla collaborazione costruttiva e leale del governo regionale che anzi, attraverso il suo assessore all'ambiente lo ha quotidianamente ricoperto di pesanti critiche e astiose invettive, arrivando anche a mostrarsi contrariato nel momento in cui i calabresi festeggiavano per aver scampato il pericolo di essere bagnati da un mare radioattivo. Ed è proprio per questo che nel mentre, a mio giudizio, è possibile ritenere chiuso il caso, è oltremodo doveroso passare a svelare ed a punire le responsabilità di chi ha strumentalmente alimentato l'allarmismo che ha messo in ginocchio la già debole economia calabrese. E' infatti sacrosanto diritto dei calabresi conoscere il motivo per il quale i rappresentanti del governo regionale hanno seguito una condotta che ha finito per ledere gli interessi della Calabria, compromettendo la nostra immagine agli occhi dell'opinione pubblica nazionale e straniera. E su questo punto fondamentale non passa inosservato il fragoroso silenzio dell'onorevole Loiero e quello del sempre ciarliero assessore all'ambiente. Quest'ultimo, in particolare, ha il dovere di spiegare se e come il suo interesse imprenditoriale nella Nautilus (società cooperativa che offre servizi pel l'oceanografia) si sia sovrapposto alla sua funzione di responsabile regionale di quello stesso settore, e se e come abbia influenzato il suo approccio alla vicenda e la sua condotta di amministratore regionale Infine la imponente mobilitazione che si è registrata anche grazie all'iniziativa del Quotidiano della Calabria e che ha fornito l'ennesima dimostrazione di quanto sia viva e vitale l'opinione pubblica calabrese, merita di rimanere protagonista nel dibattito sul presente e sul futuro della Calabria. Con questo numero importante di cittadini, chi si candida a rappresentare una nuova stagione di governo deve impegnarsi in maniera formale a non barattare mai il proprio interesse di parte a discapito di quello generale della Calabria. Infatti lo scontro politico, anche il più violento, deve avere un limite invalicabile. Per tutti. Un limite che non è concesso a nessuno di oltrepassare: quello di ledere gli interessi della nostra terra e di pregiudicare il nostro futuro. In questa vicenda, questo limite è stato superato. Non deve accadere mai più.Giacomo Mancini
da "Il Quotidiano della Calabria" del 03/11/2009
«Che ci sta a fare Greco in giunta?»
Lettera a Loiero dei capigruppo.EGREGIO Direttore, nell'epoca in cui vanno di moda (con scarso stile) le dieci domande, decalogo del nuovo (non) sapere, noi che siamo umili e non prolissi vorremmo rivolgerne una al presidente Loiero. Un assessore regionale, un tecnico, si sbilancia in modo sproporzionato arrivando a dichiarare che certamente in fondo alla Calabria, nel Tirreno cosentino, ci sono resti nucleari. Il Governo interviene con pazienza, ma l'assessore in questione non demorde. Butta addosso tutta la sua carica di dietrologia spicciola per accusare di complotto il mondo intero. Il Governo, il procuratore Grasso, i tecnici del ministero, sarebbero una sorta di agenti segreti interessati a seppellire la verità. Non ci dice, questo signor assessore, quanto siano costati i rilievi effettuati dalla Regione, di chi sia la società incaricata e come sia stata scelta. Non ci spiega i danni inenarrabili che ha inferto alla Regione con il suo fare tautologico , ansioso quasi di trovare scorie ad ogni costo. Accusa, si destreggia, taccia di immobilismo chi fa il proprio dovere senza gridare. Confonde la giusta e necessaria attenzione che i giornali come il Vostro ed i cittadini hanno riservato alla vicenda con la psicosi da diffondere ad ogni costo. Offende il procuratore nazionale antimafia che si è esposto personalmente seguendo il monitoraggio del relitto. Prende fischi per fiaschi. La domanda è secca, semplice che cosa ci sta a fare ancora Silvio Greco nella Giunta Regionale? Grazie.
Pino Gentile, Gianpaolo Chiappetta, Francesco Galati, Gabriele Limido, Giovanni Nucera, Alberto Sarra.
da "Il Quotidiano della Calabria" del 03/11/2009
sabato 1 agosto 2009
De Magistris, Greco e la fogna a cielo aperto
L'INTERVENTOSI fanno sempre più accese le polemiche relative allo stato del mare in Calabria. Ultima in ordine di tempo, ma sicuramente la più significativa, quella tra l'eurodeputato De Magistris e l'assessore regionale all'ambiente Silvio Greco. Prima di entrare nel merito della querelle, credo sia opportuno chiarire un equivoco che solitamente viene alimentato in modo interessato. Mi riferisco alla seguente circostanza: sovente, nelle varie segnalazioni, si parla di mare sporco ed inquinato con riferimento a tutto ciò che si vede “galleggiare” sulla superficie del mare ( buste di plastica, escrementi umani, spazzatura triturata, schiuma e sostanze oleose di ogni genere); di contro, coloro i quali dovrebbero, per il proprio ruolo istituzionale, impedire che tutto ciò accada, sostengono che il mare calabrese non è inquinato, ad eccezione di limitatissime zone in prossimità delle foci dei corsi d'acqua, trincerandosi dietro i risultati delle analisi effettuate dall'Arpacal su campioni di acqua marina. In realtà, varie sono le tipologie d'inquinamento: vi è quello immediatamente percepibile perché visibile all'occhio umano rappresentato, nel caso che ci occupa, da tutta la sporcizia sopra elencata - e quello rilevabile solo attraverso le analisi di laboratorio, le quali, nella fattispecie concreta, vengono appunto effettuate dall'Arpacal, e non rilevano la presenza di sostanze nocive alla salute umana. Al di là dell'attendibilità dei dati forniti da quest'ultima - della quale molti dubitano, in quanto riesce difficile credere che fare il bagno in mezzo ad escrementi umani o a spazzatura triturata sia salubre - il punto è un altro: il mare è sporco e questo rappresenta un dato inconfutabile constatato quotidianamente da vacanzieri e residenti. Tornando ora alla querelle tra De Magistris e Greco, l'ex magistrato non ha dubbi nell'individuare i colpevoli: < …i politici responsabili di questo scempio sono al loro posto ed i magistrati, addormentati o collusi, operano indisturbati come sempre a braccetto con i poteri forti…>. Personalmente non ho mai apprezzato De Magistris come magistrato, ed ancor meno come politico, ma bisogna riconoscere che nella circostanza egli ha espresso efficacemente il pensiero di tutti coloro i quali, non usufruendo dei privilegi parlamentari, non possono esprimersi in tali termini. L'assessore all'ambiente lo taccia di catastrofismo e lo accusa di mentire quando afferma che il mare calabrese è una fogna a cielo aperto, sostenendo invece che pochi sono i tratti di mare in cui è vietata la balneazione, situazione peraltro ereditata dalla precedente giunta. Non vi è dubbio che la posizione di De Magistris rispecchia purtroppo la realtà, mentre le affermazioni di Greco lasciano adito a dubbi.. Se qualcuno mente non è certamente l'europarlamentare. Non sappiamo, a questo punto, se Greco faccia parte di coloro i quali tentano di celare le proprie responsabilità con l'equivoco del mare sporco o inquinato, per come e nei termini sopra chiariti. Egli non convince quando attribuisce, in modo ingenuo e maldestro, le responsabilità dell'attuale degrado al precedente governo; è infatti inverosimile tentare di convincere l'opinione pubblica che la sporcizia che attualmente infesta il nostro mare risalga alla precedente legislatura. Qualche giorno fa lo stesso presidente Loiero, quando ha fatto cenno al fattore “ereditario”, è stato subissato da fischi. Spieghi invece l'assessore cosa ha fatto l'attuale governo regionale, in carica da ben quattro anni, oltre a sperperare danaro in pubblicità con slogan (“Mare da bere”) che l'attuale situazione fa apparire paradossale. Tutti sanno che le cause dell'attuale stato del mare sono da ascrivere, in misura assolutamente preponderante, al cattivo funzionamento dei depuratori - là dove esistono - ed allo scarico diretto nei corsi d'acqua da parte di molti comuni dell'entroterra privi di qualsiasi impianto di depurazione. Invece di negare l'evidenza, dica l'assessore quali sono stati i suoi provvedimenti sul punto; oppure egli pensa di aver assolto il proprio compito istituendo cinque parchi marini? E' forse veramente convinto che la spazzatura sia in grado di riconoscere i confini dei predetti parchi e quindi arrestarsi al di fuori delle rispettive perimetrazioni, consentendo la balneazione in acque pulite? Siamo seri; alla luce delle attuali condizioni del nostro mare, questi parchi non sono altro che un ulteriore spreco di risorse pubbliche, istituiti al solo fine di creare nuovi carrozzoni, con buona pace del mare e del turismo calabrese.
di Guido Presta
da "Il Quotidiano della Calabria" del 01/08/2009
giovedì 23 luglio 2009
Patania attacca l'assessore regionale Greco
«QUANTO accaduto nel mare di Bivona ha dell'incredibile ed è semplicemente vergognoso. Non bastano più i proclami e le sceneggiate, servono i fatti, quei fatti sbandierati in questi giorni dalle istituzioni e che non si sono mai visti ». Giovanni Patania, consigliere della IV Circoscrizione, punta il dito contro l'assessore regionale all'Ambiente, Silvio Greco. «Chi non ricorda le dichiarazioni di Greco al momento della sua nomina, quando affermava che quest'anno il mare sarebbe stato cristallino e che avrebbe attivato tutte le azioni necessarie a tamponare il fenomeno dell'inquinamento marino ». Ma rispetto allo scorso anno «il mare è peggiorato» e «sono mancati gli interventi e la programmazione». Per «l'ennesima volta - aggiunge - vorremmo sapere se il tratto di mare di Bivona è inquinato dalle gabbie dei tonni delle spigole e delle orate, se la piattaforma depurativa di Porto Salvo funziona al 100 per cento». In un territorio dove «si sequestrano fabbricati perchè ritenuti costruiti in zona alluvionata, dove si mettono in discussione fabbriche perchè ritenute inquinanti, si sorvola poi su fatti gravissimi d'inquinamento marino. Mi auguro - conclude - che la procura apra un fascicolo per verificare e dare un nome a questo scempio che si verifica a Bivona».da "Il Quotidiano della Calabria" del 23/07/2009
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giovedì 5 marzo 2009
«Greco non rappresenta politicamente il Vibonese»
Chiari Giamborino e Censore: «L’assessore è un tecnico» INCALZATI dei cronisti presenti alla conferenza stampa, Pietro Giamborino e Bruno Censore hanno risposto a tutte le domande. In particolare, i due consiglieri regionali del Partito democratico si sono soffermati soprattutto su due aspetti: rappresentanza del Vibonese nell'esecutivo regionale e rapporto tra Pd e gli assessori cosiddetti tecnici alla Provincia. Senza nessuna remora referenziale, schietto e diretto Giamborino per quanto riguarda il primo aspetto ha risposto così. «Senza inutili giri di parole, posso dire che non siamo affatto contenti dell'operato della giunta regionale». Poi, per quanto riguarda la rappresentanza vibonese in seno all'esecutivo presieduto da Loiero, il consigliere regionale ex Margherita ha aggiunto: «Silvio Greco non rappresenta né politicamente né socialmente il territorio vibonese. Bensì, l'amico Greco è un tecnico, assai valente, ma è a completa disposizione del governatore Agazio Loiero». Nel recente passato, con veemenza, Pietro Giamborino ha sempre sostenuto la necessità che la politica si assumesse tutte le responsabilità nei confronti degli elettori e pertanto ha sempre detto che l'esecutivo dovesse essere interamente politico. Però, almeno per il momento, Giamborino preferisce rimanga tutto immutato in seno alla giunta di Palazzo ex Enel. «La nomina degli assessori - ha detto in merito il consigliere regionale - è una prerogativa del presidente della Provincia. Ma se qualcuno dovesse chiedere il mio parere non avrei esitazioni a dire che si può continuare così. La cosa importante - ha chiosato - non è la corsa alla poltrona». Concetti, questi, ribaditi da Bruno Censore. «In seguito alle Regionali, Loiero disse che lui stesso avrebbe rappresentato il Vibonese. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Per quanto riguarda la Provincia, invece, non vogliamo entrare in merito a decisioni che spettano al presidente. Rispetto a queste questioni - ha asserito Censore - riteniamo preminente la costruzione del Partito democratico».
di Antonio Schinella
da "Il Quotidiano della Calabria" del 05/03/2009
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venerdì 27 febbraio 2009
Vasche ittiche: Mazza "avverte" Sammarco
IL CASO«Sono passati quasi quattro anni dall’insediamento della sua amministrazione e, nonostante fin dal primo momento, in tutte le forme e le maniere, le è stato chiesto di affrontare, come si dovrebbe, il problema delle vasche di itticultura presenti nel tratto di mare antistante Trainiti- Portosalvo, nulla di quanto richiestole è stato fatto e il problema è stato colpevolmente fatto scivolare nel dimenticatoio da lei e da tutta la sua amministrazione, in particolare, dall’Assessore al ramo». Ad alzare la voce e a minacciare apposita denuncia all’autorità giudiziaria non è un consigliere di opposizione, ma di maggioranza, Manlio Mazza (Pd), che intima il sindaco Franco Sammarco di non tergiversare oltre sul problema: «Tralasciando per un momento i problemi di inquinamento, che pure vi sono e sono provocati dalle predette vasche - scrive Mazza -, a detta di tutti le stesse sono prive di qualsiasi autorizzazione così come da nessuno è esercitato il controllo sulle stesse. Non esistono per l’assessore regionale all’Ambiente che cura e combatte soltanto l’inquinamento atmosferico, così come non esistono per la Capitaneria di Porto, molto solerte magari a multare e sanzionare qualche piccolo pescatore che arrotonda la giornata utilizzando, per la pesca stessa, metodi proibiti, ma non si accorge degli enormi gabbioni esistenti in mare in gran numero; numero che si assottiglia, soltanto, quando qualche vasca si stacca e si riversa sulla battigia con tutto il suo carico inquinante». Quindi, avverte Mazza: «Questo è l’estremo tentativo che si fa per costringerla ad affrontare il problema... La prossima mossa, ove nulla dovesse accadere sarà il rivolgersi, direttamente, all’autorità giudiziaria».
da "Calabria Ora" del 27/02/2009
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«Sindaco, la pazienza dei consiglieri comunali è arrivata al culmine»
Manlio Mazza (Pd) bacchetta Franco Sammarco
UNA lettera aperta, accorata, dai toni garbati ma non per questo benevola. Manlio Mazza, consigliere comunale di maggioranza, si rivolge al sindaco Franco Sammarco attraverso un’articolata missiva per esprimere amarezza e disappunto sul mancato interessamento che il Comune, a detta dell’interessato, avrebbe riservato nei confronti di una problematica sollevata dallo stesso consigliere. «Non mi resta che rivolgerle questa richiesta a mezzo stampa – scrive Mazza riferendosi a Sammarco - dal momento che sono passati quasi quattro anni dall’insediamento della sua Amministrazione e da quando le è stato chiesto di affrontare il problema delle vasche di itticultura presenti nel tratto di mare antistante Trainiti-Portosalvo». Però, scrive l’esponente della maggioranza, «nulla di quanto richiestole è stato fatto, e il problema è stato colpevolmente fatto scivolare nel dimenticatoio, in particolare dall’assessore al ramo». Poi, «tralasciando per un momento i problemi di inquinamento», che per Mazza «pure vi sono, e sono provocati dalle predette vasche, a detta di tutti – riferisce ancora il consigliere del Pd - le stesse sono prive di qualsiasi autorizzazione». Detto ciò, Mazza tira il ballo anche l’assessore regionale all’Ambiente Silvio Greco e la Capitaneria di Porto. Le vasche, infatti, a giudizio dell’esponente del Pd «non esistono per l’assessore regionale all’Ambiente così come per la Capitaneria di Porto che non si accorge degli enormi gabbioni esistenti in mare». Insomma, è un appello accorato quello che rivolge Mazza alle istituzioni, «un estremo tentativo – dice – per costringere il sindaco ad affrontare il problema. Ci siamo fidati delle sue assicurazioni – scrive ancora il consigliere - che il problema, con l’approvazione del piano spiagge, si sarebbe risolto; così doveva essere se non fosse che il piano spiagge, colpevolmente, è stato fatto naufragare e con esso le speranze di normare, in piccola parte, una materia così delicata ». Infine, le conclusioni della missiva non lasciano spazio ad interpretazioni. «Signor sindaco qualcuno lo ho detto in Consiglio e, qui, io lo ribadisco. La pazienza di tanti cittadini e consiglieri comunali, è arrivata al culmine. Non tollereremo ulteriori indugi o lavate di mano. La prossima mossa, ove nulla dovesse accadere, sarà rivolgersi al’autorità giudiziaria».
da "Il Quotidiano della Calabria" del 27/02/2009
UNA lettera aperta, accorata, dai toni garbati ma non per questo benevola. Manlio Mazza, consigliere comunale di maggioranza, si rivolge al sindaco Franco Sammarco attraverso un’articolata missiva per esprimere amarezza e disappunto sul mancato interessamento che il Comune, a detta dell’interessato, avrebbe riservato nei confronti di una problematica sollevata dallo stesso consigliere. «Non mi resta che rivolgerle questa richiesta a mezzo stampa – scrive Mazza riferendosi a Sammarco - dal momento che sono passati quasi quattro anni dall’insediamento della sua Amministrazione e da quando le è stato chiesto di affrontare il problema delle vasche di itticultura presenti nel tratto di mare antistante Trainiti-Portosalvo». Però, scrive l’esponente della maggioranza, «nulla di quanto richiestole è stato fatto, e il problema è stato colpevolmente fatto scivolare nel dimenticatoio, in particolare dall’assessore al ramo». Poi, «tralasciando per un momento i problemi di inquinamento», che per Mazza «pure vi sono, e sono provocati dalle predette vasche, a detta di tutti – riferisce ancora il consigliere del Pd - le stesse sono prive di qualsiasi autorizzazione». Detto ciò, Mazza tira il ballo anche l’assessore regionale all’Ambiente Silvio Greco e la Capitaneria di Porto. Le vasche, infatti, a giudizio dell’esponente del Pd «non esistono per l’assessore regionale all’Ambiente così come per la Capitaneria di Porto che non si accorge degli enormi gabbioni esistenti in mare». Insomma, è un appello accorato quello che rivolge Mazza alle istituzioni, «un estremo tentativo – dice – per costringere il sindaco ad affrontare il problema. Ci siamo fidati delle sue assicurazioni – scrive ancora il consigliere - che il problema, con l’approvazione del piano spiagge, si sarebbe risolto; così doveva essere se non fosse che il piano spiagge, colpevolmente, è stato fatto naufragare e con esso le speranze di normare, in piccola parte, una materia così delicata ». Infine, le conclusioni della missiva non lasciano spazio ad interpretazioni. «Signor sindaco qualcuno lo ho detto in Consiglio e, qui, io lo ribadisco. La pazienza di tanti cittadini e consiglieri comunali, è arrivata al culmine. Non tollereremo ulteriori indugi o lavate di mano. La prossima mossa, ove nulla dovesse accadere, sarà rivolgersi al’autorità giudiziaria».
da "Il Quotidiano della Calabria" del 27/02/2009
mercoledì 19 novembre 2008
Recupero della fascia costiera
Presentato il progetto pilota finanziato dalla ProvinciaL’ente e la cooperativa Nautilus avviano la progettazione degli interventi di sviluppo sostenibile
E’ un progetto in cui sia l’assessorato provinciale all’Ambiente che la Cooperativa Nautilus nutrono grandi aspettative e attraverso il quale si potrà avviare una nuova stagione di sviluppo sostenibile nella fascia costiera interessata dagli interventi. E’ il progetto pilota per lo sviluppo sostenibile della fascia costiera, unico nel suo genere in Italia, in grado di tracciare dettagliatamente le linee guida degli interventi di riqualificazione e recupero ambientale, senza perdere di vista il contesto produttivo ed economico. L’occasione per illustrare l’iniziativa è stata la conferenza stampa al palazzo della Provincia in cui l’assesso - re Francesco Marcianò e il responsabile tecnico della Nautilus, Lorenzo Passaniti, si sono soffermati sulle peculiarità del progetto che segna - a detta di Marcianò - una vera propria svolta, perché cambia l'approccio amministrativo e apre le porte ad una forma moderna di “governance”. In particolare, promuove una stretta sinergia tra soggetti pubblici e privati, realizzando l'idea portante della convenzione di Barcellona, che spinge a valorizzare il territorio nella sua complessità. Procedendo alla sua realizzazione, secondo l’assessore provinciale all’Ambiente, si potrà seguire una rotta precisa negli ambiti programmatici del nuovo Por, dal quale verranno attinte le risorse per i singoli interventi. nello specifico, il progetto, finanziato con 340.000 euro dall’amministrazione provinciale, prevede interventi in tre Comuni (Vibo Valentia, Pizzo e Francavilla Angitola), dopo la programmazione e l’elaborazio - ne, su base strettamente scientifica. Al termine sarà elaborato un Piano di sostenibilità ambientale relativo al tratto di costa preso in considerazione; saranno progettati specifici interventi di riqualificazione ambientale e sarà attuato un programma di comunicazione e di diffusione dei risultati. Intorno a questi tre capisaldi progettuali, poi, si svilupperanno alcune "idee progetto" collaterali, come forme di turismo sostenibile (adeguamento delle strutture ricettive, iniziative di destagionalizzazione turistica, recupero dei centri storici, itinerari archeologici e naturalistici, valorizzazione delle oasi faunistiche), iniziative a favore della produzione di energia pulita e rinnovabile (impianti fotovoltaici e termici, produzione di biomasse e biogas, campagne per l'utilizzo consapevole dell'energia), valorizzazione dei reperti archeologi sommersi e dell'ambiente marino nel suo complesso (cartografie, attività di diving, tutela dell'habitat e del patrimonio faunistico, parchi ecologici), fino all'istituzione di un museo del mare nell'area portuale di Vibo Marina. Nelle linee guida, come hanno spiegato Passaniti e la dott.ssa Soriano, è prevista inoltre, la progettazione di impegnative azioni di recupero e riqualificazione ambientale della foce dei corsi d'acqua, a cominciare dal fiume Angitola, le cui dune sabbiose costituiscono un Sito d'interesse comunitario (Sic) all'interno della Rete natura 2000. Luoghi che in questo momento, però, sono ricoperti da rifiuti. Ultimo aspetto dell’iniziati - va, che ha preso il via operativamente il mese scorso, sarà l’avvio di una serie di convegni e seminari, congiuntamente alla diffusione di materiale divulgativo e newsletter, daranno conto periodicamente dei risultati conseguiti durante l’arco dei due anni.
di Gianluca Prestia
da "Il Quotidiano della Calabria" del 19/11/2008
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domenica 21 settembre 2008
Il solerte assessore intervenga sulle vasche per i pesci
Mazza polemizza con Silvio GrecoEvidenziato anche il diverso trattamento nella gestione dei fondi per i torrenti riservato alla Provincia
A MARGINE della seduta di consiglio comunale svoltasi in questi giorni e puntando nuovamente l’attenzione sulla “querelle” che ha visto e vede protagonisti l’assesso - re regionale all’Ambiente, Silvio Greco, e l’amministrazione comunale di Vibo Valentia guidata dal sindaco Franco Sammarco, il consigliere comunale del Pd, Manlio Mazza ha voluto dire la sua. «Sembrerebbe - ha esordito Mazza - che identica problematica circa il finanziamento per la pulizia di fossi e torrenti abbia interessato anche la Provincia di Vibo Valentia ». Ma «Stranamente (che coincidenza!) i quotidiani danno notizia che tale ente ha presentato due progetti per la stessa problematica facendo intendere l’ottenimento del finanziamento stesso», cui si aggiunge il fatto che «la Provincia ha in cantiere altri tre progetti che a breve saranno pronti». Su questa base e facendo tesoro di quanto accaduto per il Comune, Mazza si chiede se la Provincia abbia «perso parte del finanziamento o no», questo perché «logica vorrebbe che la Provincia dovesse rispettare gli stessi termini del Comune». In caso contrario «viene lecito credere che la notoria vicinanza del presidente De Nisi al presidente Loiero abbia influenzato le scelte del solerte assessore Greco». Ma nell’occasione Mazza ha voluto portare l’attenzione dell’asses - sore regionale, non senza una sottile vena ironica, anche su un’altra vicenda che per il consigliere comunale offre «la possibilità all’as - sessore per sopperire, ancora una volta alle carenze e dimenticanze dell’amministrazione Sammarco ». In sostanza «tale amministrazione, al pari della Procura, della Capitaneria di porto e di tutte le altre autorità che sarebbero potute intervenire e non lo hanno fatto - scrive Mazza - hanno ignorato il problema della vasche per l’alleva - mento del pesce presenti nel tratto di mare antistante il demanio marittimo del comune di Vibo Valentia ». Mazza ricorda come «ha completamente ignorato la richiesta poù volte inoltrata di controllo, tanto della presenza dei regolari permessi allo stazionamento che da più parti si vorrebbero totalmente assenti quanto di controllo ambientale dal momento - denuncia ancora Mazza - che anche autorevoli studiosi sostengono che tali insediamenti contribuiscono all’inquinamento del mare». A chiusura del suo intervento l’esponente comunale non manca di aggiungere con nuova ironia che «i consiglieri che più volte hanno evidenziato il problema e tanti e tanti cittadini delle Marinate nutrono molte speranze nell’assessore Greco che con la sua risaputa solerzia non mancherà di dare le risposte giuste».
di Francesco Ridolfi
da "Il Quotidiano della Calabria" del 21/09/2008
mercoledì 3 settembre 2008
domenica 31 agosto 2008
Lo sfogo di Scalamandrè e la mai chiusa vertenza rifiuti
A colloquio con l’assessore comunale all’AmbienteCONFIDA di essersi sentito «a volte da solo» a fronteggiare la spinosa vertenza legata al servizio di raccolta dei rifiuti nel capoluogo e nell'intero territorio comunale, senza capire che «alcuni problemi sono di tutti. Ma non fa nulla. Capita a chi fa politica e un giorno si trova anche ad amministrare». Silvestro Scalamandré non va tanto per il sottile. E' lui stesso ad intrattenere il cronista. Lo fa davanti al Comune. Parla a tutto campo e letteralmente si sfoga. Dopo le denunce dei giorni scorsi da parte del Quotidiano su un discutibile servizio di raccolta dei rifiuti, soprattutto per quel che riguarda la differenziata, il responsabile dell'Ambiente di Palazzo Luigi Razza ci tiene a fare chiarezza. Scalamandrè non intende passare per l’unico capro espiatorio di una, probabilmente, mai chiusa emergenza rifiuti. E, dunque, parla, spiega e racconta. Qualche volta punta l'indice. Altre invita a ragionare. Ricostruisce «il lavoro e l'impegno dell'amministrazione Sammarco, spesso dimenticati». E ammette che per avere un territorio definitivamente pulito bisognerà attendere la costituzione dell'Ato. Poi alla domanda perché Vibo è ancora sporca, lui risponde, con estrema franchezza, che «la colpa è di tutti». Cittadini compresi, ovviamente.
Assessore, rifiuti uguale emergenza costante?
«Bisogna andare cauti con le definizioni. Il concetto di emergenza contiene in sé la possibilità di un forte rischio di natura sanitaria che a sua volta può provocare problemi di ordine pubblico. Descrivere un disservizio, che pure può capitare ed è capitato, immediatamentecome emergenza, rischia di ingenerare nell'opinione pubblica confusione e disorientamento, che in una situazione percepita come irrimediabilmente compromessa, potrebbe abbandonarsi a comportamenti inconsulti che potrebbero finire col rendere effettiva quell'emergenza, che io considero, per fortuna, oggi solo paventata come tale».
Sì, ma prima dell'estate…
«E' vero. A giugno abbiamo avuto giorni di vera preoccupa - zione, la “crisi del cartone”, determinatasi a cavallo del passaggio del servizio di raccolta differenziata ad altra società (Eurocoop, ndr), aveva ingenerato tra i lavoratori forti tensioni dettate dalla preoccupazione di perdere il lavoro».
Secondo lei, perché a distanza di tre anni stiamo qui a parlare ancora di rifiuti?
«Di rifiuti inevitabilmente se ne parlerà ancora per molto e io spero in modo diverso. Se ne dovrà parlare perché il nostro paese, al contrario di quanto è accaduto in molte altre nazioni europee, sconta un ritardo soprattutto sul piano dell'approccio culturale. Noi abbiamo perseguito la “politica delle discariche” fin quando non ci siamo accorti che queste erano stracolme, e non si riusciva più a capire dove collocare la massa di rifiuti domestici che di anno in anno cresceva sempre di più».
Ma qualcosa sta cambiando?
«Solo di recente, poco più di un decennio, si è imposta la necessità di rivedere il concetto di gestione dei rifiuti solidi urbani in un'ottica di riduzione della quantità prodotta, e nel contempo di puntare e sviluppare la raccolta differenziata, il recupero e riciclaggio dei vari elementi. E' quello a cui stiamo, come amministrazione comunale, già da tempo lavorando».
Perché tutto ciò non lo avete fatto finora?
«Non c'è dubbio che in materia di raccolta differenziata, da noi come nel resto della regione, si è accumulato un grave e pesante ritardo. Per amor di verità non addebitabile direttamente ai singoli Comuni. Su iniziativa del governo, il compito di organizzare e sviluppare la raccolta differenziata è stato attribuito all'ufficio del Commissario per l'emergenza rifiuti appositamente costituito, che ha di fatto surrogato in materia le funzioni dei Comuni, con risultati poco lusinghieri. Lo dicono soprattutto i dati, non io».
Come stanno le cose oggi?
«Agli inizi dell'anno, si era decretata la chiusura della fase emergenziale e il passaggio alla gestione ordinaria, con l'attribuzione delle competenze agli enti territoriali. Poi il Governatore ci ha ripensato, ma non del tutto. Vedremo ».
Parlava dell'impegno dell'amministrazione Sammarco.
«Come amministrazione comunale, per non rischiare di ritrovarci a fronteggiare nuove situazioni di crisi, considerato anche che a metà ottobre scadrà il contratto con la società che attualmente fornisce il servizio, abbiamo provveduto ad approvare il nuovo progetto per la raccolta integrata dei rifiuti ed avviato le procedure del bando di gara».
Con la prossima costituzione delle Ato, come la mettete?
«La costituzione delle Ato è prevista dal nuovo piano regionale per la gestione dei rifiuti, in obbedienza al principio, che io ritengo corretto, in virtù del quale ogni provincia deve provvedere allo smaltimento dei propri rifiuti. Una volta attivate credo solleveranno i Comuni da molte difficoltà, e permetteranno una gestione del ciclo dei rifiuti più produttiva ed efficace».
Questo è l'auspicio. Ma poi?
«Il timore è che il nuovo soggetto ricalchi la strada delle società miste che, ad oggi, si è dimostrata complessivamente fallimentare (riferimento alla Proserpina, la società mista messa recentemente in liquidazione, ndr). I tempi della costituzione delle Ato al momento sono molto incerti. Per questo, ripeto, l'amministrazione ha deciso doverosamente di assicurarsi, con la nuova gara, la possibilità di un servizio che l'affrancasse dai possibili rischi di nuovi disagi».
Da quanto dice si intuisce che lei attribuisce grande importanza a questo nuovo bando di gara. Perché?
«Per un motivo semplice: il tempo. Mi spiego meglio: finora, per motivi e circostanze varie, che sarebbe troppo lungo elencare in questa occasione, si è proceduto con affidamenti temporanei, di breve durata del servizio, il che, oggettivamente, ha costituito un limite ad una programmazione puntuale ed efficace proiettata al conseguimento di precisi obiettivi che avrebbero avuto necessariamente bisogno di un arco di tempo più ampio per essere raggiunti. Il nuovo progetto si articolerà per unperiodo di cinque anni. Questa volta davvero ci sarà il tempo necessario per costruire, in materia di rifiuti e di pulizia della città, una svolta».
Ci anticipi qualche novità di rilievo.
«Tra le novità più importanti, il bando prevede la raccolta differenziata porta a porta che porterà la città di Vibo ad adeguarsi ai migliori standard di raccolta differenziata del nostro Paese. Ciò significherà tra l'altro l'eliminazione progressiva dei fastidiosissimi e indecorosi cassonetti stradali».
La città può sperare nel prossimo futuro di ottenere uno standard di pulizia più alto?
«Credo che non solo lo debba sperare, ma lo debba esigere. Ma occorre essere chiari su un punto essenziale: per raggiungere lo standard auspicato, il servizio, anche il più efficiente, da solo non basta. E' necessario che si comprenda che il problema dei rifiuti è il risultato della somma della responsabilità di ciascuno di noi, nessuno escluso».
Tutti responsabili?
«Certo. Faccio un esempio: sento richiamare ed esaltare, qualche volta, la pulizia delle città svizzere. Ma in quelle realtà, il servizio è certamente efficiente anche per l'alto senso civico del cittadino, che non solo non si sognerebbe mai di abbandonare per strada rifiuti,maè attento anche che altri non lo facciano. Ribadisco: per ottenere lo standard di pulizia da lei richiamato, c'è bisogno di un'azione di grande responsabilizzazione collettiva, senza della quale i risultati conseguibili saranno destinati a rimanere piuttosto modesti».
Da noi invece?
«Quello che fa fatica da noi ad affermarsi è la consapevolezza che la città sia la casa di tutti, e che, per tenerla in ordine e pulita, occorre il concorso di ognuno. E' un approccio di ordine culturale, di mentalità, su cui bisogna agire ed insistere perché quel concetto venga riconosciuto ed affermato. Ci vorrà del tempo. Oggi, sotto questo profilo, la situazione è sconfortante. Nelle nostre strade accade di tutto. Sacchetti gettati al volo dalle vetture, altri abbandonati nei punti più disparati, pacchetti (vuoti) di sigarette che svettano dai finestrini delle auto in corsa, qualcuno che prova a centrare il cassonetto lanciando la busta direttamente dal balcone di casa; potrei continuare a lungo. E' come se quello di sporcare si ritenesse un diritto, perché tanto tocca comunque al Comune il dovere di pulire. Perversione pura e semplice».
Tutti sporcaccioni i vibonesi?
«Per fortuna no. Anzi, io penso che sia una sparuta minoranza che si abbandona a questicomportamenti, sufficiente però a sporcare la reputazione e l'immagine di tutti».
Lei fin qui ha enumerato le cause. Ma la città va comunque pulita, e non sempre è cosi.
«In questo contesto di cose, è difficoltoso tenere la città costantemente pulita. Lo svuotamento dei cassonetti avviene tutti i giorni regolarmente, e questo è già un risultato, mi creda, non da poco».
Va bene, ma parliamo di altro ancora. Il solo svuotamento non basta a fare una città pulita.
«Lei probabilmente si riferisce allo “spazzamento”. Non è che non si faccia, e non sarò io a negare i problemi che ancora abbiamo. Tenga presente che il servizio viene svolto entro le ore nove di mattina, fino a quell'ora buona parte della città ha un aspetto decente, nelle prime ore del pomeriggio già la situazione cambia. Avremmo bisogno di un servizio permanente, almeno nelle dodici ore del giorno, dalle otto alle venti».
Perché non lo fate?
«E' troppo oneroso. Non ci rimane che puntare sul cambiamento delle abitudini».
Recentemente il mio giornale ha denunciato la presenza, in vari punti della città di vere e proprie discariche abusive, dove spesso, tra le altre cose si rinviene la presenza di materiali pericolosi come per esempio l'eternit, composta di amianto. Riconoscerà che è un'indecenza intollerabile.
«Lo è infatti. In questo caso, è bene dirlo, ci troviamo di fronte a un problema di ordine pubblico. Si tratta di discariche abusive, come lei giustamente rileva. Vuol dire che chi getta rifiuti, fuori dai luoghi destinati a questo, viola la legge. Per quanto riguarda l'eternit che contiene amianto, sostanza pericolosa per la salute, si tratta di reato di ordine penale, in quanto “abbandono di materiale pericoloso in luogo pubblico”. E' una vera piaga».
E voi che fate?
«Il Comune di volta in volta procede alla bonifica. A volte non tempestivamente, come il suo giornale non ha mancato di rimarcare, ma mi creda, è davvero difficile rincorrere questo mal costume. Appena il tempo di bonificare e poco dopo si riformano le discariche abusive. Bisognerebbe attivareun efficiente sistema di controlli, che attualmente non abbiamo, o quantomeno, visti i risultati, è certamente molto debole, insufficiente. Il controllo del territorio deve diventare una priorità, e non solo per i problemi legati ai rifiuti».
E' ottimista per il futuro?
«Sarebbe un'incongruenza per chi ha scelto l'impegno politico, non esserlo. La politica è per definizione lo strumento principe di soluzione dei problemi della polis e più in generale della trasformazione della realtà. Chi non confida in questa possibilità, fa bene a starsene in disparte».
Lei è un uomo tenace, oggi vale ancora la pena spendersi per portare avanti un'idea?
«Decisamente sì».
Perché?
«Viviamo un momento storico in cui le idee o come si diceva un tempo, gli ideali, contano sempre meno, e sempre più spesso soppiantati da interessi personalistici. Una politica malata non può che produrre società malate. Per questo è importante battersi per recuperare e riaffermare il valore etico dell'impegno politico».
Terminiamo: pensava mai di entrare nella giunta della sua città?
«E' insita nell'impegno politico, la eventualità di dover assumere responsabilità di governo. Quando arriva il momento, non ci si può tirare indietro. Bisogna accettare la sfida e dare prova di sè. Ci ho pensato, sì, ma non ne ho mai fatto un'ossessione. Certamente non è stata, per me, il motivo o lo scopo della mia militanza politica».
E' pentito della scelta?
«Per niente».
Quali i motivi?
«Considero un onore avere avuto la possibilità di rendere un servizio alla mia città. Spero utile».
Si va avanti, dunque?
«Comunque».
di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 31/08/2008
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mercoledì 20 agosto 2008
Una vergogna tutta vibonese
Nessun intervento nonostante le varie segnalazioni dei giorni scorsi. E l’immondizia aumenta.Continua a crescere la discarica a cielo aperto al rione Affaccio.
Sta diventando una vergogna tutta vibonese: ripugnante e disgustosa. Da fare arrossire anche i cittadini più indifferenti, quelli che voltano lo sguardo dall'altro lato e fanno finta di non vedere. Un indecoroso spettacolo scandito, peraltro, dal passare inesorabile dei giorni che non fa altro che accumulare rifiuti su rifiuti. Immondizia su altra immondizia, fetore ad altro fetore. Insomma, un autentico scempio ambientale a cielo aperto e per di più sotto il sole rovente di agosto. «Un monumento all'incuria, alla noncuranza», commenta un cittadino del posto. E ancora: all'apatia di amministratori evidentemente in questi giorni di fine estate distratti in altre faccende. Per carità, magari anche altrettanto utili alla crescita della collettività, ma intanto al popoloso rione Affaccio il problema rimane in tutta la sua gravità e indecenza. E quello che fino a qualche tempo fa era semplicemente un piccolo disagio da risolvere magari con un intervento di pulizia ordinaria, adesso si è trasformato in una vera e propria discarica, seminascosta appena da grandi alberi di ulivo, quasi a fare da beffardo contrasto. Dove i rifiuti della differenziata si vanno a mescolare tranquillamente con quelli solidi urbani. Quelli di una città che getta tutto ovunque. Una miscela esplosiva, dunque, fatta di rottami di ogni genere, poltrone, elettrodomestici, porte di legno, cassette di legno e di plastica piene di bottiglie di vetro, materassi sfondati e cassettiere fatte a pezzi. E poi enormi bustoni di plastica neri pieni di chissà che cosa, vasi rotti e tanti altri rifiuti. E nessuno interviene. O dice semplicemente qualcosa. Quanto meno per tentare di spiegare, di raccontare ai cittadini le ragioni e i motivi di tutto ciò. Eppure di questa emergenza, perché piaccia o non piaccia ma emergenza è, il Quotidiano si è ampiamente occupato nei giorni scorsi. Abbiamo dedicato due interi servizi con tanto didocumentazione fotografica. Insomma ne abbiamo parlato e riparlato affinché qualcuno al Comune si prendesse la briga di fare qualcosa. Ma niente. Tutto fermo. Ritornare, peraltro, a puntare il dito contro le situazioni di sempre non piace davvero a nessuno. Credeteci. Ma per un giornale che da sempre dà voce e più voci diventa obbligatorio farlo, soprattutto per ricordare a chi di dovere che la città andrebbe pulita tutta e ogni giorno. In ogni angolo, anche il più sperduto, il più piccolo. Quello che meno si vede agli occhi della gente. Ne prenda atto una buona volta l'assessore comunale all'Ambiente Silvestro Scalamandrè, il quale, per sua stessa ammissione, ha riferito spesso al cronista di avere già fatto il massimo per riuscire in questa ardua e spinosa missione. Ma a Vibo Valentia, probabilmente, il massimo non è mai abbastanza per risolvere problemi atavici, per uscire una buona volta dall'emergenza. Serve fare di più e, in questo caso, anche subito. Domani, assessore Scalamandrè, sarà già tardi. Quanto sta accadendo al quartiere Affaccio, lo ripetiamo, appare sempre più come la sbiadita cartina di tornasole di un servizio di raccolta dei rifiuti che evidentemente non funziona a pieno regime. Qualcosa negli ingranaggi non va per come dovrebbe. Anche domenica scorsa, infatti, come scritto l'altro ieri, i cestini dei rifiuti su corso Vittorio Emanuele non sono stati svuotati: indecoroso e inaccettabile, dunque, anche in questo caso, lo spettacolo che si offriva a tutti i passanti. Corso Vittorio era cosparso di immondizia. Insomma, quella Eurocoop che il Comune ha “sistemato” tempo fa al posto della società Proserpina per fare voltare pagina alla gestione dei rifiuti a Vibo Valentia sembra non essere ancora riuscita nell’intento. Proprio per nulla.
di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 20/08/2008
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Ancora rifiuti nella frazione
Vibo Marina. Giovanni Russo (Pd) attacca l’assessore comunale Silvestro Scalamandré.La situazione ambientale non sembra migliorare affatto.
Le immagini, purtroppo, sono routinarie, il luogo è lo stesso, cambiano solo le persone che effettuano le segnalazioni. La situazione ambientale a Vibo Marina (ma anche nel capoluogo, vedere articolo a pagina 19, ndr) e nelle altre frazioni della costa non è certo delle migliori. Tutt’altro. Come testimoniano le foto scattate qualche giorno addietro in vari punti della maggiore frazione del capoluogo l’emergenza rifiuti non sembra essere passata e, anzi, coinvolge non soltanto l’area della periferia come ad esempio nei pressi dell’ingresso dello stabilimento industriale Italcementi, ma anche il centro cittadino nelle vicinanze del porto, senza tralasciare le spiagge, in particolare quella del quartiere “Pennello”. Le immagini delle nostre spiagge che porteranno via i pochi turisti presenti nel litorale vibonese in questa estate, non saranno certo da conservare, anzi, tutt'altro viste le pessime condizioni in cui versano attualmente. A farsi portavoce di questo stato di disagio ambientale è il giovane esponente del Partito Democratico Giovanni Russo che parlando anche da privato cittadino, non risparmia dure critiche all’assessore comunale all’Ambiente, Silvestro Scalamandré, reo a suo dire, di aver sottovalutato il problema non adottando le necessarie contromisure in un periodo particolare qual è quello estivo in cui le presenze turistiche sono in netto aumento. «La situazione che si può osservare a Vibo Marina - ha aggiunto l’interessato - è veramente da terzo mondo. Basti pensare ad alcuni tratti di spiaggia del quartiere Pennello, così come la presenza di vere e proprie discariche in pieno centro, come si può ben vedere dalle foto. Una cittadina come la nostra, che vuole e deve puntare sul turismo, dovrebbe accogliere i villeggianti in condizioni diverse da quelle attuali, con strade e spiagge pulite, aiuole curate. E, invece, assistiamo quasi quotidianamente alla presenza di immondizia di ogni tipo a margine dei cassonetti stracolmi, e agli immancabili pneumatici sulle spiagge, quasi fossero un segno distintivo, un simbolo identificativo della zona». Da qui, l’invito al sindaco Franco Sammarco ad adoperarsi di persona del problema visto che «l'assessore al ramo, peraltro del Partito dei Verdi, nonché presidente regionale della formazione politica ambientalista, da me peraltro sollecitato telefonicamente, lo ignora totalmente. Sono certo - ha affermato Russo - che il sindaco Sammarco saprà porre rimedio ad una situazione allarmante dal punto di vista igienico e saprà fare in modo che la gente di Vibo Marina e i suoi villeggianti possano, in questo scorcio di stagione, estiva conservare un'immagine migliore delle nostre spiagge e delle nostre strade». La questione rifiuti a Vibo Marina sta suscitando non pochi disagi, ed ha portato, nei giorni scorsi, alla convocazione di una seduta di consiglio di IV Circoscrizione nella quale appunto, si è discusso della situazione igienica della frazione. Quindi, non solo la carenza idrica o i liquami che il Sant’Anna scarica in mare, anche se sembra, in misura molto minore rispetto agli anni passati, ma anche gli ammassi di immondizia per le strade non rappresentano di certo un biglietto da visita per i turisti che finalmente dopo le due ultime estati hanno ripreso a frequentare la zona in maniera più assidua.
CONTROTENDENZA.
Nella situazione descritta da Russo, pur con qualche distinguo, non si rivede il giovane commerciante Francesco Maduli il quale, pur ricordando come la situazione relativa al servizio di pulizia presenti ancora delle pecche sotto l’aspetto della continuità, ha voluto dare merito all’amministrazione e agli operai che fanno parte dell’Eurocoop di aver svolto un lavoro egregio la notte della festa della Madonna e del concerto di Nino D’Angelo. «E’ giusto - ha detto in proposito l’affer - mato fotografo - dare merito per il servizio di raccolta dei rifiuti compiuto durante le ore notturne. L’indo - mani mattina la frazione si presentava accogliente, senza cartacce per strada nonostante la serie di eventi che si era svolta poche ore prima e che aveva richiamato almeno 10.000 persone. E’ indubbiamente un bel segnale anche se per giungere alla normalità, a mio parere, c’è ancora da lavorare».
di Gianluca Prestia
da "Il Quotidiano della Calabria" del 20/08/2008
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lunedì 4 agosto 2008
Non ci resta che sperare che piova
Vorrei pubblicamente ringraziare l'assessore all'ambiente del Comune di Vibo Valentia Silvestro Scalamandrè, per il progetto di rinverdire la città. Ai primi di giugno, dopo aver annunciato l'iniziativa, con enfasi attraverso i media, si è passati dalle parole ai fatti, e finalmente in alcune zone, completamente deserte fino a quel momento, sono comparsi esili fusti di giovani piante. Con gli alberelli sono comparsi fiori, in qualche aiuola, e qualche piantina che da grande dovrebbe creare delle siepi. Mi sono rallegrata nel constatare che, nelle aiuole e nelle fioriere di Piazza Martiri D'Ungheria, erano comparse timide margherite e qualche begonia. Ma ahimé, l'assessore ha dimenticato che le piante sono essere viventi e che necessitano d'acqua per vivere e crescere, perciò dopo qualche settimana nelle aiuole si possono intravedere i resti essiccati dei fiori e delle piantine. Morti i fiori, morte anche le nostre speranze, di vedere la città trasformata in giardino. Forse il nostro assessore ed i suoi collaboratori non si sono posti il problema oppure non sanno come si fa. Vorrei suggerire loro la soluzione, sarebbe sufficiente dotarsi di una piccola autobotte che trasporti l'acqua e impiegare un paio d'addetti comunali, magari un autista ed un operaio per innaffiare regolarmente, magari a giorni alterni, di mattina presto o la sera.L'idea non è originale, ma la riporto da altre città, che ho avuto il piacere di visitare, per esempio alcuni comuni dell'Umbria, della Toscana, della Lombardia, dove passeggiando per le vie e le piazze si osserva il discreto passaggio di una autobotte che innaffia il verde. La bellezza ci salverà, scriveva Dostoevskij, e senza addentrarmi in ragionamenti e
complesse riflessioni, io dico semplicemente che condivido quest’affer - mazione perché sono convinta che anche la bellezza dell'ambiente in cui si vive sia importante per predisporre l'animo umano ad azioni e comportamenti positivi, educati e civili. Il decoro, la pulizia, l'arredo delle città denotano rispetto per sé stessi e per gli altri, gli altri che nel comune pensare degli amministratori sono i turisti che si vorrebbero attrarre nella nostra città, con varie manifestazioni ma che devono avere come sfondo un ambiente invitante, pulito, armonioso, accogliente, ad incominciare dall'entrata della città, che si presenta, invece, squallida e abbandonata a se stessa. Mi riferisco al Parco delle Rimembranze, che potrebbe e dovrebbe essere il salotto verde. Ci faccia un pensierino assessore, intanto, noi speriamo che piova, prima che sia troppo tardi.
Teresa Bellissimo
Lettera al Quotidiano
da "Il Quotidiano della Calabria" del 04/08/2008
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martedì 10 giugno 2008
Emergenza rifiuti, Forza Italia chiede le dimissioni di Scalamandrè
La coordinatrice: il problema non va affrontato in modo confuso e dilettantesco.
Gelanzè e Crupi muovono un duro attacco all'Amministrazione
I cumuli di carta, plastica, vetro e ingombranti continuano ad offrirsi agli occhi dei cittadini e dei turisti. Uno spettacolo indecente che peggiora di giorno in giorno e che offende il decoro della città. Per eliminarlo bisognerà aspettare ancora una decina di giorni, il tempo, cioè, che l'amministrazione comunale porti a compimento la gara d'appalto per affidare il servizio a ditta diversa della Proserpina.
In un contesto che vede i cittadini e le istituzioni quasi accettare con rassegnazione l'evolversi in negativo di una situazione che forse poteva anche essere evitata, Forza Italia spezza il clima di torpore che sembrava aver coinvolto tutte le forze politiche e scende in campo per denunciare, con toni decisi, la delicatezza del momento vissuto non solo dalla cittadinanza vibonese, ma dall'intero territorio provinciale.
Nella sede di via Corsea, la coordinatrice comunale Cesella Gelanzè, affiancata dal consigliere provinciale Nicola Crupi, ha posto l'attenzione «sullo spettacolo indegno di una società civile e che richiama alla memoria la tragedia della Campania con sporcizia e spazzatura abbandonata ovunque».
Un'analisi quella di Cesella Gelanzè, che mira a mettere in evidenza non solo la precarietà della situazione, ma anche le responsabilità che ne sono a monte. Sotto i fari degli attacchi di FI finisce l'assessore comunale all'Ambiente Silvestro Scalamandrè "reo" non solo di aver rilasciato «dichiarazioni superficiali, confuse e per certi versi inattendibili», ma anche di aver annunciato, nel mentre la città viene sommersa dalla sporcizia, che «l'amministrazione comunale ha stipulato un contratto per il conferimento e la valorizzazione dei rifiuti riciclabili provenienti dalla raccolta differenziata di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee)». Una goccia in mezzo al mare secondo la Gelanzè che equivale a invitare «il cittadino a usare il posacenere tra cumuli di rifiuti gettati per terra».
Gli esponenti di Forza Italia sono in perfetta sintonia nel sostenere che il sindaco ha il dovere di monitorare l'operato dell'assessore e, in caso di risultati inadeguati, procedere alla sostituzione.
Non ci sono scusanti che possono valere e neppure «le difficoltà che investono la Proserpina – prosegue la coordinatrice del partito azzurro – possono costituire un'attenuante».
Da qui all'elenco delle inadempienze dell'amministrazione comunale il passo è breve. «Cosa ha fatto la Giunta – insiste la Gelanzè – per prevenire i gravi disagi in cui versiamo? Ha provveduto ad elaborare un'accurata e compiuta analisi tecnico-economica per avere la giusta contezza della problematica? Ha indetto un bando di gara per selezionare un'impresa adeguata a risolvere definitivamente la drammatica situazione?».
Tutti interrogativi che trovano risposte in negativo con la conseguenza – rimarcano i rappresentanti del partito di Berlusconi – che alla fine a pagare le conseguenze, oltre ai cittadini,sono i commercianti che, a dire dell'assessore Scalamandrè, «per legge hanno l'obbligo di provvedere ed organizzare il servizio per il riciclaggio e il recupero degli imballaggi».
Gelanzè e Crupi ribaltano i contenuti della norma citata dell'assessore sostenendo il contrario.
Anzi, richiamandosi al Testo unico 152/06, sottolineano che la responsabilità della raccolta ricade solo sui commercianti che occupano superfici superiori a 250 metri quadrati.
A insistere sulla gravità della situazione è anche il consigliere provinciale Nicola Crupi, il quale oltre ad evidenziare i danni che la mancata attuazione del servizio di raccolta differenziata sta creando alla città, al territorio provinciale e al settore turistico, lamenta l'inesistenza di un'adeguata campagna di educazione alla differenziazione dei rifiuti.
A preoccupare Crupi è anche il fatto che entro il 31 dicembre 2008 la percentuale della raccolta differenziata dovrebbe attestarsi attorno al 45% per spingersi sino al 65% entro il 31 dicembre 2012. Percentuali irraggiungibili se si pensa che al momento il livello di raccolta si mantiene sotto il 15% col risultato, però, che non centrando gli obiettivi prefissati, scatteranno delle sanzioni amministrative pesanti che, naturalmente, andranno sempre a ricadere sui cittadini.
Evenienza questa che Cesella Gelanzè e Nicola Crupi vorrebbero scongiurare ricordando all'amministrazione comunale gli obblighi di legge cui ottemperare per tutelare al meglio gli interessi della collettività.
di Pino Brosio
da "Gazzetta del Sud - Vibo" del 10/06/2008
Gelanzè e Crupi muovono un duro attacco all'Amministrazione
I cumuli di carta, plastica, vetro e ingombranti continuano ad offrirsi agli occhi dei cittadini e dei turisti. Uno spettacolo indecente che peggiora di giorno in giorno e che offende il decoro della città. Per eliminarlo bisognerà aspettare ancora una decina di giorni, il tempo, cioè, che l'amministrazione comunale porti a compimento la gara d'appalto per affidare il servizio a ditta diversa della Proserpina.
In un contesto che vede i cittadini e le istituzioni quasi accettare con rassegnazione l'evolversi in negativo di una situazione che forse poteva anche essere evitata, Forza Italia spezza il clima di torpore che sembrava aver coinvolto tutte le forze politiche e scende in campo per denunciare, con toni decisi, la delicatezza del momento vissuto non solo dalla cittadinanza vibonese, ma dall'intero territorio provinciale.
Nella sede di via Corsea, la coordinatrice comunale Cesella Gelanzè, affiancata dal consigliere provinciale Nicola Crupi, ha posto l'attenzione «sullo spettacolo indegno di una società civile e che richiama alla memoria la tragedia della Campania con sporcizia e spazzatura abbandonata ovunque».
Un'analisi quella di Cesella Gelanzè, che mira a mettere in evidenza non solo la precarietà della situazione, ma anche le responsabilità che ne sono a monte. Sotto i fari degli attacchi di FI finisce l'assessore comunale all'Ambiente Silvestro Scalamandrè "reo" non solo di aver rilasciato «dichiarazioni superficiali, confuse e per certi versi inattendibili», ma anche di aver annunciato, nel mentre la città viene sommersa dalla sporcizia, che «l'amministrazione comunale ha stipulato un contratto per il conferimento e la valorizzazione dei rifiuti riciclabili provenienti dalla raccolta differenziata di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee)». Una goccia in mezzo al mare secondo la Gelanzè che equivale a invitare «il cittadino a usare il posacenere tra cumuli di rifiuti gettati per terra».
Gli esponenti di Forza Italia sono in perfetta sintonia nel sostenere che il sindaco ha il dovere di monitorare l'operato dell'assessore e, in caso di risultati inadeguati, procedere alla sostituzione.
Non ci sono scusanti che possono valere e neppure «le difficoltà che investono la Proserpina – prosegue la coordinatrice del partito azzurro – possono costituire un'attenuante».
Da qui all'elenco delle inadempienze dell'amministrazione comunale il passo è breve. «Cosa ha fatto la Giunta – insiste la Gelanzè – per prevenire i gravi disagi in cui versiamo? Ha provveduto ad elaborare un'accurata e compiuta analisi tecnico-economica per avere la giusta contezza della problematica? Ha indetto un bando di gara per selezionare un'impresa adeguata a risolvere definitivamente la drammatica situazione?».
Tutti interrogativi che trovano risposte in negativo con la conseguenza – rimarcano i rappresentanti del partito di Berlusconi – che alla fine a pagare le conseguenze, oltre ai cittadini,sono i commercianti che, a dire dell'assessore Scalamandrè, «per legge hanno l'obbligo di provvedere ed organizzare il servizio per il riciclaggio e il recupero degli imballaggi».
Gelanzè e Crupi ribaltano i contenuti della norma citata dell'assessore sostenendo il contrario.
Anzi, richiamandosi al Testo unico 152/06, sottolineano che la responsabilità della raccolta ricade solo sui commercianti che occupano superfici superiori a 250 metri quadrati.
A insistere sulla gravità della situazione è anche il consigliere provinciale Nicola Crupi, il quale oltre ad evidenziare i danni che la mancata attuazione del servizio di raccolta differenziata sta creando alla città, al territorio provinciale e al settore turistico, lamenta l'inesistenza di un'adeguata campagna di educazione alla differenziazione dei rifiuti.
A preoccupare Crupi è anche il fatto che entro il 31 dicembre 2008 la percentuale della raccolta differenziata dovrebbe attestarsi attorno al 45% per spingersi sino al 65% entro il 31 dicembre 2012. Percentuali irraggiungibili se si pensa che al momento il livello di raccolta si mantiene sotto il 15% col risultato, però, che non centrando gli obiettivi prefissati, scatteranno delle sanzioni amministrative pesanti che, naturalmente, andranno sempre a ricadere sui cittadini.
Evenienza questa che Cesella Gelanzè e Nicola Crupi vorrebbero scongiurare ricordando all'amministrazione comunale gli obblighi di legge cui ottemperare per tutelare al meglio gli interessi della collettività.
di Pino Brosio
da "Gazzetta del Sud - Vibo" del 10/06/2008
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lunedì 26 maggio 2008
In ferie alla Proserpina "volontari" al Comune
Molte ombre sull'emergenza rifiuti
L'assessore comunale all'Ambiente Silvestro Scalamandrè ha individuato la ditta per fare uscire la città dall'emergenza rifiuti e ha annunciato che in pochi giorni la situazione si normalizzerà. Tale incarico è stato affidato alla Computer House Ambiente. Dai computer ai rifiuti, per la verità, il passaggio non dovrebbe essere facile, ma va bene lo stesso perché in situazioni di emergenza ogni soluzione ci può stare.
Così come in situazioni di emergenza si possono accettare anche azioni di volontariato. Solo che in questo caso la pratica rischia di diventare piuttosto spinosa perché ad essere chiamati, e non si sa come, sono 5 dei 30 operai della Proserpina spa collocati in ferie forzate. Insomma, anche se parliamo di differenziata quando si tratta di rifiuti la puzza è sempre in agguato.
L'assessore, tuttavia, ha ribadito che il servizio è in via provvisoria perché l'amministrazione di palazzo "Luigi Razza" ha in programma di arrivare ad un regolare bando di gara. Un obiettivo che viene inseguito già da qualche anno ma fino ad oggi non è stato centrato. E così la città, in materia di nettezza urbana, e non solo di differenziata (perché in questo caso rimane bloccata agli ultimi posti della classifica) lascia molto a desiderare. Si preferisce puntare a prorogare il servizio attraverso l'affidamento diretto e non mettere mano ad un vero e proprio capitolato d'appalto.
L'assessorato all'Ambiente "brilla" per non essere riuscito a presentare il progetto per la raccolta "porta a porta" relativo a carta, vetro e plastica. L'assessore regionale all'Ambiente Diego Tommasi, che in città conta tra i suoi collaboratori anche l'assessore Scalamandrè, non ha avuto il piacere di poter inserire la città capoluogo tra i 30 Comuni che hanno usufruito del finanziamento per il "porta a porta".
di N. L.
da "Gazzetta del Sud - Vibo" del 26/05/2008
L'assessore comunale all'Ambiente Silvestro Scalamandrè ha individuato la ditta per fare uscire la città dall'emergenza rifiuti e ha annunciato che in pochi giorni la situazione si normalizzerà. Tale incarico è stato affidato alla Computer House Ambiente. Dai computer ai rifiuti, per la verità, il passaggio non dovrebbe essere facile, ma va bene lo stesso perché in situazioni di emergenza ogni soluzione ci può stare.
Così come in situazioni di emergenza si possono accettare anche azioni di volontariato. Solo che in questo caso la pratica rischia di diventare piuttosto spinosa perché ad essere chiamati, e non si sa come, sono 5 dei 30 operai della Proserpina spa collocati in ferie forzate. Insomma, anche se parliamo di differenziata quando si tratta di rifiuti la puzza è sempre in agguato.
L'assessore, tuttavia, ha ribadito che il servizio è in via provvisoria perché l'amministrazione di palazzo "Luigi Razza" ha in programma di arrivare ad un regolare bando di gara. Un obiettivo che viene inseguito già da qualche anno ma fino ad oggi non è stato centrato. E così la città, in materia di nettezza urbana, e non solo di differenziata (perché in questo caso rimane bloccata agli ultimi posti della classifica) lascia molto a desiderare. Si preferisce puntare a prorogare il servizio attraverso l'affidamento diretto e non mettere mano ad un vero e proprio capitolato d'appalto.
L'assessorato all'Ambiente "brilla" per non essere riuscito a presentare il progetto per la raccolta "porta a porta" relativo a carta, vetro e plastica. L'assessore regionale all'Ambiente Diego Tommasi, che in città conta tra i suoi collaboratori anche l'assessore Scalamandrè, non ha avuto il piacere di poter inserire la città capoluogo tra i 30 Comuni che hanno usufruito del finanziamento per il "porta a porta".
di N. L.
da "Gazzetta del Sud - Vibo" del 26/05/2008
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