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giovedì 10 febbraio 2011

Piano triennale delle Opere Pubbliche: il Pd incalza... e la maggioranza lo segue

Opere pubbliche, marciapiedi, cento giorni, contratto di quartiere, il nuovo sito, il sito nuovo, fondi per l'alluvione. A chiamare è palazzo "Luigi Razza", dove all'ordine del giorno c'è il primo comandamento .... convocare conferenze stampa.
E se di "peccatori", in questo senso, non ce sono, a voler scagliare la pietra sono i consiglieri d'opposizione che sugli inviti in sala Giunta e nella sala consiliare hanno qualcosa da ridire. In particolare, Marco Talarico, Gioele Pelaggi, Daniele De Sossi e Giovanni Russo esprimono la propria «meraviglia per le continue ed incessanti conferenze stampa dell'assessore Modafferi in linea con le mirabolanti favole che giornalmente l'Amministrazione D'Agostino racconta ai vibonesi».
Insomma, il dito è puntato contro l'assessore ai Lavori pubblici che «non pago – spiegano – del successo elettorale del padre che gli ha fruttato la poltrona di assessore ai Lavori pubblici, continua imperterrito nell'annunziare alla attonita popolazione una serie di interventi che l'incredibile amministratore non ha assolutamente determinato ma semmai ereditato dalla passata Amministrazione senza che si abbia avuto la capacità di attrarre ad oggi nuovi finanziamenti per realmente caratterizare un vero piano triennale per le opere pubbliche».
Senza se e senza ma, quindi, l'opposizione affonda e ritiene «imbarazzante» quello che viene definito, «per come rilevato – proseguono Talarico, Pelaggi, De Sossi e Russo – da molti consiglieri di maggioranza, un "mal riuscito" copia e incolla del precedente». Critiche che si fanno particolareggiate nella definizione «dell'approssimazione nella presentazione dell'importante documento anche nella parte in cui – chiosano – venivano indicati Rup non più in servizio. Ridicola – proseguono – nella lettura delle schede l'indicazione degli inizi lavori con data del 2009 da terminarsi sempre in base alle miracolose capacità ed esternazioni del novello assessore, al III trimestre del 2010». Quanto a prove di «inadeguatezza» per il gruppo del Pd, poi, l'esempio è offerto dalla riunione della III Commissione «presieduta – spiegano – dal consigliere Silvaggio che nel corso di solo 3 sedute ha licenziato la pratica che pertanto ora dovrà passare in Consiglio comunale».
Non ci sono scuse e altre chance, insomma. E a non fornire alibi per i consiglieri di opposizione sarebbe anche la stessa maggioranza, dove alcuni «consiglieri – aggiungono infatti – fra i quali Giannini e Lombardo hanno evidenziato gravissime anomalie nell'approvando Piano al punto di votare contro lo stesso. Ed, infatti, molti consiglieri, messi alle strette sulla necessità di licenziare senza approfondimento e confronti, fra i quali la vexata quaestio della scuola Media di Vibo Marina, hanno inteso con dichiarazione di voto, censurare il cosiddetto nuovo Piano con pesantissime quanto ponderate motivazioni». Uno scontro fotografato dall'opposizione e che si sarebbe acuito proprio nella riunione di ieri della III Commissione «allorquando – spiegano – il presidente Silvaggio, alla richiesta scritta dei consiglieri del Gruppo del Pd di ottenere copia del verbale della seduta del 7 febbraio, inizialmente non ha inteso aderire a tale richiesta. Alla fine della seduta – aggiungono – preso atto dell'atteggiamento di Silvaggio un nutrito gruppo di consiglieri comunali, tra i quali molti di maggioranza, ha inteso scrivere sia al Sindaco che al presidente del Consiglio affinchè preso atto del malfunzionamento della Commissione si proceda al ripristino del normale funzionamento».

di s. m.
da "Gazzetta del Sud" del 10/02/2011

mercoledì 12 gennaio 2011

Acqua, la minoranza incalza l’amministrazione D’Agostino

Convocato per venerdì pomeriggio il consiglio comunale

Quello che doveva essere un incontro con le associazioni di colontariato del capoluogovolto a chiarire i problemi relativi al divieto di utilizzo dell'acqua potabile, lunedì pomeriggio si è trasformato, commento dopo commento, in una sorta di baruffa tra maggioranza e opposizione. Assenti le stesse associazioni e, quindi, è stato necessario il diversivo di rattoppare l'assenza con le considerazioni, rivolte alla stampa,di sindaco, assessori e consiglieri d'opposizione. E’ stato il sindaco stesso a delineare meglio i contorni dell'incontro, che avrebbe dovuto avere soprattutto il senso di chiarire «con le associazioni le modalità di trasporto dell' acqua attraverso due autobotti, da distribuire soprattutto alle persone anziane, cosa che però presenta delle criticità dal punto di vista sanitario, ragion per cui il Comune ha infine deciso di acquistare duemila casse d'acqua, che decideremo come distribuire di concerto con l' assessorato alle politiche sociali». Secco e immediato, però, il commento che è giunto dalle file dell'opposizione da parte del capogruppo del Pd Michele Soriano, che ha asserito che «ciò evidenzia solo il fatto che all'amministrazione manchi unpiano civile serio, senzacontare che la stessa abbia taciuto il fatto che l'acqua non fosse potabile». Manca, quindi, a detta di Soriano, un vero piano che garantisca lo sbrogliarsi di una situazione così problematica, mentre «quello che viene disegnato è un servizio superficiale che non risolverà nessun problema. Si è a lungo dormito, mentre ciò che serve è un intervento serio e risolutivo». Ma è subito interviene il sindaco, secondo il quale «si tratta di un servizio che solleverà i cittadini da un disagio», temporaneamente, si direbbe, «e poi la prudenza è d' obbligo,visto che l' autorità giudiziariasta ancoraindagando sul coinvolgimento o meno di un funzionario della Sorical». E' stata poi la volta di Marco Talarico, consigliere d'opposizione, il quale in maniera decisa, ha sottolineato che «la chiusura dell' acqua, per via della non potabilità che era già passata sui nostri tavoli, vi era già stata chiesta, ma voi non l' avete accettata». Lo stesso ha fatto il suo collega del Pd Gioele Pelaggi, secondo il quale «ogni abitante ha bisogno di circa 250 litri di acqua al giorno, cui non si sopperirà certo con due autobotti ». Dal dirigente delsettore Lavori pubblici del Comune Pasquale Scalamogna è arrivata poi la precisazione che l'inquinamento che ha colpito l'acqua del capoluogo sia «di tipo batteriologico. Ciò è stato accertato grazie ad un perito dell'università di Messina che ha effettuato prelievi nelledue vaschee alcui esameè subito seguito il sequestro da parte dei Nas, che ha tolto i serbatoi alla Sorical per affidarli al Comune, ma - ha proseguito Scalamogna - è giusto indicare conesattezza diche tiposiano gliagenti inquinanti in questione». Problematica che quasi non esisterebbe per l' assessore ai Lavori pubblici Giorgio Modafferi, convinto del fatto che «i prelievi non sono stati eseguiti nella maniera dovuta». Maggioranza ed opposizione si sono dunque dibattute su misure considerate tempestive da una parte e insufficienti dall'altra e sulla gravità o meno del problema, in un aula consiliare libera da quelle associazioni che invece dovevano essere le protagoniste dell' incontro e, fuori, con lo spettro di una cittadinanza che si trova a combattere con la persistentenonpotabilità dell'acqua. Intanto la conferenza dei capigruppo ieri mattina, al termine della riunione in Comune, ha fissato per venerdì prossimo la data del prossimo consiglio comunale per discutere proprio della grave emergenza idrica di questi giorni.

di Zaira Bartuccia
da "Il Quotidiano" del 12/01/2011

Cdr, è sempre aspra polemica

Rifiuti. L’azienda attende l’autorizzazione del Comune. Durissimo affondo dei Comunisti Italiani contro l’ipotesi di bruciare il combustibile nello stabilimento della Italcementi

Mentre in questi giorni l'intera città capoluogo è alle prese con l'ennesima emergenza idrica per via della mancata potabilità dell'acqua pubblica che il Comune fa arrivare nellecase dei cittadini,il Partitodei Comunisti italiani ricorda un altro «prezioso contributo» della politica teso «a rovinare non solo l'ecosistema ma anche e soprattutto la salute della gente». A cosa si riferiscono i comunisti? Presto detto: alla eventualità di bruciare Cdr (combustibile derivato da rifiuti) all'interno dell'inceneritore dello stabilimento della Italcementi di ViboMarina. Prima della pausa natalizia, come si ricorderà, il Quotidiano si è molto occupato dellavicenda attraverso la pubblicazionedi numerosi interventi, riflessioni, punti di vista. Sul caso Cdr, insomma, appena qualche settimana fa si è aperto un grande dibattito che ha coinvolto l'intera opinione pubblica vibonese: a prendere carta e penna sono stati amministratori, politici, sindacalisti, rappresentanti delle associazioni, semplici cittadini. L’interesse è stato enorme, anche perché per poter utilizzare il Cdr l'azienda cementiera ha bisogno necessariamente dell'autorizzazione di Palazzo Luigi Razza. E l'attuale amministrazione di centrodestra sembra non scartare l'ipotesi di concederla. Tant’è che in merito sono state avviate delle trattative, peraltro mai chiuse, tra Comune e Italcementi. E nessuno sa a che punto stanno. Davanti a tutto ciò il fronte del no è stato maggiore rispetto a chi si è, invece, detto favorevole all'ipotesi di bruciare il cosiddetto combustibile alternativo nella vicina frazione. Poi sulla vicenda è sceso però lentamente il silenzio. Mail Pdci vibonese non ha dimenticato e non dimentica chi, come l’attuale governo della città, mettendoda parte la raccolta differenziata dei rifiuti «ha compiuto un disastro». E, dunque, ritorna a parlare di questa «grande idea rivoluzionaria quanto innovativa ed ecosostenibile che i nostri grandi amministratori stanno portando avanti per superare l'annoso problema dello smaltimento dei rifiuti», affermano con evidente ironia dalla segreteria politica del Pdci. Insomma, amministratori e politici locali «lo chiamano semplicemente Cdr ma è senza dubbio un modo per nasconderne il significato, per non spaventare i cittadini». Per il Pdci, quindi, bisognava insistere e portare avanti «la raccolta differenziata intrapresa, negli ultimi mesi di vita dall'amministrazione Sammarco, dall'unico assessore all'Ambiente che ha avuto qualche idea lungimirante, Enzo Insardà. Ma loro no - tuonano gli esponenti dei Comunisti italiani - se devono distruggere qualcosa lo fanno nel modo migliore. E quale modo migliore se non quello di creare un inceneritore per bruciare tutti i rifiuti fregandosene dell'ecologia? Così comela costruzione dell'enorme discarica a SanCalogero che fa venire un atroce dubbio: a cosa ed a chi serve questa mega discarica se la differenziata in alcuni paesi della nostra provincia e già bene avviata? È veroanche che negli ultimi mesi dell'amministrazione Sammarco il Comune ha perso i finanziamenti previsti dal Por Calabria Fesr 2007-2013, ma abbandonare il progetto della differenziata come ha fatto il nuovo sindaco Nicola D'Agostino è statoun vero delitto». La spazzatura, viene infatti ricordato dagli interessati, «ormai invade le strade e nessuno sembra essere in grado o avere il coraggio di assumersene la responsabilità. Il Comune ormai può solo stare a guardare, non ha infatti mezzi propri da poter utilizzare per sgombrare il territorio dai rifiuti». A giudizio dei rappresentanti dei Comunisti italiani, insomma,«se l’Italcementie il Comune continuano con questa idea scellerata di volere usare il Cdr come combustibile per lo stabilimento di Vibo Marina, si capisce bene che a subire i danni maggiori non sarà solo l'ecosistema, peraltro già traumatizzato con le acque del nostro mare inquinato, ma anche e in misura nettamente maggiorela salute dei cittadini. Ed inquesto viene anche da dire che magari se le Marinate fossero state meglio rappresentate nella giunta D'Agostino (con qualche assessore, magari anche l'undicesimo…) il problema sarebbe stato affrontato in maniera diversa e con più attenzione verso quel territorio». Detto in parole povere questo nuovo “inceneritore”, quando sarà in funzione «andrà a bruciare soprattutto plastiche in maggior parte derivate da petrolio, che sono quelle con più alto potere calorifico. Alle plastiche si aggiungono (peruna quantitàinferiore al50 percento in peso dell'intera ecoballa) gomme sintetiche, pneumatici (tritati finemente) e resine. Avendo cura naturalmente di ridurre la presenza di piombo, mercurio, vetri, inerti, materiale putrescibile e cloro (che è vietato per legge perché bruciarlo produce diossina). Il risultato che possiamo prevedere quindi - spiegano sempre gli iscritti al Pdci vibonese - è una miriade di particelle cancerogene letali per l'organismo umano che troveranno, nelle vie respiratorie dei cittadini di Vibo Marina e dintorni, l'habitat dove far danni. Come tutti ben sanno infatti, il cementificio è situato se non nel centro abitato poco al di fuori di esso. Ma la cosa che ci mette ansia è il dubbio che qualcosa di questo genere stia già avvenendo. Siamo sicuri - si chiedono preoccupati i comunisti vibonesi - che all'interno si bruci solo pet coke? E nel caso in cui l'Italcementi tiri fuori una minaccia del tipo “o facciamo così o chiudo”, cosa deciderà la nostra classe politica?». Non si sa. Ma nel frattempo, però, «la coerenza lascia spazio all'incoerenza ed è sollevata dal fatto che pochi mesi fa il Comune, tramite l'Eurocoop, consegnava a domicilio, almeno nella frazione Marina, i contenitori per la differenziata ed oggi invece parliamo di “inceneritori”. Ora, tralasciando che in molti casi i rifiuti una volta divisi dai cittadini vengono gettati tutti nelle stesse discariche, che destino avranno questi contenitori per i quali gli enti locali hanno speso fondi pubblici?», chiude con questo interrogativo il Pdci.

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano" del 12/01/2011

mercoledì 5 gennaio 2011

Duro il segretario Callà (Prc) che chiede le dimissioni dell’intera maggioranza

«L'ENNESIMA ordinanza che vieta l'utilizzo dell'acqua in città dimostra che in questi sei mesi, in cui non ci siamo risparmiati nel denunciare come l’emergenza idrica non fosse risolta,il sindaco e la sua giunta non si siano adoperati in alcun modo per risolvere il problema. Questo, inoltre, dimostra come siano fondati i nostri dubbi circa l'insipienza politica ed amministrativa dell'intero centro-destra, che pone fra i suoi obiettivi la sola conquista dei posti di potere senza preoccuparsi dei bisogni dei cittadini».Durissimo affondo di Antonio Callà (nella foto), segretario del circolo cittadino Spartacus del Prc, davanti al riproporsi in città dell’emergenza idrica. Per l’interessato«in questi mesi in cui l'emergenza acqua è rimasta sottaciuta da chi aveva il compito di occuparsene,nel goffo quanto improbabile tentativo che ci si dimenticasse del problema o che magari si risolvesseda solo, l'incapacità e l'immobilità del sindaco Nicola D'Agostino ha esposto l'intera popolazione cittadina a seri rischi».Detto questo, Callà ricorda che Rifondazione comunista ha più volte sollecitato il primo cittadino«a rispondere pubblicamente su quanto aveva ed ha predisposto per tale situazione».Ma comunque, per il segretario cittadino del Prc,non vi è più alcun bisogno che «il sindaco si affanni: la risposta sta tutta in questa ordinanza. Un bel niente», tuona Callà, il quale ribadisce che per ilPrc «l'unica dignitosa soluzione sono le dimissioni di questa maggioranza indifferente e incapace, lasciando ad altri, più seri e disposti alla gestione della cosa pubblica nell'esclusivo interesse dei cittadini, a trovare una soluzione all’ emergenza idrica».Infine, Callà confida disperare che questa amministrazione «abbia imparato dai propri errori. E, dunque, si sia attivata sin da subito per venire incontro ai disagi della fascia più debole della comunità, comprendendo – chiude Callà - che la semplice ordinanza non li mette al riparo da critiche sulle proprie inadempienze».

di f. m.
da "Il Quotidiano" del 05/01/2011

Acqua non potabile, il Nas sigilla un serbatoio

L'ordinanza del Sindaco ne vieta l'utilizzo anche per usi alimentari. Indagato un dirigente Sorical

Un tavolo tecnico con al centro l'emergenza idrica venutasi a determinare per la terza volta in pochi mesi. Nella tarda mattina di ieri a palazzo "Luigi Razza" sono arrivati personale dell'Azienda sanitaria e della Sorical per fare il punto sulla grave situazione venutasi a determinare, insieme al dirigente del settore Lavori pubblici ing. Pasquale Scalamogna. L'acqua è stata vietata con ordinanza del sindaco Nicola D'Agostino per fini alimentari e potabili su tutto il territorio cittadino, con esclusione delle frazioni.
Il provvedimento è stato adottato, secondo quanto riferisce una nota del Comune, a seguito del sequestro del serbatoio principale gestito dalla Sorical, ubicato in via Tiro a Segno, disposto l'altro ieri dai carabinieri del Nas e le cui modalità operative sono state integrate dal sostituto procuratore della Repubblica, Santi Cutroneo. Lo stesso magistrato ha affidato la custodia giudiziaria del serbatoio sigillato al dirigente del settore Lavori pubblici del Comune, ing. Scalamogna. Il divieto di uso dell'acqua è motivato anche dai risultati delle analisi microbiologiche, effettuate il 30 dicembre scorso, a firma del consulente della Procura, il prof. Tomaino dell'Università di Messina il cui incarico in precedenza gli era stato conferito dal sostituto procuratore Michele Sirgiovanni titolare del fascicolo aperto nei mesi scorsi sulla base di alcuni esposti presentati in Procura inerenti l'inquinamento dell'acqua. Dalle risultanze del perito è emersa, secondo quanto evidenzia anche il sindaco nella sua ordinanza, la presenza di acqua non conforme alla normativa vigente e potenzialmente pericolosa per la salute pubblica. Il provvedimento del sindaco resterà in vigore «fino a quando nuovi accertamenti non confermeranno la potabilità dell'acqua». Ma questa volta la telenovela dell'acqua che ha "animato" l'estate dei vibonesi potrebbe avere anche dei risvolti giudiziari considerato che uno dei dirigenti provinciali della Sorical, la società per azioni a capitale misto, a cui è demandata al gestione delle risorse idriche su tutto il territorio regionale, è finito sul registro degli indagati.
Molte le perplessità legate alla gestione di quella che si profila essere una vera e propria emergenza, a cominciare dalle scarne notizie offerte ai cittadini. Per molto meno e per iniziative a volte anche superflue sono state spesso messe in piedi conferenza stampa per fornire il maggior numero di informazioni possibili. In questo caso la vicenda è stata liquidata con un comunicato di nove righe da parte dell'ufficio stampa che ha subito informato gli organi d'informazione dell'ordinanza del sindaco. Non si conosce il tipo di inquinamento, almeno in maniera ufficiale, e tantomeno i cittadini da stamane sono in condizioni di sapere con esattezza se le autobotti della Protezione civile sono state allertate. Ma al di là di quelle che possono essere le carenze d'intervento improvvise per via del sequestro del serbatoio principale della città, torna a galla tutta la polemica dell'estate scorsa riguardante il giallo delle analisi che risultavano sempre entro i limiti nonostante l'acqua dai rubinetti continuasse a essere giallastra e maleodorante.

di Nicola Lopreiato
da "Gazzetta del Sud" del 05/01/2011

La città è ancora a secco - Caso acqua senza fine

Nuova ordinanza dopo il sequestro del serbatoio

Le ordinanze sindacali non si contano più. L’acqua potabile non si vede più. Quella piovana è in abbondanza, e fa danni perché a Vibo i sistemi di canalizzazione sono come l’acqua: pessimi. Il perito della Procura ha certificato che il liquido presente nel serbatoio di accumulo di località “Tiro a segno” - che fornisce gran parte della città - non è potabile, in quanto è stato riscontrato un inquinamento di tipo batteriologico. I Nas di Catanzaro gli hanno quindi apposto i sigilli. E i vibonesi (del capoluogo) tornano a rimanere a secco. Intanto il serbatoio, fornito dall’impianto dell’Alaco, è stato affidato dalla Procura in custodia giudiziaria al dirigente del settore Lavori pubblici del Comune, Pasquale Scalamogna. La solita storia La vicenda si protrae dal ferragosto scorso, in un tira e molla continuo fatto di divieti di utilizzo e revoca degli stessi. L’anno nuovo, tanto per non tradire le aspettative, si apre con un’altra ordinanza del sindaco Nicola D’Agostino, il quale, preso atto del provvedimento della Procura, non poteva non emanarla. E dunque si torna a fare la fila alla Silica con bidoni e bottiglie. Che troveranno ristoro anche in piazza Municipio, dove da questa mattina saranno parcheggiate le autobotti della Protezione civile, allertata dall’assessore Pasquale La Gamba. La riunione Ieri mattina il primo cittadino ha incontrato i dirigenti della Sorical e del dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria per tentare di capirci qualcosa in più, dato che la stessa amministrazione non è riuscita ancora a comprendere cosa stia succedendo (e questa è un’aggravante). Ma ancora una volta le spiegazioni fornite sono stantìe, come l’acqua di Vibo. L’azienda regionale che gestisce il servizio idrico avrebbe riferito di aver effettuato le analisi, come di consueto, e che queste sono risultate regolari. Ma c’è di più: la Sorical contesterebbe - per quanto è stato possibile apprendere - la metodologia utilizzata dal consulente della Procura, incaricato dall’ufficio vibonese per effettuare i controlli periodicamente, essendoci un fascicolo aperto dal mese di agosto. Interpellato in merito, però, il responsabile vibonese della società, Ernaldo Biondi, non ha inteso rilasciare alcuna dichiarazione. Così dal fronte Sorical nulla di ufficiale. I provvedimenti (?) Il Comune avrebbe le «mani legate». E quindi, di provvedimenti pesanti nei confronti dei responsabili di questa spiacevole (solo per usare un eufemismo) situazione non se ne prendono. Innanzitutto perché non è facile stabilire, appunto, di chi è la colpa. Almeno in via ufficiale. Ma se l’amministrazione ha bloccato i pagamenti alla Sorical da agosto, evidentemente il “colpevole”, D’Agostino e i suoi, lo hanno trovato. Tempi «ignoti» La situazione, a questo punto, è fuori controllo. Nel senso che non è possibile assicurare in alcun modo i cittadini sul fatto che, una volta passata l’emergenza, questa non si ripresenti ancora. Sui tempi di ripristino della normalità il sindaco afferma che «al momento non lo si può sapere; speriamo - dice - che siano brevi». Fronte politico Al di là dell’aspetto pratico - che a questo punto sa anche di grottesco - la situazione rischia di sfuggire di mano all’amministrazione sul fronte prettamente politico. L’incapacità di risolvere il problema dimostrata fino ad ora - pur con tutte le attenuanti che si vogliano concedere - rischia di allargare il fronte di chi accusa l’attuale giunta di «immobilismo ». Intanto dall’opposizione tutto tace. Si fa sentire soltanto, come al solito, Rifondazione comunista, che chiede «le dimissioni in tronco dell’attuale maggioranza indifferente e incapace» perché «non si è mai adoperata per risolvere l’emergenza», dimostrando solo di «essere attaccata ai posti di potere, e di volerli strenuamente mantenere».

di Giuseppe Mazzeo
da "Calabria Ora" del 05/01/2011

mercoledì 29 dicembre 2010

Troppe assenze in aula, salta il Consiglio

Il gruppo del Pd non lesina critiche e attacca su tutti i fronti: una corazzata che fa acqua da tutte le parti

Slitta a domani l'ultimo consiglio comunale del 2010 per mancanza del numero legale. Dopo aver fatto l'appello, al presidente dell'assemblea di palazzo "Luigi Razza" Giuseppe Mangialavori, è toccato chiudere la seduta, nonostante all'ordine del giorno ci fossero nove punti importanti da trattare, tra cui il riconoscimento di alcuni debiti fuori bilancio. Anche la sostituzione tra il consigliere uscente, ora neo assessore Giuseppe Manfrida, e la new entry Maddalena Basile toccherà rimandarla a giorno trenta. Anche se in questo caso la surroga era stata inserita all'ordine del giorno in seconda battuta. All'opposizione, che era presente in numero ridotto, è bastato, quindi, uscire dall'aula per far saltare la riunione. E di primi scricchiolii all'interno «della decantata corazzata della maggioranza» ha parlato il gruppo consiliare del Partito democratico che non ha lesinato critiche all'amministrazione guidata da Nicola D'Agostino. «Dopo le insidie delle buche – si legge nella nota dei consiglieri del Pd – al problema irrisolto dell'acqua ancora inquinata e della spazzatura non poteva mancare, a totale spesa dei contribuenti, l'intuizione di far occupare piazza Municipio da un imprenditore privato per risollevare le sorti della città».Dopo appena otto mesi, per il gruppo di minoranza, spunta dunque il primo flop «forse, perché a qualche consigliere non è andato giù, per un sussulto di dignità, l'applicazione del nuovo "metodo Vibo" che prevede, con la benedizione del pro-sindaco sen. Bevilacqua, il riutilizzo dell'antico sistema bizantino di successione da padre in figlio, mandando così deserta la convocazione del consiglio in prima chiamata». Il gruppo del Pd a proposito ricorda: «Fin dall'inizio con la sperimentazione brillante delle dimissioni del consigliere Modafferi a favore del figlio assunto come assessore ai Lavori pubblici (con spiccata delega alla indizione di conferenze stampa) che ha portato come effetto immediato l'ingresso in Consiglio del nipote del sindaco nella persona del consigliere Capria, si è voluto insistere – annotano anche gli esponenti del Pd – nel nuovo corso della politica vibonese assumendo, quale indispensabile assessore della festosa compagnia, il neo assessore Nicola Manfrida degno erede del dimissionario consigliere comunale e padre dello stesso dott. Giuseppe». Nella nota del Pd non manca, pertanto, anche una buona dose di ironia al punto che invitano «fin da ora per i prossimi rimpasti, i consiglieri di maggioranza, che ne avessero interesse, di mettersi in lista indicando i propri figli, allegando alla domanda il proprio stato di famiglia». E soffermandosi sugli aspetti programmatici i consiglieri di opposizione ricordano: «Per strada si sono persi tutti i proclami in favore di Vibo Marina, sempre più isolata da questa amministrazione, e la nomina di una donna all'interno della Giunta per come più volte annunciato pubblicamente dal Sindaco». I consiglieri del Partito democratico si soffermano per un istante anche sugli aspetti finanziari: «Facciamo veramente fatica a comprendere, perché si sia deciso di appesantire in termini di spesa le casse comunali, con la nomina sopra evidenziata, quando è ormai certificato a soli 8 mesi dall'insediamento, che non si conosce la reale attività svolta dagli assessori, di alcuni dei quali non esiste traccia. Noi come la stragrande maggioranza dei vibonesi – dicono i consiglieri del Pd – non ci facciamo abbindolare da mirabolanti annunci che invece nei fatti si dimostrano inconsistenti e ci batteremo in maniera propositiva ada un decisa inversione di rotta solo ed esclusivamente diretta al bene comune».

da "Gazzetta del Sud" del 29/12/2010

mercoledì 15 dicembre 2010

Concorso anomalo, alcuni partecipanti raccontano lo svolgimento delle selezioni

Comune. Qualcuno di loro arriva ad ipotizzare il vincitore ma sono solo impressioni

Ancora un concorso alle battute iniziali e scattano subito polemiche e denunce. Questa volta a prendere carta e penna e raccontare quella che viene definita l'anomalia della selezione sono alcuni degli stessi candidati che concorrono a un posto di istruttore direttivo amministrativo indetto da palazzo "Luigi Razza". «Abbiamo partecipato alla prima fase eliminatoria, quella dei quiz, tenutasi martedì 7 dicembre all'interno dell'Istituto Commerciale. Concorso che proseguirà con altri esami e relativo colloquio. Alle 9, orario dell'inizio della prova - scrivono gli interessati - non c'erano il presidente ed i componenti la commissione che poi sono arrivati alle ore 10. A questo punto il presidente comunicava candidamente ai 200 partecipanti, tutti laureati e disoccupati, che assieme agli altri componenti la Commissione (impiegati del Comune) si sarebbero recati al vicino Municipio per... fare le copie dei quiz da distribuire poi ai noi concorrenti. Sono ritornati con queste copie in mano dopo le ore 11. Durante questa ora tutti noi concorrenti abbiamo avuto la possibilità di uscire tranquillamente dall'aula per andare fuori, al bar, alcuni al Comune per trovare... qualche amico. Ci chiediamo se questo è il modo corretto e legale di far svolgere un concorso per dirigente. Ma c'è di più. Tutti sanno - scrivono ancora i candidati - che il posto, per come si potrà verificare a breve andrà alla signora.... moglie di un consigliere la quale era già in possesso dei quiz. Sappiamo benissimo che non è possibile fare niente, ma abbiamo pensato di rendere pubbliche queste nostre impressioni allo scopo di conoscere il malcostume che regna in questa città e in particolare nella pubblica amministrazione».
Intanto il sito ufficiale di palazzo "Luigi Razza" ha già pubblicato i nominativi delle persone che hanno superato la selezione. I candidati esterni sono: Marcantonio Garipoli con il punteggio di 25; Soccorsa Garipoli (25), Giuseppina Raso (23,75); Mariangela Mesiano (22,5), Claudia Nunzia Santoro (22,5), Vincenzo Princi (21,25), Massimiliano Messina (21,25), Maria Rosaria Serra (21,25), Paolo Tripodi (20,5), Marzia Nosdeo (20), Francesco Sacco (20), Petronilla Colella (19,25), Antonio Bianco(19), Alessandra Rubino (19), Luigi Assisi cl. 1973 (18,75), Maria Grazia Braghò (18,75) e Maria Carmela Naccari (18,75). I candidati ammessi interni sono: Domenico Iannello (22,25), Luciana Callà (21,25), Giuseppe Ciampa (20), Franco Barbalace (16,25), Anna Santaguida (15,25), Bruno Boragina (12,5), Roberta Greco (12,5), Rita Milano (10,75), Giovanni De Sossi (10,5), Massimo Di Renzo (10), Angela Maria Po-licaro (10), Antonio Nusdeo (10) e Saveria Nicolina Petrolo (8,5). In precedenza il Comune aveva effettuato altre selezioni sempre per la partecipazione a concorsi pubblici. Tra queste quelle riguardanti i dieci posti per istruttore direttivo tecnico, di cui cinque destinati al personale esterno e cinque a quello interno. E anche in questo caso non erano mancante le polemiche.

N.L.
da "Gazzetta del Sud - Vibo" del 15/12/2010

sabato 11 dicembre 2010

I tentacoli della politica su Asp e Comune

«Questa la logica della scacchiera dove a palazzo "Luigi Razza" i padri fanno spazio ai figli»

Di giri di parole ne fa pochi. Senza se e senza ma, sferra l'attacco. Affilate le unghie e la penna, Maria Limardo, coordinatrice provinciale di Futuro e libertà per l'Italia va dritta al cuore, del problema naturalmente, e affonda. Sotto il fuoco non proprio incrociato, il Pdl, dal regionale al locale senza fare troppe differenze. Entrando nel merito, però, e dando nome e cognome ad ogni problema. Il canovaccio parte dall'alto, dalla questione sanità, quella che sta tenendo banco negli ultimi giorni e in questo senso per la Limardo «i tentacoli del potere che gli uomini del Pdl stanno esercitando sul territorio – sottolinea – si allungano su ogni ambito della vita politica e amministrativa stritolando chiunque si frapponga o tenti di ostacolarne il percorso». Occupare il "posto", insomma, secondo Maria Limardo è l'hobby del partito.
«Come se fosse normale – chiosa – la politica del feudalesimo portata avanti al Comune, e fosse oggi accettabile, dopo averlo avversato, invocare all'Asp un commissariamento per infiltrazioni mafiose perchè "vengono confermati vecchi equilibri"». Parte da questi principi, insomma, la coordinatrice di Fli e non intende ammettere più titubanze davanti allo «spettacolo incredibile al quale – spiega – i cittadini giorno dopo giorno sono costretti ad assistere nella ricerca spasmodica dell'affermazione di proprie postazioni di potere».
Un riferimento non del tutto casuale, quindi, che rimanda alle affermazioni – sulla necessità di commissariare l'Asp – del consigliere regionale Nazzareno Salerno che, sono per la Limardo, «di una portata tale da far raggelare il sangue nelle vene». E, a quanto pare, nel corpo della coordinatrice di Fli circola un iceberg: «In quale chiave – si domanda infatti – vanno lette queste dichiarazioni? Cosa significa "conferma dei vecchi equilibri"? Ancora oggi c'è pericolo di infiltrazioni mafiose all'Asp?». E, ancora: «Sono accuse fondate su dati di fatto acquisiti o sono messaggi appartenenti "soltanto" a una guerra di potere?». Messaggi non proprio cifrati per la Limardo che chiuso questo capitolo, poi, non cambiando il canovaccio dall'Azienda sanitaria passa a palazzo "Luigi Razza". Qui, il discorso acquista un tenore più "familiare". Perchè è sugli alberi genealogici che la Limardo si sofferma e pone qualche domanda. «Il sindaco – va subito al dunque – sin dal suo insediamento ha avuto chiara la politica della scacchiera con il preciso obiettivo, centrato in pieno, di far conseguire determinate poltrone ad altrettante determinate persone». Un riferimento che, anche in questo caso, ha un nome e un cognome. O meglio, ne ha due. «Così – spiega – subito dopo il suo insediamento abbiamo assistito alle dimissioni del consigliere Modafferi il cui figlio è andato ad occupare il posto di assessore, liberando contemporaneamente il posto al consigliere Giulio Capria, nipote del sindaco».
Altra mossa , poi, con il prossimo consiglio, quando «si dimetterà il consigliere Manfrida, il cui figlio è stato già nominato assessore, liberando il posto alla consigliera Maddalena Basile». Non c'è niente di personale con gli interessati, questo lo chiarisce la coordinatrice del partito di Fini, e nè sembra voler «sospettare» su questi "aggiustamenti", «tuttavia – prosegue – non si può tacere di fronte a questo strano modo di intendere la politica per il bene della città, di mortificare tutte le altre energie e intelligenze che ben potrebbero contribuire per una Vibo migliore, non si può tacere – sottolinea – se si pensa alle roboanti dichiarazioni di attenzione per la comunità di Vibo Marina che finora "attenzione" ha avuto riservata solo quella del cdr. Nè c'era bisogno – aggiunge – di aggravare le casse comunali con la nomina di un undicesimo assessore, se si pensa che ai dipendenti verrà pagata solo la tredicesima e non lo stipendio del mese corrente, non saranno pagate le fatture alle imprese, perchè le casse comunali sono vuote». Un rischio che corre sui binari dei "conti" e «naturalmente – conclude – sulle spalle dei cittadini. Forse la politica della scacchiera avrebbe potuto aspettare». Chissà, ma forse re e regina scalpitavano.


di Stefania Marasco
da "Gazzetta del Sud" del 11/12/2010

sabato 28 marzo 2009

Confindustria non salva nessuno

Comune. Tutti hanno «colpevolmente contribuito allo scempio di una città in balia dei venti»

Sindaco, assessori e dirigenti sott’accusa: «Amministrazione apatica e inattiva»

NON viene salvato assolutamente nessuno. Tutti dentro. Davanti ad un'amministrazione comunale «sorda e miope», che peraltro con «la sua negligente inoperatività ha colpevolmente contribuito allo scempio di una città in balia dei venti che a volte tolgono ed a volte restituiscono teatri, ospedali, tangenziali,strade e palazzi», appare pressoché impossibile assolvere chi ha scelto e sceglie soprattutto ancora oggi la politica «del non fare». E allora tutti sono responsabili della mancata risoluzione dei tanti, troppi e gravissimi problemi che affliggono l'intero territorio comunale: sindaco, assessori, dirigenti. L'intero esecutivo di Palazzo Luigi Razza viene, pertanto, invitato a prendere atto«dell'impossibilità di proseguire il proprio mandato» e, dunque, a fare ritornare i cittadini vibonesi alle urne. E' implacabile il giudizio che Confindustria Vibo traccia sull'azione politico-amministrativa portata avanti dall'esecutivo targato Franco Sammarco in oramai quattro anni di governo della città capoluogo. Un vero e proprio atto d’accusa dai toni infuocati e pieni di delusione mista a rabbia. Dalla sede di viale Affaccio giungono parole pesantissime,di pietra. Giudizi duri, quanto inequivocabili,che sanciscono, secondo l'associazione presieduta da Domenico Arena, un autentico fallimento nel modo di gestire la cosa pubblica e, in particolare, segnano l’incapacità di rapportarsi con il comparto edile, oggi in serie difficoltà. Tant'è che la paralisi che sta vivendo il suddetto settore «conseguentemente al “blocco” dell'amministrazione comunale all'indomani delle azioni giudiziarie della Procura di Vibo Valentia(inchiesta Golden House, ndr)», per l’associazione degli industriali, trova il principale motivo«non negli atti giudiziari,che devono necessariamente seguire il loro corso naturale e sui quali confidiamo pienamente nell'opera della magistratura, bensì nell'apatia e nell'inattività di un'intera amministrazione,sia essa rappresentata dal sindaco, dai suoi assessori o dai dirigenti».Confindustria ricorda allora che a tempo debito l'associazione si era mossa a favore del Comune. Ma l'offerta di collaborazione«tecnica, la ricerca faticosa di ogni possibile soluzione, la disponibilità a comprendere le ragioni della politica, la volontà di non cedere alla facile polemica o all'attacco preventivo al fine di scongiurare questi devastanti effetti, non sono serviti a nulla». Anzi, il sindaco della città ed il suo esecutivo«hanno letteralmente ignorato ogni segnale,ogni sforzo, ogni offerta, proveniente dalla maggiore associazione di categoria che tutela e rappresenta le imprese ed i costruttori edili della provincia di Vibo. Confindustria ed Ance - si legge ancora in una nota – hanno lavorato seriamente ed in silenzio, per come sono abituate a fare, offrendo al sindaco, ai suoi assessori ed ai dirigenti dell'amministrazione, in ripetuti incontri nell'arco di questi mesi, approfondimenti, pareri ed analisi,attendendo che almeno una parte di loro decidesse ed attuasse misure ed azioni a tutela dell'ente, delle imprese e dell'intera cittadinanza». Ma anche in questa vicenda, «come del resto in tutto il mandato dell'amministrazione Sammarco», viene fatto presente che «è prevalsa la filosofia del non fare, del non decidere,dell'attesa di chissà quale evento che potesse risolvere, al posto dell'amministrazione,le scottanti questioni».Questo è, dunque, a giudizio di Confindustria,il risultato della gestione del sindaco, il quale «ha incarnato la filosofia della non decisione,che ha adottato la strategia del non negare e del non concedere, nel tentativo, sinora ben riuscito, di tenere disperatamente a galla una barca che non solo fa acqua da tutte le parti ma, che ancor peggio, provoca danni incalcolabili ad una comunità ormai stordita ed agonizzante».Un'amministrazione, inoltre, che «non ha intrapreso nessun atto ufficiale, nemmeno uno, all'indomani della pubblicazione delle diverse ordinanze del commissario delegato per l’emergenza alluvione (Agazio Loiero,ndr), per prevenire e risolvere una crisi che si palesava nella sua entità di giorno in giorno
e che si manifesta oggi nell'ultimo atto, come una ghigliottina sul collo di una economia già smembrata da banche tutt'altro che etiche e crisi mondiali». E ancora: «Un'amministrazione - si fa notare- che «governa “non governando” una città in emergenza continua e globale (sanità,edilizia, rifiuti, viabilità, Psc, qualità della vita), ricorrendo ai rinvii, alle dilazioni, ai forse e che solo adesso con le spalle al muro,decide di affidare ai tecnici l'incarico per dipanare una matassa davvero ingarbugliata. La decisione di scaricare ancora una volta le responsabilità politiche pesanti come macigni nella mera ricerca di tecnicismi e soluzioni,poteva e doveva essere attivata ben prima di oggi, dato che tale intuizione, davvero tardiva,comporterà comunque il prolungamento della paralisi per chissà quanti mesi ancora».Una misura, questa, che oggi Confindustria Vibo ritiene, dunque, «assolutamente insufficiente e che ci costringe da un canto a stimolare questo dibattito, nell'auspicio che possa trovare condivisione anche delle altre categorie produttive e professionali, dall'altro a proseguire comunque nell'offerta di supporto che potrebbe culminare con la costituzione di un tavolo tecnico collegiale che possa individuare misure e provvedimenti condivisi e urgenti».In assenza, quindi, «di attività e segnali concreti», da viale Affaccio invitano con forza l'amministrazione Sammarco «a prendere atto dell'impossibilità di proseguire nel mandato. Crediamo - chiude Confindustria -che i cittadini ed i corpi intermedi, di qualunque estrazione, debbano far sentire ed esercitare chiaramente la loro ferma e totale condanna e sfiducia nei confronti dell'azione di una classe politica che ha disatteso interamentelelegittime aspettative e le esigenze di un'intera comunità».

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 28/03/2009

venerdì 27 febbraio 2009

«Sindaco, la pazienza dei consiglieri comunali è arrivata al culmine»

Manlio Mazza (Pd) bacchetta Franco Sammarco

UNA lettera aperta, accorata, dai toni garbati ma non per questo benevola. Manlio Mazza, consigliere comunale di maggioranza, si rivolge al sindaco Franco Sammarco attraverso un’articolata missiva per esprimere amarezza e disappunto sul mancato interessamento che il Comune, a detta dell’interessato, avrebbe riservato nei confronti di una problematica sollevata dallo stesso consigliere. «Non mi resta che rivolgerle questa richiesta a mezzo stampa – scrive Mazza riferendosi a Sammarco - dal momento che sono passati quasi quattro anni dall’insediamento della sua Amministrazione e da quando le è stato chiesto di affrontare il problema delle vasche di itticultura presenti nel tratto di mare antistante Trainiti-Portosalvo». Però, scrive l’esponente della maggioranza, «nulla di quanto richiestole è stato fatto, e il problema è stato colpevolmente fatto scivolare nel dimenticatoio, in particolare dall’assessore al ramo». Poi, «tralasciando per un momento i problemi di inquinamento», che per Mazza «pure vi sono, e sono provocati dalle predette vasche, a detta di tutti – riferisce ancora il consigliere del Pd - le stesse sono prive di qualsiasi autorizzazione». Detto ciò, Mazza tira il ballo anche l’assessore regionale all’Ambiente Silvio Greco e la Capitaneria di Porto. Le vasche, infatti, a giudizio dell’esponente del Pd «non esistono per l’assessore regionale all’Ambiente così come per la Capitaneria di Porto che non si accorge degli enormi gabbioni esistenti in mare». Insomma, è un appello accorato quello che rivolge Mazza alle istituzioni, «un estremo tentativo – dice – per costringere il sindaco ad affrontare il problema. Ci siamo fidati delle sue assicurazioni – scrive ancora il consigliere - che il problema, con l’approvazione del piano spiagge, si sarebbe risolto; così doveva essere se non fosse che il piano spiagge, colpevolmente, è stato fatto naufragare e con esso le speranze di normare, in piccola parte, una materia così delicata ». Infine, le conclusioni della missiva non lasciano spazio ad interpretazioni. «Signor sindaco qualcuno lo ho detto in Consiglio e, qui, io lo ribadisco. La pazienza di tanti cittadini e consiglieri comunali, è arrivata al culmine. Non tollereremo ulteriori indugi o lavate di mano. La prossima mossa, ove nulla dovesse accadere, sarà rivolgersi al’autorità giudiziaria».

da "Il Quotidiano della Calabria" del 27/02/2009

lunedì 16 febbraio 2009

Grillo interroga l’amministrazione

Corso Umberto I. L’azzurro chiama in causa il sindaco e gli assessori ai Lavori pubblici e all’Urbanistica

Il capogruppo di FI sullo spostamento improvviso delle basole

PRIME pepate reazioni all'articolo pubblicato qualche giorno fa dal Quotidiano in cui si dava conto, tra l’altro, dello spostamento improvviso di alcune basole nel tratto di corso Umberto I già completamente rinnovato, a seguito degli interventi di riqualificazione avviati tempo addietro dal Comune capoluogo, e riaperto al traffico poco prima di Natale. A prendere carta e penna e scrivere ai vertici dell'amministrazione di Palazzo Luigi Razza è stato il capogruppo in consiglio comunale di Forza Italia Valerio Grillo, il quale evidentemente, su quanto verificatosi di recente su quel tratto di corso, oggi vuole fare piena luce, quanto meno avere risposte su cosa potrebbe essere accaduto visto che il nuovo selciato presenta già alcuni problemi. Anomalie poco comprensibili, insomma, e irregolarità che, come si vedrà meglio di seguito, non mancheranno di spingere lo stesso Grillo a chiedere anche l'interessamento della magistratura contabile al fine di accertare eventuali danni e, laddove questi dovessero venire fuori, i possibili responsabili. Ma andiamo con ordine. Sulla vicenda, dunque, l'azzurro vibonese ha indirizzato nei giorni scorsi una interrogazione urgente al sindaco della città Franco Sammarco e per conoscenza anche agli assessori comunali ai Lavori pubblici e all'Urbanistica, rispettivamente Antonio Iannello e Carmelo Aiello. Facendo riferimento proprio a quanto pubblicato dal giornale nell'edizione di martedì scorso, Valerio Grillo riferisce, in particolare, di avere appreso che «nell'articolo dal titolo “Corso Umberto cade a pezzi” viene sostenuto che questa amministrazione comunale, nonostante il parere contrario della ditta esecutrice dei lavori, ha inteso riaprire al traffico un tratto di corso Umberto. E che per fare ciò ha anche sottoscritto un documento nel quale si assumeva tutta la responsabilità per eventuali future anomalie sulla messa in opera delle antiche basole». Problemi che purtroppo
non sono tardati ad arrivare: «Da qualche tempo oramai - ricorda infatti in proposito sempre il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Luigi Razza - si verificano sul tratto di via interessato degli spostamenti delle basole per come del resto dimostrato dal servizio fotografico a corredo dell'articolo su richiamato». A parere dell'azzurro vibonese, poi, se «tutto ciò fosse vero ci troveremmo di fronte ad un ulteriore dimostrazione di incapacità ed inefficienza nella gestione della cosa pubblica, con grave danno - si fa notare - anche alle casse comunali». In ogni caso, Grillo intende eliminare qualsiasi dubbio sulla faccenda. E, pertanto, chiede al sindaco Sammarco e agli assessori Iannello e Aiello, «ognuno per quanto di competenza», di voler fare conoscere «se corrisponde al vero quanto affermato nel richiamato articolo giornalistico e chi ha, eventualmente, ritenuto doversi assumere la responsabilità della riapertura della via nonostante il parere contrario della ditta esecutrice dei lavori». Non solo: il capogruppo in consiglio comunale di Forza Italia, sulla vicenda vuole inoltre sapere «chi ha sottoscritto eventuali liberatorie e quale autorità amministrativa ha rilasciato la sua autorizzazione ». Valerio Grillo non si ferma e chiede poi di poter avere «una copia della eventuale dichiarazione sottoscritta e del carteggio intercorso con la ditta esecutrice dei lavori». Quindi, si vuole ancora «sapere se è stata avviata una indagine interna per verificare le personali responsabilità di dipendenti o amministratori e quali iniziative l'amministrazione del capoluogo intende intraprendere ove dette responsabilità vengano accertate ». Detto questo, l’interessato invita infine l'amministrazione comunale ad inviare, come già anticipato all’inizio, «tutta la documentazione relativa alla problematica evidenziata alla Corte dei Conti per l'accertamento - conclude il capogruppo di FI - di eventuali danni».

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 16/02/2009

venerdì 30 gennaio 2009

Talarico non ci sta e denuncia

Comune. L’esposto del presidente del Consiglio depositato in Questura.
Nel mirino la dirigente Teti e l’addetto stampa Nusdeo.
Al centro la legittimità dell’incarico da giornalista.

ACQUE agitate, e non poco, all'interno di Palazzo Luigi Razza. Tanto da chiedere che si svolgano al più presto indagini certosine per accertare se alcuni comportamenti riferibili ad impiegati e dirigenti comunali siano stati corretti o meno. Dentro o fuori dalle norme di legge previste per le Politiche del personale. Il presidente del consiglio comunale Marco Talarico ha, infatti, presentato in Questura una denuncia-querela contro l'attuale addetto stampa dell'amministrazione comunale Antonello Nusdeo. Incarico, questo, che quest'ultimo svolgerebbe, per Talarico, in maniera illegittima. Non solo: nella vicenda, sempre il presidente dell'assemblea ha tirato in ballo anche la dirigente agli Affari generali Adriana Teti, la quale, come vedremo meglio di seguito, sarebbe responsabile, a dire del presidente del Consiglio, di non aver preso gli adeguati e urgenti provvedimenti contro il dipendente comunale. Il fatto. Nella corposa documentazione presentata nei giorni scorsi agli uomini della Questura, il presidente del Consiglio avrebbe, tra l'altro, riferito che Nusdeo svolge il ruolo di addetto stampa all'interno di Palazzo Luigi Razza senza alcuna autorizzazione. Quasi in forma abusiva, dunque, ma contestualmente con il benestare dell'amministrazione. In questo caso con quello proprio della dirigente Teti, la quale si occupa anche delle Politiche del personale. A fronte, poi, di questo impegno, svolto al servizio dell'attuale amministrazione guidata dal sindaco Franco Sammarco, il dipendente Nusdeo partecipando alle sedute di consiglio comunale in qualità di addetto stampa, si assenterebbe da quello che, a parere del presidente del Consiglio, sarebbe il suo vero e unico incarico al Comune capoluogo: vale a dire quello di geometra. Per Talarico, pertanto, Nusdeo non sarebbe legittimato a sedere neanche al tavolo dei giornalisti, che si trova al centro dell'aula consiliare, nel corso delle riunioni del civico consesso. In merito va, però, aggiunto che lo stesso partecipa alle sedute anche in qualità di direttore responsabile de “Il Vibonese”. Tutto questo, poi, a suo tempo fu fatto presente dal presidente del Consiglio alla dirigente del settore Personale. E da quanto è stato possibile apprendere da autorevoli fonti comunali, anche la Teti si disse d'accordo con lo stesso Marco Talarico: e cioè che Antonello Nusdeo non era per nulla autorizzato a svolgere le funzioni di addetto stampa. Da qui, pertanto, l'invito all'interessata da parte sempre del presidente del civico consesso a prendere immediati e urgenti provvedimenti disciplinari nei confronti del dipendente. Ma se in un primo momento la responsabile di settore assicurò Talarico di un suo rapido interessamento in questo senso, con il passare dei giorni e poi dei mesi evidentemente non si fece più nulla. Ecco perché oggi il presidente del consiglio comunale del capoluogo ha deciso di rivolgersi agli ordini inquirenti e denunciare sia Antonello Nusdeo sia Adriana Teti. L'interessato, insomma, vuole stabilire nero su bianco e secondo quanto previsto dalla legge se qualcuno abbia agito fuori dalle regole. Se ci siano stati, in buona sostanza, reati «di abuso di ufficio, omissioni in atto d'ufficio, favoreggiamento » e altro ancora. Tuttavia, va precisato che Nusdeo non svolge tale incarico di sua semplice e spontanea iniziativa: all'interessato, infatti, fu fatto nel lontano 4 febbraio del 1998 un preciso ordine di servizio al fine di curare la comunicazione tra il Palazzo e la collettività amministrata. Tranne, poi, il breve periodo di gestione commissariale intercorso tra l'amministrazione Costa e quella dell’attuale sindaco Sammarco, in cui Nusdeo fu trasferito all'ufficio relazioni esterne con il pubblico, quest'ultimo ha continuato a svolgere sempre l'incarico di addetto stampa. Anche perché tale ordine di servizio a tutt’oggi non sarebbe mai scaduto. L’inizio. Il caso sull’incompatibilità di Nusdeo a svolgere il ruolo di addetto stampa fu sollevato qualche mese addietro da parte del segretario provinciale della Uil Luciano Prestia e successivamente ripreso proprio dal presidente Marco Talarico. La vicenda, invece, fu successivamente portata in aula il 17 dicembre dello scorso anno dal consigliere comunale del gruppo Misto Valentino Preta, il quale presentò all'ufficio di presidenza una apposita interrogazione, poi letta in aula durante i lavori consiliari. Nel documento in questione veniva ricordato, tra l’altro, che «il dipendente Nusdeo è stato assunto nel Comune nella qualità di geometra ed attualmente in dotazione organica categoria C. E originariamente destinato al settore Lavori pubblici e a quello dell'Urbanistica ». E ancora: «Continuare - scrisse Preta nel suo documento - a fare rivestire al citato dipendente “una qualifica di fatto” arrecherebbe gravissimi danni erariali all'ente», mentre nel caso in cui «l'amministrazione volesse dotarsi di un ufficio stampa sarebbe necessario attivare la concertazione sindacale e ricorrere alla ex legge 150/2000 alle opportune vie previste trovando figure professionali comunque dotate di laurea». A favore del dipendente comunale ci fu, invece, l’intervento del consigliere comunale dell’Udc Salvatore Bulzomì. In un articolato comunicato stampa, quest’ultimo fece presente di avere «accertato che al Municipio di Vibo Valentia dal 1997, di fatto, è operante un apposito ufficio stampa il quale durante le precedenti amministrazioni di centrodestra (D'Agostino e Costa) è stato diretto dal giornalista Giuseppe Orefice con la collaborazione di un suo collega dipendente comunale, Antonello Nusdeo. Quest'ultimo, regolarmente iscritto all'albo nazionale dei giornalisti, sin dall'insediamento del sindaco e della giunta Sammarco risulta abbia svolto, come tuttora svolge in un apposito ufficio allocato al primo piano del Municipio, attività di comunicazione istituzionale ad esclusivo indirizzo dell'amministrazione attiva». Antonello Nusdeo, ricordò tra l’altro il consigliere di minoranza Bulzomì, «nel 2000 è stato autorizzato a frequentare nella capitale un master in comunicazione per capo ufficio stampa, finanziato addirittura con fondi comunali. Orbene, se da una parte l'intervento del presidente del consiglio comunale evidenzia che Nusdeo non ha le previste autorizzazioni ad espletare i compiti e le funzioni che di fatto assolve, dall'altro - concluse Bulzomì - non si comprende il motivo per il quale il sindaco ed il suo esecutivo continuino ad utilizzare lo stimato professionista vibonese senza regolarizzare la sua posizione giuridica ed economica, assumendo così responsabilità che potrebbero ritorcersi negativamente sull'ente».

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 30/01/2009

domenica 25 gennaio 2009

«Candidati a sindaco? Ecco cosa penso»

Antonino Murmura. L’ex parlamentare sui nomi che iniziano a circolare in città.

Tra 18 mesi si torna a votare per il Comune e già, pur con largo anticipo, circolano alcuni nomi di possibili candidati a sindaco. Il senatore Murmura è noto per non avere remore ad esprimere giudizi su chicchessia. Accetta dunque di commentare queste voci? «Vediamo» - è la pronta risposta.
E allora, iniziamo col centrosinistra: cosa pensa l’ex parlamentare di lungo corso di Murmura sarà come possibile candidato? «Non esiste – sorride apertamente – magari tra 18 mesi Murmura sarà già in paradiso…No, alla mia età una simile ipotesi è improponibile, occorre dare il senso del cambiamento». Circola anche il nome di Giamborino… «Chi, Pietro? Non credo abbia questa intenzione, gli conviene continuare a fare il consigliere regionale». E ancora: Lello Greco. «Mi sembra molto impegnato con la Nautilus. E’ vero che in politica bisogna saper navigare ma non credo che egli abbia questa ambizione». Marco Talarico? «Preferirei il padre». L’uscente Sammarco? «In questi 18 mesi deve fare qualcosa di più e di meglio, soprattutto se non vuole che il centrosinistra vada incontro a una sconfitta».
Passiamo al centrodestra. Tra i papabili circola il nome di Elio Costa…«Non è stato apprezzato appieno dai suoi ma sia per il suo prestigio personale che per le sue entrature romane qualcosa di buono aveva fatto». Mimmo Basile? «Gli voglio molto bene, perché è una delle persone intelligenti che ci sono qui a Vibo ma deve cambiare carattere». Franco Bevilacqua? «Guardi – è la risposta, maliziosa – sta facendo tanto bene al Senato, lasciamolo lì». Michele Comito? «Un buon nome ma nel caso, lo dice la legge, si dovrà mettere in aspettativa dal primariato ospedaliero. E’ un’ottima persona ma non credo che voglia scendere in lizza».
Mi regali una sua preferenza: lei è di centrosinistra, dipendesse da lei, chi sceglierebbe a sindaco? «Non sono per le monarchie ma per la partecipazione. Per me il candidato andrebbe scelto da un’assemblea pubblica di tutti gli elettori delle precedenti primarie».

di Francesco Prestia
da "Il Quotidiano della Calabria" del 25/01/2009

mercoledì 14 gennaio 2009

«Caro assessore Insardà, eviti di fare partigianeria»

LETTERA APERTA

EGREGIO assessore, abbiamo appreso dagli organi di informazione che ha deciso di aprire uno sportello agli utenti ed ai cittadini all'interno del Palazzo di Città. L'iniziativa sarebbe nobile se fosse priva di partigianeria, così com'è apparsa. Sembrerebbe che la sua solerzia in questa iniziativa - almeno per quello che abbiamo visto in televisione - sia stata sollecitata dal presidente dell'Unione consumatori, che dichiarava: “…abbiamo sede sopra la Bnl, speriamo presto presso il Comune di Vibo Valentia …”. Caro assessore, dovrebbe sapere, masicuramento lo sa, che sul territorio di competenza dell'amministrazione pubblica dalla quale dipende, vi sono delle sedi di altre associazioni consumeristiche che, tra l'altro, hanno almeno per due di queste sede regionale a Vibo Valentia. Nessuno vuole dire di avere la primogenitura sul campo consumeristico in questo territorio, ma non si può accettare che si possa prescindere da tutto il bagaglio curriculare di associazioni come AssoUtenti, la quale vede nello scrivente, oltre che il presidente regionale, il componente del direttivo nazionale, chiamato anche a rappresentarla nelle assisi nazionali convocate dal ministero delle Attività Produttive. Vorremmo rammentarle che, tra le altre battaglie a favore dei consumatori ed utenti, ci siamo prodigati per l'abbattimento dei costi del controllo delle caldaie, iniziando almeno 180 cause (a costo zero per i cittadini), riuscendo a far abbassare la tabella da 31 euro a 10 euro. Non si dimentichi poi le battaglie contro le inique cartelle che invia la stessa amministrazione nella quale milita. I passi carrabili dei cittadini che non ne hanno mai fatto richiesta, per esempio. Questi richiami per tornare ad insistere sull'opportunità che la pubblica amministrazione (Comune - Provincia - Azienda sanitaria) eviti di fare partigianeria e apra il confronto con tutte le associazioni consumeristiche presenti sul territorio, riconvocando la Consulta provinciale e magari costituirla al Comune. Se non dovesse trovare l'indirizzo, basta consultare il Consiglio nazionale dei consumatori utenti, definito il parlamentino dei consumatori dal sottosegretario Martinat. Quanto detto, nella certezza che per il prosieguo sarà più attento a tutte le associazioni consumeristiche.

di Gaetano Mazzarella
presidente regionale AssoUtenti
da "Il Quotidiano della Calabria" del 14/01/2009

sabato 27 dicembre 2008

«Politica disonesta? Sammarco spieghi le sue dichiarazioni»

Prc, Verdi e Sd "puntano" il Sindaco

La conferenza stampa di fine anno avrebbe dovuto rappresentare solo un'occasione per fare il punto sull'attività amministrativa e, nello stesso tempo, per uno scambio di auguri con i giornalisti; invece, anche in questa occasione non sono mancate le polemiche. A non mandar giù alcune affermazioni del sindaco Sammarco sono stati i dirigenti di Rifondazione comunista, Verdi e Sinistra democratica. «Secondo il Sindaco – dicono – la politica a Vibo è disonesta». Affermazioni che inducono Prc, Verdi e Sinistra democratica a porsi qualche interrogativo: «Non si riesce a capire se il Sindaco sia a conoscenza di verità ad altri ignote oppure se il suo giudizio intenda essere un giudizio morale del tutto personale sulla realtà politica vibonese. In entrambi casi riteniamo i suoi punti di partenza e soprattutto i suoi punti di arrivo assolutamente discutibili. Nel primo caso infatti sarebbe inaccettabile il comportamento omissivo del primo cittadino, mentre nel secondo, politicamente poco dignitoso, accettare passivamente di essere tenuto in piedi da una politica a suo dire generalmente e genericamente disonesta».
Prc, Verdi e Sd, invitano il Sindaco ad avere il coraggio di contestualizzare e precisare i suoi riferimenti proprio per il bene della città e della politica. E non solo perché è stato lui a fare questo tipo di considerazioni lesive per l'immagine di ogni persona che alla politica si dedica con la giusta passione civile, ma proprio perché lui è la figura di sintesi della politica che definisce «robaccia. Qui è assente la politica onesta». Dunque ci domandiamo curiosi a chi si riferisce il Sindaco? Al centrosinistra che lo ha sostenuto alle elezioni e che continua a sostenerlo? Al suo partito? A qualcuno in particolare? A qualche partito politico destra o sinistra che sia? Forse nelle parole del Sindaco vi è un retro-pensiero, un messaggio inviato quale ancora a cui aggrapparsi, nel caso in cui il suo mandato dovesse prematuramente interrompersi? Queste cose il sindaco le deve spiegare».

(n.l.)
da La "Gazzetta del Sud" del 27/12/2008

venerdì 21 novembre 2008

Soriano: «Il problema non è il solo Antonio Iannello»

Palazzo "Luigi Razza"

Il problema non è Antonio Iannello. O meglio: il problema non è soltanto Antonio Iannello. E’ tutto un complesso di cose, per rubare le parole a Paolo Conte... Qualche meccanismo s’è inceppato nelle dinamiche di giunta; qualche altro, invece, negli ingranaggi della burocrazia. E qualcosa inizia a non andare per il verso giusto anche in consiglio. Michele Soriano, leader dei Riformisti vibonesi, gioca d’anticipo. E prima di conoscere le decisioni che il sindaco Franco Sammarco intende assumere in merito al “riordino” della squadra di governo (scioglierà le riserve proprio oggi) lancia il sasso nello stagno. Lo fa in via ufficiale. Perché, sinora, il suo nome era stato tirato in ballo in riferimento al documento riservato inviato al sindaco attraverso il quale - in sintesi - si chiedeva al primo cittadino una rimodulazione di giunta. Soriano, per farla breve, e per evitare accostamenti «azzardati» o «illazioni» politiche, ha deciso di uscire allo scoperto, e di rappresentare formalmente all’opinione pubblica la posizione della sua componente. «Da qualche giorno - spiega - è in atto all’interno ed all’esterno dell’amministrazione comunale un dibattito sull’attività della giunta che nasce da un malcontento più o meno generale conseguente alla presunta perdita di finanziamento del progettato teatro comunale. In tutto questo dibattito, ciò che emerge evidente è l’assoluta mancanza di un coordinamento del Pd, forte di più della metà dei consiglieri comunali. Si assiste così a prese di posizione di parte di gruppi, compreso quello dei Riformisti cui io appartengo, che chiedono al sindaco le cose più diverse in una confusione che è oggi difficilmente gestibile». Si chiede, Soriano, se non sia il caso di percorrere la via ventilata dall’ex Pdm, ovvero «ricostituire un gruppo autonomo per dare al sindaco e all’amministrazione una stabilità e dei punti di riferimento che oggi non esistono». Un «gruppo autonomo» dal Pd, ovviamente, e non rispetto alla linea della maggioranza di centrosinistra. Ciò che Soriano intende però sottolineare, è che i Riformisti non hanno chiesto la testa di un assessore. «Il problema, per noi, non è il solo assessore Iannello, da tutti ingiustamente identificato come il solo responsabile di una momentanea stasi amministrativa. Ma è ricomporre al più presto un quadro politico ampio che consenta di riprendere, con una giunta rimodulata, una concreta attività amministrativa ». Una giunta «rimodulata », insomma, nel suo insieme. Tradotto: i Riformisti chiedono un nuovo esecutivo. «A noi poco importa se il sindaco cambierà o meno l’assessore ai Lavori pubblici. Importa però cosa l’amministrazione ha in mente di fare sulla situazione del traffico e dei parcheggi, sul Psc, sullo sviluppo del Porto, sulla riqualificazione del Pennello, sui tanti problemi delle frazioni, e non ultimo sulla verifica dell’operato dei dirigenti da cui dipende la qualità dell’amministrazione». Su ciò i Riformisti «pretendono risposte certe e definitive con calendarizzazione degli interventi. Tutte le altre cose sono inutili perdite di tempo. Se il Pd decolla è un bene per tutti; se ciò non avviene, stretto com’è nella morsa di vecchi dirigenti autoreferenziali, il sindaco ha il dovere di porsi come unico interlocutore dei gruppi all’interno del consiglio per trovare una stabilità amministrativa che gli consenta di affrontare i problemi della città in vista della naturale scadenza del 2010».

di P. P. Cam. da "Calabria Ora" del 21/11/2008