sabato 11 dicembre 2010

I tentacoli della politica su Asp e Comune

«Questa la logica della scacchiera dove a palazzo "Luigi Razza" i padri fanno spazio ai figli»

Di giri di parole ne fa pochi. Senza se e senza ma, sferra l'attacco. Affilate le unghie e la penna, Maria Limardo, coordinatrice provinciale di Futuro e libertà per l'Italia va dritta al cuore, del problema naturalmente, e affonda. Sotto il fuoco non proprio incrociato, il Pdl, dal regionale al locale senza fare troppe differenze. Entrando nel merito, però, e dando nome e cognome ad ogni problema. Il canovaccio parte dall'alto, dalla questione sanità, quella che sta tenendo banco negli ultimi giorni e in questo senso per la Limardo «i tentacoli del potere che gli uomini del Pdl stanno esercitando sul territorio – sottolinea – si allungano su ogni ambito della vita politica e amministrativa stritolando chiunque si frapponga o tenti di ostacolarne il percorso». Occupare il "posto", insomma, secondo Maria Limardo è l'hobby del partito.
«Come se fosse normale – chiosa – la politica del feudalesimo portata avanti al Comune, e fosse oggi accettabile, dopo averlo avversato, invocare all'Asp un commissariamento per infiltrazioni mafiose perchè "vengono confermati vecchi equilibri"». Parte da questi principi, insomma, la coordinatrice di Fli e non intende ammettere più titubanze davanti allo «spettacolo incredibile al quale – spiega – i cittadini giorno dopo giorno sono costretti ad assistere nella ricerca spasmodica dell'affermazione di proprie postazioni di potere».
Un riferimento non del tutto casuale, quindi, che rimanda alle affermazioni – sulla necessità di commissariare l'Asp – del consigliere regionale Nazzareno Salerno che, sono per la Limardo, «di una portata tale da far raggelare il sangue nelle vene». E, a quanto pare, nel corpo della coordinatrice di Fli circola un iceberg: «In quale chiave – si domanda infatti – vanno lette queste dichiarazioni? Cosa significa "conferma dei vecchi equilibri"? Ancora oggi c'è pericolo di infiltrazioni mafiose all'Asp?». E, ancora: «Sono accuse fondate su dati di fatto acquisiti o sono messaggi appartenenti "soltanto" a una guerra di potere?». Messaggi non proprio cifrati per la Limardo che chiuso questo capitolo, poi, non cambiando il canovaccio dall'Azienda sanitaria passa a palazzo "Luigi Razza". Qui, il discorso acquista un tenore più "familiare". Perchè è sugli alberi genealogici che la Limardo si sofferma e pone qualche domanda. «Il sindaco – va subito al dunque – sin dal suo insediamento ha avuto chiara la politica della scacchiera con il preciso obiettivo, centrato in pieno, di far conseguire determinate poltrone ad altrettante determinate persone». Un riferimento che, anche in questo caso, ha un nome e un cognome. O meglio, ne ha due. «Così – spiega – subito dopo il suo insediamento abbiamo assistito alle dimissioni del consigliere Modafferi il cui figlio è andato ad occupare il posto di assessore, liberando contemporaneamente il posto al consigliere Giulio Capria, nipote del sindaco».
Altra mossa , poi, con il prossimo consiglio, quando «si dimetterà il consigliere Manfrida, il cui figlio è stato già nominato assessore, liberando il posto alla consigliera Maddalena Basile». Non c'è niente di personale con gli interessati, questo lo chiarisce la coordinatrice del partito di Fini, e nè sembra voler «sospettare» su questi "aggiustamenti", «tuttavia – prosegue – non si può tacere di fronte a questo strano modo di intendere la politica per il bene della città, di mortificare tutte le altre energie e intelligenze che ben potrebbero contribuire per una Vibo migliore, non si può tacere – sottolinea – se si pensa alle roboanti dichiarazioni di attenzione per la comunità di Vibo Marina che finora "attenzione" ha avuto riservata solo quella del cdr. Nè c'era bisogno – aggiunge – di aggravare le casse comunali con la nomina di un undicesimo assessore, se si pensa che ai dipendenti verrà pagata solo la tredicesima e non lo stipendio del mese corrente, non saranno pagate le fatture alle imprese, perchè le casse comunali sono vuote». Un rischio che corre sui binari dei "conti" e «naturalmente – conclude – sulle spalle dei cittadini. Forse la politica della scacchiera avrebbe potuto aspettare». Chissà, ma forse re e regina scalpitavano.


di Stefania Marasco
da "Gazzetta del Sud" del 11/12/2010

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