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domenica 31 agosto 2008

Lo sfogo di Scalamandrè e la mai chiusa vertenza rifiuti

A colloquio con l’assessore comunale all’Ambiente

CONFIDA di essersi sentito «a volte da solo» a fronteggiare la spinosa vertenza legata al servizio di raccolta dei rifiuti nel capoluogo e nell'intero territorio comunale, senza capire che «alcuni problemi sono di tutti. Ma non fa nulla. Capita a chi fa politica e un giorno si trova anche ad amministrare». Silvestro Scalamandré non va tanto per il sottile. E' lui stesso ad intrattenere il cronista. Lo fa davanti al Comune. Parla a tutto campo e letteralmente si sfoga. Dopo le denunce dei giorni scorsi da parte del Quotidiano su un discutibile servizio di raccolta dei rifiuti, soprattutto per quel che riguarda la differenziata, il responsabile dell'Ambiente di Palazzo Luigi Razza ci tiene a fare chiarezza. Scalamandrè non intende passare per l’unico capro espiatorio di una, probabilmente, mai chiusa emergenza rifiuti. E, dunque, parla, spiega e racconta. Qualche volta punta l'indice. Altre invita a ragionare. Ricostruisce «il lavoro e l'impegno dell'amministrazione Sammarco, spesso dimenticati». E ammette che per avere un territorio definitivamente pulito bisognerà attendere la costituzione dell'Ato. Poi alla domanda perché Vibo è ancora sporca, lui risponde, con estrema franchezza, che «la colpa è di tutti». Cittadini compresi, ovviamente.
Assessore, rifiuti uguale emergenza costante?
«Bisogna andare cauti con le definizioni. Il concetto di emergenza contiene in sé la possibilità di un forte rischio di natura sanitaria che a sua volta può provocare problemi di ordine pubblico. Descrivere un disservizio, che pure può capitare ed è capitato, immediatamentecome emergenza, rischia di ingenerare nell'opinione pubblica confusione e disorientamento, che in una situazione percepita come irrimediabilmente compromessa, potrebbe abbandonarsi a comportamenti inconsulti che potrebbero finire col rendere effettiva quell'emergenza, che io considero, per fortuna, oggi solo paventata come tale».
Sì, ma prima dell'estate…
«E' vero. A giugno abbiamo avuto giorni di vera preoccupa - zione, la “crisi del cartone”, determinatasi a cavallo del passaggio del servizio di raccolta differenziata ad altra società (Eurocoop, ndr), aveva ingenerato tra i lavoratori forti tensioni dettate dalla preoccupazione di perdere il lavoro».
Secondo lei, perché a distanza di tre anni stiamo qui a parlare ancora di rifiuti?
«Di rifiuti inevitabilmente se ne parlerà ancora per molto e io spero in modo diverso. Se ne dovrà parlare perché il nostro paese, al contrario di quanto è accaduto in molte altre nazioni europee, sconta un ritardo soprattutto sul piano dell'approccio culturale. Noi abbiamo perseguito la “politica delle discariche” fin quando non ci siamo accorti che queste erano stracolme, e non si riusciva più a capire dove collocare la massa di rifiuti domestici che di anno in anno cresceva sempre di più».
Ma qualcosa sta cambiando?
«Solo di recente, poco più di un decennio, si è imposta la necessità di rivedere il concetto di gestione dei rifiuti solidi urbani in un'ottica di riduzione della quantità prodotta, e nel contempo di puntare e sviluppare la raccolta differenziata, il recupero e riciclaggio dei vari elementi. E' quello a cui stiamo, come amministrazione comunale, già da tempo lavorando».
Perché tutto ciò non lo avete fatto finora?
«Non c'è dubbio che in materia di raccolta differenziata, da noi come nel resto della regione, si è accumulato un grave e pesante ritardo. Per amor di verità non addebitabile direttamente ai singoli Comuni. Su iniziativa del governo, il compito di organizzare e sviluppare la raccolta differenziata è stato attribuito all'ufficio del Commissario per l'emergenza rifiuti appositamente costituito, che ha di fatto surrogato in materia le funzioni dei Comuni, con risultati poco lusinghieri. Lo dicono soprattutto i dati, non io».
Come stanno le cose oggi?
«Agli inizi dell'anno, si era decretata la chiusura della fase emergenziale e il passaggio alla gestione ordinaria, con l'attribuzione delle competenze agli enti territoriali. Poi il Governatore ci ha ripensato, ma non del tutto. Vedremo ».
Parlava dell'impegno dell'amministrazione Sammarco.
«Come amministrazione comunale, per non rischiare di ritrovarci a fronteggiare nuove situazioni di crisi, considerato anche che a metà ottobre scadrà il contratto con la società che attualmente fornisce il servizio, abbiamo provveduto ad approvare il nuovo progetto per la raccolta integrata dei rifiuti ed avviato le procedure del bando di gara».
Con la prossima costituzione delle Ato, come la mettete?
«La costituzione delle Ato è prevista dal nuovo piano regionale per la gestione dei rifiuti, in obbedienza al principio, che io ritengo corretto, in virtù del quale ogni provincia deve provvedere allo smaltimento dei propri rifiuti. Una volta attivate credo solleveranno i Comuni da molte difficoltà, e permetteranno una gestione del ciclo dei rifiuti più produttiva ed efficace».
Questo è l'auspicio. Ma poi?
«Il timore è che il nuovo soggetto ricalchi la strada delle società miste che, ad oggi, si è dimostrata complessivamente fallimentare (riferimento alla Proserpina, la società mista messa recentemente in liquidazione, ndr). I tempi della costituzione delle Ato al momento sono molto incerti. Per questo, ripeto, l'amministrazione ha deciso doverosamente di assicurarsi, con la nuova gara, la possibilità di un servizio che l'affrancasse dai possibili rischi di nuovi disagi».
Da quanto dice si intuisce che lei attribuisce grande importanza a questo nuovo bando di gara. Perché?
«Per un motivo semplice: il tempo. Mi spiego meglio: finora, per motivi e circostanze varie, che sarebbe troppo lungo elencare in questa occasione, si è proceduto con affidamenti temporanei, di breve durata del servizio, il che, oggettivamente, ha costituito un limite ad una programmazione puntuale ed efficace proiettata al conseguimento di precisi obiettivi che avrebbero avuto necessariamente bisogno di un arco di tempo più ampio per essere raggiunti. Il nuovo progetto si articolerà per unperiodo di cinque anni. Questa volta davvero ci sarà il tempo necessario per costruire, in materia di rifiuti e di pulizia della città, una svolta».
Ci anticipi qualche novità di rilievo.
«Tra le novità più importanti, il bando prevede la raccolta differenziata porta a porta che porterà la città di Vibo ad adeguarsi ai migliori standard di raccolta differenziata del nostro Paese. Ciò significherà tra l'altro l'eliminazione progressiva dei fastidiosissimi e indecorosi cassonetti stradali».
La città può sperare nel prossimo futuro di ottenere uno standard di pulizia più alto?
«Credo che non solo lo debba sperare, ma lo debba esigere. Ma occorre essere chiari su un punto essenziale: per raggiungere lo standard auspicato, il servizio, anche il più efficiente, da solo non basta. E' necessario che si comprenda che il problema dei rifiuti è il risultato della somma della responsabilità di ciascuno di noi, nessuno escluso».
Tutti responsabili?
«Certo. Faccio un esempio: sento richiamare ed esaltare, qualche volta, la pulizia delle città svizzere. Ma in quelle realtà, il servizio è certamente efficiente anche per l'alto senso civico del cittadino, che non solo non si sognerebbe mai di abbandonare per strada rifiuti,maè attento anche che altri non lo facciano. Ribadisco: per ottenere lo standard di pulizia da lei richiamato, c'è bisogno di un'azione di grande responsabilizzazione collettiva, senza della quale i risultati conseguibili saranno destinati a rimanere piuttosto modesti».
Da noi invece?
«Quello che fa fatica da noi ad affermarsi è la consapevolezza che la città sia la casa di tutti, e che, per tenerla in ordine e pulita, occorre il concorso di ognuno. E' un approccio di ordine culturale, di mentalità, su cui bisogna agire ed insistere perché quel concetto venga riconosciuto ed affermato. Ci vorrà del tempo. Oggi, sotto questo profilo, la situazione è sconfortante. Nelle nostre strade accade di tutto. Sacchetti gettati al volo dalle vetture, altri abbandonati nei punti più disparati, pacchetti (vuoti) di sigarette che svettano dai finestrini delle auto in corsa, qualcuno che prova a centrare il cassonetto lanciando la busta direttamente dal balcone di casa; potrei continuare a lungo. E' come se quello di sporcare si ritenesse un diritto, perché tanto tocca comunque al Comune il dovere di pulire. Perversione pura e semplice».
Tutti sporcaccioni i vibonesi?
«Per fortuna no. Anzi, io penso che sia una sparuta minoranza che si abbandona a questicomportamenti, sufficiente però a sporcare la reputazione e l'immagine di tutti».
Lei fin qui ha enumerato le cause. Ma la città va comunque pulita, e non sempre è cosi.
«In questo contesto di cose, è difficoltoso tenere la città costantemente pulita. Lo svuotamento dei cassonetti avviene tutti i giorni regolarmente, e questo è già un risultato, mi creda, non da poco».
Va bene, ma parliamo di altro ancora. Il solo svuotamento non basta a fare una città pulita.
«Lei probabilmente si riferisce allo “spazzamento”. Non è che non si faccia, e non sarò io a negare i problemi che ancora abbiamo. Tenga presente che il servizio viene svolto entro le ore nove di mattina, fino a quell'ora buona parte della città ha un aspetto decente, nelle prime ore del pomeriggio già la situazione cambia. Avremmo bisogno di un servizio permanente, almeno nelle dodici ore del giorno, dalle otto alle venti».
Perché non lo fate?
«E' troppo oneroso. Non ci rimane che puntare sul cambiamento delle abitudini».
Recentemente il mio giornale ha denunciato la presenza, in vari punti della città di vere e proprie discariche abusive, dove spesso, tra le altre cose si rinviene la presenza di materiali pericolosi come per esempio l'eternit, composta di amianto. Riconoscerà che è un'indecenza intollerabile.
«Lo è infatti. In questo caso, è bene dirlo, ci troviamo di fronte a un problema di ordine pubblico. Si tratta di discariche abusive, come lei giustamente rileva. Vuol dire che chi getta rifiuti, fuori dai luoghi destinati a questo, viola la legge. Per quanto riguarda l'eternit che contiene amianto, sostanza pericolosa per la salute, si tratta di reato di ordine penale, in quanto “abbandono di materiale pericoloso in luogo pubblico”. E' una vera piaga».
E voi che fate?
«Il Comune di volta in volta procede alla bonifica. A volte non tempestivamente, come il suo giornale non ha mancato di rimarcare, ma mi creda, è davvero difficile rincorrere questo mal costume. Appena il tempo di bonificare e poco dopo si riformano le discariche abusive. Bisognerebbe attivareun efficiente sistema di controlli, che attualmente non abbiamo, o quantomeno, visti i risultati, è certamente molto debole, insufficiente. Il controllo del territorio deve diventare una priorità, e non solo per i problemi legati ai rifiuti».
E' ottimista per il futuro?
«Sarebbe un'incongruenza per chi ha scelto l'impegno politico, non esserlo. La politica è per definizione lo strumento principe di soluzione dei problemi della polis e più in generale della trasformazione della realtà. Chi non confida in questa possibilità, fa bene a starsene in disparte».
Lei è un uomo tenace, oggi vale ancora la pena spendersi per portare avanti un'idea?
«Decisamente sì».
Perché?
«Viviamo un momento storico in cui le idee o come si diceva un tempo, gli ideali, contano sempre meno, e sempre più spesso soppiantati da interessi personalistici. Una politica malata non può che produrre società malate. Per questo è importante battersi per recuperare e riaffermare il valore etico dell'impegno politico».
Terminiamo: pensava mai di entrare nella giunta della sua città?
«E' insita nell'impegno politico, la eventualità di dover assumere responsabilità di governo. Quando arriva il momento, non ci si può tirare indietro. Bisogna accettare la sfida e dare prova di sè. Ci ho pensato, sì, ma non ne ho mai fatto un'ossessione. Certamente non è stata, per me, il motivo o lo scopo della mia militanza politica».
E' pentito della scelta?
«Per niente».
Quali i motivi?
«Considero un onore avere avuto la possibilità di rendere un servizio alla mia città. Spero utile».
Si va avanti, dunque?
«Comunque».

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 31/08/2008

mercoledì 20 agosto 2008

Una vergogna tutta vibonese

Nessun intervento nonostante le varie segnalazioni dei giorni scorsi. E l’immondizia aumenta.

Continua a crescere la discarica a cielo aperto al rione Affaccio.

Sta diventando una vergogna tutta vibonese: ripugnante e disgustosa. Da fare arrossire anche i cittadini più indifferenti, quelli che voltano lo sguardo dall'altro lato e fanno finta di non vedere. Un indecoroso spettacolo scandito, peraltro, dal passare inesorabile dei giorni che non fa altro che accumulare rifiuti su rifiuti. Immondizia su altra immondizia, fetore ad altro fetore. Insomma, un autentico scempio ambientale a cielo aperto e per di più sotto il sole rovente di agosto. «Un monumento all'incuria, alla noncuranza», commenta un cittadino del posto. E ancora: all'apatia di amministratori evidentemente in questi giorni di fine estate distratti in altre faccende. Per carità, magari anche altrettanto utili alla crescita della collettività, ma intanto al popoloso rione Affaccio il problema rimane in tutta la sua gravità e indecenza. E quello che fino a qualche tempo fa era semplicemente un piccolo disagio da risolvere magari con un intervento di pulizia ordinaria, adesso si è trasformato in una vera e propria discarica, seminascosta appena da grandi alberi di ulivo, quasi a fare da beffardo contrasto. Dove i rifiuti della differenziata si vanno a mescolare tranquillamente con quelli solidi urbani. Quelli di una città che getta tutto ovunque. Una miscela esplosiva, dunque, fatta di rottami di ogni genere, poltrone, elettrodomestici, porte di legno, cassette di legno e di plastica piene di bottiglie di vetro, materassi sfondati e cassettiere fatte a pezzi. E poi enormi bustoni di plastica neri pieni di chissà che cosa, vasi rotti e tanti altri rifiuti. E nessuno interviene. O dice semplicemente qualcosa. Quanto meno per tentare di spiegare, di raccontare ai cittadini le ragioni e i motivi di tutto ciò. Eppure di questa emergenza, perché piaccia o non piaccia ma emergenza è, il Quotidiano si è ampiamente occupato nei giorni scorsi. Abbiamo dedicato due interi servizi con tanto didocumentazione fotografica. Insomma ne abbiamo parlato e riparlato affinché qualcuno al Comune si prendesse la briga di fare qualcosa. Ma niente. Tutto fermo. Ritornare, peraltro, a puntare il dito contro le situazioni di sempre non piace davvero a nessuno. Credeteci. Ma per un giornale che da sempre dà voce e più voci diventa obbligatorio farlo, soprattutto per ricordare a chi di dovere che la città andrebbe pulita tutta e ogni giorno. In ogni angolo, anche il più sperduto, il più piccolo. Quello che meno si vede agli occhi della gente. Ne prenda atto una buona volta l'assessore comunale all'Ambiente Silvestro Scalamandrè, il quale, per sua stessa ammissione, ha riferito spesso al cronista di avere già fatto il massimo per riuscire in questa ardua e spinosa missione. Ma a Vibo Valentia, probabilmente, il massimo non è mai abbastanza per risolvere problemi atavici, per uscire una buona volta dall'emergenza. Serve fare di più e, in questo caso, anche subito. Domani, assessore Scalamandrè, sarà già tardi. Quanto sta accadendo al quartiere Affaccio, lo ripetiamo, appare sempre più come la sbiadita cartina di tornasole di un servizio di raccolta dei rifiuti che evidentemente non funziona a pieno regime. Qualcosa negli ingranaggi non va per come dovrebbe. Anche domenica scorsa, infatti, come scritto l'altro ieri, i cestini dei rifiuti su corso Vittorio Emanuele non sono stati svuotati: indecoroso e inaccettabile, dunque, anche in questo caso, lo spettacolo che si offriva a tutti i passanti. Corso Vittorio era cosparso di immondizia. Insomma, quella Eurocoop che il Comune ha “sistemato” tempo fa al posto della società Proserpina per fare voltare pagina alla gestione dei rifiuti a Vibo Valentia sembra non essere ancora riuscita nell’intento. Proprio per nulla.

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 20/08/2008

Ancora rifiuti nella frazione

Vibo Marina. Giovanni Russo (Pd) attacca l’assessore comunale Silvestro Scalamandré.

La situazione ambientale non sembra migliorare affatto.


Le immagini, purtroppo, sono routinarie, il luogo è lo stesso, cambiano solo le persone che effettuano le segnalazioni. La situazione ambientale a Vibo Marina (ma anche nel capoluogo, vedere articolo a pagina 19, ndr) e nelle altre frazioni della costa non è certo delle migliori. Tutt’altro. Come testimoniano le foto scattate qualche giorno addietro in vari punti della maggiore frazione del capoluogo l’emergenza rifiuti non sembra essere passata e, anzi, coinvolge non soltanto l’area della periferia come ad esempio nei pressi dell’ingresso dello stabilimento industriale Italcementi, ma anche il centro cittadino nelle vicinanze del porto, senza tralasciare le spiagge, in particolare quella del quartiere “Pennello”. Le immagini delle nostre spiagge che porteranno via i pochi turisti presenti nel litorale vibonese in questa estate, non saranno certo da conservare, anzi, tutt'altro viste le pessime condizioni in cui versano attualmente. A farsi portavoce di questo stato di disagio ambientale è il giovane esponente del Partito Democratico Giovanni Russo che parlando anche da privato cittadino, non risparmia dure critiche all’assessore comunale all’Ambiente, Silvestro Scalamandré, reo a suo dire, di aver sottovalutato il problema non adottando le necessarie contromisure in un periodo particolare qual è quello estivo in cui le presenze turistiche sono in netto aumento. «La situazione che si può osservare a Vibo Marina - ha aggiunto l’interessato - è veramente da terzo mondo. Basti pensare ad alcuni tratti di spiaggia del quartiere Pennello, così come la presenza di vere e proprie discariche in pieno centro, come si può ben vedere dalle foto. Una cittadina come la nostra, che vuole e deve puntare sul turismo, dovrebbe accogliere i villeggianti in condizioni diverse da quelle attuali, con strade e spiagge pulite, aiuole curate. E, invece, assistiamo quasi quotidianamente alla presenza di immondizia di ogni tipo a margine dei cassonetti stracolmi, e agli immancabili pneumatici sulle spiagge, quasi fossero un segno distintivo, un simbolo identificativo della zona». Da qui, l’invito al sindaco Franco Sammarco ad adoperarsi di persona del problema visto che «l'assessore al ramo, peraltro del Partito dei Verdi, nonché presidente regionale della formazione politica ambientalista, da me peraltro sollecitato telefonicamente, lo ignora totalmente. Sono certo - ha affermato Russo - che il sindaco Sammarco saprà porre rimedio ad una situazione allarmante dal punto di vista igienico e saprà fare in modo che la gente di Vibo Marina e i suoi villeggianti possano, in questo scorcio di stagione, estiva conservare un'immagine migliore delle nostre spiagge e delle nostre strade». La questione rifiuti a Vibo Marina sta suscitando non pochi disagi, ed ha portato, nei giorni scorsi, alla convocazione di una seduta di consiglio di IV Circoscrizione nella quale appunto, si è discusso della situazione igienica della frazione. Quindi, non solo la carenza idrica o i liquami che il Sant’Anna scarica in mare, anche se sembra, in misura molto minore rispetto agli anni passati, ma anche gli ammassi di immondizia per le strade non rappresentano di certo un biglietto da visita per i turisti che finalmente dopo le due ultime estati hanno ripreso a frequentare la zona in maniera più assidua.
CONTROTENDENZA.
Nella situazione descritta da Russo, pur con qualche distinguo, non si rivede il giovane commerciante Francesco Maduli il quale, pur ricordando come la situazione relativa al servizio di pulizia presenti ancora delle pecche sotto l’aspetto della continuità, ha voluto dare merito all’amministrazione e agli operai che fanno parte dell’Eurocoop di aver svolto un lavoro egregio la notte della festa della Madonna e del concerto di Nino D’Angelo. «E’ giusto - ha detto in proposito l’affer - mato fotografo - dare merito per il servizio di raccolta dei rifiuti compiuto durante le ore notturne. L’indo - mani mattina la frazione si presentava accogliente, senza cartacce per strada nonostante la serie di eventi che si era svolta poche ore prima e che aveva richiamato almeno 10.000 persone. E’ indubbiamente un bel segnale anche se per giungere alla normalità, a mio parere, c’è ancora da lavorare».

di Gianluca Prestia
da "Il Quotidiano della Calabria" del 20/08/2008

lunedì 18 agosto 2008

L’indecenza di corso Vittorio

La centralissima arteria tutta invasa dall’immondizia.

Dai pacchetti di sigarette oramai vuoti alle lattine ammaccate. Per terra anche scatoloni di cartone, pezzi di plastica, i legnetti consumati dei gelati confezionati. E poi fazzolettini di carta stropicciati per via dell'uso, buste, sigarette fumate e gettate liberamente sul selciato. E ancora caramelle sciolte dal caldo e appiccicate sulla pietra lavica, la carta della pizza con rimasugli vari, gli immancabili escrementi di qualche animale di passaggio, naturalmente domestico e ben educato dai rispettivi padroncini di turno. Corso Vittorio Emanuele III ieri mattina si presentava così agli occhi di chiunque si trovasse a passare: residenti e turisti, giovani e anziani, bambini in bicicletta a scorrazzare e adulti a passeggio in una calda domenica mattina estiva con il giornale in mano e un caffè appena bevuto in qualche bar rimasto aperto. In pratica gli appositi cestini per la raccolta dei rifiuti ieri mattina erano letteralmente stracolmi di tutto. Quei pochi e malconci presenti sul corso non erano stati svuotati. E, peraltro, non è la prima volta che accade. Una autentica indecenza, dunque. Una pessima cartolina di un’area pedonale da dimenticare in fretta. Soprattutto per una città che vanta il titolo di capoluogo di provincia. Risultato? Davvero molto semplice: tutti i rifiuti sono finiti per terra nell'indifferenza generale. E questa volta abbiamo di gran lunga preferito mettere in pagina più fotografie che parole. Le immagini, in questo caso, servono più di mille chiacchiere. Quanto accaduto ieri mattina sul centralissimo corso Vittorio Emanuele rimette, poi, nuovamente il dito nella piaga, mai sanata, del servizio di raccolta dei rifiuti. Problema questo, evidentemente mai risolto a dovere. Tant'è che anche nell'edizione di ieri del Quotidiano abbiamo ancora una volta denunciato la mancata raccolta della differenziata al popoloso rione Affaccio. Corso Vittorio Emanuele, dunque, ieri mattina era in condizioni semplicemente pietose, assurde e inaccettabili per questa comunità. Per la sua gente e per chi a Vibo Valentia ci viene da fuori. Una vergogna, insomma, che sprofondava nell'imbarazzo evidente della gente, la quale, sgomenta, osservava qua e là una città spesso irriconoscibile rispetto al suo passato. Macchiata, ancora, da servizi non sufficienti a fare di Vibo Valentia una città certamente più moderna. Ma soprattutto più rispettosa di ciò che era ieri e non più oggi.

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 18/08/2008

domenica 17 agosto 2008

Una vergogna tutta da rimuovere

Di qualche giorno fa la denuncia del Quotidiano. Ma nessuno ha pensato di ripulire.

“La pazienza è la virtù dei forti” recita un vecchio detto ma, a tutto c'è un limite. Da anni la città e tutta la provincia si trascinano dietro il problema della raccolta dei rifiuti, in particolare di quella differenziata. Puntualmente, dopo qualche piccolo rientro dell'emergenza tutto ritorna alla “normale” routine e cioè, lasciare l'immondizia dove i residenti e non la depositano. I cittadini sono oramai stanchi, tante sono state le denunce finite nel dimenticatoio l'ultima da noi pubblicata solo qualche giorno fa per quanto riguarda la raccolta nel rione Affaccio. Una vergogna autentica ancora tutta da rimuovere. Siamo infatti ritornati sul luogo del “misfatto” e nulla è cambiato anzi, la situazione sembra essere peggiorata. A questo punto viene naturale chiedersi: come si è arrivati a questa situazione? Cosa ha portato al tracollo della raccolta della differenziata? Come mai tutti i provvedimenti presi e tutte le buone intenzioni dell'amministrazione comunale si sono rivelati degli autentici fiaschi? Arriveremo al tracollo? Tutte domande legittime che come noi, diversi cittadini si pongono e che esigono delle spiegazioni plausibili e, ancor di più, delle soluzioni che non siano solo dei semplici stracci che tappano le falle di una barca che sta colando a picco. La prossima emergenza, peraltro già denunciata nei giorni scorsi dal consigliere regionale Franco Amendola, sarà quella della realizzazione di nuove discariche delle quali Vibo ad oggi è sprovvista (di cui diamo comunque maggiori notizie a pagina 21, ndr). Ma, cercando di risolvere o per meglio dire, di parlare di un problema alla volta, occupiamoci della spazzatura. Rifiuti di ogni genere invadono alcune zone del capoluogo ove la raccolta dell'immondizia non viene effettuata ogni giorno come dovrebbe essere specie in estate, quando il caldo fa deteriorare molto più velocemente i rifiuti organici dai quali si sprigiona un odore nauseabondo e poi si sa, lo sporco attira anche animali come ratti che in una città, che di sicuro non fa parte del terzo mondo, non dovrebbero scorrazzare liberamente con il rischio, tra le altre cose, di essere veicolo di malattie. Sembra quasi un escamotage da cartone animato questa pulizia a zone, come quando si nasconde la polvere sotto il tappeto e tutto sembra pulito. La raccolta, sembra venga effettuata nelle zone più in vista e trafficate della città per dare una parvenza di normalità ma dietro, nelle vie un po' più celate sembra di vivere in una piccola Napoli. Dalle foto si può infatti notare come la situazione sia peggiorata nel quartiere Affaccio. Altre cucine vecchie, mobilio di vario genere, copertoni usati, cartoni, cassette in legno eplastica. Edire che risale a qualche mese fa l'attivazione di un servizio, peraltro largamente pubblicizzato con conferenze stampa, per lo smaltimento di rifiuti speciali come mobili, elettrodomestici e simili, al quale i cittadini dovevano rivolgersi in modo da evitare l'abbandono di tali rifiuti nei cassonetti preposti alla raccolta di altri materiali. Vogliamo poi parlare nuovamente dei cassonetti? Alcuni sono bruciati, reduci dall'ultimo atto vandalico, perpetrato da ignoti incivili, di qualche mese fa che ha visto la città illuminata da tanti falò. Certo un grosso danno ma che comunque sia, non giustifica una situazione che va avanti da anni. Ci si era illusi che, dopo la perdita dell'appalto per la raccolta dei rifiuti della Proserpina e l'entrata in scena della nuova ditta emiliana, la Eurocoop, qualcosa sarebbe cambiato. Un miraggio di una città pulita, ordinata come lo sono quelle emiliane, e come dovrebbero essere di norma tutte le città di un Paese civilizzato, è apparso innanzi agli occhi di tutti alimentando delle speranze presto deluse. Quale sarà ora la risposta dell'amministrazione comunale a questi quesiti? Cosa verrà nuovamente proposto alla cittadinanza? Resteremo in attesa perché si sa, “la speranza è l'ultima a morire”.

di Danila Tavella
da "Il Quotidiano della Calabria" del 17/08/2008

venerdì 15 agosto 2008

Differenziata, problema aperto

Non lo hanno risolto per nulla. O meglio: hanno cercato di fare fronte soltanto all'emergenza scoppiata la scorsa primavera. Il resto, invece, è vergognosamente documentato dalla fotografia scattata alle 12 di ieri mattina in una delle tante arterie del grande e popoloso rione Affaccio. Siamo nella piena periferia di una città capoluogo a larghi tratti ancora oggi letteralmente ricoperta dall’im - mondizia, da rifiuti di ogni genere e provenienza. Strade, vie, vicoli e viuzze continuano a rimanere sporchi. La città è pulita davvero male. Anzi, malissimo. Con una certa regolarità funziona solo la raccolta dei rifiuti solidi urbani. Impietoso e senza appello è, invece, il verdetto sulla differenziata: a Vibo Valentia, dunque, ma pensiamo anche nelle vicine frazioni, la raccolta sembra destinata a rimanere davvero un triste miraggio. Nient'altro. Eppure al Comune capoluogo per superare il caos generato dalla vertenza rifiuti, scoppiato alle porte dell'estate, hanno anche defenestrato in tutta fretta la Proserpina, la vecchia società a capitale misto che si occupava sia del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani quanto della differenziata. Trattativa privata e nuovo appalto che finisce direttamente nelle mani degli amministratori della Eurocoop, il consorzio emiliano che oggi, dopo l'affidamento diversi mesi fa del servizio di raccolta dei rifiuti, gestisce sull'intero territorio comunale anche la differenziata, ma con risultati visibilmente discutibili. In pratica il servizio viene svolto a macchia di leopardo. Alcune zone della città vengono pertanto ripulite a dovere, mentre tante altre rimangono giorni e giorni con l'immondizia per terra a fare pessima mostra di sé. Sì, per terra: e via dunque con buste, bottiglie di vetro e plastica, scatole di cartoni, frigoriferi, cucine e lavatrici oramai rotti. E poi sedie, mobili, poltrone letteralmente sfondate, ferramenta di varia provenienza. Tutto questo e tanto altro ancora si trova liberamente per le strade anche perché a voler gettare diligentemente carta, vetro, plastica e altro materiale negli appositi contenitori, questi mancano. E quei pochi che si riescono a trovare sono rotti o bruciati. Insomma, il problema dei rifiuti sembra superato solo a metà. Diciamolo: la città è nel disordine ambientale. I principali corsi commerciali, inoltre, nonvengono puliti e lavati da mesi e mesi. Tant'è che per rendersene conto basta fare una passeggiata, magari all'imbrunire, quando il fetore di una giornata calda in città appena terminata comincia ad ammorbare l’aria. Emergenza idrica a Piscopio. E se la città capoluogo viene soffocata dalla morsa dei rifiuti, a Piscopio cresce l’esasperazione dei cittadini per via del perdurare della penuria d'acqua. A lanciare l'ennesimo appello all'ammistrazione comunale è l'attivo presidente di circoscrizione Pietro Comito, il quale si dice convinto che l'acqua «non è per tutti. Sì - ribadisce l'interessato - è proprio così. A Piscopio, infatti, come è ormai ben noto a tutti e come più volte denunciato dal sottoscritto, da tre mesi la mancanza d'acqua tormenta, e non poco, i cittadini piscopisani. Purtroppo, però, ogni mia denuncia è caduta nel vuoto e nel dimenticatoio comunale». Comito fa presente, poi, di provare un profondo senso di imbarazzo misto a vergogna nel dovere dire «sempre le stesse cose ma - osserva in merito - la stampa è l'unico mezzo che mi resta per denunciare che nel terzo millennio in Italia e precisamente a Piscopio, come anche in altri posti del Comune, tante famiglie non riescono ad avere nemmeno cento litri di acqua al giorno e sono costretti di notte a reperire un po' d'acqua alle sorgenti per fare fronte all’emer - genza. E l'amministrazione che fa?», si chiede perplesso il presidente. Semplice: «Sono tutti al mare o in montagna, mentre noi da mesi aspettiamo una risposta dai tecnici comunali per tentare di trovare una soluzione ad un problema, che dura ormai da tantissimo tempo». Pietro Comito comunque, una soluzione al disagio la dà anche. Come, peraltro, «più volte avevo suggerito», a giudizio del presidente «il problema si potrebbe risolvere creando o un pozzo che possa nel periodo estivo pompare acqua nella condotta, oppure si potrebbe tirare fuori quel progetto avviato durante l'amministrazione dell'ex sindaco Costa e fermo nei cassetti di qualche ufficio. Eppure le bollette arrivano e anche salate ». Il presidente ricorda anche la lettera indirizzata tempo fa al sindaco Franco Sammarco nella quale chiedeva che «almeno i cittadini interessati al problema venissero esonerati dal pagamento della bolletta, ma nessuna risposta è mai giunta. Ora i cittadini, esasperati da questa lunga agonia, sono decisi a manifestazioni contro l'amministrazione, la quale si sta dimostrando incapace a risolvere un problema». Il presidente riferisce, quindi, che tutte le bollette saranno raccolte e consegnate al sindaco in segno di protesta. Anche se Comitonon mancadi sottolineare, infine, che «se non si è in grado di garantire l’acqua potabile ai cittadini allora è meglio andare tutti a casa».

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 14/08/2008

martedì 10 giugno 2008

Emergenza rifiuti, Forza Italia chiede le dimissioni di Scalamandrè

La coordinatrice: il problema non va affrontato in modo confuso e dilettantesco.

Gelanzè e Crupi muovono un duro attacco all'Amministrazione


I cumuli di carta, plastica, vetro e ingombranti continuano ad offrirsi agli occhi dei cittadini e dei turisti. Uno spettacolo indecente che peggiora di giorno in giorno e che offende il decoro della città. Per eliminarlo bisognerà aspettare ancora una decina di giorni, il tempo, cioè, che l'amministrazione comunale porti a compimento la gara d'appalto per affidare il servizio a ditta diversa della Proserpina.
In un contesto che vede i cittadini e le istituzioni quasi accettare con rassegnazione l'evolversi in negativo di una situazione che forse poteva anche essere evitata, Forza Italia spezza il clima di torpore che sembrava aver coinvolto tutte le forze politiche e scende in campo per denunciare, con toni decisi, la delicatezza del momento vissuto non solo dalla cittadinanza vibonese, ma dall'intero territorio provinciale.
Nella sede di via Corsea, la coordinatrice comunale Cesella Gelanzè, affiancata dal consigliere provinciale Nicola Crupi, ha posto l'attenzione «sullo spettacolo indegno di una società civile e che richiama alla memoria la tragedia della Campania con sporcizia e spazzatura abbandonata ovunque».
Un'analisi quella di Cesella Gelanzè, che mira a mettere in evidenza non solo la precarietà della situazione, ma anche le responsabilità che ne sono a monte. Sotto i fari degli attacchi di FI finisce l'assessore comunale all'Ambiente Silvestro Scalamandrè "reo" non solo di aver rilasciato «dichiarazioni superficiali, confuse e per certi versi inattendibili», ma anche di aver annunciato, nel mentre la città viene sommersa dalla sporcizia, che «l'amministrazione comunale ha stipulato un contratto per il conferimento e la valorizzazione dei rifiuti riciclabili provenienti dalla raccolta differenziata di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee)». Una goccia in mezzo al mare secondo la Gelanzè che equivale a invitare «il cittadino a usare il posacenere tra cumuli di rifiuti gettati per terra».
Gli esponenti di Forza Italia sono in perfetta sintonia nel sostenere che il sindaco ha il dovere di monitorare l'operato dell'assessore e, in caso di risultati inadeguati, procedere alla sostituzione.
Non ci sono scusanti che possono valere e neppure «le difficoltà che investono la Proserpina – prosegue la coordinatrice del partito azzurro – possono costituire un'attenuante».
Da qui all'elenco delle inadempienze dell'amministrazione comunale il passo è breve. «Cosa ha fatto la Giunta – insiste la Gelanzè – per prevenire i gravi disagi in cui versiamo? Ha provveduto ad elaborare un'accurata e compiuta analisi tecnico-economica per avere la giusta contezza della problematica? Ha indetto un bando di gara per selezionare un'impresa adeguata a risolvere definitivamente la drammatica situazione?».
Tutti interrogativi che trovano risposte in negativo con la conseguenza – rimarcano i rappresentanti del partito di Berlusconi – che alla fine a pagare le conseguenze, oltre ai cittadini,sono i commercianti che, a dire dell'assessore Scalamandrè, «per legge hanno l'obbligo di provvedere ed organizzare il servizio per il riciclaggio e il recupero degli imballaggi».
Gelanzè e Crupi ribaltano i contenuti della norma citata dell'assessore sostenendo il contrario.
Anzi, richiamandosi al Testo unico 152/06, sottolineano che la responsabilità della raccolta ricade solo sui commercianti che occupano superfici superiori a 250 metri quadrati.
A insistere sulla gravità della situazione è anche il consigliere provinciale Nicola Crupi, il quale oltre ad evidenziare i danni che la mancata attuazione del servizio di raccolta differenziata sta creando alla città, al territorio provinciale e al settore turistico, lamenta l'inesistenza di un'adeguata campagna di educazione alla differenziazione dei rifiuti.
A preoccupare Crupi è anche il fatto che entro il 31 dicembre 2008 la percentuale della raccolta differenziata dovrebbe attestarsi attorno al 45% per spingersi sino al 65% entro il 31 dicembre 2012. Percentuali irraggiungibili se si pensa che al momento il livello di raccolta si mantiene sotto il 15% col risultato, però, che non centrando gli obiettivi prefissati, scatteranno delle sanzioni amministrative pesanti che, naturalmente, andranno sempre a ricadere sui cittadini.
Evenienza questa che Cesella Gelanzè e Nicola Crupi vorrebbero scongiurare ricordando all'amministrazione comunale gli obblighi di legge cui ottemperare per tutelare al meglio gli interessi della collettività.


di Pino Brosio
da "Gazzetta del Sud - Vibo" del 10/06/2008

lunedì 26 maggio 2008

In ferie alla Proserpina "volontari" al Comune

Molte ombre sull'emergenza rifiuti

L'assessore comunale all'Ambiente Silvestro Scalamandrè ha individuato la ditta per fare uscire la città dall'emergenza rifiuti e ha annunciato che in pochi giorni la situazione si normalizzerà. Tale incarico è stato affidato alla Computer House Ambiente. Dai computer ai rifiuti, per la verità, il passaggio non dovrebbe essere facile, ma va bene lo stesso perché in situazioni di emergenza ogni soluzione ci può stare.
Così come in situazioni di emergenza si possono accettare anche azioni di volontariato. Solo che in questo caso la pratica rischia di diventare piuttosto spinosa perché ad essere chiamati, e non si sa come, sono 5 dei 30 operai della Proserpina spa collocati in ferie forzate. Insomma, anche se parliamo di differenziata quando si tratta di rifiuti la puzza è sempre in agguato.
L'assessore, tuttavia, ha ribadito che il servizio è in via provvisoria perché l'amministrazione di palazzo "Luigi Razza" ha in programma di arrivare ad un regolare bando di gara. Un obiettivo che viene inseguito già da qualche anno ma fino ad oggi non è stato centrato. E così la città, in materia di nettezza urbana, e non solo di differenziata (perché in questo caso rimane bloccata agli ultimi posti della classifica) lascia molto a desiderare. Si preferisce puntare a prorogare il servizio attraverso l'affidamento diretto e non mettere mano ad un vero e proprio capitolato d'appalto.
L'assessorato all'Ambiente "brilla" per non essere riuscito a presentare il progetto per la raccolta "porta a porta" relativo a carta, vetro e plastica. L'assessore regionale all'Ambiente Diego Tommasi, che in città conta tra i suoi collaboratori anche l'assessore Scalamandrè, non ha avuto il piacere di poter inserire la città capoluogo tra i 30 Comuni che hanno usufruito del finanziamento per il "porta a porta".


di N. L.
da "Gazzetta del Sud - Vibo" del 26/05/2008