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giovedì 16 dicembre 2010

Sul sindaco gli strali di Fli

L'attacco. Duri sulla nomina del nuovo assessore: «Strano pallottoliere». I giovani finiani chiedono risposte al primo cittadino.

«Da settimane», ormai, stanno seguendo «le diverse sventure che colpiscono la provincia e in particolare il comune capoluogo». Quindi, potrebbero addirittura «scrivere un romanzo sulle vicissitudini romanzesche e quasi comiche che sbocciano nella nostra provincia e nella città di Vibo Valentia», dove emerge «un panorama politico che potrebbe somigliare a una sceneggiatura di commedia da quattro soldi, uno spettacolo comico che, però, strappa solo lacrime».
A parlare sono i giovani di Futuro e Libertà per l'Italia, il nuovo soggetto politico fondato dal presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini e che da queste parti fa capo alla parlamentare Angela Napoli in Calabria e a Maria Limardo nel Vibonese.
Riprendendo alcuni passi di un recente intervento pubblico di quest'ultima, i giovani finiani vibonesi irrompono nella discussione politica locale attraverso un documento circostanziato e decisamente duro. Molto duro, soprattutto nei confronti dell'amministrazione comunale del capoluogo di provincia e del suo attuale srndaco, Nicola D'Agostino.
Puntando il dito contro i vertici di Palazzo Luigi Razza e nella fattispecie contro il primo cittadino del Popolo della libertà, i giovani finiani vibonesi, riferendosi alle recenti decisioni assunte proprio da D'Agostino, parlano di «strano pallottoliere» e poi accusano il sindaco e il suo silenzio sulle recenti notizie relative le infiltrazioni mafiose all'Azienda sanitaria provinciale. Un silenzio, evidentemente, non compreso e giudicato probabilmente fuori luogo. Padri e figli. «Ultimo in ordine di tempo», ma «sopratutto il più straordinario degli accaduti e lo strano pallottoliere che il primo cittadino ha attuato nel Comune di Vibo», osservano i giovani di Futuro e libertà per l'Italia. «Abbiamo assistito alle dimissioni del consigliere Francesco Modafferi il cui figlio, Giorgio, è andato ad occupare il posto di assessore ai Lavori pubblici, liberando contemporaneamente il posto al consigliere Giulio Capria, che è nipote del sindaco D'Agostino».
Inoltre, «nella prossima seduta di consiglio comunale, si dimetterà il consigliere Manfrida il cui figlio Giuseppe, è già stato nominato assessore. Quindi, in Consiglio si libererà il posto per Maddalena Basile». Da queste considerazioni, o meglio, da questi accadimenti, scaturisce una domanda che i giovani di Fli rivolgono a Nicola D' Agostino. «Ci può spiegare come è possibile lasciare in eredità le cariche di consiglieri o assessori a figli, nipoti o cugini? E meno male che, con la nuova giunta, doveva essere il nuovo che avanza», commentano.
«Potrebbe mal immaginare quali sarebbero gli appellativi usati nei nostri e nei loro confronti, se i nostri genitori che magari occupano ruoli istituzionali di rilevanza pubblica decidessero di dimettersi a nostro favore? Possiamo suggerirne alcuni raccomandati, incapaci, affaristi», proseguono i giovani finiani vibonesi che poi, rivolgendosi ancora al primo cittadino della città capoluogo, chiedono: «Non crede che noi giovani vibonesi, che ci impegniamo socialmente, che lavoriamo nella nostra provincia, stiamo assistendo ad uno spettacolo a dir poco riprovevole?».
L'Asp e il silenzio. All'attenzione del sindaco, i giovani di Futuro e libertà per l'Italia sottopongono un'altra questione che «intacca la sua figura di primo cittadino. E' mai possibile che viene alla luce, ancora una volta, la collusione della nostra Azienda sanitaria provinciale con la 'ndrangheta e né il sindaco né nessun altro politico, se non gli esponenti di Futuro e libertà e di altre formazioni politiche ovviamente non legate al Pdl, abbiano espresso un parere di condanna verso i mal gestori della cosa pubblica?».
I giovani di Futuro e libertà, insomma, sono «stupiti», anche se -dicono - «ci stupisce molto di più il suo sollazzarsi sui problemi. Più volte l'abbiamo sentito rispondere in apparizioni pubbliche con queste affermazioni o simili: "Soltanto da sette mesi sono sindaco, datemi tempo e imparerò". Perdoni la non precisa correttezza delle parole, ma su per giù suonavano così; signor primo cittadino ma alla sua età e con la sua esperienza lei deve ancora imparare a fare il sindaco? Questo desta in noi molta meraviglia», tuonano.
Conclusioni. «Queste vicende non sono che un assist per tutti noi giovani a fare un biglietto di sola andata per qualsiasi altro posto civilizzato che non sia Vibo Valentia», continuano i giovani finiani, «speranzosi», adesso, di ricevere risposte dal sindaco e soprattutto ai vedere atti tesi ad «affrontare e risolvere le mille altre problematiche che conosciamo. E - concludono i giovani finiani vibonesi, rivolgendosi sempre e direttamente al sindaco Nicola D'Agostino - per favore non ci risponda dicendo che deve ancora imparare a fare il sindaco, altrimenti potremmo dubitare delle sue capacità ricettive.

di Antonio Schinella
da "Il Quotidiano" del 16/12/2010

sabato 28 marzo 2009

Confindustria non salva nessuno

Comune. Tutti hanno «colpevolmente contribuito allo scempio di una città in balia dei venti»

Sindaco, assessori e dirigenti sott’accusa: «Amministrazione apatica e inattiva»

NON viene salvato assolutamente nessuno. Tutti dentro. Davanti ad un'amministrazione comunale «sorda e miope», che peraltro con «la sua negligente inoperatività ha colpevolmente contribuito allo scempio di una città in balia dei venti che a volte tolgono ed a volte restituiscono teatri, ospedali, tangenziali,strade e palazzi», appare pressoché impossibile assolvere chi ha scelto e sceglie soprattutto ancora oggi la politica «del non fare». E allora tutti sono responsabili della mancata risoluzione dei tanti, troppi e gravissimi problemi che affliggono l'intero territorio comunale: sindaco, assessori, dirigenti. L'intero esecutivo di Palazzo Luigi Razza viene, pertanto, invitato a prendere atto«dell'impossibilità di proseguire il proprio mandato» e, dunque, a fare ritornare i cittadini vibonesi alle urne. E' implacabile il giudizio che Confindustria Vibo traccia sull'azione politico-amministrativa portata avanti dall'esecutivo targato Franco Sammarco in oramai quattro anni di governo della città capoluogo. Un vero e proprio atto d’accusa dai toni infuocati e pieni di delusione mista a rabbia. Dalla sede di viale Affaccio giungono parole pesantissime,di pietra. Giudizi duri, quanto inequivocabili,che sanciscono, secondo l'associazione presieduta da Domenico Arena, un autentico fallimento nel modo di gestire la cosa pubblica e, in particolare, segnano l’incapacità di rapportarsi con il comparto edile, oggi in serie difficoltà. Tant'è che la paralisi che sta vivendo il suddetto settore «conseguentemente al “blocco” dell'amministrazione comunale all'indomani delle azioni giudiziarie della Procura di Vibo Valentia(inchiesta Golden House, ndr)», per l’associazione degli industriali, trova il principale motivo«non negli atti giudiziari,che devono necessariamente seguire il loro corso naturale e sui quali confidiamo pienamente nell'opera della magistratura, bensì nell'apatia e nell'inattività di un'intera amministrazione,sia essa rappresentata dal sindaco, dai suoi assessori o dai dirigenti».Confindustria ricorda allora che a tempo debito l'associazione si era mossa a favore del Comune. Ma l'offerta di collaborazione«tecnica, la ricerca faticosa di ogni possibile soluzione, la disponibilità a comprendere le ragioni della politica, la volontà di non cedere alla facile polemica o all'attacco preventivo al fine di scongiurare questi devastanti effetti, non sono serviti a nulla». Anzi, il sindaco della città ed il suo esecutivo«hanno letteralmente ignorato ogni segnale,ogni sforzo, ogni offerta, proveniente dalla maggiore associazione di categoria che tutela e rappresenta le imprese ed i costruttori edili della provincia di Vibo. Confindustria ed Ance - si legge ancora in una nota – hanno lavorato seriamente ed in silenzio, per come sono abituate a fare, offrendo al sindaco, ai suoi assessori ed ai dirigenti dell'amministrazione, in ripetuti incontri nell'arco di questi mesi, approfondimenti, pareri ed analisi,attendendo che almeno una parte di loro decidesse ed attuasse misure ed azioni a tutela dell'ente, delle imprese e dell'intera cittadinanza». Ma anche in questa vicenda, «come del resto in tutto il mandato dell'amministrazione Sammarco», viene fatto presente che «è prevalsa la filosofia del non fare, del non decidere,dell'attesa di chissà quale evento che potesse risolvere, al posto dell'amministrazione,le scottanti questioni».Questo è, dunque, a giudizio di Confindustria,il risultato della gestione del sindaco, il quale «ha incarnato la filosofia della non decisione,che ha adottato la strategia del non negare e del non concedere, nel tentativo, sinora ben riuscito, di tenere disperatamente a galla una barca che non solo fa acqua da tutte le parti ma, che ancor peggio, provoca danni incalcolabili ad una comunità ormai stordita ed agonizzante».Un'amministrazione, inoltre, che «non ha intrapreso nessun atto ufficiale, nemmeno uno, all'indomani della pubblicazione delle diverse ordinanze del commissario delegato per l’emergenza alluvione (Agazio Loiero,ndr), per prevenire e risolvere una crisi che si palesava nella sua entità di giorno in giorno
e che si manifesta oggi nell'ultimo atto, come una ghigliottina sul collo di una economia già smembrata da banche tutt'altro che etiche e crisi mondiali». E ancora: «Un'amministrazione - si fa notare- che «governa “non governando” una città in emergenza continua e globale (sanità,edilizia, rifiuti, viabilità, Psc, qualità della vita), ricorrendo ai rinvii, alle dilazioni, ai forse e che solo adesso con le spalle al muro,decide di affidare ai tecnici l'incarico per dipanare una matassa davvero ingarbugliata. La decisione di scaricare ancora una volta le responsabilità politiche pesanti come macigni nella mera ricerca di tecnicismi e soluzioni,poteva e doveva essere attivata ben prima di oggi, dato che tale intuizione, davvero tardiva,comporterà comunque il prolungamento della paralisi per chissà quanti mesi ancora».Una misura, questa, che oggi Confindustria Vibo ritiene, dunque, «assolutamente insufficiente e che ci costringe da un canto a stimolare questo dibattito, nell'auspicio che possa trovare condivisione anche delle altre categorie produttive e professionali, dall'altro a proseguire comunque nell'offerta di supporto che potrebbe culminare con la costituzione di un tavolo tecnico collegiale che possa individuare misure e provvedimenti condivisi e urgenti».In assenza, quindi, «di attività e segnali concreti», da viale Affaccio invitano con forza l'amministrazione Sammarco «a prendere atto dell'impossibilità di proseguire nel mandato. Crediamo - chiude Confindustria -che i cittadini ed i corpi intermedi, di qualunque estrazione, debbano far sentire ed esercitare chiaramente la loro ferma e totale condanna e sfiducia nei confronti dell'azione di una classe politica che ha disatteso interamentelelegittime aspettative e le esigenze di un'intera comunità».

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 28/03/2009

Soft4web: blitz della Uil presso l’assessorato regionale al Lavoro

Incontro proficuo con l’assessore Maiolo

VIBO VALENTIA - Una delegazione di lavoratori dipendenti della Soft4Web, la società proprietaria del call center di Contrada aeroporto e che occupa 234 lavoratori,accompagnati dal segretario provinciale della Uil, Luciano Prestia, ha incontrato l'assessore regionale al Lavoro, Mario Maiolo,per avere chiarimenti rispetto agli ingenti finanziamenti regionali ed europei di cui l'azienda è stata beneficiaria negli anni ed agli obblighi occupazionali e contrattuali che discendono dall'utilizzo di tali risorse. Infatti, da quanto esposto da Prestia, «numerose sono le inadempienze dellaSoft4Web» e vanno dalla«scorretta classificazione contrattuale per numerosi lavoratori, reiterati casi di mobbing e demansionamento di molti dipendenti con continue pressioni psicologiche;ritardi nella corresponsione degli stipendi di circa un mese». Il blitz della Uil e dei suoi iscritti all'assessorato regionale, a parere del segretario Prestia «è stato fruttuoso».Difatti, ha riferito il sindacalista,«nel corso della visita presso gli uffici regionali,oltre all'assessore Maiolo che ha condiviso la nostra proposta, che tra l'altro era stata da lui già decisa sulla scorta delle denunce di recente apparse sulla stampa da parte della Uilcom regionale, di aprire un tavolo di confronto regionale con tutte le aziende operanti nel settore in Calabria al fine di ricercare un impegno fattivo delle stesse perla piena applicazione delle norme contenute nel Ccnl oltre che il pieno rispetto dei regolamenti dei finanziamenti comunitari», che prevedono tra l'altro la restituzione totale delle risorse in caso di inadempienza delle imprese.«Abbiamo chiesto che ditale materia - ha aggiunto Prestia - venga informata la Guardia di Finanza assieme agli organi ispettivi preposti,l'Inps, l'Ispettorato del Lavoro, l'Inail e l'Asp che ha piena competenza in materia di sicurezza sul lavoro».Inoltre, nel corso della mattinata, la delegazione ha incontrato anche i dirigenti di settore dell'assessorato,le dottoresse Ricca e Di Gesu, oltre che il dottor Maragò,responsabili dell'erogazione delle risorse ed anche del buon fine delle pratiche,che «si sono impegnati- ha riferito il segretario provinciale della Uil - ad attuare in maniera forte tutto quanto è nelle loro prerogative per verificare le eventuali discrepanze denunciate dalla delegazione sindacale». Prestia, anche se soddisfatto degli impegni assunti sia dal rappresentante politico che dalla burocrazia regionale, si è lasciato andare ad un avvilito commento: «E' triste assistere al comportamento di queste aziende, per lo più del Nord Italia che si insediano in Calabria per usufruire dei fondi comunitari recuperando quasi del tutto il costo della manodopera e poi trattano i lavoratori come delle pezze da piedi impedendo loro di reagire con minacce di licenziamento o addirittura con il pericolo non detto di sbaraccare tutti,fare le valigie e collocarsi in un altro sito meno forte sindacalmente dove poter ricominciare ed avere mano libera nei confronti dei dipendenti. Ma ormai al call center di Vibo - ha proseguito- i lavoratori hanno acquisitola piena consapevolezza dei loro diritti ed anche se qualcuno opera costantemente per disorientarli, andranno avanti per la loro strada fino al pieno rispetto di ogni norma, di legge o contrattuale che sia».

di R. V.
da "Il Quotidiano della Calabria" del 28/03/2009

giovedì 5 marzo 2009

«Greco non rappresenta politicamente il Vibonese»

Chiari Giamborino e Censore: «L’assessore è un tecnico»

INCALZATI dei cronisti presenti alla conferenza stampa, Pietro Giamborino e Bruno Censore hanno risposto a tutte le domande. In particolare, i due consiglieri regionali del Partito democratico si sono soffermati soprattutto su due aspetti: rappresentanza del Vibonese nell'esecutivo regionale e rapporto tra Pd e gli assessori cosiddetti tecnici alla Provincia. Senza nessuna remora referenziale, schietto e diretto Giamborino per quanto riguarda il primo aspetto ha risposto così. «Senza inutili giri di parole, posso dire che non siamo affatto contenti dell'operato della giunta regionale». Poi, per quanto riguarda la rappresentanza vibonese in seno all'esecutivo presieduto da Loiero, il consigliere regionale ex Margherita ha aggiunto: «Silvio Greco non rappresenta né politicamente né socialmente il territorio vibonese. Bensì, l'amico Greco è un tecnico, assai valente, ma è a completa disposizione del governatore Agazio Loiero». Nel recente passato, con veemenza, Pietro Giamborino ha sempre sostenuto la necessità che la politica si assumesse tutte le responsabilità nei confronti degli elettori e pertanto ha sempre detto che l'esecutivo dovesse essere interamente politico. Però, almeno per il momento, Giamborino preferisce rimanga tutto immutato in seno alla giunta di Palazzo ex Enel. «La nomina degli assessori - ha detto in merito il consigliere regionale - è una prerogativa del presidente della Provincia. Ma se qualcuno dovesse chiedere il mio parere non avrei esitazioni a dire che si può continuare così. La cosa importante - ha chiosato - non è la corsa alla poltrona». Concetti, questi, ribaditi da Bruno Censore. «In seguito alle Regionali, Loiero disse che lui stesso avrebbe rappresentato il Vibonese. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Per quanto riguarda la Provincia, invece, non vogliamo entrare in merito a decisioni che spettano al presidente. Rispetto a queste questioni - ha asserito Censore - riteniamo preminente la costruzione del Partito democratico».

di Antonio Schinella
da "Il Quotidiano della Calabria" del 05/03/2009

«Teatro, il sindaco tolga il disturbo»

Dall’europarlamentare Domenico Basile duro j’accuse a Franco Sammarco

Dal Comune «violazioni della legge su argomenti decisivi»

IN merito alle ultime vicende riguardanti il progetto di costruzione del teatro comunale, il parlamentare europeo Domenico Basile interviene sviluppando un'analisi che parte dal principio che «se il privato cittadino ha il dovere di tenere comportamenti improntati alla perfetta liceità, per la pubblica amministrazione l'obbligo è ancor più stringente in relazione alle ricadute che qualsiasi sua manifestazione di volontà ha sull'opinione pubblica». Un concetto dal quale deriva, poi, una serie di critiche all'operato dei responsabili della cosa pubblica. «Ancora una volta - scrive l'europarlamentare in una nota stampa - l'amministrazione comunale di Vibo Valentia soccombe in una causa amministrativa, essendole stata rigettata l'istanza con la quale aveva chiesto al Consiglio di Stato di sospendere cautelativamente la sentenza n. 1501/08 con la quale il Tar Calabria, nel condannarla, aveva annullato tutti gli atti, compresi quelli di approvazione del progetto e di acquisizione coattiva delle occorrenti aree, relativi alla procedura per la costruzione del Teatro comunale». Lontano, quindi, dal sottovalutare quanto è successo: «Non si può liquidare come assolutamente ordinario quanto si registra a Vibo Valentia - aggiunge infatti - il Comune, da quando si è insediata la giunta guidata dal sindaco Sammarco, sta sistematicamente violando la legge su argomenti decisivi nelle politiche di governo locale ». Riferendosi, nello specifico, alla motivazione con la quale il Consiglio di Stato a respinto l'istanza cautelare del Comune, Basile afferma deciso che l'ordinanza in questione «è da leggere già come decisione definitiva di merito, ma anche che lo stesso giudizio di merito è stato abbondantemente anticipato». E a sostegno di quanto scrive, riporta la frase del giudice amministrativo: «Vanno condivise le motivazioni della sentenza di I grado». Nel documento vengono richiamati altri importanti problemi, «come quello legato alla singolarità di una procedura di aggiudicazione dell'incarico professionale di progettazione e direzione lavori». Una vicenda, insomma, che a giudizio dell'esponente del Pdl dovrebbe concludersi in un solo modo: «Il sindaco - conclude il documento - preso atto della avventatezza delle sue scelte e della inconcludenza delle iniziative assunte, dopo aver chiesto scusa per il disturbo arrecato ai cittadini e prima che lo sfascio della Città superi la soglia del non ritorno, dovrebbe rassegnare le sue irrevocabili dimissioni, non essendovi una sola ragione per continuare a fare danni ed essendovene invece più che a sufficienza per ridare agli elettori il diritto di scegliere amministratori fattivi e capaci».

da "Il Quotidiano della Calabria" del 05/03/2009

venerdì 27 febbraio 2009

«Sindaco, la pazienza dei consiglieri comunali è arrivata al culmine»

Manlio Mazza (Pd) bacchetta Franco Sammarco

UNA lettera aperta, accorata, dai toni garbati ma non per questo benevola. Manlio Mazza, consigliere comunale di maggioranza, si rivolge al sindaco Franco Sammarco attraverso un’articolata missiva per esprimere amarezza e disappunto sul mancato interessamento che il Comune, a detta dell’interessato, avrebbe riservato nei confronti di una problematica sollevata dallo stesso consigliere. «Non mi resta che rivolgerle questa richiesta a mezzo stampa – scrive Mazza riferendosi a Sammarco - dal momento che sono passati quasi quattro anni dall’insediamento della sua Amministrazione e da quando le è stato chiesto di affrontare il problema delle vasche di itticultura presenti nel tratto di mare antistante Trainiti-Portosalvo». Però, scrive l’esponente della maggioranza, «nulla di quanto richiestole è stato fatto, e il problema è stato colpevolmente fatto scivolare nel dimenticatoio, in particolare dall’assessore al ramo». Poi, «tralasciando per un momento i problemi di inquinamento», che per Mazza «pure vi sono, e sono provocati dalle predette vasche, a detta di tutti – riferisce ancora il consigliere del Pd - le stesse sono prive di qualsiasi autorizzazione». Detto ciò, Mazza tira il ballo anche l’assessore regionale all’Ambiente Silvio Greco e la Capitaneria di Porto. Le vasche, infatti, a giudizio dell’esponente del Pd «non esistono per l’assessore regionale all’Ambiente così come per la Capitaneria di Porto che non si accorge degli enormi gabbioni esistenti in mare». Insomma, è un appello accorato quello che rivolge Mazza alle istituzioni, «un estremo tentativo – dice – per costringere il sindaco ad affrontare il problema. Ci siamo fidati delle sue assicurazioni – scrive ancora il consigliere - che il problema, con l’approvazione del piano spiagge, si sarebbe risolto; così doveva essere se non fosse che il piano spiagge, colpevolmente, è stato fatto naufragare e con esso le speranze di normare, in piccola parte, una materia così delicata ». Infine, le conclusioni della missiva non lasciano spazio ad interpretazioni. «Signor sindaco qualcuno lo ho detto in Consiglio e, qui, io lo ribadisco. La pazienza di tanti cittadini e consiglieri comunali, è arrivata al culmine. Non tollereremo ulteriori indugi o lavate di mano. La prossima mossa, ove nulla dovesse accadere, sarà rivolgersi al’autorità giudiziaria».

da "Il Quotidiano della Calabria" del 27/02/2009

sabato 21 febbraio 2009

Al Pennello e altrove: si demoliscano le case sul mare

IL fatto è di alcuni anni fa. L'allarme riguardava lo Stromboli. A seguito di continue eruzioni vulcaniche si era paventato il rischio che dalle sue pendici si sarebbe staccata una larga fetta di montagna. Col timore che, finendo in mare, si sarebbe determinata un'onda anomala in grado di propagarsi fin sulle coste della Calabria, con grave rischio per persone e cose. Di notte venne lanciato l'allarme. Le coste calabresi vennero evacuate. Ma non successe nulla. Devo tuttavia confessare che ho sperato che quel costone cadesse, provocasse l'onda e che, salva la popolazione, gran parte delle case costruite fin sopra la spiaggia tra Capo Vaticano e Vibo Marina finisse per essere travolta e distrutta dalla violenza delle acque. Purtroppo non accadde, e lo scempio delle coste regna ancora sovrano. Ecco dunque le continue lamentele di chi, quando il mare giustamente si ingrossa, pretende la protezione delle proprie case abusive, sollecitando interventi pubblici a tutela di quella immane vergogna. E' di questi giorni l'allarme per il Pennello, quartiere costruito fin sopra la spiaggia. Il mare ogni tanto si arrabbia, perché nemmeno Lassù questo scempio è più tollerato. Le onde sfiorano le case, rasentano le fondamenta, anche se ancora, ahimè, nessun edificio è stato danneggiato. Sistemare nuove barriere sul mare, proteggere i caseggiati, è questa la richiesta che si leva a gran voce. Ma perché mai dovremmo? Perché mai proteggere quei mostri di cemento che rasentano l'acqua, in spregio ad ogni norma ma anche allo stesso buon senso. Forse non si sapeva che il mare si caratterizza per il moto ondoso? O forse è sconosciuto ai più che anche le mareggiate fanno parte della provvida Natura? Poi ci si lamenta di quando si muore a causa delle alluvioni, degli eventi naturali. Ma si tratta davvero di fenomeni imprevedibili ? O non è forse l'uomo che li alimenta con i suoi selvaggi comportamenti? Basta dunque con questo buonismo. Si applichi finalmente la legge. Si protegga l'abitato demolendo le costruzioni a ridosso del mare, garantendo una casa a chi vi abita effettivamente ma non certo agli speculatori ed ai proprietari vacanzieri. E si perseguano i responsabili. Non coloro che non hanno avvisato dell'alluvione per non aver chiamato il Padreterno ma chi ha consentito di costruire, ha fatto finta di non vedere, non ha demolito. Si eseguano le demolizioni. Lo prevede e lo impone la legge. Diversamente sarà la provvida Natura a proteggere l'ambiente e la legalità.

di Giuseppe Pasquino
da "Calabria Ora" del 21/02/2009

giovedì 19 febbraio 2009

Bruni e Bono rinviati a giudizio

Per abuso di ufficio nelle rispettive qualità di ex presidente ed ex dirigente della Provincia

Avrebbero avvantaggiato due dipendenti a danno di un altro.

L'EX PRESIDENTE della Provincia, Gaetano Ottavio Bruni, e un ex dirigente di nomina presidenziale, Ottavio Bono, sono stati rinviati ieri a giudizio per abuso d'ufficio in concorso dal gup del Tribunale di Vibo Valentia Lucia Monaco, su richiesta del sostituto procuratore Enrica Medori. Bruni e Bono sono accusati, ciascuno in relazione all'ufficio ricoperto, di aver abusato del loro potere per recare un ingiusto vantaggio a due dipendenti della Provincia, recando nel contempo un danno ad un altro dipendente ed all'amministrazione stessa. La vicenda è complessa e risale al 2004, periodo in cui Bruni fu rieletto presidente della Provincia e vennero rinominati alcuni dirigenti. Fra questi, Armanda De Sossi e Antonio Vinci, ai quali, secondo la pubblica accusa, Bruni e Bono hanno procurato, con il loro comportamento un ingiusto vantaggio patrimoniale “consistito nell'aver mantenuto senza titolo per diversi anni in disponibilità i posti di ruolo categoria D3 assegnati a predetti, non consentendone la vacanza e quindi l'assegnazione a terzi mediante pubblico concorso”, e ciò contro quanto prescrive il testo unico sul pubblico impiego che prevede il divieto di cumulo di incarichi all'interno della Pubblica Amministrazione. La De Sossi, spiega l'accusa, nel 1999,con Bruni appena eletto presidente di Provincia, venne da questi nominata dirigente e quindi fece richiesta di aspettativa senza assegni. La richiesta, per legge, non avrebbe potuto essere accettata ed invece fu accolta dal dirigente degli Affari Generali Ottavio Bono, il quale firmò la relativa determina. Dopo quattro anni, il primo settembre 2004 (all'inizio del secondo mandatodi Bruni), scrive il pm Medori (ieri sostituita dal pm Francesco Rotondo), Bruni e Bono “procedevano a riammettere la predetta De Sossi nel ruolo categoria D3 dopo 5 anni, qualificando la richiesta di aspettativa del 1999 quale istanza di dimissioni”, con contestuale modifica della determina fatta 5 anni prima. In tal modo, però, anziché sanare l'illecito precedente ne è stato commesso un secondo, perché secondo la legge (127/97) la riassunzione può avvenire soltanto entro 30 giorni dalle dimissioni. Subito dopo, scrive ancora il pm, la funzionaria si è di nuovo dimessa al fine di poter essere rinominata dirigente, salvo essere nuovamente riammessa in servizio come funzionaria (nel novembre 2005). Quanto a Vinci, continua l'accusa, dopo il suo trasferimento da altro ente (Consorzio di Bonifica) avvenuto nel 2002, appena divenuto funzionario categoria D3 della Provincia egli si dimise per assumere l'incarico da dirigente, per poi essere riammesso in servizio come funzionario due anni dopo (2004) e 15 giorni dopo si è ancora dimesso per poter di nuovo essere nominato dirigente. Ma siccome la riammissione in servizio avvenne dopo due anni e quindi ben oltre i 30 giorni previsti dalla legge, anche in questo caso gli autori dei presunti atti illeciti sono stati rinviati a giudizio per abuso d'ufficio in concorso. In pratica, quindi, Bruni e Bono sono accusati di aver permesso a De Sossi e Vinci di essere nominati dirigenti senza essere costretti a dimettersi da funzionari, come vuole la legge che prevede la risoluzione immediata del rapporto di lavoro precedente per chi diviene dirigente. Così, De Sossi e Vinci si sono trovati nella posizione privilegiata di poter occupare due posti ciascuno nella Provincia, uno da dirigente ed uno (indebitamente congelato a loro favore) di funzionario. In questo modo, inoltre, Bruni e Bono avrebbero impedito ad altri di poter legittimamente aspirare a due posti da funzionari, che avrebbero dovuto essere lascianti vacanti ed invece non lo erano. Tra i danneggiati da questo comportamento, quindi come persona offesa, agli atti del procedimento risulta un funzionario, Gianluca Contartese, che secondo il suo legale (avvocato Rita Parentela) essendo arrivato secondo in un concorso pubblico del 2000 e poi essendo stato assunto a parttime 18 ore alla Provincia per scorrimento di graduatoria nel 2002, “non ha potuto esercitare il suo diritto, fin dall'inizio della sua assunzione, alla trasformazione del rapporto di lavoro da part time a tempo pieno, pur ricorrendone tutti i presupposti”. Il gup ha accolto la tesi della Parentela, considerando Contartese persona offesa da reato e quindi ammettendo la sua costituzione di parte civile nel processo che inizierà nel prossimo aprile. Nella lista delle persone (giuridiche) offese c'è anche l'Amministrazione provinciale, che però non si è costituita parte civile.

di R. V.
da "Il Quotidiano della Calabria" del 19/02/2009

lunedì 16 febbraio 2009

Grillo interroga l’amministrazione

Corso Umberto I. L’azzurro chiama in causa il sindaco e gli assessori ai Lavori pubblici e all’Urbanistica

Il capogruppo di FI sullo spostamento improvviso delle basole

PRIME pepate reazioni all'articolo pubblicato qualche giorno fa dal Quotidiano in cui si dava conto, tra l’altro, dello spostamento improvviso di alcune basole nel tratto di corso Umberto I già completamente rinnovato, a seguito degli interventi di riqualificazione avviati tempo addietro dal Comune capoluogo, e riaperto al traffico poco prima di Natale. A prendere carta e penna e scrivere ai vertici dell'amministrazione di Palazzo Luigi Razza è stato il capogruppo in consiglio comunale di Forza Italia Valerio Grillo, il quale evidentemente, su quanto verificatosi di recente su quel tratto di corso, oggi vuole fare piena luce, quanto meno avere risposte su cosa potrebbe essere accaduto visto che il nuovo selciato presenta già alcuni problemi. Anomalie poco comprensibili, insomma, e irregolarità che, come si vedrà meglio di seguito, non mancheranno di spingere lo stesso Grillo a chiedere anche l'interessamento della magistratura contabile al fine di accertare eventuali danni e, laddove questi dovessero venire fuori, i possibili responsabili. Ma andiamo con ordine. Sulla vicenda, dunque, l'azzurro vibonese ha indirizzato nei giorni scorsi una interrogazione urgente al sindaco della città Franco Sammarco e per conoscenza anche agli assessori comunali ai Lavori pubblici e all'Urbanistica, rispettivamente Antonio Iannello e Carmelo Aiello. Facendo riferimento proprio a quanto pubblicato dal giornale nell'edizione di martedì scorso, Valerio Grillo riferisce, in particolare, di avere appreso che «nell'articolo dal titolo “Corso Umberto cade a pezzi” viene sostenuto che questa amministrazione comunale, nonostante il parere contrario della ditta esecutrice dei lavori, ha inteso riaprire al traffico un tratto di corso Umberto. E che per fare ciò ha anche sottoscritto un documento nel quale si assumeva tutta la responsabilità per eventuali future anomalie sulla messa in opera delle antiche basole». Problemi che purtroppo
non sono tardati ad arrivare: «Da qualche tempo oramai - ricorda infatti in proposito sempre il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Luigi Razza - si verificano sul tratto di via interessato degli spostamenti delle basole per come del resto dimostrato dal servizio fotografico a corredo dell'articolo su richiamato». A parere dell'azzurro vibonese, poi, se «tutto ciò fosse vero ci troveremmo di fronte ad un ulteriore dimostrazione di incapacità ed inefficienza nella gestione della cosa pubblica, con grave danno - si fa notare - anche alle casse comunali». In ogni caso, Grillo intende eliminare qualsiasi dubbio sulla faccenda. E, pertanto, chiede al sindaco Sammarco e agli assessori Iannello e Aiello, «ognuno per quanto di competenza», di voler fare conoscere «se corrisponde al vero quanto affermato nel richiamato articolo giornalistico e chi ha, eventualmente, ritenuto doversi assumere la responsabilità della riapertura della via nonostante il parere contrario della ditta esecutrice dei lavori». Non solo: il capogruppo in consiglio comunale di Forza Italia, sulla vicenda vuole inoltre sapere «chi ha sottoscritto eventuali liberatorie e quale autorità amministrativa ha rilasciato la sua autorizzazione ». Valerio Grillo non si ferma e chiede poi di poter avere «una copia della eventuale dichiarazione sottoscritta e del carteggio intercorso con la ditta esecutrice dei lavori». Quindi, si vuole ancora «sapere se è stata avviata una indagine interna per verificare le personali responsabilità di dipendenti o amministratori e quali iniziative l'amministrazione del capoluogo intende intraprendere ove dette responsabilità vengano accertate ». Detto questo, l’interessato invita infine l'amministrazione comunale ad inviare, come già anticipato all’inizio, «tutta la documentazione relativa alla problematica evidenziata alla Corte dei Conti per l'accertamento - conclude il capogruppo di FI - di eventuali danni».

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 16/02/2009

venerdì 30 gennaio 2009

Talarico non ci sta e denuncia

Comune. L’esposto del presidente del Consiglio depositato in Questura.
Nel mirino la dirigente Teti e l’addetto stampa Nusdeo.
Al centro la legittimità dell’incarico da giornalista.

ACQUE agitate, e non poco, all'interno di Palazzo Luigi Razza. Tanto da chiedere che si svolgano al più presto indagini certosine per accertare se alcuni comportamenti riferibili ad impiegati e dirigenti comunali siano stati corretti o meno. Dentro o fuori dalle norme di legge previste per le Politiche del personale. Il presidente del consiglio comunale Marco Talarico ha, infatti, presentato in Questura una denuncia-querela contro l'attuale addetto stampa dell'amministrazione comunale Antonello Nusdeo. Incarico, questo, che quest'ultimo svolgerebbe, per Talarico, in maniera illegittima. Non solo: nella vicenda, sempre il presidente dell'assemblea ha tirato in ballo anche la dirigente agli Affari generali Adriana Teti, la quale, come vedremo meglio di seguito, sarebbe responsabile, a dire del presidente del Consiglio, di non aver preso gli adeguati e urgenti provvedimenti contro il dipendente comunale. Il fatto. Nella corposa documentazione presentata nei giorni scorsi agli uomini della Questura, il presidente del Consiglio avrebbe, tra l'altro, riferito che Nusdeo svolge il ruolo di addetto stampa all'interno di Palazzo Luigi Razza senza alcuna autorizzazione. Quasi in forma abusiva, dunque, ma contestualmente con il benestare dell'amministrazione. In questo caso con quello proprio della dirigente Teti, la quale si occupa anche delle Politiche del personale. A fronte, poi, di questo impegno, svolto al servizio dell'attuale amministrazione guidata dal sindaco Franco Sammarco, il dipendente Nusdeo partecipando alle sedute di consiglio comunale in qualità di addetto stampa, si assenterebbe da quello che, a parere del presidente del Consiglio, sarebbe il suo vero e unico incarico al Comune capoluogo: vale a dire quello di geometra. Per Talarico, pertanto, Nusdeo non sarebbe legittimato a sedere neanche al tavolo dei giornalisti, che si trova al centro dell'aula consiliare, nel corso delle riunioni del civico consesso. In merito va, però, aggiunto che lo stesso partecipa alle sedute anche in qualità di direttore responsabile de “Il Vibonese”. Tutto questo, poi, a suo tempo fu fatto presente dal presidente del Consiglio alla dirigente del settore Personale. E da quanto è stato possibile apprendere da autorevoli fonti comunali, anche la Teti si disse d'accordo con lo stesso Marco Talarico: e cioè che Antonello Nusdeo non era per nulla autorizzato a svolgere le funzioni di addetto stampa. Da qui, pertanto, l'invito all'interessata da parte sempre del presidente del civico consesso a prendere immediati e urgenti provvedimenti disciplinari nei confronti del dipendente. Ma se in un primo momento la responsabile di settore assicurò Talarico di un suo rapido interessamento in questo senso, con il passare dei giorni e poi dei mesi evidentemente non si fece più nulla. Ecco perché oggi il presidente del consiglio comunale del capoluogo ha deciso di rivolgersi agli ordini inquirenti e denunciare sia Antonello Nusdeo sia Adriana Teti. L'interessato, insomma, vuole stabilire nero su bianco e secondo quanto previsto dalla legge se qualcuno abbia agito fuori dalle regole. Se ci siano stati, in buona sostanza, reati «di abuso di ufficio, omissioni in atto d'ufficio, favoreggiamento » e altro ancora. Tuttavia, va precisato che Nusdeo non svolge tale incarico di sua semplice e spontanea iniziativa: all'interessato, infatti, fu fatto nel lontano 4 febbraio del 1998 un preciso ordine di servizio al fine di curare la comunicazione tra il Palazzo e la collettività amministrata. Tranne, poi, il breve periodo di gestione commissariale intercorso tra l'amministrazione Costa e quella dell’attuale sindaco Sammarco, in cui Nusdeo fu trasferito all'ufficio relazioni esterne con il pubblico, quest'ultimo ha continuato a svolgere sempre l'incarico di addetto stampa. Anche perché tale ordine di servizio a tutt’oggi non sarebbe mai scaduto. L’inizio. Il caso sull’incompatibilità di Nusdeo a svolgere il ruolo di addetto stampa fu sollevato qualche mese addietro da parte del segretario provinciale della Uil Luciano Prestia e successivamente ripreso proprio dal presidente Marco Talarico. La vicenda, invece, fu successivamente portata in aula il 17 dicembre dello scorso anno dal consigliere comunale del gruppo Misto Valentino Preta, il quale presentò all'ufficio di presidenza una apposita interrogazione, poi letta in aula durante i lavori consiliari. Nel documento in questione veniva ricordato, tra l’altro, che «il dipendente Nusdeo è stato assunto nel Comune nella qualità di geometra ed attualmente in dotazione organica categoria C. E originariamente destinato al settore Lavori pubblici e a quello dell'Urbanistica ». E ancora: «Continuare - scrisse Preta nel suo documento - a fare rivestire al citato dipendente “una qualifica di fatto” arrecherebbe gravissimi danni erariali all'ente», mentre nel caso in cui «l'amministrazione volesse dotarsi di un ufficio stampa sarebbe necessario attivare la concertazione sindacale e ricorrere alla ex legge 150/2000 alle opportune vie previste trovando figure professionali comunque dotate di laurea». A favore del dipendente comunale ci fu, invece, l’intervento del consigliere comunale dell’Udc Salvatore Bulzomì. In un articolato comunicato stampa, quest’ultimo fece presente di avere «accertato che al Municipio di Vibo Valentia dal 1997, di fatto, è operante un apposito ufficio stampa il quale durante le precedenti amministrazioni di centrodestra (D'Agostino e Costa) è stato diretto dal giornalista Giuseppe Orefice con la collaborazione di un suo collega dipendente comunale, Antonello Nusdeo. Quest'ultimo, regolarmente iscritto all'albo nazionale dei giornalisti, sin dall'insediamento del sindaco e della giunta Sammarco risulta abbia svolto, come tuttora svolge in un apposito ufficio allocato al primo piano del Municipio, attività di comunicazione istituzionale ad esclusivo indirizzo dell'amministrazione attiva». Antonello Nusdeo, ricordò tra l’altro il consigliere di minoranza Bulzomì, «nel 2000 è stato autorizzato a frequentare nella capitale un master in comunicazione per capo ufficio stampa, finanziato addirittura con fondi comunali. Orbene, se da una parte l'intervento del presidente del consiglio comunale evidenzia che Nusdeo non ha le previste autorizzazioni ad espletare i compiti e le funzioni che di fatto assolve, dall'altro - concluse Bulzomì - non si comprende il motivo per il quale il sindaco ed il suo esecutivo continuino ad utilizzare lo stimato professionista vibonese senza regolarizzare la sua posizione giuridica ed economica, assumendo così responsabilità che potrebbero ritorcersi negativamente sull'ente».

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 30/01/2009

domenica 25 gennaio 2009

«Candidati a sindaco? Ecco cosa penso»

Antonino Murmura. L’ex parlamentare sui nomi che iniziano a circolare in città.

Tra 18 mesi si torna a votare per il Comune e già, pur con largo anticipo, circolano alcuni nomi di possibili candidati a sindaco. Il senatore Murmura è noto per non avere remore ad esprimere giudizi su chicchessia. Accetta dunque di commentare queste voci? «Vediamo» - è la pronta risposta.
E allora, iniziamo col centrosinistra: cosa pensa l’ex parlamentare di lungo corso di Murmura sarà come possibile candidato? «Non esiste – sorride apertamente – magari tra 18 mesi Murmura sarà già in paradiso…No, alla mia età una simile ipotesi è improponibile, occorre dare il senso del cambiamento». Circola anche il nome di Giamborino… «Chi, Pietro? Non credo abbia questa intenzione, gli conviene continuare a fare il consigliere regionale». E ancora: Lello Greco. «Mi sembra molto impegnato con la Nautilus. E’ vero che in politica bisogna saper navigare ma non credo che egli abbia questa ambizione». Marco Talarico? «Preferirei il padre». L’uscente Sammarco? «In questi 18 mesi deve fare qualcosa di più e di meglio, soprattutto se non vuole che il centrosinistra vada incontro a una sconfitta».
Passiamo al centrodestra. Tra i papabili circola il nome di Elio Costa…«Non è stato apprezzato appieno dai suoi ma sia per il suo prestigio personale che per le sue entrature romane qualcosa di buono aveva fatto». Mimmo Basile? «Gli voglio molto bene, perché è una delle persone intelligenti che ci sono qui a Vibo ma deve cambiare carattere». Franco Bevilacqua? «Guardi – è la risposta, maliziosa – sta facendo tanto bene al Senato, lasciamolo lì». Michele Comito? «Un buon nome ma nel caso, lo dice la legge, si dovrà mettere in aspettativa dal primariato ospedaliero. E’ un’ottima persona ma non credo che voglia scendere in lizza».
Mi regali una sua preferenza: lei è di centrosinistra, dipendesse da lei, chi sceglierebbe a sindaco? «Non sono per le monarchie ma per la partecipazione. Per me il candidato andrebbe scelto da un’assemblea pubblica di tutti gli elettori delle precedenti primarie».

di Francesco Prestia
da "Il Quotidiano della Calabria" del 25/01/2009

domenica 18 gennaio 2009

«Primarie del Pd e tutte quelle "pecore" al voto»

POCHI giorni ancora e tra Francesco De Nisi e Giovanni Vecchio, sapremo chi sarà il primo segretario del partito democratico di questa sventurata provincia vibonese. Il primo sostenuto da Barbieri, Censore, Giamborino e Soriano, il secondo appoggiato dalla componente che fa capo a Bruni, Borrello, Vallone e Greco. Due gruppi contrapposti che hanno messo in gioco il loro futuro politico. Uno scontro aperto, dunque, e senza esclusioni di colpi, al quale per la prima volta parteciperanno non solo gli iscritti ma anche i semplici aderenti al partito. Una grande forma di democrazia, un invito alla partecipazione. Una operazione di civiltà. C'è qualcosa però, in questa competizione, che appare davvero strana. In città ed in tutti i comuni della provincia è un pullulare di adesioni. A decine, centinaia, forse migliaia, hanno già chiesto di partecipare al voto, e sembra un fiume inarrestabile. In alcuni comuni gli aderenti stanno superando il numero dei consensi elettorali del partito. E c'è chi non distingue tra Destra e Sinistra e finanche chi ritiene si stia votando per Berlusconi. Ma le richieste di adesione continuano. Addirittura anche le pecore stanno facendo la fila. Alcune si recano da sole. Altre in gregge con il pastore ed un gruppo di cani a fare ordine. Ed il motivo è presto detto. Mi hanno pagato, ha detto, belando, Dolly, una pecora dalla morbida lana. Ed in coro, a decine, ad assentire. Hanno pagato il pastore e a noi hanno dato erba fresca e del fieno. Un fieno di lusso, ha ribadito qualcuna, di sapore parlamentare. E dappertutto è così. Alcune pecore invece, mi hanno detto che l'hanno fatto per assicurare un futuro ai loro agnelli. Metteranno una azienda per produrre formaggio ed avranno bisogno di pecore per produrre del latte. Prima saranno assunti gli agnelli come precari. Poi crescendo avranno l'assunzione definitiva. Di questi tempi, con la crisi che c'è, ha belato un'altra, bisogna arrangiarsi. Certo, bisognerà votare questo o quello, accontentare i vari pastori. Ma se lo fanno gli uomini, perché non dovremo farlo anche noi? Se questo è il Partito democratico, viva Berlusconi.

di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 18/01/2009

mercoledì 14 gennaio 2009

«Caro assessore Insardà, eviti di fare partigianeria»

LETTERA APERTA

EGREGIO assessore, abbiamo appreso dagli organi di informazione che ha deciso di aprire uno sportello agli utenti ed ai cittadini all'interno del Palazzo di Città. L'iniziativa sarebbe nobile se fosse priva di partigianeria, così com'è apparsa. Sembrerebbe che la sua solerzia in questa iniziativa - almeno per quello che abbiamo visto in televisione - sia stata sollecitata dal presidente dell'Unione consumatori, che dichiarava: “…abbiamo sede sopra la Bnl, speriamo presto presso il Comune di Vibo Valentia …”. Caro assessore, dovrebbe sapere, masicuramento lo sa, che sul territorio di competenza dell'amministrazione pubblica dalla quale dipende, vi sono delle sedi di altre associazioni consumeristiche che, tra l'altro, hanno almeno per due di queste sede regionale a Vibo Valentia. Nessuno vuole dire di avere la primogenitura sul campo consumeristico in questo territorio, ma non si può accettare che si possa prescindere da tutto il bagaglio curriculare di associazioni come AssoUtenti, la quale vede nello scrivente, oltre che il presidente regionale, il componente del direttivo nazionale, chiamato anche a rappresentarla nelle assisi nazionali convocate dal ministero delle Attività Produttive. Vorremmo rammentarle che, tra le altre battaglie a favore dei consumatori ed utenti, ci siamo prodigati per l'abbattimento dei costi del controllo delle caldaie, iniziando almeno 180 cause (a costo zero per i cittadini), riuscendo a far abbassare la tabella da 31 euro a 10 euro. Non si dimentichi poi le battaglie contro le inique cartelle che invia la stessa amministrazione nella quale milita. I passi carrabili dei cittadini che non ne hanno mai fatto richiesta, per esempio. Questi richiami per tornare ad insistere sull'opportunità che la pubblica amministrazione (Comune - Provincia - Azienda sanitaria) eviti di fare partigianeria e apra il confronto con tutte le associazioni consumeristiche presenti sul territorio, riconvocando la Consulta provinciale e magari costituirla al Comune. Se non dovesse trovare l'indirizzo, basta consultare il Consiglio nazionale dei consumatori utenti, definito il parlamentino dei consumatori dal sottosegretario Martinat. Quanto detto, nella certezza che per il prosieguo sarà più attento a tutte le associazioni consumeristiche.

di Gaetano Mazzarella
presidente regionale AssoUtenti
da "Il Quotidiano della Calabria" del 14/01/2009

sabato 10 gennaio 2009

Tangenziale est ed esatte nuove lottizzazioni

MI sono occupato alcuni giorni fa della tangenziale est e, partendo da alcune indiscrezioni di stampa, ho sostenuto che ad impedire la sua realizzazione sarebbero gli interessi sottesi ad alcune lottizzazioni già approvate. Mi riferivo, in particolare a quelle già approvate dal Comune di Vibo Valentia. La circostanza non è tuttavia esatta. E me ne scuso con i diretti interessati. In realtà, da ulteriori indiscrezioni, certamente attendibili per la fonte, che solo per correttezza non rivelo, le lottizzazioni che stanno impedendo da almeno due anni la realizzazione della tangenziale est sono quelle del Comune di San Gregorio d'Ippona. Purtroppo l'omertà che regna in questa città impedisce ai cittadini di conoscere la verità. Omertà che è ben radicata principalmente nelle Istituzioni, che ben dovrebbero fare invece della trasparenza il cardine della loro azione. Tutto avviene nel segreto delle stanze del palazzo. Senza far trapelare nulla. Nessuno parla. Né il sindaco nè i componenti della giunta, se non a mezza voce, sussurrando, ma ben attenti a non essere menzionati. Né si distinguono i consiglieri comunali, inutili figure di carta. Per non parlare delle varie associazioni di industriali, dei sindacati, della varie associazioni civiche. Tant'è che ogni giorno che passa ho il disgusto di vivere in questa città. Mi fa quasi ribrezzo. E' andata persa la tangenziale ovest, già finanziata ed appaltata, a causa di un edificio abusivo che nessuno ha avuto il coraggio di demolire, in barba ad uno Stato che è mafioso perché tutela chi viola la legge. Oggi perderemo i fondi della tangenziale est perché gli interessi sottesi ad alcune lottizzazioni lo stanno impedendo. Forse anche legittimamente. Ma quel che è gravissimo coperti dall'omertà di un intera amministrazione. E' una vergogna. Questo comune non merita di esistere!

di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 10/01/2009

Dirigenti, contestato l’avviso pubblico

Provincia. L’atto deliberato dalla giunta del presidente De Nisi per la selezione di due posti

«L'ARTICOLO 3 della Costituzione afferma che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Il consigliere provinciale Barbara Citton, Pino Tassi, Renato Giannini e Lele Suppa, rispettivamente responsabili provinciali di Sinistra democratica, Prc e Verdi, citano un articolo della Costituzione italiana nell'esprimere perplessità circa l'avviso pubblico per la selezione di due dirigenti provinciali deliberato dalla giunta presieduta da Francesco De Nisi. Sotto accusa finiscono le scelte assunte dall'esecutivo De Nisi, il quale, ricordano Tassi, Suppa, Giannini e Citton, «aveva preannunciato discontinuità con il passato, piena trasparenza e coinvolgimento dell'opinione pubblica. L'avviso pubblico per la selezione di due dirigenti provinciali nell'area amministrativa e di un dirigente nel servizio idrico integrato e dei rifiuti urbani - spiegano i quattro esponenti politici - non convince per nulla sia per la tempistica che per il periodo». La giunta di Palazzo ex Enel, infatti, il 12 dicembre aveva deliberato l'avviso pubblico, che poi è stato pubblicato sul portale internet della Provincia cinque giorni dopo. Ma ciò che desta perplessità e dubbi è il termine massimo, «risicato», che viene dato per la presentazione delle domande: il 29 dicembre. In pratica, appena dodici giorni dalla data della pubblicazione. Ma, tenendo conto del periodo natalizio e considerando che gli uffici dell'amministrazione provinciale il sabato rimangono chiusi, il tempo si restringe a solo cinque giorni. «Noi non vogliamo pensare a male - aggiungono Barbara Citton, Pino Tassi, Renato Giannini e Lele Suppa - ma quante persone sono venute a conoscenza di questo bando? Saremmo contenti di sapere che sono state presentate decine e decine di curriculum ma francamente non ci sembra che questa scelta sia coerente e conseguente ad un'impostazione di trasparenza e di coinvolgimento della cittadinanza della nostra provincia. Tra l'altro - proseguono - i requisiti di ammissione sono così larghi che permettono la più ampia discrezionalità nella scelta con la possibilità di trovare nei ruoli di direzione persone laureate ma anche non laureate, persone con esperienze professionali evidenti ma anche con esperienze ipotetiche e aleatorie ». Insomma, «in un confuso taglia e cuci è facile poi far scaturire le scelte secondo l'abito che ognuno ha nella propria mente». Per questo i quattro esponenti della sinistra si augurano di «non dover assistere ad una nuova spartizione politica, dove i meriti sono l'appartenenza e la fedeltà a qualche capo corrente ». Una denuncia forte, insomma, quella che giunge da Sinistra democratica, Rifondazione comunista e Verdi che poi lanciano una proposta al presidente della Provincia. «Chiediamo al presidente Francesco De Nisi di far riaprire i termini per la selezione dei dirigenti esterni. Dia esempio - proseguono - di trasparenza, facendo prorogare i termini di almeno 30 giorni», e «pubblicando tutti gli avvisi di concorsi, aste, gare d'appalto sui maggiori quotidiani locali». Perché, chiosano Barbara Citton, Pino Tassi, Renato Giannini e Lele Suppa «da questi comportamenti passa la nuova politica e la nuova gestione amministrativa, altrimenti le parole restano parole e le scelte andranno in tutt'altra direzione ».

di Antonio Schinella
da "Il Quotidiano della Calabria" del 10/01/2009

giovedì 8 gennaio 2009

«La gestione del territorio rimane ostaggio di lobby e consorterie»

UNA politica progressista segnata da una crisi profonda. Letteralmente allo sbando. Capace di realizzare il nulla e di dare vita ad un dibattito precario, a tratti inesistente in città e nel Vibonese. E poi quelle lobby e quelle consorterie che «continuano a tenere in ostaggio una intera provincia ». Governando tutti e tutto da «fuori il Palazzo». E' una analisi senza pietà e senza appello. Dura, durissima. Una nera fotografia dello stato di malessere che serpeggia tra i meandri del centrosinistra vibonese e nei suoi governi locali, incapaci entrambi di aggregare, progettare. In una parola: inadeguati oggi a costruire idee. Raffaele Suppa, Renato Giannini, e Pino Tassi, rispettivamente responsabili provinciali dei Verdi, di Rifondazione e di Sinistra democratica, vanno giù davvero pesante. Usano parole amare, di forte delusione. Perché «la crisi della politica e dei partiti, il loro distacco dalla società, la sfiducia dei cittadini sono una realtà preoccupante». Il dibattito politico tra i partiti progressisti, infatti, ai loro occhi appare «oramai inesistente, il confronto tra le forze del centrosinistra cancellato, archiviato il progetto di coalizione, con la conseguenza che l'attuazione dei programmi è stata demandata alle istituzioni con tutti i limiti che ne sono scaturiti». Altra delusione i quadri politici, i quali «si susseguono e si modificano senza riscontro con i risultati elettorali ». I mandati di governo, poi, vengono «disattesi e traditi, la dialettica interna sacrificata sull'altare della governabilità». Il tutto ha, pertanto, prodotto «uno stato di scollamento e di sfilacciamento progressivi ed una condizione più generale di confusione politica e di schieramento che hanno finito per condizionare la qualità e l'incisività dell'azione amministrativa », tuonano Suppa, Giannini e Tassi, secondo i quali inoltre «la gestione ed il governo di questo territorio continuano a rimanere ostaggio di lobby e consorterie fuori dal Palazzo che contrastano con gli interessi della collettività». Tant'è che in proposito, i tre considerano del tutto «inopportuna e sgradevole l'operazione politica che a Palazzo Razza vede un candidato di An alle scorse comunali assurgere oggi ad assessore dell'amministrazione di centrosinistra» (Gabriele Fusca, nominato assessore in quota ai Socialisti, ndr). Questione Pd. «Le logiche delle correnti e dei notabili interne al Pd» non potevano che finire sotto accusa, soprattutto per le recenti lotte intestine dovute ai mancati accordi in vista delle elezioni degli organismi provinciali del partito (vedere articoli a sinistra, ndr). A parere di Suppa, Giannini e Tassi, infatti, queste «hanno innescato un meccanismo perverso che vede la sistematica occupazione del potere e la cancellazione del ruolo dei partiti, mortificando il compito della politica e la capacità di verificare ed orientare l'attività amministrativa. I cittadini - affermano gli interessati - non si riconoscono più nei loro amministratori, ed in quella stessa coalizione che hanno contribuito ad eleggere, non condividono le scelte, non vedono segnali tangibili di una azione amministrativa che sia di vera svolta». Il Partito democratico, di conseguenza, sembra «in preda all'immobilismo e alle lotte interne». Pur rispettando il suo travaglio interno, i segretari confidano di «non poter continuare ad attendere la soluzione dei problemi e delle tensioni interne, che si continuano a riflettere negativamente sull'avvio di una fase nuova necessaria per promuovere un progetto di chiara e forte discontinuità con il passato. Vogliamo dire, con estrema chiarezza, che si è chiusa una fase politica e di governo del centrosinistra che nelle sue diverse espressioni ed articolazioni è risultata fallimentare rispetto ai principi e valori di cui era portatrice». La città. In questo quadro fallimentare di gestione della cosa pubblica del centrosinistra viene soprattutto inserita l'esperienza di governo della città capoluogo, con la guida del sindaco Franco Sammarco, che i tre segretari politici ritengono «conclusa e archiviata. Se non si vuole riconsegnare la città di Vibo Valentia al centrodestra - spiegano in merito i tre - bisogna promuovere un progetto autenticamente nuovo, una nuova elaborazione di idee e proposte che metta assieme sensibilità comuni, soggetti, associazioni, movimenti che ritengono possibile un rinnovamento generale e diffuso della classe politica e dirigente in questo territorio. Noi su questo progetto chiamiamo tutte le forze migliori della città e della provincia a misurarsi e confrontarsi». Lavorare per cambiare. In virtù di quanto sostenuto finora, viene ritenuto indispensabile «lavorare per costruire una aggregazione che abbia una chiara identità di centrosinistra, al momento compromessa, da far valere tanto nelle idee che nelle azioni quotidiane, contro la pratica attuale delle coalizioni “papocchio e raccogliticce”». Si pensa, insomma, «ad un percorso innovativo, ad un laboratorio di idee e di azioni che guardi al futuro, a cominciare da una discussione per mettere in campo una proposta condivisa di candidatura a sindaco della città». Il progetto. In conclusione si punta a «dare vita - si fa notare - ad un progetto politico per un centrosinistra nuovo, plurale, di governo, che metta al centro la questione morale, la lotta alla mafia, il lavoro, l'ambiente e la solidarietà». Per fare questo serve, però, «una classe politica rinnovata che sappia infondere entusiasmo e dare speranza, suscitare ideali, passioni civili collettive, partecipazione diffusa». Una classe politica che «divenga riferimento per quanti vogliono dare voce al proprio disagio, di donne e uomini credibili, dotati di forza morale, di capacità critica ma anche di autonomia intellettuale». Un progetto, che Suppa, Giannini e Tassi, ritengono infine che debba essere realizzato con altre «forze politiche, ad iniziare dal Pd e dalle sue anime migliori, con le associazioni, i sindacati, i cittadini disposti all'elaborazione di un progetto di centrosinistra nuovo. Oggi - chiudono i segretari provinciali - serve recuperare il tempo perduto, restituendo ruolo e dignità alla politica. Le sorti ed il destino di questa provincia non possono essere legate solo ai bisogni, alle aspettative ed ancor meno alleambizioni di singoli gruppi e soggetti».

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 08/01/2009

mercoledì 7 gennaio 2009

I giovani non sono apatici

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE BARILARO

CARO Presidente Barilaro, siamo un gruppo di cittadini acquaresi che rimasti perplessi o meglio offesi dalle dichiarazioni che Lei ha rilasciato sul Quotidiano del 3 gennaio scorso. Provati da questa denigrazione ingiusta e gratuita, intendiamo controbattere alle sue affermazioni dimostrandole al contempo che il confronto, sintomatico in un ordinamento democratico, non manca nella maniera più assoluta. Vorremmo, innanzitutto, porre l'attenzione sul significato dell'aggettivo che lei ha utilizzato riferendosi ai giovani dei piccoli centri dell'entroterra. “Apatico” si usa per indicare colui che è incline all'indifferenza, all'inerzia, alla mancanza di volontà e di interesse di fronte alla vita e ai sentimenti. Intendiamo asserire con forza e determinatezza che questo aggettivo non si presta assolutamente a questi giovani che dimostrano di essere amanti della vita più degli altri. Chi per studio, chi per lavoro, chi per le ragioni più disparate è costretto a vivere in ambienti con culture e tradizioni lontani anni luce da quelli di provenienza. Cosa ancor più beffarda è che nella maggior parte dei casi questo “esilio” è determinato non dalla volontà personale ma da scelte sbagliate della nostra storica classe dirigente. Basti pensare solo all'impiego pubblico. Nella nostra terra vige un criterio sui generis per accedere ai posti pubblici, ci riferiamo al principio della “raccoman - dazione e conoscenza” in cui la meritocrazia è eccezione e non regola. Riteniamo, al contrario, che l’aggettivo giusto da attribuire agli “sfortunati” giovani calabresi è “rassegnati”. Rassegnati a vivere lontano dalla propria terra, a stare lontano dagli affetti, ad accettare un destino determinato in parte dall’inidoneità delle istituzioni, di cui Lei fa parte, di garantire un futuro. Eppure, tra mille difficoltà questi giovani di cui lei parla in modo “sprezzante” hanno dimostrato di essere aperti al dialogo e di sapersi confrontare non solo con gli altri ma addirittura con contesti culturalmente diversi spesso più delle istituzioni calabresi stesse. Inoltre, vorremmo ricordarle che la volontà dei singoli e della collettività si manifesta mediante il voto e sempre per mezzo del voto i cittadini sono chiamati a concorrere alle decisioni politiche. In parole semplici, il cittadino mediante l’esercizio del diritto di voto dà mandato ai politici di rappresentarlo nelle sedi opportune e di farsi portavoce dei problemi comuni. Cogliamo l’occasione per chiarire, come Lei già saprà, che le comunità dei cittadini non sono avvezze per natura ad occuparsi attivamente della res publica, ma lo fanno con i mezzi che hanno a loro disposizione e che vengono riconosciuti dallo Stato (a tal proposito si veda anche l'art. 118 della Costituzione). Ricollegandoci al suo quesito: sono le istituzioni che dimenticano queste zone o le comunità che non riescono a reclamare i propri diritti? Noi propendiamo per la prima delle risposte. A sostegno della nostra affermazione c’è un dato certo e innegabile, la provincia di Vibo Valentia si colloca all’ulti - mo posto nella classifica delle province italiane. Alla luce di questo dato riteniamo si possa affermare con ragionevole certezza che la causa non è sicuramente da ricercarsi nell’apatia dei giovani né nell'incapacità delle comunità di reclamare i propri diritti, ma nell'incapacità delle nostre istituzioni visto che il nostro degrado ha consolidate radici storiche. In conclusione, vorremmo chiederle cosa intende precisamente quando dice che la partecipazione civica deve fare da sprono alla pubblica amministrazione? Lei ritiene che la Provincia e i consiglieri regionali devono essere pungolati giorno dopo giorno, ma per cosa precisamente per agire a favore della collettività o per ovviare a quei problemi che oramai sono visibili anche agli occhi dei ciechi? Vorremmo rivolgere ora a Lei una domanda: Cosa ha fatto di concreto (esclusi ovviamente piazzole e campi di calcio) nei suoi anni in qualità di consigliere provinciale per cercare di risollevare le sorti di una provincia segnata da un cronico ritardo nello sviluppo?

Un gruppo di cittadini di Acquaro
da "Il Quotidiano della Calabria" del 07/01/2009

sabato 3 gennaio 2009

Tra poteri forti e sacra omertà

EPPUR si muove disse Galileo, per confermare che era la terra a girare intorno al sole. Ma cosa avrebbe detto di questa città, immobile, paralitica ed apatica, soffocata da poteri forti di cui tuttavia nessuno ne svela le identità, e che pertanto rimangono liberi di agire protetti proprio da chi invece, con ermetico sussurro, sembra voler li denunciare? Forse si sarebbe astenuto dal considerarla. Non avrebbe meritato cotanto interesse. Chi sono dunque questi poteri forti, ohi si nasconde sotto questa espressione informe che vuol dire tutto e niente, apparendo solo fumo negli occhi? Visto che chi dovrebbe parlare, invece tace, rispettando il sacro I principio dell'omertà, cercherò di dare delle spiegazioni logiche "su ciò che probabilmente sta accadendo, precisando che si tratta solo di semplici ipotesi. Parto da una notizia tratta da un giornale locale e che riguarda la tangenziale Est. Sarebbe stato infatti contestato il progetto portato in Consiglio dall'assessore Iannello perché il tracciato della strada passerebbe troppo vicino ad una o ad alcune delle lottizzazioni già approvate. Guardate l'assurdo. Il Comune approva le lottizzazioni nonostante sia in itinere il nuovo piano strutturale, e coloro che sono stati favoriti intralciano lo sviluppo della città, attraverso i consiglieri comunali che sono la loro lunga manus. Ci sarebbe da ridere, se non si dovesse invece piangere, nel constatare come questa città sia perennemente serva dei potenti. Ma c'è di più. Credo che proprio gli interessi forti che stanno dietro ai piani di lottizzazione abbiano tutto l'interesse a rallentare il cammino del nuovo piano regolatore. L'incremento delle aree edificabili e la possibilità di altri interventi privati farebbe infatti venir meno l'intento speculativo che sta naturalmente dietro ogni lottizzazione. Con una popolazione sostanzialmente ferma ed anzi con il riprendere del fenomeno della emigrazione, in uno con una crisi economica che ha ormai ridotto le disponibilità finanziarie di ognuno, una maggiore offerta di immobili determinerebbe il collasso dell'intero mercato immobiliare con una forte riduzione dei prezzi e perdita di remuneratività dell'investimento speculativo sul mattone. Fermare il Piano strutturale comunale appare perciò una necessità per garantire un guadagno adeguato ai lottizzatori, ed un Comune servo come quello vibonese, credo che non mancherà di assecondare questi interessi. Qualche battuta sul Piano strutturale. Concepito per un Comune come Vibo Valentia non ha alcun senso. Mentre lo avrebbe in un contesto finalizzato alla costruzione di una vera città. Tra Pizzo e Ionadi, ricomprendendo Sant' Onofrio, Stefanaconi e San Gregorio, da formalizzare almeno con una "Unione di Comuni". Solo così si potrebbe programmare uno sviluppo organico del territorio in grado di togliere le industrie dal mare, dare spazio ad una edificazione ordinata ed ariosa del territorio, consentendo la presenza di strade, piazze, zone verdi il cui posto oggi è preso da un accozzaglia informe di edifici, proteggere il paesaggio (vedi la collina di Pizzo) oramai orrendamente cementificato. Dare una città ai tanti giovani che la vanno a cercare altrove. E' una idea che coltivo da tempo, cui pochi hanno dato riscontro. Menziono solo il consigliere regionale Giamborino, che stimo molto più di tanti boriosi notabili, che sono i veri nemici di questa città.

di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 03/01/2009

Biblioteche, Calabria mezza orfana

C’è un comparto trascurato nella società calabrese, è quello dei servizi culturali pubblici extra scolastici e in particolare delle biblioteche e delle mediateche. Eppure questo tipo di servizi culturali sono importanti, altrove contraddistinguono la civiltà dei luoghi,contribuiscono a connotare in termini reali il concetto di democrazia e consentono al cosiddetto "popolo" di partecipare alla cultura e ai più importanti processi intellettuali dei propri tempi. In Europa, in America, ma anche in un numero sempre crescente di città italiane (Sala Borsa di Bologna, Berio di Genova, San Giorgio di Pistoia, San Giovanni di Pesaro, degli Intronati di Siena e tantissime altre che sarebbe impossibile citarle tutte) le biblioteche sono ormai concepite come capisaldi della dimensione urbana: luoghi centrali, con belle sale luminose che s'aprono a tutti sulla via, in tutte le ore del giorno e della sera, che attirino il passante già con la dignità del loro aspetto esteriore, gli offrano l'ospitalità confortevole e il riposo silenzioso in mezzo al trambusto cittadino. Non lo obblighino, in cambio del po' di conforto che viene a chiedere ad, un libro, a salire e scendere scale, aspettare in piedi, perder tempo e pazienza, sentir freddo l'inverno, caldo l'estate, lo abituino insomma a considerare la biblioteca un rifugio ideale del corpo e dello spirito. In Calabria invece, fatte salve alcune eccezioni, la biblioteca comunale è la stanza dei libri fra i locali di scarto del palazzo comunale o della scuola media. E la nostra tradizione: la biblioteca ammessa appena nel margine di un 'altra istituzione, non mai viva di vita propria. Ciò ne paralizza le facoltà di sviluppo, ne dirada i proseliti, la fa fallire allo scopo. Tuttavia nella nuova situazione economica e sociale che si va configurando, che vede tramontare il mito assoluto del mercato inteso come strumento generale di regolazione di ogni esigenza individuale o collettiva, la presenza di qualificate istituzioni culturali pubbliche nelle città può fare la differenza in termini di civiltà e di qualità della vita. Credo insomma che.. con i dovuti aggiornamenti imposti dalla moltiplicazione dei linguaggi e degli strumenti della comunicazione, il mito anglo- sassone della biblioteca pubblica in- tesa come centro informativo locale e via d'accesso alla cultura, capace di offrire servizi culturali gratuiti a tutti i cittadini senza distinzione di età, sesso, orientamento politico o sessuale, senza barriere fisiche e sociali, possa rappresentare un grande obbiettivo primario per tutte le società contemporanee e per quelle del prossimo futuro. Ma stranamente in Calabria non c'è dibattito su quest'argomento, né in sede politica né nel corpo sociale ed in particolare tra quelle vedette che dovrebbero essere gli intellettuali. Tutti parlano solo ed esclusivamente, autoreferenzialmente, dei propri problemi. La ragione di questo probabilmente dipende dal dato di fatto - come mi pare abbia fatto osservare il prof. Mimmo Cersosimo - che nella società calabrese tendono a manifestarsi in maniera molto virulenta, soltanto gli interessi specifici, limitati, parcellizzati, di contro ad un'oggettiva difficoltà a dare voce agli interessi più diffusi e generalizzati, soprattutto quando questi provengono da categorie sociali che pesano poco sul mercato della politica, specialmente i bambini, gli immigrati, i poveri, ma l'elenco potrebbe essere molto più lungo. La recente esperienza della Quinta settimana delle biblioteche dedicata alla lettura del bambino ha fatto emergere un enorme bacino di richieste di lettura che generalmente sono inevase. A Vibo Valentia, al Sistema Bibliotecario, è bastato un modesto investimento, reso possibile dalla Regione, per acquistare qualche centinaio di bei libri per ragazzi, perché si scatenasse una corsa alla lettura come non si era mai vista prima. Inizialmente i ragazzi sono venuti accompagnati dai loro insegnanti, per molti era la prima volta che entravano in una biblioteca, gli sono state spiegate le regole, i principi, i servizi. Dopodiché questi bambini in numero sempre maggiore, da soli o accompagnati dai loro genitori, si presentano in biblioteca, prendono in prestito i libri o i dvd, s'informano, parlano con gli operatori, si è così messo in moto un processo che oltre a farli diventare lettori, li avvia anche a divenire cittadini di una società che cerca di offrire opportunità a tutti. Nei giorni della settimana delle biblioteche è stato in Calabria un grande e civile intellettuale che si chiama Roberto Denti - un nome che a molti non dirà nulla, ma che in Italia è stato forse quello che ha fatto di più per promuovere la lettura dei bambini - nel corso di una sua conversazione tenutasi a San Giovanni in Fiore egli ha fornito dati statistici che dimostrano l'esistenza di una correlazione diretta tra nuovi libri per bambini acquistati da una biblioteca, nuovi lettori acquisiti dalla stessa e quantità di libri comperati in libreria. Ma quante biblioteche per ragazzi esistono in Calabria? lo che pure le frequento le biblioteche per motivi legati al mio lavoro, ne ho viste ben poche e so anche che gli investimenti effettuati in questo settore dai comuni e dagli altri enti sono limitatissimi. Oltre a questo problema della lettura dei ragazzi, molte altre considerazioni devono però essere fatte sul modello e la concezione delle biblioteche pubbliche calabresi. E' un mondo che andrebbe profondamente rivoluzionato nelle strutture edilizie, come si è già detto, che non sono quasi mai adatte o pensate per l'uso che dovrebbero avere; nelle raccolte che sono obsolete e inadatte: i libri antichi sono molto belli, ma diciamocelo francamente non li legge mai nessuno e quelli ad argomento calabrese, la cui raccolta è maniacalmente perseguita da tante biblioteche, equivalgono ad ammirare il proprio ombelico e pensare che esso sia il centro del mondo. La cultura segue altri percorsi, i libri che i giovani dovrebbero leggere sono diversi, così come le esperienze culturali « che essi devono vivere per cambiare questa nostra regione e renderla un luogo vivibile, come tante altre contrade del mondo, che sono infinitamente più belle è organizzate della nostra, avvilita e cementificata e con noi tutti che rischiamo di non accorgercene. Devono principalmente l cambiare nei servizi, negli orari e, nel personale che dovrebbe essere giovane, competente e qualificato. Avviare questo percorso consentirebbe alle biblioteche e alle mediateche di diventare luoghi aperti e accoglienti, spazi di cultura e aggregazione, magari attrezzati con bookshop e caffetterie, una buona offerta in più per qualificare le nostre città grandi e piccole. Naturalmente la realizzare questo progetto richiede risorse economiche di difficile reperimento, ma soprattutto richiede una nuova idea guida di società aperta, democratica e civile, illuminata dalla consapevolezza che anche un'efficace biblioteca o mediateca in più può rappresentare un obbiettivo d'interesse generale per la cui attuazione varrebbe la pena spendere collettivamente il proprio impegno e la a propria attendibilità.

di Gilberto Floriani
direttore Sistema Bibliotecario Vibonese
da "Il Quotidiano della Calabria" del 03/01/2009

venerdì 21 novembre 2008

La città delle occasioni mancate

L'intervento

Ma cosa scrivo a fare? Mi domando. In una realtà in cui il tempo trascorre invano senza che alcun cambiamento si possa percepire. Dove non c'è destra o sinistra che tenga. Giunta tecnica o politica in grado di dare una scossa all'esistente. Dove non esistono uomini di partito o della società civile capaci di sostenere non foss'altro che la semplice speranza. E mi domando ancora, come sia possibile che di tante cose mi accorga solo io. Vivo forse circondato da morti? E valga il vero. Sono stati da poco completati i lavori del nuovo e grande parco urbano a Moderata Durant. Ma rimane ancora chiuso mentre la gente fa footing per strada ed i bambini non trovano un posto dove scorazzare tranquilli. Mancano i soldi per la strada di accesso. Eppure non più di un anno fa si sono asfaltate strade in buono stato, distrutti e ripavimentati marciapiedi in condizioni discrete. E poi, non era forse prevedibile che ci dovesse essere pure la strada? O bisognava aspettare la fine dei lavori (consegnati con oltre un anno di ritardo) per accorgersi che qualcosa mancava? Ahimè, analoga svista ha riguardato il nuovo palazzetto dello sport nei pressi della piscina. E' finito a completato da tempo. Ma non c'è la strada di accesso. Eppure a due passi corre la statale 18, a non più di duecento metri di distanza. Ma forse quel terreno non si può toccare. Sarà di un mafioso, di un massone, di un politico, di un grosso imprenditore? Certo, non è di un povero Cristo, perché diversamente sarebbe stato già espropriato. Sul teatro ci sarebbe solo da piangere. Né la colpa può essere attribuita al solo assessore Iannello. Realizzare un intervento per una spesa quasi tripla rispetto al finanziamento erogato è stata una follia, di cui sono responsabili tutti coloro che l'hanno sostenuta. Molto più a livello politico che burocratico, indubbiamente. La giunta intera si dovrebbe dimettere. Salvo, in extremis, a ritornare alla mia proposta della scuola Don Bosco dove il teatro si sarebbe già potuto realizzare, lasciando nel sito anche le scuole, con un progetto che gli uffici tecnici comunali avevano già predisposto. Senza il costo del terreno, e con una struttura in parte già utilizzabile, a quest'ora l'opera avrebbe potuto prendere forma. Ma solo i grandi uomini hanno il coraggio di riconoscere i propri errori. I mediocri continuano imperterriti sulla loro strada. Ma non dimentico neppure Vibo Marina. Se ne sta chiedendo l'autonomia, e le firme dei cittadini si sprecano. Eppure quanto più utile sarebbe stato lottare per trasferire sul Mesima i depositi costieri, garantendo una potenzialità di sviluppo che nessun nuovo piccolo comune potrà mai consentire! A questo proposito assurdo appare anche il bando del Commissario per l'emergenza ambientale, di delocalizzare le aziende di Vibo Marina nell'area di Porto Salvo piuttosto che nella realizzanda area industriale del Mesima. Una galleria tra Porto Salvo la vallata sotto Piscopio avrebbe garantito la continuità territoriale tra le marinate e l'area industriale, lasciando il territorio costiero libero per insediamenti alberghieri, centro congressi, piste ciclabili e zone verdi, magari per un campo da golf ed un centro ippico, che, in uno con il recupero del castello di Bivona e dell'area archeologica dove si trovano interrati il porto di Agatocle e l'emporium romano, ed il porto, da specializzare nel settore della nautica da diporto e nei servizi di rimessaggio, avrebbero potuto fare di Vibo Marina la Montecarlo d'Italia. E' da anni che lo scrivo. Ci fosse in questa città di pseudo intellettuali, di cittadini fantasma, di politici di razza … canina, qualcuno in grado di sostenere l'idea. Che delusione. Manca il coraggio delle scelte, la capacità di intervenire, di intravedere un futuro diverso dal degrado attuale. Manca finanche la capacità di sognare.

di Giuseppe Pasquino
da "Il Quotidiano della Calabria" del 21/11/2008