giovedì 8 gennaio 2009

«La gestione del territorio rimane ostaggio di lobby e consorterie»

UNA politica progressista segnata da una crisi profonda. Letteralmente allo sbando. Capace di realizzare il nulla e di dare vita ad un dibattito precario, a tratti inesistente in città e nel Vibonese. E poi quelle lobby e quelle consorterie che «continuano a tenere in ostaggio una intera provincia ». Governando tutti e tutto da «fuori il Palazzo». E' una analisi senza pietà e senza appello. Dura, durissima. Una nera fotografia dello stato di malessere che serpeggia tra i meandri del centrosinistra vibonese e nei suoi governi locali, incapaci entrambi di aggregare, progettare. In una parola: inadeguati oggi a costruire idee. Raffaele Suppa, Renato Giannini, e Pino Tassi, rispettivamente responsabili provinciali dei Verdi, di Rifondazione e di Sinistra democratica, vanno giù davvero pesante. Usano parole amare, di forte delusione. Perché «la crisi della politica e dei partiti, il loro distacco dalla società, la sfiducia dei cittadini sono una realtà preoccupante». Il dibattito politico tra i partiti progressisti, infatti, ai loro occhi appare «oramai inesistente, il confronto tra le forze del centrosinistra cancellato, archiviato il progetto di coalizione, con la conseguenza che l'attuazione dei programmi è stata demandata alle istituzioni con tutti i limiti che ne sono scaturiti». Altra delusione i quadri politici, i quali «si susseguono e si modificano senza riscontro con i risultati elettorali ». I mandati di governo, poi, vengono «disattesi e traditi, la dialettica interna sacrificata sull'altare della governabilità». Il tutto ha, pertanto, prodotto «uno stato di scollamento e di sfilacciamento progressivi ed una condizione più generale di confusione politica e di schieramento che hanno finito per condizionare la qualità e l'incisività dell'azione amministrativa », tuonano Suppa, Giannini e Tassi, secondo i quali inoltre «la gestione ed il governo di questo territorio continuano a rimanere ostaggio di lobby e consorterie fuori dal Palazzo che contrastano con gli interessi della collettività». Tant'è che in proposito, i tre considerano del tutto «inopportuna e sgradevole l'operazione politica che a Palazzo Razza vede un candidato di An alle scorse comunali assurgere oggi ad assessore dell'amministrazione di centrosinistra» (Gabriele Fusca, nominato assessore in quota ai Socialisti, ndr). Questione Pd. «Le logiche delle correnti e dei notabili interne al Pd» non potevano che finire sotto accusa, soprattutto per le recenti lotte intestine dovute ai mancati accordi in vista delle elezioni degli organismi provinciali del partito (vedere articoli a sinistra, ndr). A parere di Suppa, Giannini e Tassi, infatti, queste «hanno innescato un meccanismo perverso che vede la sistematica occupazione del potere e la cancellazione del ruolo dei partiti, mortificando il compito della politica e la capacità di verificare ed orientare l'attività amministrativa. I cittadini - affermano gli interessati - non si riconoscono più nei loro amministratori, ed in quella stessa coalizione che hanno contribuito ad eleggere, non condividono le scelte, non vedono segnali tangibili di una azione amministrativa che sia di vera svolta». Il Partito democratico, di conseguenza, sembra «in preda all'immobilismo e alle lotte interne». Pur rispettando il suo travaglio interno, i segretari confidano di «non poter continuare ad attendere la soluzione dei problemi e delle tensioni interne, che si continuano a riflettere negativamente sull'avvio di una fase nuova necessaria per promuovere un progetto di chiara e forte discontinuità con il passato. Vogliamo dire, con estrema chiarezza, che si è chiusa una fase politica e di governo del centrosinistra che nelle sue diverse espressioni ed articolazioni è risultata fallimentare rispetto ai principi e valori di cui era portatrice». La città. In questo quadro fallimentare di gestione della cosa pubblica del centrosinistra viene soprattutto inserita l'esperienza di governo della città capoluogo, con la guida del sindaco Franco Sammarco, che i tre segretari politici ritengono «conclusa e archiviata. Se non si vuole riconsegnare la città di Vibo Valentia al centrodestra - spiegano in merito i tre - bisogna promuovere un progetto autenticamente nuovo, una nuova elaborazione di idee e proposte che metta assieme sensibilità comuni, soggetti, associazioni, movimenti che ritengono possibile un rinnovamento generale e diffuso della classe politica e dirigente in questo territorio. Noi su questo progetto chiamiamo tutte le forze migliori della città e della provincia a misurarsi e confrontarsi». Lavorare per cambiare. In virtù di quanto sostenuto finora, viene ritenuto indispensabile «lavorare per costruire una aggregazione che abbia una chiara identità di centrosinistra, al momento compromessa, da far valere tanto nelle idee che nelle azioni quotidiane, contro la pratica attuale delle coalizioni “papocchio e raccogliticce”». Si pensa, insomma, «ad un percorso innovativo, ad un laboratorio di idee e di azioni che guardi al futuro, a cominciare da una discussione per mettere in campo una proposta condivisa di candidatura a sindaco della città». Il progetto. In conclusione si punta a «dare vita - si fa notare - ad un progetto politico per un centrosinistra nuovo, plurale, di governo, che metta al centro la questione morale, la lotta alla mafia, il lavoro, l'ambiente e la solidarietà». Per fare questo serve, però, «una classe politica rinnovata che sappia infondere entusiasmo e dare speranza, suscitare ideali, passioni civili collettive, partecipazione diffusa». Una classe politica che «divenga riferimento per quanti vogliono dare voce al proprio disagio, di donne e uomini credibili, dotati di forza morale, di capacità critica ma anche di autonomia intellettuale». Un progetto, che Suppa, Giannini e Tassi, ritengono infine che debba essere realizzato con altre «forze politiche, ad iniziare dal Pd e dalle sue anime migliori, con le associazioni, i sindacati, i cittadini disposti all'elaborazione di un progetto di centrosinistra nuovo. Oggi - chiudono i segretari provinciali - serve recuperare il tempo perduto, restituendo ruolo e dignità alla politica. Le sorti ed il destino di questa provincia non possono essere legate solo ai bisogni, alle aspettative ed ancor meno alleambizioni di singoli gruppi e soggetti».

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano della Calabria" del 08/01/2009

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