Annullato dai giudici di Catanzaro l’intero iter della pratica per la realizzazione dell’importante struttura. La sentenza accoglie il ricorso dei titolari dell’area da espropriare/2Così il parlamentare europeo del Pdl Basile
«Tutto questo è accaduto solo ed esclusivamente perché la giunta guidata dal sindaco Sammarco e la maggioranza che la sorregge hanno ostinatamente deciso di buttare a mare tutto il lavoro avviato dalla precedente amministrazione Costa, appropriandosi del finanziamento da questa ottenuto - per l'autorevole e fattivo tramite del senatore Bevilacqua - sulla scorta di un progetto preliminare (ma in realtà quasi definitivo) redatto per pochi spiccioli da uno dei più autorevoli cattedratici d'Italia, e dirottandone i fondi su una iniziativa distinta e diversa, a cominciare dalla differente scelta dell'area d'impianto ». Lo afferma a tono fermo l'europerlamentare del Pdl Domenico Basile, in riferimento alla sentenza del Tar Calabria, che di fatto ha accolto il ricorso proposto dai proprietari del terreno da espropriare e, dunque, annullato tutte le procedure che erano state avviate dall'amministrazione comunale, «e sulle quali si era personalmente impegnato il sindaco Sammarco», allo scopo di realizzare il nuovo teatro comunale. «Per la verità - aggiunge Basile - la notizia era nell'aria, soprattutto dopo gli strani rimpalli che la giustizia amministrativa, nei suoi due gradi, aveva già manifestato. L'assoluta incomprensibilità e contraddittorietà delle decisioni emesse dal Consiglio di Stato nella fase cautelare la diceva lunga sulle effettività delle ragioni delle parti in causa e sui reciproci metodi, o meglio sistemi, di difesa. Certo, da parte del Comune soccombente verrà invocata l'esistenza del giudice superiore al quale rivolgere appello, così come già capitato in sede di istanza cautelare », dice sicuro l'interessato, secondo il quale, però, tutto ciò inevitabilmente «comporterà altra perdita di tempo, altra incertezza, altra inutile attesa da parte dei cittadini, altro spreco di risorse pubbliche. Per inciso - aggiunge Basile - sarebbe il caso che fossero rese note le parcelle pagate dal Comune agli avvocati che sono stati scelti, anche in quelle cause nelle quali l'esito è stato sfavorevole». Per Basile, comunque, rimane il fatto che, «al di là dell'eventuale appello», la decisione dei giudici amministrativi di Catanzaro costituisce «una "mazzata" tremenda per le aspettative di sopravvivenza di un'amministrazione che, invero, non ha mai dimostrato di possedere la piena consapevolezza del proprio ruolo e, soprattutto, del complesso e delicato rapporto che dovrebbe legare i propri diritti e doveri con quelli dell'intera cittadinanza e di ognuno dei suoi componenti». Detto questo, Basile si augura, infine, che la cittadinanza «sappia raccogliere le forze ancora residue e scrollarsi da dosso una pseudo classe dirigente capace solo di parlare, parlare, parlare, lasciando che il degrado si avviluppi attorno ad una comunità che vanta nella sua storia pagine di vero splendore». Ma questo non significa, per il parlamentare europeo, solo dire basta: «Certo - chiarisce subito - bisogna pur dire basta all'uso personale e strumentale delle istituzioni. Basta alla gestione irresponsabile dei servizi essenziali per la civile convivenza » e ai «rimpalli di responsabilità e di accuse che si traducono nell'incapacità di governare processi delicati, quali quelli messi in moto dalla devastante alluvione del luglio 2007». Serve respingere anche «l'arroganza accompagnata dall'incompetenza che si manifestano, come nel caso dell'utilizzo delle poche, ma strategiche, infrastrutture quale il porto di Vibo Marina, nel più retrivo immobilismo. Basta, poi, al traffico incivile» se si vuole in pratica cambiare «la fotografia di una città allo sbando. Per superare veramente, e non solo denunziare, tale condizione di crisi è essenziale tuttavia - conclude Basile - che le forze ancora sane e vive sul territorio sappiano sedersi tutte assieme attorno ad un tavolo per trovare la capacità e la voglia di dialogare, programmare, progettare, rimboccarsi le maniche, agire».
di F.M.
da "Il Quotidiano della Calabria" del 30/10/2008
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