mercoledì 12 gennaio 2011

Acqua, la minoranza incalza l’amministrazione D’Agostino

Convocato per venerdì pomeriggio il consiglio comunale

Quello che doveva essere un incontro con le associazioni di colontariato del capoluogovolto a chiarire i problemi relativi al divieto di utilizzo dell'acqua potabile, lunedì pomeriggio si è trasformato, commento dopo commento, in una sorta di baruffa tra maggioranza e opposizione. Assenti le stesse associazioni e, quindi, è stato necessario il diversivo di rattoppare l'assenza con le considerazioni, rivolte alla stampa,di sindaco, assessori e consiglieri d'opposizione. E’ stato il sindaco stesso a delineare meglio i contorni dell'incontro, che avrebbe dovuto avere soprattutto il senso di chiarire «con le associazioni le modalità di trasporto dell' acqua attraverso due autobotti, da distribuire soprattutto alle persone anziane, cosa che però presenta delle criticità dal punto di vista sanitario, ragion per cui il Comune ha infine deciso di acquistare duemila casse d'acqua, che decideremo come distribuire di concerto con l' assessorato alle politiche sociali». Secco e immediato, però, il commento che è giunto dalle file dell'opposizione da parte del capogruppo del Pd Michele Soriano, che ha asserito che «ciò evidenzia solo il fatto che all'amministrazione manchi unpiano civile serio, senzacontare che la stessa abbia taciuto il fatto che l'acqua non fosse potabile». Manca, quindi, a detta di Soriano, un vero piano che garantisca lo sbrogliarsi di una situazione così problematica, mentre «quello che viene disegnato è un servizio superficiale che non risolverà nessun problema. Si è a lungo dormito, mentre ciò che serve è un intervento serio e risolutivo». Ma è subito interviene il sindaco, secondo il quale «si tratta di un servizio che solleverà i cittadini da un disagio», temporaneamente, si direbbe, «e poi la prudenza è d' obbligo,visto che l' autorità giudiziariasta ancoraindagando sul coinvolgimento o meno di un funzionario della Sorical». E' stata poi la volta di Marco Talarico, consigliere d'opposizione, il quale in maniera decisa, ha sottolineato che «la chiusura dell' acqua, per via della non potabilità che era già passata sui nostri tavoli, vi era già stata chiesta, ma voi non l' avete accettata». Lo stesso ha fatto il suo collega del Pd Gioele Pelaggi, secondo il quale «ogni abitante ha bisogno di circa 250 litri di acqua al giorno, cui non si sopperirà certo con due autobotti ». Dal dirigente delsettore Lavori pubblici del Comune Pasquale Scalamogna è arrivata poi la precisazione che l'inquinamento che ha colpito l'acqua del capoluogo sia «di tipo batteriologico. Ciò è stato accertato grazie ad un perito dell'università di Messina che ha effettuato prelievi nelledue vaschee alcui esameè subito seguito il sequestro da parte dei Nas, che ha tolto i serbatoi alla Sorical per affidarli al Comune, ma - ha proseguito Scalamogna - è giusto indicare conesattezza diche tiposiano gliagenti inquinanti in questione». Problematica che quasi non esisterebbe per l' assessore ai Lavori pubblici Giorgio Modafferi, convinto del fatto che «i prelievi non sono stati eseguiti nella maniera dovuta». Maggioranza ed opposizione si sono dunque dibattute su misure considerate tempestive da una parte e insufficienti dall'altra e sulla gravità o meno del problema, in un aula consiliare libera da quelle associazioni che invece dovevano essere le protagoniste dell' incontro e, fuori, con lo spettro di una cittadinanza che si trova a combattere con la persistentenonpotabilità dell'acqua. Intanto la conferenza dei capigruppo ieri mattina, al termine della riunione in Comune, ha fissato per venerdì prossimo la data del prossimo consiglio comunale per discutere proprio della grave emergenza idrica di questi giorni.

di Zaira Bartuccia
da "Il Quotidiano" del 12/01/2011

Cdr, è sempre aspra polemica

Rifiuti. L’azienda attende l’autorizzazione del Comune. Durissimo affondo dei Comunisti Italiani contro l’ipotesi di bruciare il combustibile nello stabilimento della Italcementi

Mentre in questi giorni l'intera città capoluogo è alle prese con l'ennesima emergenza idrica per via della mancata potabilità dell'acqua pubblica che il Comune fa arrivare nellecase dei cittadini,il Partitodei Comunisti italiani ricorda un altro «prezioso contributo» della politica teso «a rovinare non solo l'ecosistema ma anche e soprattutto la salute della gente». A cosa si riferiscono i comunisti? Presto detto: alla eventualità di bruciare Cdr (combustibile derivato da rifiuti) all'interno dell'inceneritore dello stabilimento della Italcementi di ViboMarina. Prima della pausa natalizia, come si ricorderà, il Quotidiano si è molto occupato dellavicenda attraverso la pubblicazionedi numerosi interventi, riflessioni, punti di vista. Sul caso Cdr, insomma, appena qualche settimana fa si è aperto un grande dibattito che ha coinvolto l'intera opinione pubblica vibonese: a prendere carta e penna sono stati amministratori, politici, sindacalisti, rappresentanti delle associazioni, semplici cittadini. L’interesse è stato enorme, anche perché per poter utilizzare il Cdr l'azienda cementiera ha bisogno necessariamente dell'autorizzazione di Palazzo Luigi Razza. E l'attuale amministrazione di centrodestra sembra non scartare l'ipotesi di concederla. Tant’è che in merito sono state avviate delle trattative, peraltro mai chiuse, tra Comune e Italcementi. E nessuno sa a che punto stanno. Davanti a tutto ciò il fronte del no è stato maggiore rispetto a chi si è, invece, detto favorevole all'ipotesi di bruciare il cosiddetto combustibile alternativo nella vicina frazione. Poi sulla vicenda è sceso però lentamente il silenzio. Mail Pdci vibonese non ha dimenticato e non dimentica chi, come l’attuale governo della città, mettendoda parte la raccolta differenziata dei rifiuti «ha compiuto un disastro». E, dunque, ritorna a parlare di questa «grande idea rivoluzionaria quanto innovativa ed ecosostenibile che i nostri grandi amministratori stanno portando avanti per superare l'annoso problema dello smaltimento dei rifiuti», affermano con evidente ironia dalla segreteria politica del Pdci. Insomma, amministratori e politici locali «lo chiamano semplicemente Cdr ma è senza dubbio un modo per nasconderne il significato, per non spaventare i cittadini». Per il Pdci, quindi, bisognava insistere e portare avanti «la raccolta differenziata intrapresa, negli ultimi mesi di vita dall'amministrazione Sammarco, dall'unico assessore all'Ambiente che ha avuto qualche idea lungimirante, Enzo Insardà. Ma loro no - tuonano gli esponenti dei Comunisti italiani - se devono distruggere qualcosa lo fanno nel modo migliore. E quale modo migliore se non quello di creare un inceneritore per bruciare tutti i rifiuti fregandosene dell'ecologia? Così comela costruzione dell'enorme discarica a SanCalogero che fa venire un atroce dubbio: a cosa ed a chi serve questa mega discarica se la differenziata in alcuni paesi della nostra provincia e già bene avviata? È veroanche che negli ultimi mesi dell'amministrazione Sammarco il Comune ha perso i finanziamenti previsti dal Por Calabria Fesr 2007-2013, ma abbandonare il progetto della differenziata come ha fatto il nuovo sindaco Nicola D'Agostino è statoun vero delitto». La spazzatura, viene infatti ricordato dagli interessati, «ormai invade le strade e nessuno sembra essere in grado o avere il coraggio di assumersene la responsabilità. Il Comune ormai può solo stare a guardare, non ha infatti mezzi propri da poter utilizzare per sgombrare il territorio dai rifiuti». A giudizio dei rappresentanti dei Comunisti italiani, insomma,«se l’Italcementie il Comune continuano con questa idea scellerata di volere usare il Cdr come combustibile per lo stabilimento di Vibo Marina, si capisce bene che a subire i danni maggiori non sarà solo l'ecosistema, peraltro già traumatizzato con le acque del nostro mare inquinato, ma anche e in misura nettamente maggiorela salute dei cittadini. Ed inquesto viene anche da dire che magari se le Marinate fossero state meglio rappresentate nella giunta D'Agostino (con qualche assessore, magari anche l'undicesimo…) il problema sarebbe stato affrontato in maniera diversa e con più attenzione verso quel territorio». Detto in parole povere questo nuovo “inceneritore”, quando sarà in funzione «andrà a bruciare soprattutto plastiche in maggior parte derivate da petrolio, che sono quelle con più alto potere calorifico. Alle plastiche si aggiungono (peruna quantitàinferiore al50 percento in peso dell'intera ecoballa) gomme sintetiche, pneumatici (tritati finemente) e resine. Avendo cura naturalmente di ridurre la presenza di piombo, mercurio, vetri, inerti, materiale putrescibile e cloro (che è vietato per legge perché bruciarlo produce diossina). Il risultato che possiamo prevedere quindi - spiegano sempre gli iscritti al Pdci vibonese - è una miriade di particelle cancerogene letali per l'organismo umano che troveranno, nelle vie respiratorie dei cittadini di Vibo Marina e dintorni, l'habitat dove far danni. Come tutti ben sanno infatti, il cementificio è situato se non nel centro abitato poco al di fuori di esso. Ma la cosa che ci mette ansia è il dubbio che qualcosa di questo genere stia già avvenendo. Siamo sicuri - si chiedono preoccupati i comunisti vibonesi - che all'interno si bruci solo pet coke? E nel caso in cui l'Italcementi tiri fuori una minaccia del tipo “o facciamo così o chiudo”, cosa deciderà la nostra classe politica?». Non si sa. Ma nel frattempo, però, «la coerenza lascia spazio all'incoerenza ed è sollevata dal fatto che pochi mesi fa il Comune, tramite l'Eurocoop, consegnava a domicilio, almeno nella frazione Marina, i contenitori per la differenziata ed oggi invece parliamo di “inceneritori”. Ora, tralasciando che in molti casi i rifiuti una volta divisi dai cittadini vengono gettati tutti nelle stesse discariche, che destino avranno questi contenitori per i quali gli enti locali hanno speso fondi pubblici?», chiude con questo interrogativo il Pdci.

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano" del 12/01/2011

mercoledì 5 gennaio 2011

Duro il segretario Callà (Prc) che chiede le dimissioni dell’intera maggioranza

«L'ENNESIMA ordinanza che vieta l'utilizzo dell'acqua in città dimostra che in questi sei mesi, in cui non ci siamo risparmiati nel denunciare come l’emergenza idrica non fosse risolta,il sindaco e la sua giunta non si siano adoperati in alcun modo per risolvere il problema. Questo, inoltre, dimostra come siano fondati i nostri dubbi circa l'insipienza politica ed amministrativa dell'intero centro-destra, che pone fra i suoi obiettivi la sola conquista dei posti di potere senza preoccuparsi dei bisogni dei cittadini».Durissimo affondo di Antonio Callà (nella foto), segretario del circolo cittadino Spartacus del Prc, davanti al riproporsi in città dell’emergenza idrica. Per l’interessato«in questi mesi in cui l'emergenza acqua è rimasta sottaciuta da chi aveva il compito di occuparsene,nel goffo quanto improbabile tentativo che ci si dimenticasse del problema o che magari si risolvesseda solo, l'incapacità e l'immobilità del sindaco Nicola D'Agostino ha esposto l'intera popolazione cittadina a seri rischi».Detto questo, Callà ricorda che Rifondazione comunista ha più volte sollecitato il primo cittadino«a rispondere pubblicamente su quanto aveva ed ha predisposto per tale situazione».Ma comunque, per il segretario cittadino del Prc,non vi è più alcun bisogno che «il sindaco si affanni: la risposta sta tutta in questa ordinanza. Un bel niente», tuona Callà, il quale ribadisce che per ilPrc «l'unica dignitosa soluzione sono le dimissioni di questa maggioranza indifferente e incapace, lasciando ad altri, più seri e disposti alla gestione della cosa pubblica nell'esclusivo interesse dei cittadini, a trovare una soluzione all’ emergenza idrica».Infine, Callà confida disperare che questa amministrazione «abbia imparato dai propri errori. E, dunque, si sia attivata sin da subito per venire incontro ai disagi della fascia più debole della comunità, comprendendo – chiude Callà - che la semplice ordinanza non li mette al riparo da critiche sulle proprie inadempienze».

di f. m.
da "Il Quotidiano" del 05/01/2011

Acqua non potabile, il Nas sigilla un serbatoio

L'ordinanza del Sindaco ne vieta l'utilizzo anche per usi alimentari. Indagato un dirigente Sorical

Un tavolo tecnico con al centro l'emergenza idrica venutasi a determinare per la terza volta in pochi mesi. Nella tarda mattina di ieri a palazzo "Luigi Razza" sono arrivati personale dell'Azienda sanitaria e della Sorical per fare il punto sulla grave situazione venutasi a determinare, insieme al dirigente del settore Lavori pubblici ing. Pasquale Scalamogna. L'acqua è stata vietata con ordinanza del sindaco Nicola D'Agostino per fini alimentari e potabili su tutto il territorio cittadino, con esclusione delle frazioni.
Il provvedimento è stato adottato, secondo quanto riferisce una nota del Comune, a seguito del sequestro del serbatoio principale gestito dalla Sorical, ubicato in via Tiro a Segno, disposto l'altro ieri dai carabinieri del Nas e le cui modalità operative sono state integrate dal sostituto procuratore della Repubblica, Santi Cutroneo. Lo stesso magistrato ha affidato la custodia giudiziaria del serbatoio sigillato al dirigente del settore Lavori pubblici del Comune, ing. Scalamogna. Il divieto di uso dell'acqua è motivato anche dai risultati delle analisi microbiologiche, effettuate il 30 dicembre scorso, a firma del consulente della Procura, il prof. Tomaino dell'Università di Messina il cui incarico in precedenza gli era stato conferito dal sostituto procuratore Michele Sirgiovanni titolare del fascicolo aperto nei mesi scorsi sulla base di alcuni esposti presentati in Procura inerenti l'inquinamento dell'acqua. Dalle risultanze del perito è emersa, secondo quanto evidenzia anche il sindaco nella sua ordinanza, la presenza di acqua non conforme alla normativa vigente e potenzialmente pericolosa per la salute pubblica. Il provvedimento del sindaco resterà in vigore «fino a quando nuovi accertamenti non confermeranno la potabilità dell'acqua». Ma questa volta la telenovela dell'acqua che ha "animato" l'estate dei vibonesi potrebbe avere anche dei risvolti giudiziari considerato che uno dei dirigenti provinciali della Sorical, la società per azioni a capitale misto, a cui è demandata al gestione delle risorse idriche su tutto il territorio regionale, è finito sul registro degli indagati.
Molte le perplessità legate alla gestione di quella che si profila essere una vera e propria emergenza, a cominciare dalle scarne notizie offerte ai cittadini. Per molto meno e per iniziative a volte anche superflue sono state spesso messe in piedi conferenza stampa per fornire il maggior numero di informazioni possibili. In questo caso la vicenda è stata liquidata con un comunicato di nove righe da parte dell'ufficio stampa che ha subito informato gli organi d'informazione dell'ordinanza del sindaco. Non si conosce il tipo di inquinamento, almeno in maniera ufficiale, e tantomeno i cittadini da stamane sono in condizioni di sapere con esattezza se le autobotti della Protezione civile sono state allertate. Ma al di là di quelle che possono essere le carenze d'intervento improvvise per via del sequestro del serbatoio principale della città, torna a galla tutta la polemica dell'estate scorsa riguardante il giallo delle analisi che risultavano sempre entro i limiti nonostante l'acqua dai rubinetti continuasse a essere giallastra e maleodorante.

di Nicola Lopreiato
da "Gazzetta del Sud" del 05/01/2011

La città è ancora a secco - Caso acqua senza fine

Nuova ordinanza dopo il sequestro del serbatoio

Le ordinanze sindacali non si contano più. L’acqua potabile non si vede più. Quella piovana è in abbondanza, e fa danni perché a Vibo i sistemi di canalizzazione sono come l’acqua: pessimi. Il perito della Procura ha certificato che il liquido presente nel serbatoio di accumulo di località “Tiro a segno” - che fornisce gran parte della città - non è potabile, in quanto è stato riscontrato un inquinamento di tipo batteriologico. I Nas di Catanzaro gli hanno quindi apposto i sigilli. E i vibonesi (del capoluogo) tornano a rimanere a secco. Intanto il serbatoio, fornito dall’impianto dell’Alaco, è stato affidato dalla Procura in custodia giudiziaria al dirigente del settore Lavori pubblici del Comune, Pasquale Scalamogna. La solita storia La vicenda si protrae dal ferragosto scorso, in un tira e molla continuo fatto di divieti di utilizzo e revoca degli stessi. L’anno nuovo, tanto per non tradire le aspettative, si apre con un’altra ordinanza del sindaco Nicola D’Agostino, il quale, preso atto del provvedimento della Procura, non poteva non emanarla. E dunque si torna a fare la fila alla Silica con bidoni e bottiglie. Che troveranno ristoro anche in piazza Municipio, dove da questa mattina saranno parcheggiate le autobotti della Protezione civile, allertata dall’assessore Pasquale La Gamba. La riunione Ieri mattina il primo cittadino ha incontrato i dirigenti della Sorical e del dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria per tentare di capirci qualcosa in più, dato che la stessa amministrazione non è riuscita ancora a comprendere cosa stia succedendo (e questa è un’aggravante). Ma ancora una volta le spiegazioni fornite sono stantìe, come l’acqua di Vibo. L’azienda regionale che gestisce il servizio idrico avrebbe riferito di aver effettuato le analisi, come di consueto, e che queste sono risultate regolari. Ma c’è di più: la Sorical contesterebbe - per quanto è stato possibile apprendere - la metodologia utilizzata dal consulente della Procura, incaricato dall’ufficio vibonese per effettuare i controlli periodicamente, essendoci un fascicolo aperto dal mese di agosto. Interpellato in merito, però, il responsabile vibonese della società, Ernaldo Biondi, non ha inteso rilasciare alcuna dichiarazione. Così dal fronte Sorical nulla di ufficiale. I provvedimenti (?) Il Comune avrebbe le «mani legate». E quindi, di provvedimenti pesanti nei confronti dei responsabili di questa spiacevole (solo per usare un eufemismo) situazione non se ne prendono. Innanzitutto perché non è facile stabilire, appunto, di chi è la colpa. Almeno in via ufficiale. Ma se l’amministrazione ha bloccato i pagamenti alla Sorical da agosto, evidentemente il “colpevole”, D’Agostino e i suoi, lo hanno trovato. Tempi «ignoti» La situazione, a questo punto, è fuori controllo. Nel senso che non è possibile assicurare in alcun modo i cittadini sul fatto che, una volta passata l’emergenza, questa non si ripresenti ancora. Sui tempi di ripristino della normalità il sindaco afferma che «al momento non lo si può sapere; speriamo - dice - che siano brevi». Fronte politico Al di là dell’aspetto pratico - che a questo punto sa anche di grottesco - la situazione rischia di sfuggire di mano all’amministrazione sul fronte prettamente politico. L’incapacità di risolvere il problema dimostrata fino ad ora - pur con tutte le attenuanti che si vogliano concedere - rischia di allargare il fronte di chi accusa l’attuale giunta di «immobilismo ». Intanto dall’opposizione tutto tace. Si fa sentire soltanto, come al solito, Rifondazione comunista, che chiede «le dimissioni in tronco dell’attuale maggioranza indifferente e incapace» perché «non si è mai adoperata per risolvere l’emergenza», dimostrando solo di «essere attaccata ai posti di potere, e di volerli strenuamente mantenere».

di Giuseppe Mazzeo
da "Calabria Ora" del 05/01/2011

mercoledì 29 dicembre 2010

Troppe assenze in aula, salta il Consiglio

Il gruppo del Pd non lesina critiche e attacca su tutti i fronti: una corazzata che fa acqua da tutte le parti

Slitta a domani l'ultimo consiglio comunale del 2010 per mancanza del numero legale. Dopo aver fatto l'appello, al presidente dell'assemblea di palazzo "Luigi Razza" Giuseppe Mangialavori, è toccato chiudere la seduta, nonostante all'ordine del giorno ci fossero nove punti importanti da trattare, tra cui il riconoscimento di alcuni debiti fuori bilancio. Anche la sostituzione tra il consigliere uscente, ora neo assessore Giuseppe Manfrida, e la new entry Maddalena Basile toccherà rimandarla a giorno trenta. Anche se in questo caso la surroga era stata inserita all'ordine del giorno in seconda battuta. All'opposizione, che era presente in numero ridotto, è bastato, quindi, uscire dall'aula per far saltare la riunione. E di primi scricchiolii all'interno «della decantata corazzata della maggioranza» ha parlato il gruppo consiliare del Partito democratico che non ha lesinato critiche all'amministrazione guidata da Nicola D'Agostino. «Dopo le insidie delle buche – si legge nella nota dei consiglieri del Pd – al problema irrisolto dell'acqua ancora inquinata e della spazzatura non poteva mancare, a totale spesa dei contribuenti, l'intuizione di far occupare piazza Municipio da un imprenditore privato per risollevare le sorti della città».Dopo appena otto mesi, per il gruppo di minoranza, spunta dunque il primo flop «forse, perché a qualche consigliere non è andato giù, per un sussulto di dignità, l'applicazione del nuovo "metodo Vibo" che prevede, con la benedizione del pro-sindaco sen. Bevilacqua, il riutilizzo dell'antico sistema bizantino di successione da padre in figlio, mandando così deserta la convocazione del consiglio in prima chiamata». Il gruppo del Pd a proposito ricorda: «Fin dall'inizio con la sperimentazione brillante delle dimissioni del consigliere Modafferi a favore del figlio assunto come assessore ai Lavori pubblici (con spiccata delega alla indizione di conferenze stampa) che ha portato come effetto immediato l'ingresso in Consiglio del nipote del sindaco nella persona del consigliere Capria, si è voluto insistere – annotano anche gli esponenti del Pd – nel nuovo corso della politica vibonese assumendo, quale indispensabile assessore della festosa compagnia, il neo assessore Nicola Manfrida degno erede del dimissionario consigliere comunale e padre dello stesso dott. Giuseppe». Nella nota del Pd non manca, pertanto, anche una buona dose di ironia al punto che invitano «fin da ora per i prossimi rimpasti, i consiglieri di maggioranza, che ne avessero interesse, di mettersi in lista indicando i propri figli, allegando alla domanda il proprio stato di famiglia». E soffermandosi sugli aspetti programmatici i consiglieri di opposizione ricordano: «Per strada si sono persi tutti i proclami in favore di Vibo Marina, sempre più isolata da questa amministrazione, e la nomina di una donna all'interno della Giunta per come più volte annunciato pubblicamente dal Sindaco». I consiglieri del Partito democratico si soffermano per un istante anche sugli aspetti finanziari: «Facciamo veramente fatica a comprendere, perché si sia deciso di appesantire in termini di spesa le casse comunali, con la nomina sopra evidenziata, quando è ormai certificato a soli 8 mesi dall'insediamento, che non si conosce la reale attività svolta dagli assessori, di alcuni dei quali non esiste traccia. Noi come la stragrande maggioranza dei vibonesi – dicono i consiglieri del Pd – non ci facciamo abbindolare da mirabolanti annunci che invece nei fatti si dimostrano inconsistenti e ci batteremo in maniera propositiva ada un decisa inversione di rotta solo ed esclusivamente diretta al bene comune».

da "Gazzetta del Sud" del 29/12/2010

giovedì 16 dicembre 2010

Sul sindaco gli strali di Fli

L'attacco. Duri sulla nomina del nuovo assessore: «Strano pallottoliere». I giovani finiani chiedono risposte al primo cittadino.

«Da settimane», ormai, stanno seguendo «le diverse sventure che colpiscono la provincia e in particolare il comune capoluogo». Quindi, potrebbero addirittura «scrivere un romanzo sulle vicissitudini romanzesche e quasi comiche che sbocciano nella nostra provincia e nella città di Vibo Valentia», dove emerge «un panorama politico che potrebbe somigliare a una sceneggiatura di commedia da quattro soldi, uno spettacolo comico che, però, strappa solo lacrime».
A parlare sono i giovani di Futuro e Libertà per l'Italia, il nuovo soggetto politico fondato dal presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini e che da queste parti fa capo alla parlamentare Angela Napoli in Calabria e a Maria Limardo nel Vibonese.
Riprendendo alcuni passi di un recente intervento pubblico di quest'ultima, i giovani finiani vibonesi irrompono nella discussione politica locale attraverso un documento circostanziato e decisamente duro. Molto duro, soprattutto nei confronti dell'amministrazione comunale del capoluogo di provincia e del suo attuale srndaco, Nicola D'Agostino.
Puntando il dito contro i vertici di Palazzo Luigi Razza e nella fattispecie contro il primo cittadino del Popolo della libertà, i giovani finiani vibonesi, riferendosi alle recenti decisioni assunte proprio da D'Agostino, parlano di «strano pallottoliere» e poi accusano il sindaco e il suo silenzio sulle recenti notizie relative le infiltrazioni mafiose all'Azienda sanitaria provinciale. Un silenzio, evidentemente, non compreso e giudicato probabilmente fuori luogo. Padri e figli. «Ultimo in ordine di tempo», ma «sopratutto il più straordinario degli accaduti e lo strano pallottoliere che il primo cittadino ha attuato nel Comune di Vibo», osservano i giovani di Futuro e libertà per l'Italia. «Abbiamo assistito alle dimissioni del consigliere Francesco Modafferi il cui figlio, Giorgio, è andato ad occupare il posto di assessore ai Lavori pubblici, liberando contemporaneamente il posto al consigliere Giulio Capria, che è nipote del sindaco D'Agostino».
Inoltre, «nella prossima seduta di consiglio comunale, si dimetterà il consigliere Manfrida il cui figlio Giuseppe, è già stato nominato assessore. Quindi, in Consiglio si libererà il posto per Maddalena Basile». Da queste considerazioni, o meglio, da questi accadimenti, scaturisce una domanda che i giovani di Fli rivolgono a Nicola D' Agostino. «Ci può spiegare come è possibile lasciare in eredità le cariche di consiglieri o assessori a figli, nipoti o cugini? E meno male che, con la nuova giunta, doveva essere il nuovo che avanza», commentano.
«Potrebbe mal immaginare quali sarebbero gli appellativi usati nei nostri e nei loro confronti, se i nostri genitori che magari occupano ruoli istituzionali di rilevanza pubblica decidessero di dimettersi a nostro favore? Possiamo suggerirne alcuni raccomandati, incapaci, affaristi», proseguono i giovani finiani vibonesi che poi, rivolgendosi ancora al primo cittadino della città capoluogo, chiedono: «Non crede che noi giovani vibonesi, che ci impegniamo socialmente, che lavoriamo nella nostra provincia, stiamo assistendo ad uno spettacolo a dir poco riprovevole?».
L'Asp e il silenzio. All'attenzione del sindaco, i giovani di Futuro e libertà per l'Italia sottopongono un'altra questione che «intacca la sua figura di primo cittadino. E' mai possibile che viene alla luce, ancora una volta, la collusione della nostra Azienda sanitaria provinciale con la 'ndrangheta e né il sindaco né nessun altro politico, se non gli esponenti di Futuro e libertà e di altre formazioni politiche ovviamente non legate al Pdl, abbiano espresso un parere di condanna verso i mal gestori della cosa pubblica?».
I giovani di Futuro e libertà, insomma, sono «stupiti», anche se -dicono - «ci stupisce molto di più il suo sollazzarsi sui problemi. Più volte l'abbiamo sentito rispondere in apparizioni pubbliche con queste affermazioni o simili: "Soltanto da sette mesi sono sindaco, datemi tempo e imparerò". Perdoni la non precisa correttezza delle parole, ma su per giù suonavano così; signor primo cittadino ma alla sua età e con la sua esperienza lei deve ancora imparare a fare il sindaco? Questo desta in noi molta meraviglia», tuonano.
Conclusioni. «Queste vicende non sono che un assist per tutti noi giovani a fare un biglietto di sola andata per qualsiasi altro posto civilizzato che non sia Vibo Valentia», continuano i giovani finiani, «speranzosi», adesso, di ricevere risposte dal sindaco e soprattutto ai vedere atti tesi ad «affrontare e risolvere le mille altre problematiche che conosciamo. E - concludono i giovani finiani vibonesi, rivolgendosi sempre e direttamente al sindaco Nicola D'Agostino - per favore non ci risponda dicendo che deve ancora imparare a fare il sindaco, altrimenti potremmo dubitare delle sue capacità ricettive.

di Antonio Schinella
da "Il Quotidiano" del 16/12/2010