mercoledì 11 febbraio 2015

Altri 10 indagati per l'Alaco. Coinvolte Sogesid e Nautilus.


Scatta la nuova operazione della Procura di Vibo e del Nas di Catanzaro. Si tratta di sette funzionari pubblici e tre imprenditori. Tra questi anche un ex commissario per l'emergenza ambientale. Formulate anche 16 richieste di rinvio a giudizio per il primo troncone dell'inchiesta: chiesto il processo anche per Sergio Abramo e Geppino Camo

VIBO VALENTIA - Non solo l'avvelenamento colposo delle acque destinate a migliaia di calabresi, ma anche una presunta truffa sui controlli che su quelle acque alcune società avrebbero dovuto fare per conto della Regione. È quanto ipotizzato dalla Procura di Vibo guidata da Mario Spagnuolo nell'ambito di "Acqua sporca 2", il secondo troncone dell'inchiesta condotta dal pm Michele Sirgiovanni che riguarda l'invaso artificiale dell'Alaco, un bacino gestito da Sorical che si trova sulle montagne delle Serre vibonesi e che era già stato messo sotto sequestro il 17 maggio 2012. I carabinieri del Nas di Catanzaro stanno notificando in queste ore 10 avvisi di garanzia a sette funzionari pubblici - tra cui alcuni in passato in servizio alla Regione Calabria - e a tre imprenditori ritenuti responsabili, a vario titolo, di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, avvelenamento colposo di acque, abuso d'ufficio, omissione d'ufficio e falso. I carabinieri del Nas hanno inoltre acquisito, nel corso di una perquisizione, documenti nei dipartimenti regionali Ambiente, Obiettivi strategici e Lavori pubblici, e in due società con sede a Vibo Valentia e Roma, la Nautilus e la Sogesid (società in house del ministero dell'Ambiente).
La prima tranche dell'inchiesta ha portato proprio in queste ore alla richiesta di rinvio a giudizio di altri 16 indagati tra funzionari pubblici e dirigenti Sorical. Tra questi anche il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo che, come il suo predecessore Geppino Camo, è indagato in qualità di ex presidente del cda di Sorical. Dal procedimento escono invece molti dei sindaci che in un primo momento erano stati coinvolti nell'inchiesta.
L'invaso dell'Alaco, che serve quasi tutti i comuni del Vibonese e buona parte di quelli del Catanzarese, come emerso già dall'avviso di conclusione delle indagini, non era mai stato classificato correttamente. Invece che procedere alla classificazione delle acque del bacino, infatti, nel momento in cui l'invaso è stato esaminato nell'ambito del piano di tutela della Regione erano state analizzate le acque di due fiumare affluenti. In questo modo l'Alaco era stato classificato in categoria A3, «acque potabili previo trattamento fisico e chimico spinto, affinazione e disinfezione», secondo un'attribuzione che per Nas e Procura non corrisponde al vero.
Ma ci sono anche fondi pubblici dirottati nell'indagine "Acqua sporca due". In particolare sarebbero stati utilizzati diversamente i fondi originariamente destinati all'implementazione tecnico-organizzativa dell'Arpacal. A beneficiarne sarebbe stata un'azienda privata mediante lo svolgimento di una gara d'appalto gestita da un ex commissario per l'emergenza ambientale che, per questo, risulta tra gli indagati.


di Sergio Pelaia
da Corriere della Calabria dell' 11 febbraio 2015

giovedì 30 ottobre 2014

Bonifiche fantasma in laguna, riparte l’inchiesta: nuova raffica di indagati.


Questa mattina sono stati notificati 26 avvisi di garanzia: in cima all'elenco, i tre ex commissari delegati Paolo Ciani, Gianfranco Moretton e Gianni Menchini, già indagati nella precedente indagine, e Gianfranco Mascazzini, per anni direttore generale del ministero dell'Ambiente.


UDINE - Si erano inventati un'emergenza ambientale nella laguna di Grado e Marano, per ottenere i denari dello Stato e spartirseli tra loro: decine di milioni di euro a fronte di un inquinamento inesistente, al solo scopo di riempire le tasche di amministratori e imprenditori dal Friuli e dal Veneto a Roma, negli uffici del ministero dell'Ambiente, dove la truffa era stata concepita e da dove per dieci anni (dal 2002 al 2012) ha continuato a essere manovrata.
Due anni dopo lo scandalo delle bonifiche "fantasma" e la chiusura del Commissario delegato della laguna friulana decretato dall'allora premier Monti proprio alla luce del clamoroso bluff scoperto dalla magistratura udinese, è la Procura di Roma a riproporne il teorema e tornare alla carica con una seconda tornata di avvisi di garanzia: 26 quelli in notifica da stamani, tra Nord Est e Capitale, con nomi e contestazioni vecchi e nuovi.
In cima all'elenco, i tre ex commissari delegati Paolo Ciani, Gianfranco Moretton e Gianni Menchini (politici i primi due, tecnico il terzo), già indagati nella precedente indagine friulana, e Gianfranco Mascazzini, per anni direttore generale del ministero dell'Ambiente.
Nei guai anche Giovanni Mazzacurati, l'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova e della Tethis srl di Venezia travolto dalla bufera giudiziaria sul Mose, e i legali rappresentanti delle società ingrassate a suon di finanziamenti per appalti di opere considerate adesso inutili o mai realizzate: Raffaele Greco, della cooperativa Nautilus, di Vibo Valentia, Alberto Altieri e Guido Zanovello, dello studio Altieri spa di Thiene, Vincenzo Assenza e Fausto Melli, della Sogesid srl di Roma, società in house del ministero dell'Ambiente. E, ancora, Marta Plazzotta, dirigente dell'Arpa di Udine, Massimo Gabellini, alla guida della II Direzione dell'Icram (ora Ispra) e Silvestro Greco, direttore scientifico del medesimo istituto, e Antonella Ausili ed Elena Romano, dell'istituto Ispra (già Icram) di Roma, cioè degli organi deputati a certificare lo stato di salute della laguna.
Per due terzi degli indagati, il pm romano Alberto Galanti ha formulato l'ipotesi di reato dell'associazione a delinquere, finalizzata al falso e alla truffa ai danni dello Stato. L'ammontare della truffa, contestata in concorso a tutti nei periodi di rispettiva competenza, è stato calcolato in circa cento milioni di euro. Mascazzini e altri (Menchini e le due ricercatrici dell'Ispra in un caso, tre manager di Sogesid nell'altro) sono accusati anche di abuso d'ufficio, in relazione agli interventi di messa in sicurezza della Caffaro di Torviscosa e al distaccamento presso il ministero di personale della Sogesid.
Un ulteriore filone riguarda le cosiddette "transazioni ambientali", cioè il pagamento di ingenti somme di denaro che numerosi imprenditori con immobili nel Sito d'interesse nazionale di Porto Marghera (tra cui l'Intermodale Marghera e Fincantieri) sarebbero stati costretti a scucire al ministero dell'Ambiente, che a sua volta li versava al Consorzio Venezia Nuova, per alimentare la struttura e per effetto delle quali l'obbligo di bonifica si trasferiva al dicastero stesso. Il quale, in tesi accusativa, non soltanto non vi avrebbe mai provveduto, ma avrebbe nel tempo incamerato qualcosa come più di 500 milioni di euro. Da qui, l'ipotesi del concorso in concussione a carico di Mascazzini e di suoi fedeli, oltre che di Mazzacurati.
Alle stesse conclusioni era sostanzialmente approdato già il pm di Udine, Viviana Del Tedesco, con la maxi-inchiesta culminata appunto nel 2012 nello smantellamento della struttura commissariale e nell'iscrizione sul registro degli indagati di decine di persone. A cominciare proprio dai commissari delegati e dai rispettivi staff, per i quali lo stesso magistrato aveva poi chiesto l'archiviazione. Chiusa la partita friulana, però, lo scorso marzo gli atti erano passati immediatamente ai colleghi di Roma. A chiederli era stato il procuratore capo in persona, Giuseppe Pignatone, secondo il quale l'indagine andava non soltanto ripresa, ma soprattutto estesa agli ambienti ministeriali.
Il risultato sono le quasi cento pagine scritte in questi mesi dai magistrati, ancora una volta al lavoro "in tandem" e che descrivono un sistema di finte rappresentazioni ambientali, di appalti milionari per lavori di carotaggio, analisi e bonifiche mai realizzati o semplicemente non necessari e di tangenti camuffate da transazioni ambientali.
Ad aggiungere elementi di prova all'inchiesta, oltre alla marea di intercettazioni effettuate nel corso dell'indagine, sono state le dichiarazioni raccolte da due testimoni "eccellenti": Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani Costruzioni (il grande accusatore dello scandalo sul Mose) e l'ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni.
Nell'informazione di garanzia sono rientrati anche i nomi dei soggetti attuatori che affiancarono i vari commissari delegati: come Dario Danese, Giorgio verri e Vito Antonio Ardone.
"Ripescato" anche Francesco Sorrentino, già ingegnere capo del Genio civile di Gorizia, in qualità di responsabile del Procedimento.
L'elenco degli indagati continua con Simone Fassina, dipendente della società Sviluppo Italia spa, distaccato al ministero dell'Ambiente, Andrea Barbanti, già responsabile di Thetis e consulente di Sogesid, Franco Pasquino e Giorgia Scopece, rispettivamente già commissario e dipendente di Sogesid, Maria Brotto, amministratore delegato di Thetis, Everardo Altieri, vice presidente dello studio Altieri. Nei guai, inoltre, Giampaolo Schiesaro, già avvocato dello Stato di Venezia.
Il sistema. Lui garantiva i fondi e loro, in cambio, distribuivano posti di lavoro e incarichi di consulenza ai suoi amici o a quelli segnalati dal politico di turno. E' un sistema clientelare basato su una fitta rete di collusioni tra l'ex direttore generale Mascazzini, un ristretto numero di società a lui vicine e alcuni esponenti della politica nazionale e regionale quello che emerge dalle carte dell'inchiesta sulla mala-gestione del Commissario delegato per l'emergenza socio economico ambientale della laguna di Grado e Marano.
Per pilotare il denaro pubblico a proprio piacimento e assicurarsi così “la supina ubbidienza di una corte di persone di fiducia”, Mascazzini si sarebbe avvalso di un duplice escamotage. Da una parte, ad assecondarne i piani sarebbero state le società in house al ministero dell'Ambiente (Sogesid e Sviluppo Italia) alle quali poteva assegnare le opere di cui il dicastero necessitava in assenza di gara (proprio per la loro natura pubblica), pretendendo di contro l'assunzione di persone da lui stesso individuate o indicategli dagli onorevoli, gli assessori e i ministri con i quali aveva intrallazzato. Il meccanismo sarebbe stato lo stesso messo a punto a Venezia, dove la presenza di un concessionario unico – il Consorzio Venezia Nuova – consentiva una gestione in proprio degli appalti.
Dall'altra parte, a garantire la disponibilità di “soldi sicuri e immediati” c'era il trucchetto delle transazioni ambientali. Ossia di uno strumento per rastrellare fondi dalle imprese che intendevano costruire sulle aree comprese nel Sin. Stando alle notizie raccolte dagli investigatori, per convincere le aziende a transare, alcuni funzionati ministeriali non avrebbero esitato a minacciare l'invio di ispettori e l'intervento di possibili altri fastidi burocratici su quelli o altri progetti.
Pressioni neanche troppo velate, insomma, finalizzate a indurre le aziende a non opporre resistenza alle richieste di denaro. Del ricorso a scorciatoie e metodi non proprio ortodossi gli inquirenti hanno avuto riscontro sia dalle intercettazioni, sia dalle testimonianze di persone (Baita, Orsoni e alcuni degli imprenditori sentiti) trascinate, talvolta loro malgrado, nel giro di Mascazzini.
A pagare le conseguenze della truffa e del mancato utilizzo delle erogazioni statali per gli scopi per i quali erano stati stanziati (la bonifica delle uniche sezioni di laguna realmente inquinate) sarebbe stata anche la Regione Friuli Venezia Giulia. Ossia l'ente tenuto a finanziare per oltre la metà l'attività commissariale: sia gli stipendi a tutti i componenti della struttura (fino a 30-40 mila euro l'anno, a fronte della partecipazione a qualche riunione) e ai consulenti incaricati da Mascazzini, sia le inutili attività preliminari di sistematica caratterizzazione e analisi dei sedimenti, ogniqualvolta si procedeva ai dragaggi dei canali lagunari, sul falso presupposto che fossero inquinati.
“Come avveniva su tutto il territorio nazionale – scrive il pm Galanti –, la mancata soluzione dei problemi era funzionale al mantenimento del meccanismo emergenziale e delle sue esigenze”. Così per la laguna di Grado e Marano. “Una volta ottenuti i finanziamenti – è ancora la tesi della Procura -, per la bonifica del sito nulla veniva destinato. I soldi si perdono in mille rivoli, costituiti da incarichi di progettazioni, carotaggi continui, dragaggi. Ma nulla a che vedere neanche lontanamente con attività di bonifica”. L'esempio più lampante, in tal senso, è quello riferito alla gestione Moretton (2006-2009).
“I fondi vengono dirottati verso altre opere di ripetitiva caratterizzazione dei canali navigabili – continua il pm -, dragaggi e finanziamento della struttura commissariale, oltre che di tutti i soggetti che gravitavano nell'orbita del ministero, in qualità di consulenti, ovvero negli organismi pubblici di controllo che svolgevano varie attività di monitoraggio, tanto costose, quanto fasulle”. L'obiettivo era per lo più quello di fare risultare concentrazioni di mercurio metilato superiori a quelli reali. La truffa sarebbe cominciata proprio dall'ingigantire un'emergenza ambientale che gli inquirenti ritengono limitata alla sola area dello stabilimento industriale ex Caffaro e al connesso canale Banduzzi.


di Luana De Francisco
da Il Messaggero Veneto del 29 ottobre 2014

sabato 12 marzo 2011

Tante gabbie abbandonate in mare. Denunciate 3 persone per vari reati

Gabbie per l'allevamento di pesce usate e poi abbandonate nel mare. Da anni galleggiano nel bel mezzo del Golfo di Sant'Eufemia, tutte arrugginite, non solo deturpando il paesaggio ma creando gravi pericoli per i naviganti. Nessuno però s'era mai preoccupato di farle rimuovere come adesso hanno fatto il procuratore della Repubblica Salvatore Vitello e il sostituto Luigi Maffia.
L'indagine è stata curata dalla Capitaneria di porto comandata da Luigi Piccioli, intervenuto ieri in una conferenza alla procura con l'ufficiale Agazio Tedesco ed i suoi uomini.
Lo "spettacolo" è stato mostrato in un video dalla guardia costiera: c'è una specie di "octopus" in ferro al largo del Lido del Finanziere che serviva a contenere tonni rossi, vicino al pontile ci sono tre grandi gabbie d'acciaio dove si allevavano spigole ed orate, e verso sud in direzione Vibo c'è un grosso tubo che fuoriesce da un'altra di queste installazioni. Si tratta di impianti di acquicoltura dismessi da tempo, per i quali però adesso dovranno rispondere i titolari delle aziende Ora Ora Maricoltura, Nautilus e Ittisud. Si tratta di aziende che avrebbero ottenuto finanziamenti dall'Unione europea su cui sono in corso indagini finanziarie da parte della procura. Sotto sequestro è finito anche il pontile pericolante, costruito dalla Sir negli anni Settanta con grossi tubi vuoti che in quarant'anni il mare ha consumato.
«Se per le gabbie in mare abbiamo individuato i responsabili, chi è il titolare del pontile?», chiede il procuratore Vitello. Che insiste sulla sicurezza della navigazione: «Quando il mare è un po' alto è difficile vedere queste strutture galleggianti, che diventano perciò molto pericolose». Per il comandante Piccioli i costi per rimuoverle non sono elevati.

di v. l.
da "Gazzetta del Sud" del 12/03/2011

giovedì 10 febbraio 2011

Piano triennale delle Opere Pubbliche: il Pd incalza... e la maggioranza lo segue

Opere pubbliche, marciapiedi, cento giorni, contratto di quartiere, il nuovo sito, il sito nuovo, fondi per l'alluvione. A chiamare è palazzo "Luigi Razza", dove all'ordine del giorno c'è il primo comandamento .... convocare conferenze stampa.
E se di "peccatori", in questo senso, non ce sono, a voler scagliare la pietra sono i consiglieri d'opposizione che sugli inviti in sala Giunta e nella sala consiliare hanno qualcosa da ridire. In particolare, Marco Talarico, Gioele Pelaggi, Daniele De Sossi e Giovanni Russo esprimono la propria «meraviglia per le continue ed incessanti conferenze stampa dell'assessore Modafferi in linea con le mirabolanti favole che giornalmente l'Amministrazione D'Agostino racconta ai vibonesi».
Insomma, il dito è puntato contro l'assessore ai Lavori pubblici che «non pago – spiegano – del successo elettorale del padre che gli ha fruttato la poltrona di assessore ai Lavori pubblici, continua imperterrito nell'annunziare alla attonita popolazione una serie di interventi che l'incredibile amministratore non ha assolutamente determinato ma semmai ereditato dalla passata Amministrazione senza che si abbia avuto la capacità di attrarre ad oggi nuovi finanziamenti per realmente caratterizare un vero piano triennale per le opere pubbliche».
Senza se e senza ma, quindi, l'opposizione affonda e ritiene «imbarazzante» quello che viene definito, «per come rilevato – proseguono Talarico, Pelaggi, De Sossi e Russo – da molti consiglieri di maggioranza, un "mal riuscito" copia e incolla del precedente». Critiche che si fanno particolareggiate nella definizione «dell'approssimazione nella presentazione dell'importante documento anche nella parte in cui – chiosano – venivano indicati Rup non più in servizio. Ridicola – proseguono – nella lettura delle schede l'indicazione degli inizi lavori con data del 2009 da terminarsi sempre in base alle miracolose capacità ed esternazioni del novello assessore, al III trimestre del 2010». Quanto a prove di «inadeguatezza» per il gruppo del Pd, poi, l'esempio è offerto dalla riunione della III Commissione «presieduta – spiegano – dal consigliere Silvaggio che nel corso di solo 3 sedute ha licenziato la pratica che pertanto ora dovrà passare in Consiglio comunale».
Non ci sono scuse e altre chance, insomma. E a non fornire alibi per i consiglieri di opposizione sarebbe anche la stessa maggioranza, dove alcuni «consiglieri – aggiungono infatti – fra i quali Giannini e Lombardo hanno evidenziato gravissime anomalie nell'approvando Piano al punto di votare contro lo stesso. Ed, infatti, molti consiglieri, messi alle strette sulla necessità di licenziare senza approfondimento e confronti, fra i quali la vexata quaestio della scuola Media di Vibo Marina, hanno inteso con dichiarazione di voto, censurare il cosiddetto nuovo Piano con pesantissime quanto ponderate motivazioni». Uno scontro fotografato dall'opposizione e che si sarebbe acuito proprio nella riunione di ieri della III Commissione «allorquando – spiegano – il presidente Silvaggio, alla richiesta scritta dei consiglieri del Gruppo del Pd di ottenere copia del verbale della seduta del 7 febbraio, inizialmente non ha inteso aderire a tale richiesta. Alla fine della seduta – aggiungono – preso atto dell'atteggiamento di Silvaggio un nutrito gruppo di consiglieri comunali, tra i quali molti di maggioranza, ha inteso scrivere sia al Sindaco che al presidente del Consiglio affinchè preso atto del malfunzionamento della Commissione si proceda al ripristino del normale funzionamento».

di s. m.
da "Gazzetta del Sud" del 10/02/2011

Mazzeo sospeso da consigliere comunale

Il pm Santi Cutroneo chiede la convalida dei provvedimenti cautelari. Stamane gli atti sul tavolo del gip

Il decreto di sospensione adottato dal prefetto Luisa Latella è arrivato all'indomani del blitz dei carabinieri nel Servizio veterinario dell'Asp. Ieri, infatti, così come prevede il Testo Unico sugli Enti locali il prefetto ha disposto la sospensione, dalla carica di consigliere comunale, del dott. Mario Mazzeo, professionista fra i veterinari finiti ai domiciliari per assenteismo.
Il decreto oltre che al diretto interessato è stato notificato al sindaco Nicola D'Agostino e al presidente del consiglio comunale Giuseppe Mangialavori. Dovrà ora essere l'assemblea di palazzo "Luigi Razza" – all'interno del quale Mazzeo è capogruppo del Pdl – nella prima seduta utile a procedere con la surroga. Al consigliere Mazzeo potrebbe, dunque, subentrare Nestore Colloca primo dei non eletti nella lista del Pdl. Martedì comunque è in programma la riunione dei capigruppo e in quella sede sarà decisa la data del Consiglio.
Intanto nella giornata di oggi il pm Santi Cutroneo trasmetterà al gip gli atti con la richiesta di convalida degli arresti nei confronti dei dieci dipendenti del Servizio (sei veterinari e quattro amministrativi) sorpresi in flagranza di reato e per questo posti ai domiciliari. Nei loro confronti non ci sarà la direttissima.
L'accusa che viene loro contestata è di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità ideologica. Analoghi reati i carabinieri contestano ad altri sei dipendenti dello stesso Settore che sono stati denunciati a piede libero e le cui posizioni sono attualmente al vaglio degli investigatori dell'Arma. Inoltre per i dipendenti sorpresi dal blitz in flagranza di reato i commissari dell'Azienda sanitaria provinciale hanno disposto la sospensione momentanea, così come previsto dal contratto di lavoro, a seguito della comunicazione dei nominativi da parte della Procura e predisposto gli atti deliberativi.
A metà dicembre a fare scattare l'inchiesta – condotta dai carabinieri della Stazione e coordinata dalla Procura della Repubblica – erano state le numerose segnalazioni prevenute sul malfunzionamento del Servizio veterinario dell'Asp. Per circa due mesi i dipendenti della sede del capoluogo (complessivamente 31, 6 dei quali in servizio all'Ufficio di Spilinga) sono stati pedinati e controllati a distanza anche attraverso alcune telecamere installate all'interno del Servizio. E proprio dai filmati è emerso che a turno un dipendente, all'ora di entrata, provvedeva a timbrare i badge di altri, arrivando a far passare nella macchinetta marcatempo dagli otto ai dieci cartellini. Poi le schede venivano riposte su di un armadio e lasciate a disposizione del "turnista" dell'indomani. Oltre al dott. Mazzeo, sono stati sorpresi in flagranza di reato altri cinque veterinari: la dott. Chiarina Cristelli, il dott. Domenico Cocciolo, il dott. Domenico Piraino, il dott. Antonio Teti e la dott. Stefania Mazzeo. Con loro anche gli impiegati: Enzo Carnovale, Giuseppe Parisi, Giuseppe Loiacono e Maria Loreta Parisi. Sei invece i dipendenti denunciati a piede libero, nell'ambito dell'operazione denominata "Zuzù".

di Marialucia Conistabile
da "Gazzetta del Sud" del 10/02/2011

mercoledì 9 febbraio 2011

Vibo Valentia: ASP, 10 arresti per assenteismo a veterinaria

Facevano shopping nell’orario di lavoro

Vibo/ Blitz dei Carabinieri negli uffici del servizio veterinario dell’Asp. Truffa aggravata e falsità ideologica è l’accusa mossa nei confronti di 10 persone

VIBO VALENTIA. Truffa aggravata e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale è l’accusa mossa nei confronti di 10 persone arrestate, dai Carabinieri della compagnia di Vibo Valentia, in seguito al “blitz” antiassenteismo attuato ieri mattina negli uffici del servizio veterinario dell’Asp. Si tratta di 8 veterinari e due impiegati. Altre sei persone sono indagate. Gli arrestati sono Mario Mazzeo, 61 anni, medico veterinario, consigliere comunale e capogruppo del Pdl al comune di Vibo; Chiarina Crispelli, 47 anni; Enzo Carnovale, 54 anni; Domenico Cocciolo, 46 anni; Giuseppe Parisi, 56 anni, Domenico Piraino, 59 anni; Stefania Mazzeo, 46 anni; Maria Loreta Parisi, 54, impiegata; Giuseppe Loiacono, 61 anni, pure impiegato. Tutto ha avuto inizio quando i militari della Stazione Carabinieri di Vibo Valentia e del N.O.R.M. hanno rilevato difficoltà nel rintracciare gli oltre 31 dipendenti tra veterinari ed impiegati in forza all’A.S.P. del capoluogo ed hanno deciso di vederci chiaro. Gli uomini della Benemerita hanno piazzato dentro gli uffici del settore veterinaria del capoluogo una serie di telecamere per monitorare le entrate e le uscite dei medici che, inspiegabilmente, poco dopo le 8 di ogni giorno, si allontanavano al posto di lavoro, nonostante risultassero in servizio. Per oltre due mesi i Carabinieri, sotto la direzione della Procura della Repubblica del Tribunale di Vibo Valentia, hanno seguito i movimenti di tutti gli impiegati pubblici, pedinandoli con discrezione nei loro vari spostamenti dalle 8 del mattino fino a sera inoltrata. Gli uomini dell’Arma hanno così scoperto che l’assenteismo era e una consuetudine per ben 16 dipendenti su 31 in forza al settore e raggiunto un tale livello di organizzazione da arrivare addirittura a prevedere delle vere e proprie turnazioni per la timbratura dei cartellini. I Carabinieri hanno accertato che i vari dipendenti si erano organizzati in maniera tale che ogni giorno uno di loro provvedeva a vidimare anche 8 o 10 cartellini marcatempo per i propri colleghi, nascondendoli poi su di un armadio dell’ufficio, lontano da occhi indiscreti, dove il turnista del giorno dopo avrebbe provveduto a recuperarli per provvedere a registrare le altre presenze. Un metodo che consentiva ad alcuni di doversi recare a lavoro solo una volta alla settimana o anche meno e di poter tranquillamente attendere ai propri impegni personali senza dover subire il vincolo degli orari di lavoro. Addirittura si è accertato il caso di due coniugi che si erano organizzati in maniera tale che uno solo di loro si presentava a lavoro, provvedendo a timbrare il badge del consorte che, tranquillamente, poteva attendere alle faccende domestiche percependo lo stipendio pubblico senza nemmeno dover uscire di casa. Gli investigatori, per settimane, hanno documentato l’atteggiamento di dipendenti che uscivano di casa al mattino per fare la spesa, accompagnavano i figli a scuola, facevano shopping, ristrutturavano le case al mare in vista della bella stagione oppure passavano intere mattinate nei bar del capoluogo a discutere con gli amici, il tutto a spese dei contribuenti che invano li attendevano a lavoro. Praticamente nessuno era presente in ufficio e decine di utenti attendevano senza speranza per giorni di poter parlare con qualche veterinario. Oggi gli uomini dell’Arma, nascosti nei pressi del servizio veterinario dell’Asp e davanti alle abitazioni dei dipendenti assenteisti hanno atteso che scoccasse l’ora della timbratura. Quindi sono entrati in azione sorprendendo in flagranza di reato 10 dipendenti che si erano allontanati senza autorizzazione. Altri 6 dipendenti sono stati denunciati a piede libero. Per tutti l’accusa è di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità ideologica.

da "Il Giornale di Calabria" del 09/02/2011

mercoledì 12 gennaio 2011

Acqua, la minoranza incalza l’amministrazione D’Agostino

Convocato per venerdì pomeriggio il consiglio comunale

Quello che doveva essere un incontro con le associazioni di colontariato del capoluogovolto a chiarire i problemi relativi al divieto di utilizzo dell'acqua potabile, lunedì pomeriggio si è trasformato, commento dopo commento, in una sorta di baruffa tra maggioranza e opposizione. Assenti le stesse associazioni e, quindi, è stato necessario il diversivo di rattoppare l'assenza con le considerazioni, rivolte alla stampa,di sindaco, assessori e consiglieri d'opposizione. E’ stato il sindaco stesso a delineare meglio i contorni dell'incontro, che avrebbe dovuto avere soprattutto il senso di chiarire «con le associazioni le modalità di trasporto dell' acqua attraverso due autobotti, da distribuire soprattutto alle persone anziane, cosa che però presenta delle criticità dal punto di vista sanitario, ragion per cui il Comune ha infine deciso di acquistare duemila casse d'acqua, che decideremo come distribuire di concerto con l' assessorato alle politiche sociali». Secco e immediato, però, il commento che è giunto dalle file dell'opposizione da parte del capogruppo del Pd Michele Soriano, che ha asserito che «ciò evidenzia solo il fatto che all'amministrazione manchi unpiano civile serio, senzacontare che la stessa abbia taciuto il fatto che l'acqua non fosse potabile». Manca, quindi, a detta di Soriano, un vero piano che garantisca lo sbrogliarsi di una situazione così problematica, mentre «quello che viene disegnato è un servizio superficiale che non risolverà nessun problema. Si è a lungo dormito, mentre ciò che serve è un intervento serio e risolutivo». Ma è subito interviene il sindaco, secondo il quale «si tratta di un servizio che solleverà i cittadini da un disagio», temporaneamente, si direbbe, «e poi la prudenza è d' obbligo,visto che l' autorità giudiziariasta ancoraindagando sul coinvolgimento o meno di un funzionario della Sorical». E' stata poi la volta di Marco Talarico, consigliere d'opposizione, il quale in maniera decisa, ha sottolineato che «la chiusura dell' acqua, per via della non potabilità che era già passata sui nostri tavoli, vi era già stata chiesta, ma voi non l' avete accettata». Lo stesso ha fatto il suo collega del Pd Gioele Pelaggi, secondo il quale «ogni abitante ha bisogno di circa 250 litri di acqua al giorno, cui non si sopperirà certo con due autobotti ». Dal dirigente delsettore Lavori pubblici del Comune Pasquale Scalamogna è arrivata poi la precisazione che l'inquinamento che ha colpito l'acqua del capoluogo sia «di tipo batteriologico. Ciò è stato accertato grazie ad un perito dell'università di Messina che ha effettuato prelievi nelledue vaschee alcui esameè subito seguito il sequestro da parte dei Nas, che ha tolto i serbatoi alla Sorical per affidarli al Comune, ma - ha proseguito Scalamogna - è giusto indicare conesattezza diche tiposiano gliagenti inquinanti in questione». Problematica che quasi non esisterebbe per l' assessore ai Lavori pubblici Giorgio Modafferi, convinto del fatto che «i prelievi non sono stati eseguiti nella maniera dovuta». Maggioranza ed opposizione si sono dunque dibattute su misure considerate tempestive da una parte e insufficienti dall'altra e sulla gravità o meno del problema, in un aula consiliare libera da quelle associazioni che invece dovevano essere le protagoniste dell' incontro e, fuori, con lo spettro di una cittadinanza che si trova a combattere con la persistentenonpotabilità dell'acqua. Intanto la conferenza dei capigruppo ieri mattina, al termine della riunione in Comune, ha fissato per venerdì prossimo la data del prossimo consiglio comunale per discutere proprio della grave emergenza idrica di questi giorni.

di Zaira Bartuccia
da "Il Quotidiano" del 12/01/2011

Cdr, è sempre aspra polemica

Rifiuti. L’azienda attende l’autorizzazione del Comune. Durissimo affondo dei Comunisti Italiani contro l’ipotesi di bruciare il combustibile nello stabilimento della Italcementi

Mentre in questi giorni l'intera città capoluogo è alle prese con l'ennesima emergenza idrica per via della mancata potabilità dell'acqua pubblica che il Comune fa arrivare nellecase dei cittadini,il Partitodei Comunisti italiani ricorda un altro «prezioso contributo» della politica teso «a rovinare non solo l'ecosistema ma anche e soprattutto la salute della gente». A cosa si riferiscono i comunisti? Presto detto: alla eventualità di bruciare Cdr (combustibile derivato da rifiuti) all'interno dell'inceneritore dello stabilimento della Italcementi di ViboMarina. Prima della pausa natalizia, come si ricorderà, il Quotidiano si è molto occupato dellavicenda attraverso la pubblicazionedi numerosi interventi, riflessioni, punti di vista. Sul caso Cdr, insomma, appena qualche settimana fa si è aperto un grande dibattito che ha coinvolto l'intera opinione pubblica vibonese: a prendere carta e penna sono stati amministratori, politici, sindacalisti, rappresentanti delle associazioni, semplici cittadini. L’interesse è stato enorme, anche perché per poter utilizzare il Cdr l'azienda cementiera ha bisogno necessariamente dell'autorizzazione di Palazzo Luigi Razza. E l'attuale amministrazione di centrodestra sembra non scartare l'ipotesi di concederla. Tant’è che in merito sono state avviate delle trattative, peraltro mai chiuse, tra Comune e Italcementi. E nessuno sa a che punto stanno. Davanti a tutto ciò il fronte del no è stato maggiore rispetto a chi si è, invece, detto favorevole all'ipotesi di bruciare il cosiddetto combustibile alternativo nella vicina frazione. Poi sulla vicenda è sceso però lentamente il silenzio. Mail Pdci vibonese non ha dimenticato e non dimentica chi, come l’attuale governo della città, mettendoda parte la raccolta differenziata dei rifiuti «ha compiuto un disastro». E, dunque, ritorna a parlare di questa «grande idea rivoluzionaria quanto innovativa ed ecosostenibile che i nostri grandi amministratori stanno portando avanti per superare l'annoso problema dello smaltimento dei rifiuti», affermano con evidente ironia dalla segreteria politica del Pdci. Insomma, amministratori e politici locali «lo chiamano semplicemente Cdr ma è senza dubbio un modo per nasconderne il significato, per non spaventare i cittadini». Per il Pdci, quindi, bisognava insistere e portare avanti «la raccolta differenziata intrapresa, negli ultimi mesi di vita dall'amministrazione Sammarco, dall'unico assessore all'Ambiente che ha avuto qualche idea lungimirante, Enzo Insardà. Ma loro no - tuonano gli esponenti dei Comunisti italiani - se devono distruggere qualcosa lo fanno nel modo migliore. E quale modo migliore se non quello di creare un inceneritore per bruciare tutti i rifiuti fregandosene dell'ecologia? Così comela costruzione dell'enorme discarica a SanCalogero che fa venire un atroce dubbio: a cosa ed a chi serve questa mega discarica se la differenziata in alcuni paesi della nostra provincia e già bene avviata? È veroanche che negli ultimi mesi dell'amministrazione Sammarco il Comune ha perso i finanziamenti previsti dal Por Calabria Fesr 2007-2013, ma abbandonare il progetto della differenziata come ha fatto il nuovo sindaco Nicola D'Agostino è statoun vero delitto». La spazzatura, viene infatti ricordato dagli interessati, «ormai invade le strade e nessuno sembra essere in grado o avere il coraggio di assumersene la responsabilità. Il Comune ormai può solo stare a guardare, non ha infatti mezzi propri da poter utilizzare per sgombrare il territorio dai rifiuti». A giudizio dei rappresentanti dei Comunisti italiani, insomma,«se l’Italcementie il Comune continuano con questa idea scellerata di volere usare il Cdr come combustibile per lo stabilimento di Vibo Marina, si capisce bene che a subire i danni maggiori non sarà solo l'ecosistema, peraltro già traumatizzato con le acque del nostro mare inquinato, ma anche e in misura nettamente maggiorela salute dei cittadini. Ed inquesto viene anche da dire che magari se le Marinate fossero state meglio rappresentate nella giunta D'Agostino (con qualche assessore, magari anche l'undicesimo…) il problema sarebbe stato affrontato in maniera diversa e con più attenzione verso quel territorio». Detto in parole povere questo nuovo “inceneritore”, quando sarà in funzione «andrà a bruciare soprattutto plastiche in maggior parte derivate da petrolio, che sono quelle con più alto potere calorifico. Alle plastiche si aggiungono (peruna quantitàinferiore al50 percento in peso dell'intera ecoballa) gomme sintetiche, pneumatici (tritati finemente) e resine. Avendo cura naturalmente di ridurre la presenza di piombo, mercurio, vetri, inerti, materiale putrescibile e cloro (che è vietato per legge perché bruciarlo produce diossina). Il risultato che possiamo prevedere quindi - spiegano sempre gli iscritti al Pdci vibonese - è una miriade di particelle cancerogene letali per l'organismo umano che troveranno, nelle vie respiratorie dei cittadini di Vibo Marina e dintorni, l'habitat dove far danni. Come tutti ben sanno infatti, il cementificio è situato se non nel centro abitato poco al di fuori di esso. Ma la cosa che ci mette ansia è il dubbio che qualcosa di questo genere stia già avvenendo. Siamo sicuri - si chiedono preoccupati i comunisti vibonesi - che all'interno si bruci solo pet coke? E nel caso in cui l'Italcementi tiri fuori una minaccia del tipo “o facciamo così o chiudo”, cosa deciderà la nostra classe politica?». Non si sa. Ma nel frattempo, però, «la coerenza lascia spazio all'incoerenza ed è sollevata dal fatto che pochi mesi fa il Comune, tramite l'Eurocoop, consegnava a domicilio, almeno nella frazione Marina, i contenitori per la differenziata ed oggi invece parliamo di “inceneritori”. Ora, tralasciando che in molti casi i rifiuti una volta divisi dai cittadini vengono gettati tutti nelle stesse discariche, che destino avranno questi contenitori per i quali gli enti locali hanno speso fondi pubblici?», chiude con questo interrogativo il Pdci.

di Francesco Mobilio
da "Il Quotidiano" del 12/01/2011

mercoledì 5 gennaio 2011

Duro il segretario Callà (Prc) che chiede le dimissioni dell’intera maggioranza

«L'ENNESIMA ordinanza che vieta l'utilizzo dell'acqua in città dimostra che in questi sei mesi, in cui non ci siamo risparmiati nel denunciare come l’emergenza idrica non fosse risolta,il sindaco e la sua giunta non si siano adoperati in alcun modo per risolvere il problema. Questo, inoltre, dimostra come siano fondati i nostri dubbi circa l'insipienza politica ed amministrativa dell'intero centro-destra, che pone fra i suoi obiettivi la sola conquista dei posti di potere senza preoccuparsi dei bisogni dei cittadini».Durissimo affondo di Antonio Callà (nella foto), segretario del circolo cittadino Spartacus del Prc, davanti al riproporsi in città dell’emergenza idrica. Per l’interessato«in questi mesi in cui l'emergenza acqua è rimasta sottaciuta da chi aveva il compito di occuparsene,nel goffo quanto improbabile tentativo che ci si dimenticasse del problema o che magari si risolvesseda solo, l'incapacità e l'immobilità del sindaco Nicola D'Agostino ha esposto l'intera popolazione cittadina a seri rischi».Detto questo, Callà ricorda che Rifondazione comunista ha più volte sollecitato il primo cittadino«a rispondere pubblicamente su quanto aveva ed ha predisposto per tale situazione».Ma comunque, per il segretario cittadino del Prc,non vi è più alcun bisogno che «il sindaco si affanni: la risposta sta tutta in questa ordinanza. Un bel niente», tuona Callà, il quale ribadisce che per ilPrc «l'unica dignitosa soluzione sono le dimissioni di questa maggioranza indifferente e incapace, lasciando ad altri, più seri e disposti alla gestione della cosa pubblica nell'esclusivo interesse dei cittadini, a trovare una soluzione all’ emergenza idrica».Infine, Callà confida disperare che questa amministrazione «abbia imparato dai propri errori. E, dunque, si sia attivata sin da subito per venire incontro ai disagi della fascia più debole della comunità, comprendendo – chiude Callà - che la semplice ordinanza non li mette al riparo da critiche sulle proprie inadempienze».

di f. m.
da "Il Quotidiano" del 05/01/2011

Acqua non potabile, il Nas sigilla un serbatoio

L'ordinanza del Sindaco ne vieta l'utilizzo anche per usi alimentari. Indagato un dirigente Sorical

Un tavolo tecnico con al centro l'emergenza idrica venutasi a determinare per la terza volta in pochi mesi. Nella tarda mattina di ieri a palazzo "Luigi Razza" sono arrivati personale dell'Azienda sanitaria e della Sorical per fare il punto sulla grave situazione venutasi a determinare, insieme al dirigente del settore Lavori pubblici ing. Pasquale Scalamogna. L'acqua è stata vietata con ordinanza del sindaco Nicola D'Agostino per fini alimentari e potabili su tutto il territorio cittadino, con esclusione delle frazioni.
Il provvedimento è stato adottato, secondo quanto riferisce una nota del Comune, a seguito del sequestro del serbatoio principale gestito dalla Sorical, ubicato in via Tiro a Segno, disposto l'altro ieri dai carabinieri del Nas e le cui modalità operative sono state integrate dal sostituto procuratore della Repubblica, Santi Cutroneo. Lo stesso magistrato ha affidato la custodia giudiziaria del serbatoio sigillato al dirigente del settore Lavori pubblici del Comune, ing. Scalamogna. Il divieto di uso dell'acqua è motivato anche dai risultati delle analisi microbiologiche, effettuate il 30 dicembre scorso, a firma del consulente della Procura, il prof. Tomaino dell'Università di Messina il cui incarico in precedenza gli era stato conferito dal sostituto procuratore Michele Sirgiovanni titolare del fascicolo aperto nei mesi scorsi sulla base di alcuni esposti presentati in Procura inerenti l'inquinamento dell'acqua. Dalle risultanze del perito è emersa, secondo quanto evidenzia anche il sindaco nella sua ordinanza, la presenza di acqua non conforme alla normativa vigente e potenzialmente pericolosa per la salute pubblica. Il provvedimento del sindaco resterà in vigore «fino a quando nuovi accertamenti non confermeranno la potabilità dell'acqua». Ma questa volta la telenovela dell'acqua che ha "animato" l'estate dei vibonesi potrebbe avere anche dei risvolti giudiziari considerato che uno dei dirigenti provinciali della Sorical, la società per azioni a capitale misto, a cui è demandata al gestione delle risorse idriche su tutto il territorio regionale, è finito sul registro degli indagati.
Molte le perplessità legate alla gestione di quella che si profila essere una vera e propria emergenza, a cominciare dalle scarne notizie offerte ai cittadini. Per molto meno e per iniziative a volte anche superflue sono state spesso messe in piedi conferenza stampa per fornire il maggior numero di informazioni possibili. In questo caso la vicenda è stata liquidata con un comunicato di nove righe da parte dell'ufficio stampa che ha subito informato gli organi d'informazione dell'ordinanza del sindaco. Non si conosce il tipo di inquinamento, almeno in maniera ufficiale, e tantomeno i cittadini da stamane sono in condizioni di sapere con esattezza se le autobotti della Protezione civile sono state allertate. Ma al di là di quelle che possono essere le carenze d'intervento improvvise per via del sequestro del serbatoio principale della città, torna a galla tutta la polemica dell'estate scorsa riguardante il giallo delle analisi che risultavano sempre entro i limiti nonostante l'acqua dai rubinetti continuasse a essere giallastra e maleodorante.

di Nicola Lopreiato
da "Gazzetta del Sud" del 05/01/2011

La città è ancora a secco - Caso acqua senza fine

Nuova ordinanza dopo il sequestro del serbatoio

Le ordinanze sindacali non si contano più. L’acqua potabile non si vede più. Quella piovana è in abbondanza, e fa danni perché a Vibo i sistemi di canalizzazione sono come l’acqua: pessimi. Il perito della Procura ha certificato che il liquido presente nel serbatoio di accumulo di località “Tiro a segno” - che fornisce gran parte della città - non è potabile, in quanto è stato riscontrato un inquinamento di tipo batteriologico. I Nas di Catanzaro gli hanno quindi apposto i sigilli. E i vibonesi (del capoluogo) tornano a rimanere a secco. Intanto il serbatoio, fornito dall’impianto dell’Alaco, è stato affidato dalla Procura in custodia giudiziaria al dirigente del settore Lavori pubblici del Comune, Pasquale Scalamogna. La solita storia La vicenda si protrae dal ferragosto scorso, in un tira e molla continuo fatto di divieti di utilizzo e revoca degli stessi. L’anno nuovo, tanto per non tradire le aspettative, si apre con un’altra ordinanza del sindaco Nicola D’Agostino, il quale, preso atto del provvedimento della Procura, non poteva non emanarla. E dunque si torna a fare la fila alla Silica con bidoni e bottiglie. Che troveranno ristoro anche in piazza Municipio, dove da questa mattina saranno parcheggiate le autobotti della Protezione civile, allertata dall’assessore Pasquale La Gamba. La riunione Ieri mattina il primo cittadino ha incontrato i dirigenti della Sorical e del dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria per tentare di capirci qualcosa in più, dato che la stessa amministrazione non è riuscita ancora a comprendere cosa stia succedendo (e questa è un’aggravante). Ma ancora una volta le spiegazioni fornite sono stantìe, come l’acqua di Vibo. L’azienda regionale che gestisce il servizio idrico avrebbe riferito di aver effettuato le analisi, come di consueto, e che queste sono risultate regolari. Ma c’è di più: la Sorical contesterebbe - per quanto è stato possibile apprendere - la metodologia utilizzata dal consulente della Procura, incaricato dall’ufficio vibonese per effettuare i controlli periodicamente, essendoci un fascicolo aperto dal mese di agosto. Interpellato in merito, però, il responsabile vibonese della società, Ernaldo Biondi, non ha inteso rilasciare alcuna dichiarazione. Così dal fronte Sorical nulla di ufficiale. I provvedimenti (?) Il Comune avrebbe le «mani legate». E quindi, di provvedimenti pesanti nei confronti dei responsabili di questa spiacevole (solo per usare un eufemismo) situazione non se ne prendono. Innanzitutto perché non è facile stabilire, appunto, di chi è la colpa. Almeno in via ufficiale. Ma se l’amministrazione ha bloccato i pagamenti alla Sorical da agosto, evidentemente il “colpevole”, D’Agostino e i suoi, lo hanno trovato. Tempi «ignoti» La situazione, a questo punto, è fuori controllo. Nel senso che non è possibile assicurare in alcun modo i cittadini sul fatto che, una volta passata l’emergenza, questa non si ripresenti ancora. Sui tempi di ripristino della normalità il sindaco afferma che «al momento non lo si può sapere; speriamo - dice - che siano brevi». Fronte politico Al di là dell’aspetto pratico - che a questo punto sa anche di grottesco - la situazione rischia di sfuggire di mano all’amministrazione sul fronte prettamente politico. L’incapacità di risolvere il problema dimostrata fino ad ora - pur con tutte le attenuanti che si vogliano concedere - rischia di allargare il fronte di chi accusa l’attuale giunta di «immobilismo ». Intanto dall’opposizione tutto tace. Si fa sentire soltanto, come al solito, Rifondazione comunista, che chiede «le dimissioni in tronco dell’attuale maggioranza indifferente e incapace» perché «non si è mai adoperata per risolvere l’emergenza», dimostrando solo di «essere attaccata ai posti di potere, e di volerli strenuamente mantenere».

di Giuseppe Mazzeo
da "Calabria Ora" del 05/01/2011

mercoledì 29 dicembre 2010

Troppe assenze in aula, salta il Consiglio

Il gruppo del Pd non lesina critiche e attacca su tutti i fronti: una corazzata che fa acqua da tutte le parti

Slitta a domani l'ultimo consiglio comunale del 2010 per mancanza del numero legale. Dopo aver fatto l'appello, al presidente dell'assemblea di palazzo "Luigi Razza" Giuseppe Mangialavori, è toccato chiudere la seduta, nonostante all'ordine del giorno ci fossero nove punti importanti da trattare, tra cui il riconoscimento di alcuni debiti fuori bilancio. Anche la sostituzione tra il consigliere uscente, ora neo assessore Giuseppe Manfrida, e la new entry Maddalena Basile toccherà rimandarla a giorno trenta. Anche se in questo caso la surroga era stata inserita all'ordine del giorno in seconda battuta. All'opposizione, che era presente in numero ridotto, è bastato, quindi, uscire dall'aula per far saltare la riunione. E di primi scricchiolii all'interno «della decantata corazzata della maggioranza» ha parlato il gruppo consiliare del Partito democratico che non ha lesinato critiche all'amministrazione guidata da Nicola D'Agostino. «Dopo le insidie delle buche – si legge nella nota dei consiglieri del Pd – al problema irrisolto dell'acqua ancora inquinata e della spazzatura non poteva mancare, a totale spesa dei contribuenti, l'intuizione di far occupare piazza Municipio da un imprenditore privato per risollevare le sorti della città».Dopo appena otto mesi, per il gruppo di minoranza, spunta dunque il primo flop «forse, perché a qualche consigliere non è andato giù, per un sussulto di dignità, l'applicazione del nuovo "metodo Vibo" che prevede, con la benedizione del pro-sindaco sen. Bevilacqua, il riutilizzo dell'antico sistema bizantino di successione da padre in figlio, mandando così deserta la convocazione del consiglio in prima chiamata». Il gruppo del Pd a proposito ricorda: «Fin dall'inizio con la sperimentazione brillante delle dimissioni del consigliere Modafferi a favore del figlio assunto come assessore ai Lavori pubblici (con spiccata delega alla indizione di conferenze stampa) che ha portato come effetto immediato l'ingresso in Consiglio del nipote del sindaco nella persona del consigliere Capria, si è voluto insistere – annotano anche gli esponenti del Pd – nel nuovo corso della politica vibonese assumendo, quale indispensabile assessore della festosa compagnia, il neo assessore Nicola Manfrida degno erede del dimissionario consigliere comunale e padre dello stesso dott. Giuseppe». Nella nota del Pd non manca, pertanto, anche una buona dose di ironia al punto che invitano «fin da ora per i prossimi rimpasti, i consiglieri di maggioranza, che ne avessero interesse, di mettersi in lista indicando i propri figli, allegando alla domanda il proprio stato di famiglia». E soffermandosi sugli aspetti programmatici i consiglieri di opposizione ricordano: «Per strada si sono persi tutti i proclami in favore di Vibo Marina, sempre più isolata da questa amministrazione, e la nomina di una donna all'interno della Giunta per come più volte annunciato pubblicamente dal Sindaco». I consiglieri del Partito democratico si soffermano per un istante anche sugli aspetti finanziari: «Facciamo veramente fatica a comprendere, perché si sia deciso di appesantire in termini di spesa le casse comunali, con la nomina sopra evidenziata, quando è ormai certificato a soli 8 mesi dall'insediamento, che non si conosce la reale attività svolta dagli assessori, di alcuni dei quali non esiste traccia. Noi come la stragrande maggioranza dei vibonesi – dicono i consiglieri del Pd – non ci facciamo abbindolare da mirabolanti annunci che invece nei fatti si dimostrano inconsistenti e ci batteremo in maniera propositiva ada un decisa inversione di rotta solo ed esclusivamente diretta al bene comune».

da "Gazzetta del Sud" del 29/12/2010

giovedì 16 dicembre 2010

Sul sindaco gli strali di Fli

L'attacco. Duri sulla nomina del nuovo assessore: «Strano pallottoliere». I giovani finiani chiedono risposte al primo cittadino.

«Da settimane», ormai, stanno seguendo «le diverse sventure che colpiscono la provincia e in particolare il comune capoluogo». Quindi, potrebbero addirittura «scrivere un romanzo sulle vicissitudini romanzesche e quasi comiche che sbocciano nella nostra provincia e nella città di Vibo Valentia», dove emerge «un panorama politico che potrebbe somigliare a una sceneggiatura di commedia da quattro soldi, uno spettacolo comico che, però, strappa solo lacrime».
A parlare sono i giovani di Futuro e Libertà per l'Italia, il nuovo soggetto politico fondato dal presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini e che da queste parti fa capo alla parlamentare Angela Napoli in Calabria e a Maria Limardo nel Vibonese.
Riprendendo alcuni passi di un recente intervento pubblico di quest'ultima, i giovani finiani vibonesi irrompono nella discussione politica locale attraverso un documento circostanziato e decisamente duro. Molto duro, soprattutto nei confronti dell'amministrazione comunale del capoluogo di provincia e del suo attuale srndaco, Nicola D'Agostino.
Puntando il dito contro i vertici di Palazzo Luigi Razza e nella fattispecie contro il primo cittadino del Popolo della libertà, i giovani finiani vibonesi, riferendosi alle recenti decisioni assunte proprio da D'Agostino, parlano di «strano pallottoliere» e poi accusano il sindaco e il suo silenzio sulle recenti notizie relative le infiltrazioni mafiose all'Azienda sanitaria provinciale. Un silenzio, evidentemente, non compreso e giudicato probabilmente fuori luogo. Padri e figli. «Ultimo in ordine di tempo», ma «sopratutto il più straordinario degli accaduti e lo strano pallottoliere che il primo cittadino ha attuato nel Comune di Vibo», osservano i giovani di Futuro e libertà per l'Italia. «Abbiamo assistito alle dimissioni del consigliere Francesco Modafferi il cui figlio, Giorgio, è andato ad occupare il posto di assessore ai Lavori pubblici, liberando contemporaneamente il posto al consigliere Giulio Capria, che è nipote del sindaco D'Agostino».
Inoltre, «nella prossima seduta di consiglio comunale, si dimetterà il consigliere Manfrida il cui figlio Giuseppe, è già stato nominato assessore. Quindi, in Consiglio si libererà il posto per Maddalena Basile». Da queste considerazioni, o meglio, da questi accadimenti, scaturisce una domanda che i giovani di Fli rivolgono a Nicola D' Agostino. «Ci può spiegare come è possibile lasciare in eredità le cariche di consiglieri o assessori a figli, nipoti o cugini? E meno male che, con la nuova giunta, doveva essere il nuovo che avanza», commentano.
«Potrebbe mal immaginare quali sarebbero gli appellativi usati nei nostri e nei loro confronti, se i nostri genitori che magari occupano ruoli istituzionali di rilevanza pubblica decidessero di dimettersi a nostro favore? Possiamo suggerirne alcuni raccomandati, incapaci, affaristi», proseguono i giovani finiani vibonesi che poi, rivolgendosi ancora al primo cittadino della città capoluogo, chiedono: «Non crede che noi giovani vibonesi, che ci impegniamo socialmente, che lavoriamo nella nostra provincia, stiamo assistendo ad uno spettacolo a dir poco riprovevole?».
L'Asp e il silenzio. All'attenzione del sindaco, i giovani di Futuro e libertà per l'Italia sottopongono un'altra questione che «intacca la sua figura di primo cittadino. E' mai possibile che viene alla luce, ancora una volta, la collusione della nostra Azienda sanitaria provinciale con la 'ndrangheta e né il sindaco né nessun altro politico, se non gli esponenti di Futuro e libertà e di altre formazioni politiche ovviamente non legate al Pdl, abbiano espresso un parere di condanna verso i mal gestori della cosa pubblica?».
I giovani di Futuro e libertà, insomma, sono «stupiti», anche se -dicono - «ci stupisce molto di più il suo sollazzarsi sui problemi. Più volte l'abbiamo sentito rispondere in apparizioni pubbliche con queste affermazioni o simili: "Soltanto da sette mesi sono sindaco, datemi tempo e imparerò". Perdoni la non precisa correttezza delle parole, ma su per giù suonavano così; signor primo cittadino ma alla sua età e con la sua esperienza lei deve ancora imparare a fare il sindaco? Questo desta in noi molta meraviglia», tuonano.
Conclusioni. «Queste vicende non sono che un assist per tutti noi giovani a fare un biglietto di sola andata per qualsiasi altro posto civilizzato che non sia Vibo Valentia», continuano i giovani finiani, «speranzosi», adesso, di ricevere risposte dal sindaco e soprattutto ai vedere atti tesi ad «affrontare e risolvere le mille altre problematiche che conosciamo. E - concludono i giovani finiani vibonesi, rivolgendosi sempre e direttamente al sindaco Nicola D'Agostino - per favore non ci risponda dicendo che deve ancora imparare a fare il sindaco, altrimenti potremmo dubitare delle sue capacità ricettive.

di Antonio Schinella
da "Il Quotidiano" del 16/12/2010

mercoledì 15 dicembre 2010

Concorso anomalo, alcuni partecipanti raccontano lo svolgimento delle selezioni

Comune. Qualcuno di loro arriva ad ipotizzare il vincitore ma sono solo impressioni

Ancora un concorso alle battute iniziali e scattano subito polemiche e denunce. Questa volta a prendere carta e penna e raccontare quella che viene definita l'anomalia della selezione sono alcuni degli stessi candidati che concorrono a un posto di istruttore direttivo amministrativo indetto da palazzo "Luigi Razza". «Abbiamo partecipato alla prima fase eliminatoria, quella dei quiz, tenutasi martedì 7 dicembre all'interno dell'Istituto Commerciale. Concorso che proseguirà con altri esami e relativo colloquio. Alle 9, orario dell'inizio della prova - scrivono gli interessati - non c'erano il presidente ed i componenti la commissione che poi sono arrivati alle ore 10. A questo punto il presidente comunicava candidamente ai 200 partecipanti, tutti laureati e disoccupati, che assieme agli altri componenti la Commissione (impiegati del Comune) si sarebbero recati al vicino Municipio per... fare le copie dei quiz da distribuire poi ai noi concorrenti. Sono ritornati con queste copie in mano dopo le ore 11. Durante questa ora tutti noi concorrenti abbiamo avuto la possibilità di uscire tranquillamente dall'aula per andare fuori, al bar, alcuni al Comune per trovare... qualche amico. Ci chiediamo se questo è il modo corretto e legale di far svolgere un concorso per dirigente. Ma c'è di più. Tutti sanno - scrivono ancora i candidati - che il posto, per come si potrà verificare a breve andrà alla signora.... moglie di un consigliere la quale era già in possesso dei quiz. Sappiamo benissimo che non è possibile fare niente, ma abbiamo pensato di rendere pubbliche queste nostre impressioni allo scopo di conoscere il malcostume che regna in questa città e in particolare nella pubblica amministrazione».
Intanto il sito ufficiale di palazzo "Luigi Razza" ha già pubblicato i nominativi delle persone che hanno superato la selezione. I candidati esterni sono: Marcantonio Garipoli con il punteggio di 25; Soccorsa Garipoli (25), Giuseppina Raso (23,75); Mariangela Mesiano (22,5), Claudia Nunzia Santoro (22,5), Vincenzo Princi (21,25), Massimiliano Messina (21,25), Maria Rosaria Serra (21,25), Paolo Tripodi (20,5), Marzia Nosdeo (20), Francesco Sacco (20), Petronilla Colella (19,25), Antonio Bianco(19), Alessandra Rubino (19), Luigi Assisi cl. 1973 (18,75), Maria Grazia Braghò (18,75) e Maria Carmela Naccari (18,75). I candidati ammessi interni sono: Domenico Iannello (22,25), Luciana Callà (21,25), Giuseppe Ciampa (20), Franco Barbalace (16,25), Anna Santaguida (15,25), Bruno Boragina (12,5), Roberta Greco (12,5), Rita Milano (10,75), Giovanni De Sossi (10,5), Massimo Di Renzo (10), Angela Maria Po-licaro (10), Antonio Nusdeo (10) e Saveria Nicolina Petrolo (8,5). In precedenza il Comune aveva effettuato altre selezioni sempre per la partecipazione a concorsi pubblici. Tra queste quelle riguardanti i dieci posti per istruttore direttivo tecnico, di cui cinque destinati al personale esterno e cinque a quello interno. E anche in questo caso non erano mancante le polemiche.

N.L.
da "Gazzetta del Sud - Vibo" del 15/12/2010

martedì 14 dicembre 2010

Cdr, il Forum bacchetta lo Slai

Rifiuti. No all’uso del combustibile, sì alla differenziata. Poi le peculiarità di Vibo Marina. Decisa replica da parte di D’Agostino alle dichiarazioni del sindacato.

«PURTROPPO, è diffusa la cattiva abitudine di portare il dibattito sul piano dello scontro personale, aderendo a un metodo da cui rifuggiamo perché mutuato da cattivi esempi dai quali siamo quotidianamente afflitti e che alzano cortine fumogene sulla sostanza dei problemi». Parte da questa considerazione Antonio D'Agostino, esponente di punta di CittAperta, che per nome e per conto del Forum delle associazioni vibonesi, ritorna su un argomento che tanto ha fatto discutere in questi giorni: il paventato utilizzo del Cdr al cementificio di Vibo Marina. E lo fa attraverso un articolato intervento, cogliendo così l'occasione di obiettare in maniera decisa ma garbata alcune considerazioni dello Slai cobas, attraverso una replica che si articola sostanzialmente in tre punti. Le battaglie.«Lo Slai cobas si è chiesto dov'ero in questi anni?». Per D'Agostino si tratta, «per la verità», di «un'arma di attacco spuntata che va rivolta a “CittAperta” e al Forum delle associazioni vibonesi» e estesa anche agli altri gruppi di cui l'interessato ha sempre fatto parte: «Movimento meridionale e rivista “Quaderni calabresi”. Certamente - aggiunge - non ci metteremo qui a citare le battaglie che abbiamo fatto e continuiamo a fare all'interno di tali movimenti. Una battaglia però dobbiamo ricordarla, ed è proprio quella nei confronti della cementeria e dello sfruttamento selvaggio da essa operato con le cave, che ha avuto un alto momento partecipativo in un convegno tenuto a Briatico nel lontano 1987 (con momenti di forte tensione per la nostra incolumità personale) e che è stata ricordata in una nota pubblicata nel numero107/ 108 dei “Quaderni” dal titolo “Usi ed abusi della cementeria di Vibo Marina”». Il confronto e le leggi. «Dobbiamo dare atto a Piperno che egli si è speso intensamente per sostenere la necessità della raccolta differenziata, arrivando a denunciare alla magistratura le inadempienze contrattuali della società che gestisce il servizio. Ma - afferma D'Agostino - proprio questo ci induceva a ritenere di avere in lui un valido compagno di quella azione iniziata felicemente nel quartiere Carmine, con risultati insperati, e che volevamo si estendesse a tutto il territorio comunale. Di qui la delusione quando abbiamo letto che quell'azione di responsabilizzazione sociale e di salvaguardia dell'ambiente egli intendeva bruciarla nei forni del cementificio, la cui storia peraltro conosce bene per averla vissuta in prima persona.Ma siccome un lavoratore e un militante di vecchia data come lui non può che meritare il nostro massimo rispetto, lungi dal voler dare lezioni (che continuiamo invece a prendere da contatti diretti con uomini di scienza e di cultura come Paul Connett, Stefano Montanari, Alex Zanotelli, Alberto Burgio ed altri) lo invitiamo, insieme al suo collega Giovanni Patania ad un incontro di approfondimento, sereno e senza pregiudizi». Sulle leggi, però, - ammonisce D'Agostino - «non possiamo discutere, perché esse si applicano e non si discutono soprattutto quando sono a salvaguardia della nostra salute. E non vale citare gli esempi delle altre nazioni perché vi ritrovate così a fare gli stessi discorsi dei potentati economici e dei vostri avversari politici, che ci vogliono propinare gli inceneritori ed il nucleare che le altre nazioni hanno dimesso da tempo o stanno dismettendo». Il futuro di Vibo Marina. Un'ultima notazione riguarda il futuro di Vibo Marina. «Non debbo fare certo io le proposte per quello che deve essere questa cittadina, la cui bellezza molti ci invidiavano prima che ci mettessimo a picconarla - afferma Antonio D'Agostino -. Ho letto però con molta attenzione alcuni documenti del Piano strategico, vi si parla di riqualificazione del quartiere Pennello, di Piano integrato per lo sviluppo del porto, di turismo e di attività economiche connesse alla portualità», osserva l'interessato che, quindi, chiede come «tutto ciò si possa conciliare con una cementeria nel cuore della città, che oggi inquina col pet coke e domani lo farà, in aggiunta, con i rifiuti ed i copertoni». Infine, la chiosa: «Premesso che nella richiesta di autorizzazione ambientale dell'Italcementi non si parla da nessuna parte di Cdr-q (dove la q dovrebbe dire “qualità”, ndr), i nostri sindacalisti dovrebbero sapere che quest'ultimo è composto delle materie migliori della differenziata (carta e plastica) che - chiude D'Agostino -la legge impone di recuperare per il riciclo e che gli amministratori meno ignoranti e/o disonesti si guardano bene dal conferire a pagamento ai businnes-man della monnezza».

R.V.
da "Il Quotidiano della Calabria" del 14/12/2010

domenica 12 dicembre 2010

Quella strana concomitanza

Ambiente e territorio. Peris (Prc): «C'è un nesso tra il caso cdr e l'emergenza rifiuti?»

Sono tempi di emergenze, questi. E su tutte svetta quella relativa ai rifiuti, tangibile, concreta e maleodorante. A Vibo Valentia la discussione è sempre più calda. Accanto ai sacchetti di immondizia che abbondano ai lati delle strade, da settimane si discute anche dell'utilizzo del combustibile derivato da rifiuti (cdr) all'interno degli stabilimenti dell'Italce-menti. Due discorsi fortemente intrecciati. Sui quali esprime una considerazione netta Enzo Peris, del circolo Spartacus di Ri fondazione comunista. «Una recente ricerca scientifica condotta a Manchester ha chiarito come l'immissione in atmosfera di sostanze bruciate sia altamente nociva. Già questo dato - afferma - dovrebbe far riflettere chi ancora pensa di utilizzare il cdr a Vibo Marina». L'indice viene puntato sia sulle amministrazioni locali che su qualche sindacato: «E' bizzarro - prosegue Peris - sentir dire che con il cdr il cementificio possa acquistare competitività e nuova occupazione. L'uso di un combustibile meno caro può solo far aumentare i profitti di un'azienda, mai l'occupazione. Un sindacato che sia tale queste cose le sa». Inoltre, secondo l'esponente del Prc, «un sindacato che si rispetti e abbia a cuore le lavoratrici e i lavoratori pensa non solo, giustamente, all'occupazione (e non è questo il caso), ma pure alla loro salute. In passato, la superficialità, la non conoscenza del sindacato degli effetti delle lavorazioni, la fiducia bonaria nelle assicurazioni padronali (se non la cosciente complicità), hanno portato a grandi tragedie per le maestranze e gli abitanti dei luoghi: qualcuno ricorda il caso eternit?». Ma c'è un dubbio, in particolare, sollevato da Peris: « La cosa che più mi fa pensare - dice - è la concomitanza della diatriba a cui da tempo stiamo assistendo, con l'esplosione dell'emergenza rifiuti nella nostra provincia. La cosa è molto sospetta per non pensare che l'emergenza, come è successo in Campania, è stata pian piano "programmata" ad arte per far passare interessi che nulla hanno a che vedere con chi vive in questo territorio, con lo sviluppo dei suoi prodotti di eccellenza e con il turismo». Dalla grave emergenza ambientale, quindi, se ne esce in un modo solo: « Da anni il nostro partito assieme alle associazioni del territorio solleva il problema e incita le amministrazioni locali all'unica soluzione che possa evitare la devastazione del territorio: andare veloci verso la raccolta differenziata spinta. Lo fanno città metropolitane, perché non si può fare nelle nostre cittadine?».

di Giuseppe Mazzeo
da "Calabria Ora" del 12/12/2010

sabato 11 dicembre 2010

I tentacoli della politica su Asp e Comune

«Questa la logica della scacchiera dove a palazzo "Luigi Razza" i padri fanno spazio ai figli»

Di giri di parole ne fa pochi. Senza se e senza ma, sferra l'attacco. Affilate le unghie e la penna, Maria Limardo, coordinatrice provinciale di Futuro e libertà per l'Italia va dritta al cuore, del problema naturalmente, e affonda. Sotto il fuoco non proprio incrociato, il Pdl, dal regionale al locale senza fare troppe differenze. Entrando nel merito, però, e dando nome e cognome ad ogni problema. Il canovaccio parte dall'alto, dalla questione sanità, quella che sta tenendo banco negli ultimi giorni e in questo senso per la Limardo «i tentacoli del potere che gli uomini del Pdl stanno esercitando sul territorio – sottolinea – si allungano su ogni ambito della vita politica e amministrativa stritolando chiunque si frapponga o tenti di ostacolarne il percorso». Occupare il "posto", insomma, secondo Maria Limardo è l'hobby del partito.
«Come se fosse normale – chiosa – la politica del feudalesimo portata avanti al Comune, e fosse oggi accettabile, dopo averlo avversato, invocare all'Asp un commissariamento per infiltrazioni mafiose perchè "vengono confermati vecchi equilibri"». Parte da questi principi, insomma, la coordinatrice di Fli e non intende ammettere più titubanze davanti allo «spettacolo incredibile al quale – spiega – i cittadini giorno dopo giorno sono costretti ad assistere nella ricerca spasmodica dell'affermazione di proprie postazioni di potere».
Un riferimento non del tutto casuale, quindi, che rimanda alle affermazioni – sulla necessità di commissariare l'Asp – del consigliere regionale Nazzareno Salerno che, sono per la Limardo, «di una portata tale da far raggelare il sangue nelle vene». E, a quanto pare, nel corpo della coordinatrice di Fli circola un iceberg: «In quale chiave – si domanda infatti – vanno lette queste dichiarazioni? Cosa significa "conferma dei vecchi equilibri"? Ancora oggi c'è pericolo di infiltrazioni mafiose all'Asp?». E, ancora: «Sono accuse fondate su dati di fatto acquisiti o sono messaggi appartenenti "soltanto" a una guerra di potere?». Messaggi non proprio cifrati per la Limardo che chiuso questo capitolo, poi, non cambiando il canovaccio dall'Azienda sanitaria passa a palazzo "Luigi Razza". Qui, il discorso acquista un tenore più "familiare". Perchè è sugli alberi genealogici che la Limardo si sofferma e pone qualche domanda. «Il sindaco – va subito al dunque – sin dal suo insediamento ha avuto chiara la politica della scacchiera con il preciso obiettivo, centrato in pieno, di far conseguire determinate poltrone ad altrettante determinate persone». Un riferimento che, anche in questo caso, ha un nome e un cognome. O meglio, ne ha due. «Così – spiega – subito dopo il suo insediamento abbiamo assistito alle dimissioni del consigliere Modafferi il cui figlio è andato ad occupare il posto di assessore, liberando contemporaneamente il posto al consigliere Giulio Capria, nipote del sindaco».
Altra mossa , poi, con il prossimo consiglio, quando «si dimetterà il consigliere Manfrida, il cui figlio è stato già nominato assessore, liberando il posto alla consigliera Maddalena Basile». Non c'è niente di personale con gli interessati, questo lo chiarisce la coordinatrice del partito di Fini, e nè sembra voler «sospettare» su questi "aggiustamenti", «tuttavia – prosegue – non si può tacere di fronte a questo strano modo di intendere la politica per il bene della città, di mortificare tutte le altre energie e intelligenze che ben potrebbero contribuire per una Vibo migliore, non si può tacere – sottolinea – se si pensa alle roboanti dichiarazioni di attenzione per la comunità di Vibo Marina che finora "attenzione" ha avuto riservata solo quella del cdr. Nè c'era bisogno – aggiunge – di aggravare le casse comunali con la nomina di un undicesimo assessore, se si pensa che ai dipendenti verrà pagata solo la tredicesima e non lo stipendio del mese corrente, non saranno pagate le fatture alle imprese, perchè le casse comunali sono vuote». Un rischio che corre sui binari dei "conti" e «naturalmente – conclude – sulle spalle dei cittadini. Forse la politica della scacchiera avrebbe potuto aspettare». Chissà, ma forse re e regina scalpitavano.


di Stefania Marasco
da "Gazzetta del Sud" del 11/12/2010

«Tentacoli del potere, ovunque»

L'intervento.

I tentacoli del potere che gli uomini del Pdl stanno esercitando sul territorio di Vibo Valentia si allungano su ogni ambito della vita politica e amministrativa della città stritolando chiunque si frapponga o tenti di ostacolarne il percorso. Occupazione di postazione di potere o moniti a dare segnali di discontinuità con il passato, che vengono puntualmente portati a conoscenza dell'opinione pubblica senza mezzi termini, senza ritrosia e senza vergogna. Come se fosse normale la politica del feudalesimo portata avanti al Comune capoluogo o fosse oggi accettabile, dopo averlo avversato, invocare all'Asp un commissariamento per infiltrazioni mafiose perché "vengono confermati vecchi equilibri". All'Asp è davvero incredibile lo spettacolo al quale i cittadini giorno dopo giorno sono costretti ad assistere nella ricerca spasmodica dell'affermazione di proprie postazioni di potere. Le affermazioni del consigliere Salerno di recente riportate dalla stampa sono di una portata tale da far raggelare il sangue nelle vene. Se ho letto bene le dichiarazioni rilasciate, il consigliere afferma che «la verifica delle autorità preposte per l'accertamento di eventuali infiltrazioni mafiose poteva e doveva essere di monito per un rinnovamento radicale» prosegue affermando che oggi si assiste «alla conferma dei vecchi equilibri» e che pertanto «il commissariamento» evidentemente per mafia, «potrebbe considerarsi inevitabile». In quale chiave vanno lette queste dichiarazioni? Cosa significa «conferma dei vecchi equilibri»? Ancora oggi c'è il pericolo di infiltrazioni mafiose all'Asp? Sono accuse fondate su dati di fatto acquisiti o sono messaggi appartenenti "soltanto" a una guerra di potere?
Nondimeno al Comune della città capoluogo di provincia. Il sindaco, sin dal suo insediamento, ha avuto chiara la politica della scacchiera con il preciso obiettivo, centrato in pieno, di far conseguire determinare poltrone ad altrettante determinate persone. E così subito dopo il suo insediamento abbiamo assistito alle dimissioni del consigliere Modafferi il cui figlio è andato ad occupare il posto di assessore, liberando contemporaneamente il posto al consigliere Giulio Capria, nipote del sindaco. Oggi, anzi al prossimo consiglio comunale, si dimetterà il consigliere Manfrida il cui figlio è già stato nominato assessore che libererà il posto alla consigliera Maddalena Basile. Nulla, davvero nulla di personale contro le persone nominate, tutte degne. Certamente non ci sarà nulla che possa alimentare o giustificare sospetti di sorta, e tuttavia non si può tacere di fronte a questo strano modo di intendere la politica per il bene della città, di mortificare tutte le altre energie ed intelligenze che ben potrebbero contribuire per una Vibo migliore, non si può tacere se si pensa alle roboanti dichiarazioni di attenzione per la comunità di Vibo Marina che finora di "attenzione" ha avuto riservata solo quella del cdr. Né c'era bisogno di aggravare le casse comunali con la nomina di un undicesimo assessore se si pensa che quasi sicuramente ai dipendenti comunali verrà pagata solo la tredicesima e non anche lo stipendio del corrente mese, non saranno pagate le fatture delle imprese, non saranno pagate le ditte che erogano servizi in favore del Comune, non saranno pagati i professionisti, perché le casse comunali sono vuote. La preoccupazione per le finanze al Comune si tocca con mano ed è a rischio anche la possibilità che la tesoreria conceda una anticipazione di cassa che, per l'ipotesi positiva, non sarà gratuita ma anzi foriera di gravosi oneri. Naturalmente sulle spalle dei cittadini. Forse la politica della scacchiera avrebbe potuto aspettare.

di Maria Limardo (Futuro e Libertò per l'Italia)
da "Calabria Ora" del 11/12/2010

martedì 3 novembre 2009

Il Governo ha fatto il suo dovere.

A CONCLUSIONE del suo fondo domenicale Matteo Cosenza si è chiesto se, dopo le tranquillizzanti relazioni scientifiche prodotte dal Ministro Prestigiacomo, il caso della cosiddetta nave dei veleni si possa ritenere definitivamente chiuso,oppure, se al contrario, quella proposta dal ministero e supportata dalla Procura nazionale antimafia,sia solo una verità di comodo che invece nasconde l'ennesima trama dell'ennesimo mistero di Italia. A rischio di deluderlo una seconda volta (la prima è stata quando ho imboccato una linea differente rispetto a quella che il direttore asserisce avrebbe seguito, fosse stato ancora in vita, mio nonno) e, però, avendo guadagnato le credenziali di esser stato tra i primi (e di questo, bontà sua il direttore mi dà merito) ad aver detto, fin da subito, che la vicenda assomigliava molto ad una bufala enorme, mi sento di dire che sì il caso è chiuso. E si è chiuso anche in tempi rapidi. In soli 47 giorni (in Calabria ne passano come minimo 90 per eseguire una Tac) il Governo ha rintracciato una nave con personale qualificato e con strumentazioni all'avanguardia, l'ha inviata al largo di Cetraro, grazie al lavoro dei ricercatori dell'Ispra ha scoperto che il relitto a 500 metri di profondità non era la Cunsky (come invece sosteneva il pentito) che è stata dimessa nel porto indiano di Alang nel 1992, ma il piroscafo passeggeri Catania (il nome è ancora leggibile sullo scafo), lì affondato nel 1917 durante la Prima guerra mondiale, ha svolto rilievi e campionature sul mare e infine ha verificato che l'acqua di quel tratto di costa non è in alcun modo né radioattiva né contaminata. Insomma, il Governo ha fatto, per intero, il suo dovere: ha risposto alle richieste che provenivano dalle genti di Calabria per sapere presto e sino in fondo la verità. E, caso più unico che raro, ha prodotto questo impegno senza poter contare sulla collaborazione costruttiva e leale del governo regionale che anzi, attraverso il suo assessore all'ambiente lo ha quotidianamente ricoperto di pesanti critiche e astiose invettive, arrivando anche a mostrarsi contrariato nel momento in cui i calabresi festeggiavano per aver scampato il pericolo di essere bagnati da un mare radioattivo. Ed è proprio per questo che nel mentre, a mio giudizio, è possibile ritenere chiuso il caso, è oltremodo doveroso passare a svelare ed a punire le responsabilità di chi ha strumentalmente alimentato l'allarmismo che ha messo in ginocchio la già debole economia calabrese. E' infatti sacrosanto diritto dei calabresi conoscere il motivo per il quale i rappresentanti del governo regionale hanno seguito una condotta che ha finito per ledere gli interessi della Calabria, compromettendo la nostra immagine agli occhi dell'opinione pubblica nazionale e straniera. E su questo punto fondamentale non passa inosservato il fragoroso silenzio dell'onorevole Loiero e quello del sempre ciarliero assessore all'ambiente. Quest'ultimo, in particolare, ha il dovere di spiegare se e come il suo interesse imprenditoriale nella Nautilus (società cooperativa che offre servizi pel l'oceanografia) si sia sovrapposto alla sua funzione di responsabile regionale di quello stesso settore, e se e come abbia influenzato il suo approccio alla vicenda e la sua condotta di amministratore regionale Infine la imponente mobilitazione che si è registrata anche grazie all'iniziativa del Quotidiano della Calabria e che ha fornito l'ennesima dimostrazione di quanto sia viva e vitale l'opinione pubblica calabrese, merita di rimanere protagonista nel dibattito sul presente e sul futuro della Calabria. Con questo numero importante di cittadini, chi si candida a rappresentare una nuova stagione di governo deve impegnarsi in maniera formale a non barattare mai il proprio interesse di parte a discapito di quello generale della Calabria. Infatti lo scontro politico, anche il più violento, deve avere un limite invalicabile. Per tutti. Un limite che non è concesso a nessuno di oltrepassare: quello di ledere gli interessi della nostra terra e di pregiudicare il nostro futuro. In questa vicenda, questo limite è stato superato. Non deve accadere mai più.

Giacomo Mancini
da "Il Quotidiano della Calabria" del 03/11/2009